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venerdì 4 maggio 2012

Di firme e numeri

"Oh, Lola, ma te l'hai firmato l'appello di Saviano?"
 Me l'ha chiesto più di una persona, in questi ultimi giorni il che mi fa nuovamente gioire della mia mancata adesione alla petizione di SNOQ-Zanardo-Lipperini (non so se è l'ordine corretto).
Che poi io al posto loro sarei incazzatissima: ma come, una si sbatte e il merito se lo piglia Saviano?
"Saviano contro la violenza sulle donne!"
Poi vai a leggere e scopri che era un tweet. Deprimente.

Comunque, oggi è uscito un bell'articolo di Luisa Betti, che si chiede quello che ci stiamo chiedendo in molte: che significato ha l'adesione della presidente della Regione Lazio Polverini, che da una parte parla di  "un attacco al cuore dei diritti delle ragazze, delle bambine, delle donne, che sono le prime vittime della crisi, le prime vittime delle violenze domestiche"e dall'altra distrugge i consultori e toglie i soldi ai centri antiviolenza?

È vero, come mi hanno detto in tante commentando una mia uscita sarcastica in proposito, che non puoi lanciare una petizione e proibire alla gente di firmarla, ma è esattamente la possibilità che certe firme arrivino accanto alla mia, che mi impedisce di mettere con tanta tranquillità il nome sotto un appello condivisibile nella sostanza, ma (per me) improponibile per molti aspetti.
Insomma, io con certa gente non mi ci mischio.
I calderoni non mi piacciono. E SNOQ è un immenso calderone dove tutto è buono, l'importante è fare numero. E niente puttane, anarchiche e comuniste, che quelle so' violente e non le vogliamo. 

Solo che ci sono delle cose su cui io non transigo. Mettere il mio nome accanto a quello di chi scardina diritti faticosamente conquistati è una cosa che non solo non voglio, ma non posso fare. E il rischio di accodarsi ad appelli simili è esattamente questo. 
Insomma, sul palco del 13 febbraio (cheppalle) ha parlato gente con cui io non prenderei manco il caffè.

Io non posso firmare gioiosa una cosa che appare sul sito de La Repubblica tra le tette di Carmen Electra, gli amori di Belen e la prova costume della sora Lucia. Non ce la posso fare. Mi sentirei troppo presa per il culo.

E poi c'è la continua e non sempre sottintesa delegittimazione del lavoro delle altre, che arriva a sfiorare il ridicolo, fino ad accusare chi non si accoda di avere "ansie di protagonismo" o di non capire, di essere fuori dal mondo, di estremismo e tutto il cucuzzaro.

Soprattutto c'è un gran parlare di numeri.

Stando a Bollettino di Guerra siamo a #58.

E tutti a scrivere di #58 donne uccise.

Anche la "presidente dell'UDI" Vittoria Tola, che come moltissim* altr* non si è premurata di andare a controllare, parla di Cinquantasette donne uccise da uomini violenti dall’inizio dell’anno.

La mia personalissima stalker di fiducia, Giulia,  a fatto un lavoraccio, andando a verificare uno per uno i post su Bollettino di Guerra:
NON SONO 60 DONNE (aggiornato ieri, 4 maggio, io l'ho avuto stamani, per questo i numeri citati qui e quelli nel mio post sono diversi)


