Visualizzazione post con etichetta Marco Cubeddu. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Marco Cubeddu. Mostra tutti i post

martedì 9 luglio 2013

Gli shorts di Margherita.

Che vi avevo detto?
In questo paese quando qualcuno dice o scrive una stronzata sessista e viene criticato, tra le più classiche delle reazioni c'è dare la colpa alle femministe, strane donne su cui ciascuno si sente in diritto di sputare sentenze, ma di cui in linea di massima non conosce nulla.

Dopo le polemiche per l'articolo sugli shorts (in particolare su quelli che vanno appena sopra le chiappe delle quartine), Cubeddu  gongola sulla sua bravura di "provocatore", e sul moralismo di chi non ha compreso.
Lo scopo di “Intransigenze”, non troppo mascherato, era quello della polemica. Missione compiuta. Il tono delle critiche e degli insulti che ho ricevuto è classico del moralismo al contrario.
Insomma, lui era lì volutamente a provocare (che cosa voglia provocare uno che parla di tette, magliette bagnate e  "ragazzine, giovanissime, con una parte consistente di chiappe in vista" non è dato sapere), ma è stato criticato e insultato da gentaccia moralista al contrario (?) che non ha capito il messaggio sotteso nelle sue parole.

Lui non voleva parlare delle chiappe in vista, ma voleva proporci un profondissimo discorso sulla consapevolezza del sé.

Da chi si fa la cresta e chi veste Armani, ciascuno comunica un’identità in cui si riconosce. L’abito, qualsiasi cosa scrivano i sostenitori di una presunta libertà di pensiero, fa il monaco. Ma il monaco, in questo caso, è quasi nudo. Perché svestirsi se non per farsi vedere? E cosa vuol far vedere, precisamente, chi si sveste, se non la parte che scopre? Cosa dovrebbe comunicare un gluteo al vento? Risulta a qualcuno che Einstein, Margherita Hack, Stephen Hawking, Rita Levi Montalcini, Maria Callas, Frank Sinatra indossassero pantaloncini inguinali? Oggi è la moda dominante e c’è chi sostiene che assoggettarvisi sia un modo di esercitare la propria libertà.
Mah, chi legge questo blog lo sa, io tendo a partire da me.
E io mi metto gli shorts semplicemente perché ho caldo e perché mi piacciono le gambe abbronzate, quindi quando posso ne approfitto per prendere colore.
Il "gluteo al vento"  delle quattordicenni contrapposto a Einstein, Montalcini, Hack e via dicendo, poi, è quanto di più idiota e retoricamente noioso si possa immaginare.
La contrapposizione tra il corpo e il cervello non è proprio una grande novità e se di mestiere io facessi la scrittrice cercherei in tutti i modi di non scivolare in simili banalità.
Che poi c'ho come l'idea che Margherita Hack o Rita Levi Montalcini avrebbero avuto da ridire nel leggere il loro nome in una frase che serve a giustificare un testo che recita: "non possono lamentarsi se poi le stuprano".
Si è liberi di fare tante cose, in questo mondo. Ma non è detto che sia vantaggioso. Credo che per le donne e gli uomini di domani, oggi ragazzi, sia importante soffermarsi a riflettere su quale tipo di persone vogliono diventare.  
Ecco, dimmi come ti vesti e ti dirò chi sei.
Pare di essere tornati ai tempi del liceo, quando qualche prof. particolarmente infame ti giudicava a priori perché avevi la testa rasata e portavi i pantaloni larghi (ogni riferimento è puramente casuale...).
Insomma, indossando una gonna troppo corta, tu stai dicendo quale tipo di persona vuoi diventare. E lo sappiamo tutte quale tipo di ragazza mette le gonne sopra il ginocchio!
Di certo nessuna di quelle quartine che facevano a gavettoni in pantaloncini sarà mai una brillante giornalista, una cantante lirica, una scienziata.
Se solo avesse pensato bene a come vestirsi prima di uscire a divertirsi con amiche e amici!
Se avesse messo una bella gonna sotto al ginocchio, allora sì che sarebbe stato vantaggioso.
La consapevolezza è l’unica vera libertà. Non credo, francamente, che si possa attribuire molta consapevolezza a chi si sveste facendosi oggetto sessuale per lo sguardo lupesco degli altri e pretende allo stesso tempo di non venir giudicato per come appare.
A parte il fatto che lo sguardo lupesco è esattamente quello che si legge nel suo articolo precedente e la cosa è quasi comica, davvero questo tizio ci vuole convincere che una donna che si sveste quando ci sono trenta gradi all'ombra lo faccia per farsi oggetto sessuale?
Ma sopratutto, uomini, non vi manda in bestia essere descritti come delle specie di bestie che se intravedono un centimetro di coscia hanno un'erezione e sono presi dall'irefrenabile impulso a pizzicare chiappe e toccare tette?
Io al posto vostro sarei offesa, giuro.

