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martedì 13 agosto 2013

E se gli uomini prendessero parola?

Un caro amico (non ditegli che è caro, che poi si monta la testa) si chiede se non sarebbe meglio se "gli uomini stessero zitti" quando si parla di violenza sulle donne.

Lui si pone il problema che io credo sia il principale nei rapporti tra uomini e donne e la causa prima della violenza e della sua "normalizzazione": l'educazione.

Il solo fatto di essere qui a scrivere di donne, da parte di un uomo, testimonia che c'è qualcosa che nella nostra cultura non quadra. Qualcosa che non va e che è retaggio di millenni di cattiva educazione, diciamo così. E nemmeno vale più porgere le scuse alle donne, diventa un esercizio di banale retorica.

Conosco quest'uomo, so che non starà mai zitto, perché so che quelli come lui non sono capaci di tacere pensando di potere essere anche solo lontanamente assimilati a chi uccide, stupra, picchia, sfigura una donna in nome di non so che assurda idea di possesso.
Sono certa che una cosa del genere gli farebbe schifo e rabbia. E che griderebbe in faccia a chiunque che no, un amore finito non può portare ad uccidere quella che un tempo è stata la propria compagna.

Lui dice " Forse è meglio che gli uomini stiano zitti" e invece io sogno con la mia amica Laura che gli uomini prendano finalmente e pubblicamente parola.

Sogno che questi uomini escano fuori per dire che la violenza sulle donne fa schifo. E non perché è la moda del momento, non perché "la donna non si tocca nemmeno con un fiore", ma perché è così e basta.
Sogno che finalmente gli uomini escano fuori a dire che non considereno le donne una cosa di loro proprietà e che una rottura, la gelosia, un rifiuto non possono in alcun modo portare a violenza e morte.

Gap, amico mio, non dovete stare zitti: anzi. 

E' ora che quelli come te comincino a parlare in pubblico. 

Come dice l'amica mia: un corteo di uomini contro la violenza sulle donne. Aperto da voi uomini, coi vostri striscioni e le vostre parole. E noi donne ai lati del corteo, a vedervi sfilare per poi unirci al corteo, con i nostri striscioni, le nostre parole e le nostre modalità.

Perché se la violenza sulle donne la fanno gli uomini, allora è davvero il caso che chi quella violenza la disprezza prenda pubblicamente e con forza posizione.

E questa non è una "delega" della nostra lotta: le donne non hanno mai delegato niente.
Ci siamo prese il diritto di voto lottando. Abbiamo lottato per il divorzio, per l'aborto, contro il delitto d'onore, contro la violenza.
Non abbiamo bisogno che qualcuno lotti al posto nostro.

Diciamo che un corteo di uomini contro la violenza sulle donne sarebbe una specie di "conta" per vedere chi c'è.

giovedì 1 agosto 2013

Di sassolini e uomini insopportabili.

Comincio sfatando un mito tra i più resistenti: per essere femminista non serve odiare gli uomini.
Ci sono decine di femministe convinte e fiere che anzi li amano proprio tantissimo, altre li frequentano abitualmente e hanno con loro bellissimi rapporti di amicizia e qualcuna addirittura se li sposa.
Senza peraltro che nessuna di queste relazioni impedisca alla femminista in questione di restare tale.

Ci sono però degli uomini che io proprio non riesco a sopportare e che spuntano fuori come funghi soprattutto quando si parla di violenza di genere, di sessismo e in generale della situazione delle donne in Italia e nel mondo.

Negli ultimi giorni mi sono guardata attorno, dopo una bella giornata di mare con una compagna e ho individuato qualche "categoria", che si palesa, appunto, soprattutto quando qualcuna ha da dire qualcosa su violenza di genere, femminicidio, stereotipi sessisti e via discorrendo.

Come per il post sui luoghi comuni sulle femministe, anche questo "elenco" è aperto e in continua evoluzione, perché niente come l'esperienza di ciascuna potrà renderlo più completo.


Ci sono quelli che non me ne frega un cazzo/non è vero un cazzo.
Badate bene, non lo diranno apertamente con tanta facilità, ma dalle loro smorfie, dalle risposte a mezza bocca e dal totale disinteresse per quello che dite (ma allora non mi ascoltare/leggere, no?) si capisce benissimo che il fregacazzismo è il loro pensiero.  Sarebbero quasi innocui, non fosse che molti di loro sono spesso "insospettabili", magari gente che si dichiara di sinistra, che frequenta i tuoi locali, che viene ai cortei.
Niente, la "questione femminile" non ha attrattive, è noiosa ed è roba superata.