L'ultimo numero è 60 quindi da domani preparatevi a sentire che ci sono 60 donne morte ammazzante. Il dato ha creato, credo, una specie di cortocircuito collettivo per cui una fonte "autorevole" (e il senso comune che te lo ripete ormai ovunque) dice X e X sono. punto.
Io ho un po' la mania di verificare le fonti, sarà un retaggio della triennale in storia, non so...comunque il numero si suppone essere  ripreso da Bollettino di Guerra (http://bollettino-di-guerra.noblogs.org/page/7/). Visto che è stato ricordato da poco da Femminismo a Sud che le vittime del bollettino sono di ambo i sessi e che il conteggio si basa sulla misoginia del movente sono andata a controllare, post per post (e ci vuole parecchio stomaco). Le vittime #59-#60 sono due coniugi, probabilmente uccisi dal figlio, suicidatosi subito dopo. la notizia è di questa sera.
La vittima #42 è un bambino (Mirko 2 anni e mezzo), forse ricordate la vicenda Daniela Sulas: insomma lei è indecisa se tornare o meno con il padre del bambino e il nuovo partner tenta di ucciderla a martellate, riesce ad uccidere il bambino soffocandolo e infine si impicca.
#31-#35: le vittime sono 4: l'ex moglie, il nuovo partner di lei, la figlia dell'ex moglie e il fidanzato di lei.
la vittima #30 è un uomo: ucciso per aver intrapreso una relazione con una donna sposata dal padre e dal fratello di lei (che ne hanno occultato il cadavere). la famiglia era legata alla 'ndrangheta, lei, subito dopo la denuncia è stata trasferita in una località prottetta.
La vittima #26 è un figlio di 17 anni ucciso dal padre (suicidatosi subito dopo) che non riusciva a sopportare la conflittualità con la moglie. peraltro il #26 si ripete due volte [Bollettino di Guerra ne ha preso nota e lo segnala in home.]: l'altra storia riguarda un uomo accusato di aver ucciso la titolare del laboratorio tessile per cui lavorava.
la vittima #16 è Claudio: il bambino gettato nel Tevere dal padre il cui cadavere è stato ritrovato poche settimane fa.
per i particolari morbosi le vittime #4-#8 sono state per qualche giorno sui tg nazionali e forse vi ricorderete della strage: 5 morti, tra cui l'assassino che prima di lanciarsi giù dalla finestra ha dato fuoco all'appartamento dopo aver chiuso nello sgabuzzino l'ex moglie, la figlia, l'ex suocera e l'ex-cognato disabile.
Infine per chi nei giorni scorsi sosteneva che le attenuanti per i "delitti passionali" non vengono date ho trovato questo: http://bollettino-di-guerra.noblogs.org/post/2012/02/01/italiano-uccise-la-moglie-12-anni-di-sconto-pena-per-gelosia/
In sostanza le DONNE morte ammazzate nel 2012 non sono 60. se volete parlare di 60 potete usare il termine VITTIME DI MISOGINIA o un sinonimo (non so se femminicidio vada bene anche nel caso di vittime maschili e invoco il parere di chi ne sa più di me ma comunque una parte di queste donne sono state uccise non "in quanto donne", ma per ragioni economiche o sconosciute, quindi non so se femminicidio sia corretto a prescindere), tra cui bisogna considerare che ci sono 2 bambini maschi e una femmina, 2 ragazzi e 4 adulti di sesso maschile. Le donne morte ammazzate segnalate da Bollettino di Guerra (che non è onniscente, il numero è probabilmente più alto) quindi risultano effettivamente essere 51.

