mercoledì 4 marzo 2015

Bambole, vestitini e coperte di lana. Verso l'8 marzo.

I giorni precedenti l'8 marzo per me sono una specie di incubo.
Comincio ad immaginare le battute, le polemiche, le mille boiate che sono in agguato.
I vari "è la festa delle donne, non delle zoccole" e gli inviti per serate "solo donne", con spogliarello e consumazione gratuita.

Quest'anno, fortunatamente, la Giornata Internazionale della Donna cadrà di domenica e se non altro mi risparmierò gli "auguri" di colleghi e colleghe, che a loro volta si risparmieranno il mio (acidissimo) "perché?"

Siamo circondate di persone che ci ricordano ogni giorno quanto il Femminismo sia vecchio, superato, anacronistico e inutile.

Ogni giorno, se ci dichiariamo femministe, dobbiamo spiegare senza cedere alla tentazione di rispondere con un sonoro "vaffanculo" che il Femminismo non teorizza la superiorità delle donne sugli uomini, ma parla di parità, possibilità e diritti.

Ma soprattutto dobbiamo sorbirci idiozie come questo pezzo de La Croce, il quotidiano di Adinolfi, quello che ci vorrebbe tutte casa, cucina e chiesa, a sfornare figli.


I colori, le coperte, le gonne , i graziosi vestitini.
L'angelo del focolare, la pettegola, la fattrice.

Un'idea della donna parecchio triste, prima che stereotipata e antica.

Eccole, le donne che vogliono che siamo.

Abbandonare le lotte, proprio ora che i nostri diritti sono (di nuovo, ancora, sempre) in pericolo. 

Ora che sedicenti associazioni "pro vita" vogliono farci tornare a morire sui tavoli delle cucine per mano delle mammane.

Ora che l'obiezione di coscienza entra subdola e prepotente negli ospedali pubblici, per negarci un diritto che altre hanno conquistato lottando per noi. 

Ora che i numeri sulla disoccupazione femminile continuano ad aumentare.
Ora che lo stato sociale è smantellato pezzo per pezzo, riportando i compiti di cura e accudimento sulle spalle delle donne.













Addomesticate e pronte a cucinare pastasciutta, così ci vogliono. 
Perché una donna consapevole, che lotta per i propri diritti e per i diritti di tutte e tutti mette paura.

Dedite al sacrificio, angeliche, silenziose e amorevoli, perché si sa che una donna con troppi grilli per la testa non troverà mai marito.

E sempre carine (ma mai troppo, ché una troppo bella è sempre una poco di buono), con la casa splendente e il crocifisso sul letto, possibilmente incinte.


Quello che per me significa l'8 marzo l'ho detto qui.

E quest'anno mi sveglio presto per andare in corteo, perché, come sempre, tra la festa, il rito e il silenzio, scegliamo la lotta.




P.S. A me Barbie piace un sacco.




sabato 10 gennaio 2015

La Faccia Come il Culo (LFCC)

Dopo attenta analisi, ho deciso che il mio personalissimo premio "La Faccia Come il Culo" di questo gennaio 2015 non può non essere assegnato a Giorgia Meloni, per la sua strenua e appassionata difesa del diritto di satira.

Per essere onesta fino in fondo, devo necessariamente ammettere che per l'assegazione del LFCC hanno pesato molto la sua memoria selettiva e i miei rapporti personali con alcune persone.
Ma sono certa che questo non potrà gettare ombre sulla sua vittoria a mani basse.

Tutto, ovviamente, nasce dalle parole di Meloni a seguito dell'orrendo attentato a Charlie Hebdo.




Prontissima a prendere le parti di un giornale satirico senza dimenticare le radici dell'Europa.
Ho appena notato la rima. Non male.


Il suo partito ha addirittura fatto una vignetta esplicativa, con tanto di matita spezzata, per solidarizzare col popolo francese, ma senza dimenticare che l'Islam è brutto e cattivo e noi "siamo in guerra".

Tocca difendere l'Europa cristiana.
Il resto, sticazzi.
Perché da come la mettono pare che qui siamo tutte e tutti cristianissimi, mentre è un fatto che siamo molto altro. Ma vabbè, questa è un'altra storia.

Comunque, fino a qui effettivamente non c'è niente che possa giustificare l'assegnazione del LFCC, mi rendo conto.

E a questo punto il mio essere, come dice una mia amica, kinda cartoonist-groupie, mi ha portata indietro di qualche anno.

[Suono di arpa in sottofondo, come nei telefilm anni '80 per sottolineare il flashback]

2008 

Cercando non mi ricordo cosa, trovo un blog: giorgiamecojoni, di Alessio Spataro.
Me ne innamoro.
La Ministronza diventa una specie di mantra.

Come per anni non ho nominato Alemanno se non come "IlSindacodegliAltri", così ancora oggi quando nomino Meloni, spesso non riesco a non chiamarla La Ministronza.

