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mercoledì 4 novembre 2015

Logica vs Stomaco. Di primarie e disillusione. Risposta (?) a Demopazzia.



Non avevo di certo bisogno di uno come Renzi per non prendere nemmeno in considerazione l’idea di votare il Partito Democratico. 
Non potrei mai dare il mio voto ad un’accozzaglia politica che raccoglie il peggio della “sinistra” italiana insieme ad ex democristiani, ultracattolici e criptofascisti.

Come motissime persone di sinistra faccio sempre più fatica ad ogni tornata elettorale: che fare? Il meno peggio? Il partitello sfigato con la Falce&Martello più bella? Il male minore? Annullo? Non voto? No, davvero, è allucinante. Faticoso. Mi sento tanto Michele Apicella.

Quindi sono una di quelle che sta sempre fuori. Fuori dai partiti, fuori dalla politica “istituzionale”, sempre fuori.
Essere sempre fuori, però, è anche un bel problema, oggettivamente.

Detto con poche, definitive parole, essere sempre fuori, in certi casi, vuol dire "non contare un cazzo". Ci sarà sempre qualcun altro a governare e, alla fine dei conti, a decidere sulle nostre vite.

Comunque, ho letto il post di Demopazzia  Jeremy Corbyn spiegato agli italiani e c'ho un sacco di cose che mi girano in testa.



Come è possibile che abbia vinto un tizio che parla di nazionalizzazioni, di welfare, di edilizia popolare e che si dichiara apertamente socialista?

È stato possibile perché la sua candidatura ha portato a iscriversi ad un partito che si era spostato sempre più a destra molti giovani che non avevano mai trovato un motivo per farlo e molti anziani che lo avevano abbandonato perché diventato troppo simile ai Conservatori. È stato possibile perché qui sanno come funziona il sistema elettorale e l’unico modo di riportare la sinistra a governare era questo. Ha vinto le primarie con quasi il 60% dei voti e se non lo defenestreranno in qualche modo sarà lui a candidarsi come Premier tra 5 anni.
L’ipotetico Jeremy Corbyn italiano, se mai esistesse, non potrebbe mai raggiungere un risultato del genere
Prima di tutto perché anziché candidarsi per riprendersi il partito (il PD) e tentare di governare il paese avrebbe fondato la sua piccola formazione politica personale di sinistra, andando ad ingrossare le file di inutili leader dall’ego spropositato e dall’elettorato atrofico. (Devo davvero farvi alcuni esempi?)
Seconda di poi, pure gli fosse saltato in mente di candidarsi alle primarie del principale partito di sinistra in Italia (mi dispiace per chi non capisce il senso di questa frase), nessuno o molto pochi di coloro che si dichiarano di sinistra e fossero stati d’accordo al 100% con la sua piattaforma politica si sarebbero iscritti al PD per andare a votarlo alle primarie e farlo vincere e far diventare il PD davvero di sinistra, perché “Che schifo il PD”, “io 2 euro al PD manco morto”, etc, lasciando così che il partito se lo prendessero personaggi come Renzi, in modo da poter darsi ragione da soli e dire ridire hai visto che schifo il PD e restare a guardare e a indignarsi.

E qui mi sono sentita chiamata in causa.
Io sono una di quelle persone che si dichiara di sinistra, addirittura comunista, e che non è certa che avrebbe preso la tessera del PD per votare Corbyn alle primarie.

E vista in quest'ottica, con un esempio lampante con nome e cognome di un "votabile", la cosa pare porre dei problemi oggettivi.
Insomma, siamo così (giustamente e mai abbastanza) disgustate e disgustati dal PD da non prendere nemmeno in considerazione l'idea di "cambiarlo" davvero a sinistra?
Davvero questo partito e chi ci sta dentro ci fa talmente ribrezzo da impedirci di fatto di (passatemi il termine) "riprendercelo" e farlo diventare espressione di una sinistra reale? 

Sì.
Purtroppo sì.
Quello che ha dimostrato il Partito Democratico in questi anni mi porta a dire che non riuscirei a votarlo nemmeno se arrivasse a chiedermelo Marx in persona. Diffiderei anche di lui.

Diciamo che se arrivasse Corbyn e si candidasse alle primarie del Partito Democratico con un programma condivisibile, io probabilmente resterei fuori a guardare nella speranza di non rimanere delusa.

