Visualizzazione post con etichetta palestina. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta palestina. Mostra tutti i post

lunedì 19 novembre 2012

Di foto e morte in Palestina.





Non sta a me indagare cosa rappresenti per un essere umano la vista di un suo simile morto, dilaniato, ucciso, non è un’indagine che mi compete e soprattutto non ho i mezzi né tantomeno la voglia per affrontarla. Non ora, almeno.

Quello che mi spinge a scriverne ora, sono le decine di messaggi sui social networks che minacciano di “eliminazione dai contatti” chiunque posti foto  dei bimbi (degli adulti non si dice niente, ma presumo valga lo stesso trattamento) uccisi in queste ore a Gaza dall’esercito di Israele.

Le immagini sono atroci ed è -o per lo meno dovrebbe esserlo- impossibile guardarle senza esserne profondamente turbati. 
Il sangue di quei bambini, il genocidio di quel popolo non può lasciarci indifferenti.

Eppure...
Eppure ogni volta si ricomincia, si sentono le stesse parole, si leggono le stesse frasi: Israele si sta difendendo, Hamas sta uccidendo il popolo di Gaza, l'operazione militare è chirurgica e vuole stanare i terroristi, veri colpevoli delle condizioni di vita della gente di Gaza. 
Pare di leggere le stesse parole già dette durante Piombo Fuso.

In pochi giorni l’esercito Israeliano, secondo solo a quello USA, se non vado errata, ha ucciso più di 70 persone (quasi venti sono bambini) e ne ha ferite  670, di nuovo soprattutto donne e bambini, alla faccia delle “azioni chirurgiche”.

Nel silenzio e nella complicità degli ultimi premio Nobel per la pace, Obama ed Unione Europea, Israele sta bombardando una striscia di terra già abbondantemente martoriata. Anzi, peggio: si chiede ad Israele di fare tanta attenzione, se ne benedice il diritto alla difesa e si chiede solo di moderarsi un po'.

“Israele ha diritto a difendersi”, dicono. 
E poi tacciono davanti ai corpi dei quattro fratellini uccisi nella loro casa insieme alla madre di 22 anni, al padre di 28, alla nonna, la zia, a due vicini. Un'intera famiglia sterminata perché Palestinese, perché a Gaza.

Un errore, una fatalità, li usano come scudi umani, c'era un covo terrorista lì vicino...
Le stesse parole, le stesse giustificazioni, la stessa morte, lo stesso dolore.

Non so se sia giusto mostrare le foto di quei corpi, ma continuo a farlo, perché davanti al silenzio, al disinteresse, alla ricerca di “spiegazioni” e “giustificazioni”, forse il solo modo per costringere qualcuno ad aprire gli occhi è sputargli la verità in faccia. 
Perché la giustezza del mostrare la morte, credo passi in secondo piano rispetto alla necessità di far sapere, di non tacere, di condannare.

Il massacro del popolo palestinese è continuamente negato.
Non ci sono solo le bombe di Israele. C'è l'umiliazione di un popolo intero, c'è l'impedire alla gente di vivere nella sua terra. Ci sono gli olivi sradicati, c'è l'acqua negata, ci sono le ambulanze fermate arbitrariamente ai posti di blocco, ci sono i bambini che vivono di niente, c'è un muro, ci sono i militari che entrano in casa tua.
E va bene così, fino al prossimo bombardamento.

Ad ogni voce che si alza in difesa del popolo Palestinese, ce ne sono a decine che urlano “antisemita!” e rispondono paragonando il lancio dei razzi qassam ai bombardamenti israeliani.

E allora, forse, far vedere quello che sta succedendo davvero a Gaza è il solo modo per tenere alta l’attenzione, per fare in modo che non si mettano più sullo stesso piano le “forze di fuoco” in campo.

Rosa Schiano è a Gaza, è sotto le bombe di Israele proprio mentre sulla mia pagina facebook si discute su "foto sì, foto no" e a chi le dice che pubblicare le foto dei bimbi, delle vittime negli obitori, delle macerie è “macabro”, lei, sotto quelle stesse bombe, risponde “io faccio informazione”. 

E le pubblica, quelle foto e quei video, che hanno su di me un effetto devastante.

Quelle foto, quel sangue mi fanno sentire parte di un mondo che di quei corpi non si è mai interessato quando erano vivi e il dolore che mi provocano è per questo ancora più forte. 
Mi fanno sentire talmente male da spingermi a condividerle ancora, a cercare altre informazioni, a fare quel pochissimo che possiamo fare da qui: informare, parlare, urlare, non tacere mai.

Sabato a Roma, allo sciogliersi del corteo, un ragazzo palestinese ci ha detto di non dimenticarli, di non fare calare l’attenzione, di continuare a parlare, a protestare, a scrivere perché non si dimentichi mai il popolo Palestinese.


Consigli di lettura:
Palestina: Storia di una pulizia etnica 1-2-3 di Baruda
E sempre da lì, leggetevi tutti gli articoli su Palestina e Medio Oriente.

lunedì 16 maggio 2011

Palestina Libera!





Cose notevoli del corteo di sabato 14 maggio 2011 in sostegno della Freedom Flotilla 2:
- piazza dell'Esquilino che cambia nome
- ragazzine che urlano slogan in arabo e che me li traducono in un romanaccio degno della miglior periferia
- un ragazzo ormai uomo profugo in Siria, che racconta di quando era poco più che bambino e prendeva in giro suo padre che gli diceva continuamente: "tornerai nella tua terra, tornerai in Palestina" e che quando riesce ad entrare in Patria prende un sasso della propria terra da portare al padre (e "qualcuno" che si commuove)
- la bandiera Palestinese che svetta alta davanti al Vittoriano tra gli applausi e le grida gioiose del corteo tutto
- il bambino in testa al corteo con un manifesto colorato, che dopo essere stato fotografato va dal fratello maggiore (molto più fico, lui teneva lo striscione e pure la bandiera!) e indicandomi gli dice: "Io sono stato fotografato da quella bella giornalista là"
- la signora col velo che mi chiede dove sta la metro e che poi mi dice "grazie". "si figuri". "No, grazie che siete qui"

venerdì 13 maggio 2011

Con la Freedom Flotilla!


Domani, 14 maggio 2011, tutti alle 14.30 a piazza della Repubblica a Roma con la Freedom Flotilla per la fine dell'assedio a Gaza.

Alla faccia della Santanchè!




 




[youtube http://www.youtube.com/watch?v=Fvy04P-kipY?rel=0&w=425&h=349]

venerdì 15 aprile 2011

Restiamo Umani

Vik


Piango per un Uomo che non ho conosciuto, che parlava di pace e di diritti.
Piango per un Popolo che non conosce pace e che non ha diritti.
Restiamo Umani.
Ciao, Vik da Gaza City.