Era il periodo in cui lei era ministra (del fronte) della Gioventù, in cui ci si affannava a dire quanto fosse brava, pulita e onesta nonostante il suo passato da giovane fascista e questo tizio a me allora sconosciuto, osava raffigurare la figlia della lupa come una fascistella qualsiasi, nelle fogne, in mezzo ai ratti.

Oltraggioso.

[Di nuovo l'arpa a sottolineare la fine del flashback]

Insomma, mentre me ne stavo su twitter a seguire #CharlieHebdo e #JeSuisCharlie, mi sono saltati agli occhi decine di nomi noti che si ergevano a difensori del diritto di satira e di espressione.

Nomi come Carfagna, Prestigiacomo, Lupi, Gasparri, La Russa, Meloni... 
Gente che è addirittura scesa in piazza Farnese (impedendo a mio padre, che Charlie Hebdo lo conosceva prima dell'attentato, di restarci, perché con certa gente non si può manifestare).

E a quel punto è arrivato in mio soccorso Google: ministronza spataro.

E sono usciti quegli stessi nomi.
Un’altra ministra, Stefania Prestigiacomo, parla di opera «indecente e volgarissima». Per Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, «il libello composto da vignette volgari e offensive contro il ministro qualifica chi l’ha fatto. A Giorgia Meloni, che con intelligenza e grande passione svolge il suo impegno politico, va la mia piena solidarietà». E il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi: «Quella di Spataro non è satira, è solo spazzatura. Esprimo tutta la mia solidarietà al ministro Meloni, oggetto di un attacco volgare che offende lei e le donne e che ferisce la dignità della persona» [QUI]
Ricordo bene che il PD si schierò dalla parte della ministronza contro il diritto di satira di Spataro. 
Lo stesso PD che s'è messo le matite nel taschino in solidarietà con CH.

La Russa fu chiarissimo nella sua condanna: 
"Spatolaro, o qualcosa del genere, che non ho mai avuto il piacere di conoscere, dà il meglio di se, immagino, tra cacche, mosche e parolacce. Più che un fumetto mi è sembrato uno specchio" [QUI]
Si tirò pure in ballo il maschilismo, tanto per non farci mancare niente.

Insomma, un attacco totaleglobale al diritto di satira da parte di chi oggi quel diritto lo difende senzaseesenzama.

Che poi non è difficile capire cosa questa gente voglia davvero dire con la matita spezzata e le candele in piazza.

I fascisti razzisti islamofobici locali se ne fregano della satira. 

Un giornale come CH in Italia sarebbe stato dichiarato osceno, sconcio, offensivo e oltraggioso dopo un paio di vignette come queste.

Si sarebbero fatte interrogazioni parlamentari, trasmissioni sull'inopportunità di toccare certi argomenti, gli autori sarebbero stati confinati come un Luttazzi qualsiasi.


Ve li immaginate Gasparri e La Russa con la bava alla bocca davanti a questa Trinità? O al Conclave che si incula in circolo? O al Papa innamorato?

E le varie Meloni, Prestigiacomo, Carfagna, Bindi, che accusarono Spataro di essere  maschilista , misogino, sessista e volgare, cosa avrebbero detto davanti a questa Marine Le Pen?






Quello che preme a questa gente non è la libertà di Charlie Hebdo o di chiunque altro di fare satira. Quello che preme davvero a questa gente è la guerra all'Islam. 
Che poi si tradurrà (si traduce gi da anni, a dire il vero), in espulsioni, detenzioni, respingimenti, violenze, limitazioni della libertà.

Il motivo reale per cui tante e tanti stanno stracciandosi le vesti e piangendo per CH non è altro che l'odio per l'Islam. 
Lo si ammettesse, almeno.
Ci si farebbe una figura migliore.
Se non altro si potrebbe dire di essere onesti/e.

Nascondersi dietro alla difesa della libertà di espressione è l'ipocrisia più grande.

Fingersi libertari dopo aver censurato e fatto censurare ogni voce minimamente dissidente è vomitevole.

Per questo il mio premio LFCC viene assegnato a Giorgia Meloni, perché le sue pressioni per bloccare La Ministronza fanno a pugni con le sue stronzate sulla libertà di questi giorni.
E perché dimostra di non avere il coraggio di dire davvero quello che le preme. 
Lei e l'allegra combriccola tutta.





giovedì 8 gennaio 2015

Domande.

Al di là di Parigi, mi chiedo se, quando a compiere certi atti sono persone nate e cresciute insieme a noi, forse non sarebbe il caso di interrogarci anche sulla nostra società, sulle bugie che ci raccontiamo (e che ci vengono raccontate) su integrazione, tolleranza e convivenza.