La logica dice che, invece, proprio noi, che condividiamo certi valori e ideali, dovremmo in qualche modo ribaltare la situazione per renderlo un soggetto politico realmente di sinistra e non quel coso padronale e antidemocratico quale è il PD.

La logica.
Ma non lo stomaco.
Non ce la posso fare.

lunedì 20 aprile 2015

Di sciacalli, ipocriti e razzisti.

Boldrini, parlando con un partigiano che sosteneva fosse l'ora di abbattere tutti i simboli del fascismo, nell caso specifico l'obelisco del Foro Italico, ha risposto che quantomeno si potrebbe cancellare l'orrenda schifosa scritta "Mussolini dux".
Il delirio.

Boldrini vuole buttare giù l'obelisco!
Boldrini come l'Isis!

Come al solito, quando si parla di Boldrini, si annebbiano viste e vanno in pappa cervelli. A destra e a sinistra, indifferentemente.
Potrebbe dire di essere intollerante al lattosio e subito i giornali titolerebbero "Boldrini contro il latte, pronto decreto presidenziale per proibirlo". E abboccherebbero in tante/i.

I fascisti, ovviamente, si sono scatenati, in nome di una "memoria" selettiva e fasulla, che si inventano volta per volta, secondo le comodità del momento.

Giorgia Meloni si è superata, condividendo su twitter e facebook una foto capace di mostrare, con pochissime parole, tutta la sua arroganza e il suo classismo.

Sbaglia -volutamente- obelisco: prende quello dell'EUR, in cui quel nome infame non compare e chiede se butteremmo giù "l'architettura fascista", l'EUR, appunto, o quella "socialista", Corviale.
Il "Serpentone" come esempio del mostro da abbattere, del brutto, del degrado, di qualcosa che non merita di esistere, con buona pace di chi ci abita.
Forse non sa, Giorgia Meloni, che a Corviale, nonostante decenni di menefreghismo e latitanza della "politica", c'è un gran fermento.
Non sa, o non le interessa, che ci sono associazioni di cittadini di Corviale che lavorano per la riqualificazione del loro palazzo, nonostante promesse non mantenute, assenze colpevoli e stigmi decennali.
Non lo sa, non le interessa e ci sputa sopra, chiedendo al "popolo della rete" se preferisce Gesù o Barabba, il duce del fascismo o un palazzo che ospita ottomila famiglie.
Il tutto pur di attaccare l'odiata Boldrini.








E poi l'orrore dei migranti morti in mare, il Mediterraneo ridotto ad un'enorme, infinita tomba.
Settecento, dicono.
Ma se anche fossero stati dieci, tre, uno soltanto, sarebbe comunque una tragedia immane, che dovrebbe colpirci tutte e tutti, indistintamente e che invece ancora una volta solletica i sentimenti più beceri, il razzismo più schifoso, l'ipocrisia più pericolosa.

Lacrime fasulle, indignazione a comando, proposte di "soluzioni" che lasceranno morire altre centinaia, migliaia di esseri umani. Con la Bossi-Fini ancora in piedi, i CIE pieni di uomini, donne e bambini privati di libertà e dignità. Trattati come cose da spartirsi nei giochi politici, come carne che porta soldi.

E ancora il finto cordoglio, le belle parole, le bare, i funerali di stato. 
In attesa delle prossime morti.

E però chiudiamo tutto, impediamo loro di partire, lasciamo che muoiano lontano dalle nostre belle coste, respingiamoli, lasciamoli annegare. Tanto so' negri, che ci vengono a fare qui, che non c'è lavoro nemmeno per noi?

La colpa di quelle morti sarà sempre di qualcun altro e noi potremmo continuare a blaterare, come un Salvini qualsiasi.

Ecco la politica italiana.
Lacrime e bugie, ipocrisia e sciacallaggio.
Sempre e comunque.

martedì 10 giugno 2014

Metti una sera coi Pittori Anonimi Trullo.

Quando dici che abiti al Trullo la gente fa una specie di smorfia, è un gesto involontario, certo, ma c'è.

Il Trullo, la periferia, la borgata, la criminalità, la banda della Magliana, la droga, che orrore.