Se volete qualche dato in più: le vittime sotto i 30 anni sono 14, bambini compresi, tra i 30 e i 60 sono 26 vittime e oltre i 60 sono 18. di due non è segnalata l'età.
Per quanto riguarda gli assassini: sono ignoti in 7 casi, extracmunitari in 3 e il restante (no non sono 50 perchè alcuni casi sono di duplice, triplice, quadruplice omicidio come potete notare sopra) italiani. In 7 casi sono ignoti, in 30 sono mariti, compagni, fidanzati o ex tali, 5 figli, 3 padri (le vittime qui sono i bambini i padri sono mariti o ex-mariti e in un caso il padre dell'amante che voleva "salvare" l'onore della figlia uccidendo il suo amante) e 6 che potremmo descrivere come "altro" (fratelli, generiche piste familiari, clienti abituali, rapinatori,...). a questi si deve aggiungere che in un caso, il #14, gli assassini sono 4 (uomo legato sentimentalmente alla vittima, suo figlio-ma non della vittima- e due amici). In 8 casi gli assassini si sono poi suicidati. In 3 ci hanno provato.
Le motivazioni sono nell'ordine: 13 ignote, 7 casi di gelosia (8 perchè una donna è stata uccisa per la propria gelosia), 15 per "liti" (singole o frequenti), 5 per la volontà di interrompere il rapporto, 7 casi di probliemi psichici o di altro tipo  talvolta sovrapposti ai litigi e contati due volte (depressione di lei o lui, presunta possessione demoniaca, alcolismo, precedenti problemi psichici), 4 questioni economiche. I conti non sono precisi perchè le motivazioni non sono semplici da classificare. In un caso la donna soffriva di una malattia degenerativa e il marito non ha retto allo stress di vedere la moglie soffrire quindi l'ha soffocata con un cuscino.
Metodi (per i più morbosi): 4 ignoti (di due non si trova il cadavere), 14 casi in cui sono state usate armi da fuoco (soprattutto pistole ma anche fucili), 10 accoltellamenti (e armi bianche in genere),11  strangolamenti, 4 soffocamenti, 2 utilizzo del fuoco, 4 pestaggi (con o senza oggetti contundenti), in 3 casi la vittima è stata gettata da: scale, ponte, finestra.

RICORDO A TUTT*, SOPRATTUTTO AI GIORNALISTI PROFESSIONISTI, CHE LA VERIFICA DELLE FONTI NON E' UN OPTIONAL NE' UN PASSATEMPO PER PERSONE STRAVAGANTI. (Ovviamente dovete controllare anche questa nota, perchè posso sempre aver fatto qualche casino quindi ANDATE A CONTROLLARE!!!)

Oggi Bollettino di Guerra scrive chiaramente che il loro conteggio comprende donne, bambini e uomini (vittime trasversali dei delitti che hanno come obiettivo una donna)

Che poi non è nel numero o nei termini usati il problema, è ovvio.

Il problema è che questo pressappochismo, questo voler correre , volersi farsi vedere attiv* e preparat*, mi fa più rabbia delle tette su Repubblica, della firma di Peter Gomez, dell'adesione di Polverini, perché dimostra che alla stragrande maggioranza di chi sta parlando oggi, fino a qualche ora fa del femminicidio non interessava niente.

giovedì 12 aprile 2012

Io e SNOQ. Ancora mai.

Ho parlato altre volte del mio non rapporto con SNOQ.
Sin dall'inizio quel movimento mi è sembrato un modo paraculo per cercare voti e criticare un (peraltro criticabilissimo) governo machista e volgare più di altri, ma non unico nel suo genere. 
L'idea poi che mi stesse invitando in piazza chi di solito mi censura e non mi ascolta, per difendere "la dignità delle donne", mi ha dato immediatamente l'orticaria.

Lo avevo detto subito, in effetti. Sono una donna coerente, io, tocca prenderne atto.
Perché non mi piace affatto l'idea che "per la dignità delle donne" si debba manifestare solo ora che Berlusconi sta impicciato con i festini e l'Olgettina.
Come se non ci fosse un prima, come se Berlusconi fosse il solo problema, come se una volta cacciato a pedate lui il paese potesse diventare un "paese per donne".
Sento di poter dire di avere avuto ragione, senza presunzione.

Comunque, non è che io non ci abbia pensato e ripensato. 
Sono pure andata all'incontro di SNOQ alla Casa Internazionale delle Donne. 
E ho ascoltato. 
E ho capito, o meglio, ho avuto conferme: io e SNOQ, anche mai.

In quel movimento io continuo a vedere
Donne di potere, di cultura e di spettacolo che hanno chiamato in piazza altre donne dopo aver taciuto volontariamente e colpevolmente della politica degli ultimi anni
Una manifestazione dai contenuti piuttosto fumosi che ha dovuto il suo incredibile successo mediatico all’enorme pubblicità avuta da quegli stessi media che hanno ignorato decenni di politica delle donne (una per tutte, L’Unità di Concita De Gregorio, sulla quale si lasciò scrivere che l’UDI si era sciolta senza che nessuna sentisse il bisogno di una rettifica che andasse oltre qualche parola buttata tra i commenti sul “silenzio delle donne”).