E poi, davvero questo, che è più giovane di me, ancora giudica la gente per come appare?
Ma dai, manco mia nonna, classe 1934 la pensa così. 
Io, le quartine, perfino Cubeddu, abbiamo il diritto di non essere giudicate e giudicati per come ci vestiamo.
Credevo che questa cosa fosse ormai un dato di fatto per ogni persona sotto i 60 anni.
C'è sempre da imparare.
Le femministe di oggi sono maschiliste inconsapevoli. Difendono il particolarismo di genere per un insano bisogno di autoemarginazione. Penso si dovrebbero abbandonare le fruste retoriche dell’ipocrisia e convenire sul fatto che la maggior parte delle persone che si sveste non ha molti altri strumenti culturali e fa dell’apparenza la sua sostanza. Siamo di fronte a una grande opportunità: sentirci umani e abbandonare le ridicole logiche che vogliono dividerci gli uni dagli altri sulla base di differenze marginali (ieri i pigmenti della pelle, oggi i gusti sessuali o i generi di appartenenza). Servirebbe una maggiore onestà intellettuale e una dissociazione da prebende e cadreghe che si poggiano su queste assurdità. Non sarà facile. Ma, se non ora, quando?
Eh?
Maschiliste inconsapevoli?
Insano bisogno di autoemarginazione?
Fruste retoriche dell'ipocrisia?
Roba da fare impallidire la mia collezione di stereotipi inventata al volo giusto per dire, quasi di sfuggita, che chi si sveste è un'imbecille incolta?
Wow.
Questo sì che si chiama sforzo retorico!

Ah, tanti complimenti a chi pubblica 'sta roba.






lunedì 8 luglio 2013

Di culi, spot, galera e tennis.

Venti giorni dall'altra parte del mondo, poi torni qui e ricominci con lo stesso schifo.

Leggo un articolo delirante su Il Secolo XIX (Ragazze in shorts, vi siete viste?) di tale Marco Cubeddu, scrittore non ancora trentenne che pare ossessionato dai culi e dalle magliette bagnate delle "ragazzine di 2a e 3a media" che si fanno i gavettoni di fine anno e che frequenta donne "non esattamente bigotte"  che alla sua domanda sugli shorts delle ragazzine in questione rispondono "non possono lamentarsi se poi le stuprano", scrivendo però subito dopo (in grassetto) che "La violenza sulle donne è disgustosa".
Merita di essere citata la frase che segue il "disgustosa": quell' "anche se" dice molto più di mille parole.
"Anche se, personalmente, penso che femminicidio sia una parola idiota. Ogni omicidio è un omicidio. E dovremmo condannarlo senza ricorrere a ridicole discriminazioni di genere. Inoltre, anche se impopolare, bisogna dirlo: spesso, le violenze domestiche nascono da situazioni in cui, donne con scarsa personalità, si legano a zotici della peggior risma."
Insomma, tutto il campionario di sempre: le donne che provocano mostrando i loro corpi, il femminicidio che non si deve nominare altrimenti discrimina i poveri maschi e le donne colpevoli di farsi picchiare e uccidere da trogloditi perché hanno "scarsa personalità".

Poi c'è la questione pubblicità, con quattro geniali donne del PD che presentano un ddl «Misure in materia di contrasto alla discriminazione della donna nelle pubblicità e nei media», cosa che avrebbe pure un gran senso in un paese come il nostro, se non fosse che pare si propongano multa e carcere per chi mette un culo per pubblicizzare una penna a sfera. 

Le compagne di Un altro genere di comunicazione fanno notare che tra le quattro c'è pure tale Silvana Amati, quella che sostiene l'enorme portata storico-artistico-culturale di Miss Italia, che negli ultimi anni ha fatto campagne contro l'abbandono dei cani e ha permesso a quelle lardose taglia 44 di sfilare con le altre.
Quando si dice la genialità.

Vabbè, è quasi consolante ritrovare tutto esattamente come lo hai lasciato.
Tanto quanto sapere che il becero sessismo non è esclusiva di questo paese (che manco puoi più dire sia "di merda" che pare sia "vilipendio" e quindi rischi una multa per avere offeso la nazione con "un'espressione di ingiuria o di disprezzo che leda il prestigio o l'onore della collettività nazionale, a prescindere dai vari sentimenti nutriti dall'autore"), ma sta anche fuori, per esempio negli studi della BBC, dove un commentatore sportivo interpreta un fantomatico dialogo padre-figlia riferito alla campionessa di Wimbledon, Marion Bartoli, colpevole di "non essere una Sharapova" e quindi costretta ad eccellere nello sport, data l'impossibilità di avere "gambe lunghe" e capelli biondi.
"Do you think Bartoli's dad told her when she was little: 'You're never going to be a looker, you'll never be a Sharapova, so you have to be scrappy and fight'"
Certa monnezza è ovunque. Solo che la BBC ha chiesto scusa, cosa che qui capita di rado e -se capita- c'è sempre di mezzo un "siamo stati fraintesi", "non ci avete capito", "reazioni esagerate ad una provocazione", "le solite femministe".