Magari cercare di vedere senza ipocrisia cosa offre questo meraviglioso occidente a chi occidentale non è per "diritto di nascita", mostrando un volto bonario e straparlando di integrazione e rispetto.

Perché se uno della mia età, che è nato, cresciuto e ha studiato come me in una bella e multiculturale città occidentale decide di andare affanculo ad ammazzare gente in nome di non so bene cosa, evidentemente il problema è anche della bella e multiculturale città occidentale che lo ha "accolto".

Poi, boh, magari non c'ho capito un cazzo io.

[Sì, lo so, mi sono spiegata di merda, ma mi rode troppo il culo.]



Consigli di lettura:
Il massacro di Charlie Hebdo e il triste delirio islamofobo (Baruda)




Londra
(Foto di Val)

sabato 27 dicembre 2014

Il mio primo ciclo. Anonima.

Ho 13 anni e proprio tre giorni fa' mi era venuto. Non me ne ero accorta,stavo guardando tranquillamente un film,nessun dolore, niente.Andai in bagno e vidi sulle mutande il sangue,era quasi marroncino, ero tipo: ma che cazzo? Era da tanto che lo aspettavo,tutte le mie amiche lo hanno avuto. Ero sconvolta e felice,all'inizio pensavo che mi ero sporcata di cacca(?) :') ma poi capii. Non sapevo cosa fare,pensavo che forse non era proprio il ciclo ma qualcos'altro, così uscì fuori a fare una passeggiata e quando ritornai vidi ancora più sangue,così misi l'assorbente e il giorno dopo lo dovetti raccontare a mia madre...che vergogna!!! Lei era felice per me, mi aveva fatto delle domande tipo se mi faceva male la pancia se sapevo come funzionava..ecc. Fortunatamente niente dolori!! Ovviamente mia madre lo raccontò a mia zia, mio padre.. Che vergogna. Oggi ho visto che avevo macchioline marroni,così mi sono messa a cercare spiegazioni.. Beh adesso sento un leggero dolore alla pancia, i due giorni senza dolore sono stati belli ahahah. Però mi esce poco sangue, spero sia normale.. (: 


(Commento al post "Il mio primo ciclo. Ovvero, chi ha paura delle mestruazioni")




Per raccontare le vostre prime mestruazioni: ritentasaraipiufortunato@outlook.it  

venerdì 19 dicembre 2014

Costole.

La mia bacheca su facebook è stata invasa da una frase ripresa dallo spettacolo "I Dieci Comandamenti" di Benigni (io voglio ricordarlo così, prima della deriva mistica):
«State molto attenti a non far piangere una donna: poi Dio conta le sue lacrime. La donna è uscita dalla costola dell'uomo, non dai suoi piedi perché debba essere pestata, né dalla testa per essere superiore, ma dal fianco per essere uguale... un po' più in basso del braccio per essere protetta e dal lato del cuore per essere amata»
Pare sia un passo del Talmud e non mi stupisce che abbia avuto tanto successo: quando si tratta di robedidio l'italiano (e l'italiana) medio si emoziona parecchio.
E poi si sa, in questo paese i maschi sono molto romantici, cavalieri senza macchia né paura che vogliono proteggere le loro donne, esseri dolci e indifesi (e pure un po' scemi) che hanno bisogno di amore e protezione, come quei cuccioli tutti occhi languidi e voglia di carezze.

Probabilmente manco di romanticismo, ma ogni volta che alla parola "donna" se ne associano altre tipo "proteggere", mi sale il sangue al cervello.

Io non ho bisogno di essere protetta da nessuno, tantomeno ho bisogno di un dio che mi ha fatta nascere schiava che pretende di contare le mie lacrime.

Per fortuna frequento pessime soggette che, come me, ci tengono a sottolineare che no, non siamo nate dalla costola di nessuno, ma dal ventre delle nostre madri.

Carne e sangue di donna.





domenica 14 dicembre 2014

Voi in piedi, noi in tutte le posizioni.

Senza aggiungere tante parole, ecco come sono state salutate a Roma le sentinelle in piedi, gruppo di omofobi che inneggia alla "famiglia tradizionale" e si fa difendere da coatti fascisti che strappano striscioni e imitano Mohammed Alì per intimidire le compagne che protestano (con scarsi risultati, a dire il vero).






















"Non vogliamo che nessuno, tantomeno qualche fascista, cattolico e bigotto ci dica come vivere le nostre vite, come esprimere i nostri desideri e come gestire i nostri corpi".

E poi le contestazioni a Forlì, a Milano, a Brescia...
Non vi lasceremo un momento di tregua.

Ah, mentre le simpatiche sentinelle smobilitavano puntualissime alle 18, ho voluto tirare fuori un libro anche io.

venerdì 5 dicembre 2014

Lasciate in pace Nilde Iotti.