Ma io so' capocciona.
E leggo tanto.
Sono una di quelle pallosissime donne che si informa. Colpa di mio padre, presumo.

E quindi oggi mi sono letta un articolo di Giulia Bongiorno (quella di Andreotti, lo so, dovrei passarci sopra, ma non ce la posso fare, la guardo e vedo lui) dal titolo Le divisioni tra noi donne che ci escludono dal potere.
Nessuno è in grado di immaginare come sarà la politica dopo il governo Monti, tra i cui meriti c’è sicuramente quello di aver affidato tre ministeri di peso a tre donne di valore.
Qui il mio primo problema. 
Che cosa intendiamo con "ministeri di peso"? Che cosa rende il ministero della Sanità o quello della Pubblica Istruzione, molto spesso ministeri retti da donne, "ministeri non di peso"? 
Forse che la cultura e la salute di un popolo non hanno importanza?
Lana caprina, come direbbe la mia amica I., quindi passo oltre e mi tengo il mio disagio, so di essere una di quelle persone che va in fissa su un dettaglio e può passare le ore a blaterarci su.

Bongiorno si chiede se con l'addio del governo Monti non si tornerà indietro, ai grandi classici degli italici governi, insomma, e propone una strategia:
Una prima strada potrebbe essere chiedere alle parlamentari di ciascuno schieramento di impegnarsi in una serrata trattativa all’interno del proprio partito per ottenere che, in occasione delle prossime elezioni, almeno la metà delle candidate siano donne. Ma è probabile che non basterà.
Buongiorno, Giulia!

Lo sapevi che nel lontano 29 dicembre 2007 il Senato della Repubblica Italiana iscrive la Proposta di legge di iniziativa popolare Norme di democrazia paritaria per le Assemblee elettive al n.1900/07? 
E lo sai che questa proposta si chiama 50E50... ovunque si decide! e che nasce il 16 novembre 2006, quando la Sede Nazionale UDI lanciò la campagna in tutta Italia? 

Dove siete state in quell'anno? 
Alcune di voi erano già sedute nei posti di potere, ma evidentemente eravate distratte da altro. 
Secondo wikipedia tu eri deputata alla Camera, poi non saprei.

Diciamo che apprezzo l'intenzione, ma un po' di informazioni in più per tutt* quelli che ora gridano allo scandalo per la mancata rappresentanza di genere non fanno male. Direi "meglio tardi che mai", ma suona come una presa in giro, me ne rendo conto.

Si dovrebbe, auspica Bongiorno, pensare ad una classe dirigente composta di donne, che con la loro "sensibilità femminile " (e un brivido gelido mi corre lungo la schiena) potrebbero cambiare il paese. 
Ma non è mica facile, anzi:
Le difficoltà sono innumerevoli, ma il punto non è questo: alle difficoltà siamo abituate. Il punto è che c’è un ostacolo preliminare davanti al quale cadiamo ogni volta: la nostra tendenza — anche dopo aver combattuto battaglie comuni — a dividerci, a frammentarci, a disgregarci. L’incapacità di mantenere un fronte unico.
Le donne tendono a dividersi, frammentarsi, disgregarsi.
Dov'è che ho sentito questa cosa? 
Ah, sì, in un delirante articolo scritto da una donna su Linkiesta, nel quale mi si spiegava l'inesistenza della solidarietà femminile e del ruolo dei miei ormoni nei rapporti con le altre.
E nei discorsi da bar con gli amici maschi, che vogliono convincermi che io e le mie amiche non siamo amiche davvero, perché siamo donne e l'amicizia tra donne non esiste.
Niente di nuovo, insomma.