Pochi sanno che al Trullo Pasolini ci veniva a girare i film e giocava a pallone coi ragazzini del quartiere.
Pochissimi sanno che Gianni Rodari ha scritto "La Torta in Cielo" con i bimbi e le bimbe delle «scuole elementari Collodi, borgata del Trullo, Roma, tra gli scolari della Signorina Maria Luisa Bigiaretti che hanno finito la quinta nel ‘64».

Poi ci sono stati i comitati proletari, le lotte per il diritto alla casa, le occupazioni, le associazioni che rendono alla comunità luoghi altrimenti abbandonati al degrado e all'oblio, come la ex scuola Baccelli, il cinema Faro, la BiblioTrulloTeca.
E le decine di aree archeologiche e culturali che circondano il quartiere, che io nemmeno conosco e che da quando è in pensione mio padre visita una volta a settimana con un'associazione che organizza visite guidate.

Dice il mio vicino di casa che negli anni '70 sono successe tante cose qui e prima o poi me le farò raccontare tutte, anche perché lui ha un archivio fotografico sul quartiere da fare invidia, come quella con i ragazzini di Monte delle Capre che tengono una torta con scritto "W il proletariato infantile" o qualcosa del genere.

E però la gente questo non lo sa.
Per molti siamo una borgata triste e dimenticata, buia, sporca, malfamata, pericolosa.

E invece no.

Certo, non è mica rose e fiori, eh.
Il degrado, la sporcizia, l'incuria e l'assenza delle istituzioni ci sono eccome e a volte non rendono facile vivere qui.

Però c'è anche vivacità, c'è voglia di migliorare, di portare il Trullo fuori dallo stereotipo che lo accompagna. 

I primi a farsi conoscere credo siano stati i Poeti der Trullo, ragazzi del quartiere che scrivono i loro versi sui muri, raccontando le loro e le nostre vite.

E poi da qualche tempo sono arrivati i colori.

Colori bellissimi, allegri, che cancellano il grigio dei lotti delle case popolari, nate per volontà fascista come dimore per gli italiani che tornavano in patria alla vigilia della guerra e per i romani cacciati dai loro quartieri, rasi al suolo in nome della "grandezza" di Roma.

Non si sa chi sia, ma c'è qualcuno che la notte prende pennellessa e secchi e colora i palazzi, le scale, i muri del quartiere.

Sono i Pittori Anonimi del Trullo e sulla loro pagina facebook scrivono una cosa semplice e fondamentale:
"un tocco di colore un colpo di ramazza al Trullo. Non cambiamo quartiere. Cambiamo il quartiere per chi ci vive, per chi ci passa, per me, per te, per loro, per tutt*".


Lola e il cucciolo sulla piazzetta della chiesa
Non è come a Testaccio, Pigneto o san Basilio: non ci sono nomi importanti, niente associazioni, niente tg, ma solo gente del quartiere che lo vuole diverso, bello, colorato, pulito e accogliente e che la sera si mette una tuta bianca e comincia a colorare. 

Stasera sono stata con loro.

Come al solito arrivo in anticipo.
Mi siedo sui gradini della chiesa per avere la massima visuale sulla piazza. 
Alla mia destra c'è una fila di case popolari.
Odore di cibo, rumore di piatti, televisori che cantano "Luglio col bene che ti voglio", qualcuno suona. Mi pare un basso.

Sono le 21.
Una signora mi spia dalla finestra: che vorrà quella lì vestita di nero seduta a scrivere?
Mi guardo intorno e non passa nessuno. Mi sento sola e osservata, come nei piccoli paesi.
Due signore attraversano la piazzetta: "Guarda qui come hanno fatto bello" e non si ricordano a che piano sta la loro amica.

Io abito più su e qui sembra davvero un altro mondo.

C'è calma, ci sono alberi e panchine, ci sono spazi per "socializzare", quelli tipicamente voluti dal regime per controllare e indottrinare, per crescere bravi camerati pronti ad obbedire.

Dicono che quando Mussolini venne al Trullo, che allora si chiamava "Borgata Costanzo Ciano", padre di Galeazzo e tra i fondatori del partito fascista, diverse persone, notoriamente antifasciste, vennero fatte "sparire" per un po', per precauzione. L'Italia stava per entrare in guerra e i primi segni di cedimento del regime cominciavano a non poter essere più ignorati.