Durante il convegno"Nilde Iotti e l'Eleganza della Politica. Un ricordo 15 anni dopo." tenuto nella sala Aldo Moro della Camera dei Deputati, Livia Turco ha detto che Iotti avrebbe fatto il tifo per Boschi.
Penso che Nilde avrebbe fatto un grande tifo per queste giovani donne, Avrebbe fatto un grande tifo per te, Maria Elena Boschi, nel ruolo che ricopri, per le riforme che veramente speriamo che il Parlamento [...] riesca ad approvare. [QUI]
Sinceramente non ce la vedo Iotti a fare il tifo per una donna arrogante come sa essere Boschi, ma purtroppo non ho avuto la fortuna di conoscerla, quindi sospendo il giudizio.

Quello che trovo interessante è la "traduzione" che è stata fatta delle parole di Turco: "Livia Turco paragona Maria Elena Boschi a Nilde Iotti".

Povera Nilde, non è la prima volta che il suo nome viene accostato a qualcuna per cercare di dare una "dignità" alla sua presenza sulla scena politia del paese. Inarrivabile in tal senso rimane il paragone Iotti/Minetti ad opera di Santanchè.

L'immensa "colpa" di Iotti è stata quella di essersi innamorata di un uomo. Un uomo sposato, con un figlio, segretario di un partito che per quanto si dichiarasse estraneo alle logiche borghesi ha fatto parecchia fatica ad accettare quella relazione.

Le parole di Turco, o meglio la "traduzione" che ne è seguita, hanno solleticato gli istinti più beceramente sessisti dell'italiano/a medio/a.

Spiccano in tal senso lo stato facebook e i due tweet di Andrea Colletti, deputato del M5S che deve aver trovato l'occasione troppo ghiotta per tacere. In un attimo può insultare Boschi per interposta persona. Fortunello.

"Infatti era l'amante del capo".
In quell'"infatti" c'è una quantità incredibile di ignoranza e disprezzo.

Ignoranza per la storia politica di Nilde Iotti, innanzi tutto. 
Una donna che si è spesa in prima persona per portare il paese fuori dall'incubo fascista, che ha lottato per tutte le donne prima nei Gruppi di Difesa della Donna e poi nell'UDI, che ha lavorato in Parlamento (ricordo a chi si fosse distratto che è stata la prima donna Presidente della Camera e che è stata ad un passo dall'essere la prima Presidente del Consiglio) dimostrando quello che Colletti le sta rinfacciando: di non aver fatto carriera politica sulla base delle sue relazioni amorose, cosa che peraltro spiegò chiaramente in un'intervista a Biagi nel 1983.

Disprezzo per ogni donna che ricopra un qualsiasi ruolo pubblico e politico (5stelle escluse. Tranne Salsi, ovviamente), che di certo non ha meritato e non merita.


I commentatori/fan di Colletti sono perfettamente in linea col loro deputato:

sicuramente è stata capace, abile e lungimirante, infatti, poco più che ventenne, sempre con estrema eleganza ed in modo disinteressato, si è "fidanzata" col leader comunista, di 30 anni più vecchio ( sposato e con un figlio) e le si sono spalancate molte porte. In quegli anni avrebbe fatto la stessa splendida, lunghissima carriera se si fosse fidanzata con un poveraccio?
Iotti?? E cosa ha fatto?? Tranne essere stata l'amante di quel mezzo dittatore di Togliatti? ...per le donne che prendono la Iotti come esempio, mi dispiace, ma riconfermano il solito stereotipo, che evidentemente non è poi tanto tale, della donna portata a ricoprire ruoli grazie all'uomo amante, riducendo la donna ad essere eterna subalterna.
Questi due commenti, il primo di una donna, l'altro di un uomo, mostrano non solo - di nuovo -  la totale ignoranza di chi li ha scritti in merito alla storia politica di Iotti, ma anche che certe idee non sembrano poter cambiare mai: una donna, se è al potere (di qualsiasi potere si parli) deve aver fatto sesso con un uomo potente. Punto. 
Non ci sono meriti, non c'è fatica, non c'è lavoro: se una donna ha potere è perché l'ha data.
Consiglio a Colletti e a chi crede che la carriera di Nilde Iotti si sia basata sul suo rapporto con Togliatti "Ma chi è quella signora", capitolo V di "L'uomo che sognava la lotta armata. La storia di Pietro Secchia", 1984.

Provare a spiegare a Colletti che il suo pensiero è intriso di sessismo fino alla nausea è stato inutile, così come senza esisto è stato consigliargli di leggere la definizione di "sessismo" che si trova sul sito della Treccani.
Colletti ha preferito invitare chi lo ha fatto a "salutare qualche arrestato" ("e allora il PD" è ormai la risposta standard di qualsiasi 5stelle che non sa come controbattere) o di aspettare per sapere cosa avrebbe risposto "l'estetista della Moretti".