Bongiorno nota come questo tra maschi non avvenga e nonostante invidie e odii, i loro rapporti sono dominati dal desiderio di spartirsi il potere, cosa che non trova, appunto, alcun riscontro nel mondo femminile:
Nei gruppi di donne questo non avviene: noi non ce ne teniamo nemmeno mezza [di fetta di potere, ndr.]. Quando si forma uno schieramento, prima o poi c’è sempre qualcuna che attacca apertamente qualcun’altra, è solo questione di tempo. E gli obiettivi che erano stati fissati, e che magari per un attimo erano sembrati persino a portata di mano, si fanno lontani. Irraggiungibili.
Io so già dove vuole andare a parare, ma provo ad essere ottimista. Insomma, sta scrivendo sul sito di SNOQ, mica su Il Fatto Quotidiano! Non potrà mica uscirsene con i soliti stereotipi sulle donne, no?
No.
Credo sia l’esito della micidiale congiuntura tra una distorta forma di «schiettezza» (le virgolette qui sono d’obbligo), la difficoltà nel disciplinare le emozioni e l’incapacità di valutare le conseguenze dei propri gesti: quel che è certo è che nella maggior parte dei casi basterebbe risparmiare una critica — o rinviarla a un momento e a una sede più opportuni — per evitare fratture insanabili, e dunque perdita di forza, di coesione e di credibilità.
Purtroppo, non abbiamo ancora capito che è proprio nella zona d’ombra tra il dire e il non dire che risiede e prospera il potere.
Eccoci qui. 
Ancora.
Di nuovo.
Incapacità nel disciplinare le emozioni.
Incapacità di valutare le conseguenze dei propri gesti.
Manco fossimo bambini. 
Anzi, peggio, perché ai bambini insegnamo subito che ad ogni azione corrisponde una reazione e non accettiamo da loro nessuna "incapacità di valutare le conseguenze dei propri gesti". 
Ci mancano la sindrome premestruale e la menopausa e siamo al gran completo.

È spaventoso che questo messaggio sia scritto proprio sul sito di SNOQ, non vi pare?

Tra l'altro Bongiorno si ricorderà che fino al 1963 era vietata la magistratura, perché "ci sono differenze nella funzione intellettuale delle donne in quei periodi". 
Dire oggi che siamo incapaci di disciplinare le emozioni e di valutare le nostre azioni e che quindi non possiamo aspirare al potere (che poi, anche qui, che è 'sto linguaggio da cospiratori?) non è forse la stessa cosa?
Per qualche motivo, però, paradossalmente, proprio quando ci si ritrova tra donne a tentare di creare un gruppo che persegue un obiettivo, la nostra capacità di mediazione e di ascolto, la nostra comprensione e il nostro spirito di sacrificio precipitano in caduta libera.
A parte il fatto che io non ho poi 'sto gran spirito di sacrificio, queste frasi si potrebbero cambiare con una qualsiasi uscita di Massimo Fini, se pure da Bongiorno è tutto detto con più garbo.
Esempio volante: per lei nessuna regola, nessun principio può valere più di un istinto vitale. E quindi totalmente inaffidabile [da Donne, guaio senza soluzione]).
Le donne andranno al potere soltanto quando avranno capito la differenza tra l’amore e la civile convivenza e saranno — anche solo apparentemente — unite, compatte e solidali.
Quando, cioè, in nome di un interesse comune avranno imparato a essere meno «schiette» e più strategiche.
Queste sceme che non siamo altro, che non sappiamo distinguere l'amore dalla convivenza civile! Che siamo così schiette da risultare delle pazze isteriche in bilico tra ingenuità e invidia mortale.

Come biasimare il patriarcato che ci schiaccia da millenni? 
Siamo talmente imbecilli che ci meritiamo anche di peggio!

Ma come in ogni articolo che si rispetti, è la chiosa la parte migliore:
Quanto tempo ci vorrà per superare questa ontologica incapacità di fare gruppo, di fare gruppo veramente però, e per più di cinque minuti?
ONTOLOGICA.