Dove sto io, invece, di panchine non c'è nemmeno il pensiero: l'abusivismo compulsivo non le ha previste.

Mi piace quaggiù.

Finalmente arrivano. Sono certa che siano loro.
Rimango al mio posto e li osservo. Aspetto che facciano qualcosa che li "sveli", perché un po' mi vergogno di andare e dire "ciao, siete i Pittori?".

Mi guardo intorno sperando di essere vista.

Giro una sigaretta. "Fumo questa a vado".

"Ehm... non so se sono nel posto giusto..."
"Se hai un appuntamento con noi sì. "

Fatto.  
Sono loro, mi stringono la mano, ricordano il mio nome perché gli ho scritto su Facebook.
"Di chi sei figlia? Di chi sei nipote?"
Spiego che non sono di qui, che sono "adottata" dal quartiere. 
"Bene".
Mi dicono che c'è uno col mio stesso cognome che abita proprio lì dietro.

"Stasera facciamo tutto quello" e mi indicano una palazzina.

Due chiacchiere mentre i Pittori Anonimi preparano secchi, teli e pennelli e si comincia. Ci danno pure la tuta per non sporcarci. Arrivano anche mia cugina e il suo compagno e una ragazza di un altro quartiere, anche lei ha visto le foto su facebook e vuole dare una mano.

Uno dei Pittori mi racconta che l'idea gli è venuta dopo un funerale.
La piazzetta davanti alla chiesa era sporca, triste, gli alberi non potati, le piante dell'aiuola secche, sporcizia, erbacce.
E quindi che si fa? Piangi e ti arrabbi o cambi le cose con le tue mani?
Loro hanno deciso di rimboccarsi le maniche e "cambiare il quartiere" per tutti e tutte. 

Arrivano i primi secchi di vernice: rosa, verde, giallo, lilla.

Lavoriamo tutte e tutti, chi pulisce il marciapiede dalle erbacce, chi stende i teli, chi prende misure, chi dipinge.

È faticoso, la pennellessa pesa, si sta in ginocchio (noi "nuovi" ci occupiamo del muretto), ma la soddisfazione nel vedere il colore è tanta.
Passano dei ragazzi e chiedono se vogliamo il caffè; sul muretto ci sono coca cola e limoncello.

Mentre lavo la pennellessa alla fontanella si avvicina un gruppo di ragazzini.
Una di loro, faccia da furbetta e vestito a fiori si gira verso gli altri: "Ah, io lo so chi sono questi: sono i Pittori Anonimi! Loro colorano di notte." e comincia farmi mille domande: "siete i Pittori Anonimi, vero? Che dipingete? Possiamo farlo anche noi?" 
"Ti piacciono questi muri colorati?" 
"Tanto!"
Un altro, invece, trova che siano "colori di merda".
Uno dei Pittori Anonimi gli offre una bella lezione: magari non ti piacciono e va bene, ma dire "di merda" offende chi sta lavorando per rendere più bello il quartiere in cui lui vive. Il ragazzino è perplesso e intimidito: fare una pessima figura davanti agli amici e alle amiche a dodici anni è pesante. Credo che se ne ricorderà. E poi è in netta minoranza, ai suoi amici il lavoro piace eccome.

È bello sentirsi parte di qualcosa, fare qualcosa di concreto e immediato per il proprio quartiere e per la gente che ci vive.

Oh, certo, non tutti sono d'accordo e c'è chi non vuole che la facciata della propria casa venga colorata: meglio il grigio ingiallito, le svastiche scritte sui muri, le parolacce, strati di manifesti strappati, non sia mai che un bel muro rosso possa svalutare l'appartamento!

Scalette
Ma il colpo d'occhio, quando si passa davanti alla piazza della chiesa di san Raffaele è bellissimo. E le scalette che portano a Monte Cucco sembrano di un'altra città.

Provate a vedere con la street view di google e poi passate a via del Trullo, a viale Ventimiglia, all'VIII lotto e capirete quanto è importante il lavoro dei Pittori Anonimi.

Mi hanno insegnato che Politica è  mettere le proprie energie, le proprie competenze, i propri desideri a disposizione di tutte e tutti, è mettersi in gioco, è sudore, è condivisione.
Anche questo, per me, è un atto politico.
Ecco, noi ieri non abbiamo semplicemente dipinto e pulito: noi ieri abbiamo fatto Politica per il quartiere e per chi lo abita. E abbiamo dato una bella lezione a Comune e Municipio, che spesso dimenticano i quartieri periferici.