Ci sono quelli che cielo, le donne salveranno il mondo, sono mamme, w le donne, se le donne governassero, il mondo sarebbe un posto bellissimo.
Insopportabili. Intrisi di paternalismo maschilista più di quanto possano immaginare, sono convinti che la donna sia una cosa quasi eterea, che dando la vita è automaticamente in grado di salvare l'umanità intera.
Quando gli fai notare che è pieno di donne talmente stronze che bisognerebbe inventare una parola nuova per dirlo, tendono a lanciarsi in interessantissime distinzioni tra Donne e donne, o tra Donne e femmine, mettendo te, che li stai per mandare gioiosamente affanculo, rigorosamente nel gruppo con la maiuscola.

Ci sono quelli che la donna si tocca solo per baciarla, per fare l'amore e per proteggerla, che evidentemente non conoscono la differenza tra una donna e un cucciolo smarrito e sono convinti che il massimo cui aspiriamo noialtre sia uno che ci bacia e ci protegge.
Non riescono ad immaginare che le donne possano essere libere, forti e indipendenti, perfettamente capaci di proteggersi da sole e poco desiderose di fare l'amore con un uomo. 'sta cosa li manda ai matti e gli distrugge un'idea romantica del mondo che non ha mai superato le fiabe Disney.

I peggiori, comunque, sono quelli che aspe, non hai capito, ti insegno io quali sono le vere battaglie delle donne e come vanno fatte.
Sono  quelli che ti vogliono spiegare, quelli che sanno cosa è meglio per te e per le donne tutte, quelli che del femminismo hanno capito anche le virgole, mentre tu, che continui a cercare e studiare hai ancora un lungo cammino per arrivare a tanta consapevolezza.
Inutile dire loro che se hai il pisello non puoi sentire il femminismo come lo sento io, che ho tremila anni di oppressione sul groppone, inutile dire che puoi leggere tutto il leggibile, ma che il femminismo è roba da donne e di donne: loro perderanno il fiato pur di convincerti che hanno ragione.

Poi ci sono quelli normali, che se c'è bisogno di una mano non si tirano mai indietro, ma che non vogliono insegnarti, né tantomeno appropriarsi delle tue rivendicazioni, che non hanno nessuna voglia di proteggerti e che conoscono la differenza fondamentale tra il becero maschilismo e lo stare al proprio posto.


martedì 13 dicembre 2011

Un Uomo.

Un amico mi ha mandato una lettera.
Cioè, io ho deciso che è una lettera e che è indirizzata a tante persone insieme. 
Secondo me è indirizzata innanzi tutto alle donne, a quelle che sono vittime di violenza e a quelle che la violenza la combattono e la denunciano ogni giorno. 
È per gli Uomini che la violenza la schifano e non vogliono stare nello stupido ruolo machista cui millenni di "educazione" vorrebbero costringerli.
Ed è indirizzata forse anche agli uomini violenti, schifosi personaggi che purtroppo popolano il pianeta, che magari vedendo il loro putrido essere messo nero su bianco, potrebbero avere una folgorazione.

Lui me la manda perché, dice, "a volte non so come comportarmi, e perché se ti va puoi mandarla a uno dei siti che conosci e che trattato queste cose se ritieni sia utile."

E io penso che sia davvero utile. 
E che sia utile adesso.
Adesso che 131 donne sono state ammazzate dal primo gennaio.
Perché credo sia ora che gli Uomini escano fuori. 
È ora che siano anche loro a dire che la violenza sulle donne fa schifo, che il sessismo è il padre di ogni fascismo e di ogni discriminazione.
Perché devono dire con forza e senza paura che loro sono altro, che sono Uomini meravigliosamente normali, come scriveva un po' di tempo fa Malafemmina.

Sì, lo ritengo utile davvero e in qualche modo mi solleva sapereche esistono Uomini come lui, come il mio compagno, come mio padre, come tanti Uomini che conosco, che cresceranno Uomini diversi, migliori.

Non si firma, ma non serve. 
A me bastano le sue parole: "Io avevo bisogno di scriverlo però." 