Ora, io ho studiato un po' di filosofia e quell'"ontologica" buttata lì mi spinge a un singhiozzo e ad un rutto, parafrasando Guccini. 

L'ontologia, per farla molto molto breve, è lo studio dell'essere in quanto tale. 
È il discorso sull'essere e vedere usato questo termine per significare l'incapacità delle donne di "fare gruppo", di "prendersi le responsabilità dei propri gesti" e via dicendo mi terrorizza, perché vuol dire che il patriarcato ha stravinto e che la strada è molto molto più dura di quanto una giovane (?) femminista possa anche solo immaginare.

Rubo le parole ad Angela, che è filosofa e femminista e che come me non riesce a mandare giù quell' "ontologica":
Le donne hanno una "ontologica (e sottolineo ontologica) incapacità di fare gruppo"? sta scherzando? cioè lei vuole incitare le donne a stare unite nella lotta e intanto tiene come punto di partenza quello che la cultura patriarcale dice delle donne? altro che gelosia, ma come fai a fare fronte comune così?

La cosa bella di SNOQ è che riesce a darmi ogni giorno un motivo in più per essere altrove.

martedì 6 dicembre 2011

Io e SNOQ: anche mai.

Lunedì alla Casa Internazionale delle Donne di Roma c’è stato un incontro con SNOQ per parlare della manifestazione nazionale che stanno organizzando per il prossimo 11 dicembre a Roma.

Ci sono andata prevenuta, lo ammetto.

Prevenuta innanzi tutto perché SNOQ non mi ha mai convinta e prevenuta perché reduce dall’Assemblea UDI del precedente fine settimana, in cui mi hanno detto che un’associazione nata nel 1945, con una storia importante, che dal 2003 si è risollevata, portando avanti campagne fondamentali come il 50E50… ovunque si decide!, la Staffetta delle donne contro la violenza sulle donne e Immagini Amiche (che può vantarsi di avere l’alto patrocinio del Presidente della Repubblica), senza di loro sarebbe “invisibile”. 
Prevenuta perché donne UDI mi hanno detto che il 13 febbraio è stata la data più importante della storia del movimento femminile italiano, come se prima non ci fosse stato nulla. E me l'hanno detto nella sala intitolata a Carla Lonzi.
Come ha detto Vania Chiurlotto in Assemblea, 
Se dieci anni fa si nominava l’Udi ci si sentiva dire “L’Udi? Esiste ancora?”.
Le più informate dichiaravano “ Ah, l’organizzazione delle donne comuniste”.
Oggi, fino ad oggi, l’Udi è visibile, organizzata, autorevole, riconosciuta perché libera.
Una situazione insostenibile, scandalosa. 
Una situazione che evidentemente ha richiesto un "riportare all'ordine", magari anche rientrando nei giochi dei partiti o accodandosi a movimenti appena nati, ma con una maggiore visibilità mediatica.
Ho sempre visto in SNOQ una mossa furbetta, la chiamata alle armi delle donne contro un uomo (sì, contro un solo uomo, non contro un governo intero e contro un intero modo di fare politica). 
Donne di potere, di cultura e di spettacolo che hanno chiamato in piazza altre donne dopo aver taciuto volontariamente e colpevolmente della politica degli ultimi anni
Una manifestazione dai contenuti piuttosto fumosi che ha dovuto il suo incredibile successo mediatico all’enorme pubblicità avuta da quegli stessi media che hanno ignorato decenni di politica delle donne (una per tutte, L’Unità di Concita De Gregorio, sulla quale si lasciò scrivere che l’UDI si era sciolta senza che nessuna sentisse il bisogno di una rettifica che andasse oltre qualche parola buttata tra i commenti sul “silenzio delle donne”).
La pretesa delle donne di SNOQ di essere le sole pronte e capaci di fare qualcosa, il loro malcelato disprezzo o forse la loro ignoranza (nel senso etimologico del termine, ovviamente) per tutto quello che c’è stato prima e che c’è ancora, il loro senso di superiorità politica, culturale e morale, mi ha infastidita dal primo momento.