Quando ieri sono andata via ho ringraziato: "Che bel lavoro che state facendo, grazie".
"Be', ci stai pure te, l'hai fatto pure te."

E quanto è bello fare!

venerdì 11 aprile 2014

Di capoliste, veline, culi&tette.

Renzi è il perfetto prodotto di vent'anni berlusconismo. 
Come Berlusconi, anche lui prima che un politico è un venditore e a differenza dei suoi compagni di partito sembra essere capace di fare del "buon" marketing. 
I suoi reboanti annunci piacciono molto, la sua aria tronfia e il suo atteggiamento strafottente lo hanno portato a diventare segretario di partito e poi Presidente del Consiglio in tempi brevissimi. 
Le battute, la mimica, i tweet alle 7 del mattino, il discorso a braccio con le mani in tasca al Senato... tutto è studiatissimo, non c'è nulla di spontaneo, ma evidentemente funziona.

Dice Ida Dominijanni che Renzi centellina una sorpresa al giorno e ha bisogno di un titolo al giorno, quindi la sopresa di questa settimana, dal momento che in questo paese una legge decorosa sulla rappresentanza di genere pare non essere nemmeno immaginabile, il Presidente del Consiglio fa la sua mossa a effetto, candidando tutte donne capolista per le elezioni europee.

Si sa, alcuni maschi, soprattutto quando comandano, ci tengono molto a mostrarsi illuminati e lo spottone delle donne capolista alle Europee pare stia dando i primi frutti.
Leggo di uomini che si sentono parecchio fichi per il loro essersi fatti "da parte" e di donne che ringraziano felici la cortese elargizione del capo.

"Come è buono e moderno il nostro segretario presidente! Lui sì che ci tiene a noi donne."

Il fatto che mettere cinque donne capolista non abbia niente a che vedere con una seria presa di posizione sulla democrazia paritaria non pare essere un problema.
Quello che conta è lo spot, l'immagine, il titolone in prima pagina.

Vent'anni di berlusconismo, appunto.

A me non resta che prendere atto che a molte donne queste cortesi elargizioni piacciono: sono molto meno faticose che uscire e prendere quello che spetta loro e  spesso non sono troppo impegnative.

Tanti applausi, dunque, e poco conta, ad esempio, che in Europa il PD sia quel partito che ha aiutato ad affossare la Risoluzione Estrela : ci sono cinque donne capolista, vuoi mettere? 

Sì, c'è quella storia delle preferenze, ma Matteo (Matteo come Silvio, non c'è nemmeno più bisogno del cognome) ha dato visibilità a cinque donne! 

Oh, certo, c'è sempre questa storiaccia della disoccupazione e dell'inoccupazione femminile, dell'attacco continuo all'autodeterminazione delle donne, alla Legge 194, dei compiti di cura della famiglia che continuano a ricadere solo sulle donne come da italica tradizione, ma ci sono cinque donne capolista. 
Cinque. Mica una!

Comunque, Beppe Grillo, che usa volentieri l'insulto sessista come arma politica, che invita la parte peggiore del suo elettorato a insultare, delegittimare e minacciare l'avversaria politica usando battute da bulletto di terza media, deve aver apprezzato parecchio l'assist del suo nemico giurato e quindi le cinque capolista diventano "veline".

Interessante notare che nel fotomontaggio (bruttino, ad essere sincera: con tutti quei soldi Beppe potrebbe assumere grafici migliori), ci siano solo quattro delle capolista del PD.

Non c'è, infatti, Caterina Chinnici, magistrata, figlia di Rocco Chinnici, ucciso dalla mafia nel 1983. Mi chiedo se nell'assenza di Chinnici/velina si debba ravvisare il segno di un qualche tipo di rispetto o se invece questa mancanza sia semplicemente dettata dalla minore avvenenza di quest'ultima rispetto a Picierno, Moretti, Mosca e Bonafè, più giovani e quindi più "adatte" al ruolo e certamente più facili da dare in pasto ai commentatori del sacro blog.

Ovviamente il PD non ci sta: le nostre non sono veline come quelle di Berlusconi, sono donne preparate, che fanno politica seria, e poi... 