Ciao, sono un uomo. Non so se ho il diritto di esprimere il mio pensiero sul tema della violenza maschile sulle donne, quindi mi limiterò a raccontarvi la mia storia e più che altro la storia delle donne che ho conosciuto. Ho 37 anni e non sono stato uno di quei fortunati che hanno trovato l’amore della loro vita da adolescenti e non si sono mai più separati. Direi che ho avuto almeno 3 storie importanti. Per importanti intendo che tra me e la donna con cui ho condiviso qualche pezzo più o meno lungo della mia vita si era creato un rapporto piuttosto intimo, un rapporto che ha permesso loro di raccontarmi cose che non avevano mai raccontato a nessuno. Delle altre che ho frequentato non so, ma loro 3, le donne che ho amato, ognuna di loro aveva una storia di violenze da raccontare, anzi da nascondere.
Una di loro era stata costretta ad un rapporto orale. Usciva con un ragazzo che le piaceva, forse non ne era innamorata, ma le piaceva. Lui la chiamava quando aveva voglia di scopare. Lei avrebbe voluto qualcosa di più, ma non aveva il coraggio di dirglielo e forse neanche pensava di meritarselo. Fatto sta che una sera, in macchina, mentre lei gli stava facendo un pompino, lui decise di tenerle le mani sulla testa, troppo forte perché a lei potesse piacere, troppo forte perché lei potesse liberarsene. Lo fece finché non le venne in bocca, procurandole il vomito e schernendola con un “che vuoi che sia, sbianca i denti”. La ragazza in questione non è più riuscita a farlo con nessuno, si sentiva una troia, non riusciva neanche più a nuotare con la testa sotto il livello dell’acqua. Dimenticavo gli attacchi di panico. E ovviamente non ha mai pensato di denunciare il fatto. Chi mai le avrebbe potuto dare ragione?
Un’altra invece aveva una lunga storia di abusi familiari. Il padre, gli amici del padre, i cugini. La costringevano anche a guardare porno con loro, a fare cose. Oggi sta meglio. Ma sulle braccia porta i segni degli anni di autolesionismo, ferite infieritesi perché il dolore fisico annientasse i ricordi, molto più dolorosi.
Un’altra ancora in un momento di debolezza si è lasciata baciare da uno dei suoi migliori amici, almeno fino a quel momento. Lei si era lasciata dopo una lunga storia, lui pure. Solo che dopo quel bacio per lei sarebbe stato abbastanza. Per lui invece no. Quando ebbe finito lei se ne torno a casa con i lividi e un senso di colpa che ancora oggi la porta a pensare di esserselo meritato, di essere lei la troia, l’ha portata a chiedermi scusa per quanto fa schifo, l’ha portata a non dire niente a nessuno certa che non sarebbe stata capita, in fondo anche lei pensava di essersela cercata, l’ha portata a continuare a frequentare il suo “amico” come se niente fosse mai successo perché non sarebbe stato socialmente accettabile dire a tutti quanto il tipo in questione facesse schifo e probabilmente non sarebbe servito ad escluderlo dalla cerchia sociale di amici in comune.
Tre donne, un ragazzo conosciuto, un padre, un migliore amico. Nessun rom o estranei di altro tipo.
Ora io non so spiegarmi come mi sento di fronte a ciò. Sono un uomo e forse neppure vi interessa saperlo, però queste donne io le ho guardate negli occhi, le ho amate, ne ho conosciuto aspetti forse nascosti ai più e sinceramente rimango sconvolto di come un altro uomo possa averle prese e usate come dei giocattoli o come delle valvole di sfogo, quando invece c’era tutto quello che ci vedevo io, non comprendo come possano averle prese trascurando tutto il resto e vedendo solo una vagina. Non so se è la parola giusta, ma mi sembra uno spreco incomprensibile, uno spreco di umanità, avere di fronte una persona con tutta la sua complessità, i suoi pensieri, il suo amore, una persona probabilmente disposta a darti molto di più e invece accontentarsi di svuotarsi i coglioni, contro la sua volontà, come un animale, e poi sentirsi anche bene.
Non so spiegarvi la rabbia che provo, che forse non è che una minima parte di quella che provate voi. Io so che ho dovuto trattenermi dall’andare a cercare le persone in questione e ucciderle. Si perché l’istinto è questo. Lo so, è un istinto da uomo, maschile. L’ho represso, prima di tutto per il rispetto che provavo per le donne che si sono fidate raccontandomi il loro segreto e in secondo luogo perché mi avrebbero trasformato in un qualcosa che non voglio essere. Ma la rabbia dentro rimane, e brucia, ed ogni volta che mi è capitato di guardarle negli occhi non sono mai riuscito a comprendere come qualcuno potesse aver fatto loro qualcosa del genere, quando io sarei andato in cielo anche solo con un bacio o una carezza.
Quello che voglio dirvi e che di uomini come me ce ne sono molti altri. So che per voi donne è una difficoltà in più riuscire a distinguere quelli di cui potete fidarvi e quelli di cui no. Io sinceramente non sono ancora riuscito a capire come le donne che ho incontrato abbiano avuto il coraggio di fidarsi di me dopo quello che era stato fatto loro, ho avuto difficoltà ad abbracciarle mentre mi raccontavano le loro storie, perché mi sentivo uomo come uomo era chi le aveva violentate.
Non ho messaggi particolari da lanciare, slogan o altro, solo dirvi che mi stupisco ogni volta della forza che avete dentro, non perché l’abbia mai sottovalutata, ma perché va al di là di ogni ragionevole immaginazione.
Un uomo.