Ciononostante il 13 febbraio ero in piazza, ma con gli Ombrelli Rossi e insieme ad altre donne ho abbandonato presto piazza del Popolo per dirigermi verso il Parlamento, con la mia rabbia e le mie rivendicazioni.

Comunque, nonostante prevenzioni e perplessità ieri sono andata alla Casa per incontrare il comitato promotore, nella persona di Serena Sapegno (che non è una sprovveduta, anzi, e che proprio per questo mi fa parlare di un silenzio colpevole) e Sara Ventrone.

Due cose ho notato. 
Innanzitutto, mi è parso che si volessero mettere le mani avanti in vista di un possibile flop della manifestazione. E quindi un tirata sui comitati locali, che sono lasciati liberi di scegliere se venire a Roma, se fare cose sul proprio territorio, o se non fare nulla; e poi –data l’oggettiva scarsa visibilità di questo appello- una lamentela che sinceramente non smette di farmi ridere a crepapelle: questa manifestazione, SNOQ stessa, sarebbe “ignorata dai media”.

Ora, con tutto il rispetto, ignorate de che?

Il successo di SNOQ a febbraio è stato dato proprio dall’appoggio incondizionato e acritico di tutti i media antiberlusconiani del paese, quindi lamentarsi di essere invisibili mi pare un’assurdità. 

Certo, non c’è più una direttora di un quotidiano nazionale che può fare pubblicità a tutto spiano, ma non mi pare che invisibilità mediatica e SNOQ possano andare a braccetto. 
Indubbiamente l’attenzione è minore, ma c’era da aspettarselo da una manifestazione che voleva difendere la “dignità delle donne” contro il berlusconismo.
Insomma, Berlusconi non è più Presidente del Consiglio, le sue esuberanze sessuali sembrano non interessare più, quindi la presa sulla gente è effettivamente minore.

SNOQ vuole farci sapere che “non si poteva continuare a non esseere presenti mentre stava cambiando tutto” e che loro ci sono “anche al di là di Berlusconi”. 
Io ed Ingrid, non abbiamo potuto non farci la stessa domanda, quasi all’unisono: “Sì, ma prima di Berlusconi, ndo stavate?” 
Sentire parlare di “agenda politica delle donne” da chi fino a undici mesi fa mi ignorava, ignorava (o almeno pretendeva di ignorare) lo sfascio dei consultori, le azioni contro la proposta Tarzia, le manifestazioni contro la violenza, i drammi delle migranti, mi fa rabbia più dei festini, perché davvero mi tocca profondamente.

L’idea che mi ha dato l’incontro è stata di un’enorme confusione, né con, né contro, come è stato detto più volte.
Non si può essere acriticamente con questo governo, che però viene a prendere i soldi sempre dai soliti, ma non si può nemmeno essere contro, perché tutto è meglio di Berlusconi. E poi vuoi mettere la bellezza di una Ministra che si commuove dicendo “dovete fare sacrifici”?

E poi, a quali donne vuole parlare stavolta SNOQ? 
Prima erano le donne per bene, quelle che studiano, lavorano, che non vendono il proprio corpo, le madri e le figlie che "non sono come Ruby", accompagnate dagli uomini che "mia figlia non te la darò mai". 
E ora? Ora che, come ci ricorda L’Unità, non c’è più il “tacco 12”, ma un più sobrio e maturo "english style", con chi vogliono parlare?

Dice bene Barbara Pettine, delle Metalmeccaniche FIOM: “Di quali donne parliamo? A quali donne ci rivolgiamo?” perché, dice, se vai in fabbrica, non troverai facili adesioni. 
Perché le prime a essere massacrate da questa manovra, saranno proprio quelle donne e non si può chiedere a chi magari sta perdendo il lavoro e dovrà affrontare sacrifici reali di “non essere né contro né a favore”.