Ecco, "e poi". 

Perché non bastava "difendere" le candidature, magari elencando, ove presenti, tutti i meriti politici delle cinque candidate: bisognava rispondere. 

E rispondere a tono. Usando le stesse armi e la stessa volgarità. Rispondere alla "pancia del paese", insomma, come va di moda adesso.

Quindi L'Unità pubblica un pezzo in cui ci fa sapere che "Grillo candida la "sexy maestra" e la "sexpolitika"", con immancabile corredo fotografico (le tette vendono, lo sanno tutti).

E qui succede qualcosa di bellissimo, che conferma in un momento anni di belle parole su sessismo, misoginia e tutto il corollario: i nemici si trovano uniti da qualcosa che va oltre la politica, la misoginia e il sessismo più beceri.

Grillini e piddini finalmente possono sfogarsi, c'è il capro espiatorio perfetto: un corpo di donna.

E sui social networks da un paio di giorni è tutto un rimpallarsi fotomontaggi e culi, insulti e tette, dimostrando, se mai ce ne fosse stato bisogno, ancora una volta, quello che vado ripetendo (in ottima compagnia, per fortuna) ormai da anni: il sessismo è davvero la sola cosa bipartisan in Italia.

giovedì 20 settembre 2012

Le cavallette!*

Per la prima volta nella storia della Repubblica Italiana il Senato ha sospeso i lavori perché mancava chi avrebbe dovuto presiedere la seduta.
Si parlava -si sarebbe dovuto parlare- di violenza sulle donne e però non c'era nessuno seduto su quella sedia dorata a dirigere i lavori.

Evidentemente la discussione non era poi così importante.
Evidentemente la discussione non era poi così interessante.
Suvvia, non si parlava mica di spending review, di esodati, di auto blu, di legge elettorale o di abbassarsi lo stipendio da Parlamentari: era solo "violenza sulle donne".
 
Ovviamente non credo che il ritardo di Nania, l'assenza di Schifani o l'impegno di Mauro siano stati voluti, non sono una pazza visionaria come sostiene qualche commentatore al post qui sotto, ma trovo quantomeno interessante che queste assenze, questi ritardi, questi impegni improrogabili siano capitati tutti proprio oggi.

Come quei gesti inconsulti, come un riflesso incondizionato.
Come quando devi essere interrogata in Greco e ti viene la cacarella, per capirci.

Ah, vi ricordo che in Italia di violenza sulle donne si muore spesso. Leggetevi Bollettino di Guerra ogni tanto, giusto per non continuare a vivere nel paese delle meraviglie.

Vi ricordo anche che una ragazza di ventidue anni, una sex worker, è stata picchiata e bruciata. 
È viva, sta combattendo, si chiama Michela e il prossimo 18 ottobre è la giornata europea contro la tratta e sarebbe bene scendere in piazza in simultanea  per dire che Michela Siamo N♀i.


* Cit.  QUI

venerdì 18 maggio 2012

Pausa pranzo (mi sa che 'sto titolo l'ho già usato)

Era da qualche giorno che venendo al lavoro avevo notato degli striscioni  davanti ad un cancello sempre chiuso.
 Solo che la mattina alle 8 non sono particolarmente sveglia, quindi quella scritta "SCUP" su uno striscione di quelli belli plasticosi mi sembrava più una pubblicità che altro.

Oggi mi sono impegnata un po' di più e accanto al plasticoso ho visto dei bei foglioni di carta con su scritte fatte con lo spray, decisamente più "familiari".
Rapida ricerca su internet e scopro che c'è un nuovo spazio liberato in città.

Non ho resistito e sono andata a dare un'occhiata.
Si chiama SCUP, che sta per Sport e Cultura Popolare.
Mi hanno accolta cinque ragazzi che mi hanno raccontato del luogo e dei loro progetti.

Lo spazio è bello, le idee sono tante e da quello che ho sentito sono pure tanto belle.

E io sono felice di sapere che c'è la voglia di creare "un luogo di incontro e di scambio, di valori sani come lo sport, la socialità e la cultura" che sia aperto a tutt@ proprio a pochi passi dal mio ufficio.


sabato 18 febbraio 2012

Sfiga, merito, berlusconismo.

Non ho intenzione di commentare le schifose parole pronunciate da Straquadanio.

Quello che mi "interessa" è cercare di capire cosa sia successo negli anni in questo paese.
Immaginate gli anni settanta. Anche allora il Parlamento era pieno di gentaccia, ma in qualche modo quella gentaccia conservava un briciolo di pudore.
Certe boiate non si dicevano con tanta nonchalance. E quando si dicevano, non passavano inosservate quasi fossero parte del gioco e soprattutto, venivano denunciate con forza.

Esternazioni come questa fanno parte di quelle cose che si possono anche pensare, ma che è bene non dire ad alta voce, se non altro per quel senso di vergogna che in fondo è in tutti noi.

Ma questo accadeva anche negli anni ottanta/novanta. 
Perfino quelli lì, che siamo abituati a portare come termine di paragone col peggio, non mi pare siano arrivati a darci continuamente e con tale malcelato disprezzo dei coglioni perché guadagnamo poco, perché siamo precar*, perché siamo fuori corso. O delle cozze, perché siamo donne di sinistra. O chiamarci mignotte, froci, impotenti perché la pensiamo diversamente. Se ci pensate troverete altri mille esempi pertinenti.

Questo fino a quando il berlusconismo è entrato nel paese.
E non sto parlando di Berlusconi, ma di un modo di fare e di pensare che nel tempo è stato accettato e dato per normale a destra e a sinistra e che è nato e si è sviluppato con l'entrata in politica di Berlusconi e dei suoi.

Il fatto che un tizio qualunque -perché fino a qualche tempo fa non sapevamo nemmeno che Straquadanio esistesse- si permetta di dire ad alta voce e pubblicamente che a guadagnare 500€ al mese sono "poche centinaia di migliaia di sfigati" e che non contento affermi che lui si è "stancato" di sentirsi dire "vai a dirlo a chi guadagna meno di 500€ al mese", è segno del declino ormai inarrestabile della politica italiana, che sta velocemente e inesorabilmente raggiungendo il suo punto più basso.

lunedì 5 dicembre 2011

Lacrime e sangue

Mi dispiace, ma le lacrime della Ministra Fornero non mi hanno fatto pensare alla sua umanità, all'empatia, alla comprensione, alla compostezza o alla sobrietà di questo governo rispetto al precedente.
A me hanno fatto pensare a una donna ricca e potente che piange mentre dice a gente che deve campare una famiglia con uno stipendio da fame che dovrà avere ancora più fame.
Quelle lacrime potevano essere evitate.
Per esempio con una patrimoniale seria.
Per esempio finendola di comprare armamenti.
Per esempio dando un taglio serio e radicale alle spese della politica.
Per esempio facendosi pagare l'Ici dal Vaticano.




Ministra che dice "dovrete fare sacrifici"

Operaio che deve sacrificarsi




















Sì, lo so, questa due foto messe assieme sono facile retorica. Ed è assolutamente voluta.

giovedì 24 novembre 2011

Numero chiuso #3

Sì, per essere leghista deve esserci il numero chiuso. E un test di ammissione durissimo.

http://video.repubblica.it/politica/buonanno-la-padania-esiste-la-prova-e-il-grana-padano/81443/79833

Numero chiuso #1
Numero Chiuso #2



(ho dovuto eliminare il video perché mi partiva in automatico e stavo rischiando l'esaurimento nervoso)

 

venerdì 11 novembre 2011

Il salvatore della patria.

"In Italia, data la maggiore influenza avuta dalla cultura marxista e la quasi assenza di una cultura liberale, si è protratta più a lungo, in una parte dell’opinione pubblica e della classe dirigente, la priorità data alla rivendicazione ideale, su basi di istanze etiche, rispetto alla rivendicazione pragmatica, fondata su ciò che può essere ottenuto, anche con durezza ma in modo sostenibile, cioè nel vincolo della competitività. Questo arcaico stile di rivendicazione, che finisce spesso per fare il danno degli interessi tutelati, è un grosso ostacolo alle riforme. Ma può venire superato. L’abbiamo visto di recente con le due importanti riforme dovute a Mariastella Gelmini e a Sergio Marchionne. Grazie alla loro determinazione, verrà un po’ ridotto l’handicap dell’Italia nel formare studenti, nel fare ricerca, nel fabbricare automobili."
Mario Monti.