Per quanto mi riguarda, questo è invece il momento di mettere paletti, di fare richieste reali e di pretendere un cambiamento. Questo per me è il momento della protesta, che, come ha detto una ragazza di vent'anni, Silvia, non può essere un concerto e qualche recital.

Tra le tante realtà presenti ieri alla Casa, molte aderiranno alla mobilitazione, altre ne faranno a meno. 

Avrei voluto sentire il parere dell’UDI, perché nonostante il (a mio giudizio terrificante) nuovo corso è pur sempre la mia associazione, ma la Responsabile della Sede Nazionale presente, Vittoria Tola (l’altra Responsabile è Grazia Dell’Oste, che però non era presente), purtroppo non ha preso la parola.

Comunque, mi è parso che quello che davvero e di nuovo manca a SNOQ siano una reale conoscenza del mondo che le circonda (o almeno il riconoscimento di chi in quel mondo ci vive ogni giorno) e una piattaforma politica ben definita per la manifestazione dell'11 dicembre.

Le parole sono belle, non c’è dubbio, ma ieri si voleva invitare ad una manifestazione di cui nessuno pareva saper spiegare davvero i contenuti. 
Si è venute a chiedere adesioni a qualcosa che non è dato criticare in alcun modo, un monolite che mi pare accessibile solo a chi dice "sì". Alle critiche di Nella Condorelli, che diceva che si erano ignorate molte realtà femminili con cui si sarebbe potuto e dovuto dialogare proprio per una maggiore riuscita della mobilitazione, è stato risposto: "Organizzatela voi una manifestazione in cui parlate con tutte. Fatelo se siete capaci, poi io ci vengo. Mi invitate e ci vengo". Nessun diritto di critica.

Certo, sul palco non ci saranno solo Emma, Paola Turci e Marina Rei: ci saranno “giornaliste” ed “economiste” e verrà letta la lettera di una vecchia pensionata che bada alla madre con l’Alzheimer, ma poi? 
Sentirmi dire “proporremo l’agenda politica delle donne” non mi basta e soprattutto per me non ha senso.

Come Pettine, io voglio sapere di quali donne

Rivolgersi alle “cittadine” per me è già qualcosa di fortemente respingente, perché io voglio e devo rivolgermi anche a tutte le altre: alle migranti, alle mie sorelle nate qui da genitori stranieri e che non sono considerate italiane da una legge dannosa e discriminatoria. E le sex workers? E le lesbiche? E le trans? SNOQ non ha da parlare anche a loro? 
Ma soprattutto, ha intenzione di prendere in considerazione e valorizzare il lavoro fatto dalle tante che si muovono faticosamente da molto prima del 13 febbraio? 
Sinceramente a me pare di no e vi consiglio la lettura del post di Francesca Sanzo su Donne Pensanti in merito. 

Di nuovo, nell’attuale chiamata all’adunata, trovo punti di disaccordo per me fondamentali con le donne di SNOQ, a partire dall’esclusione di alcune (appunto, le sex workers) e il disconoscimento, o meglio l’assoluta indifferenza, per il lavoro svolto dalle altre (altro consiglio di lettura: Deconstructing SNOQ, di Lorenzo Gasparrini su Femminismo a Sud).

Leggo e sento parlare e però quello che mi torna è sempre la stessa cosa: noi finalmente abbiamo il coraggio di parlare, mentre voi tutte siete state sempre zitte e ora eccoci, siamo la vostra voce, lasciateci fare.

Solo che io di voce ne ho abbastanza e non mi faccio dettare l'agenda politica da chi non mi ha mai voluto ascoltare. 


martedì 25 ottobre 2011

Io e la Plagiante. Ovvero Lorenza e l'UDI*

A molti di voi il pilotto è stato attaccato tempo addietro, pure dal vivo, ma non me ne importa niente e quindi ricomincio. Sappiate che potete saltare il post, non mi offendo e comprendo.

Io l'UDI sapevo cos'era perché me lo aveva detto la Maestra Laura alle elementari (e io ho una memoria selettiva fantastica), solo che non l'avevo mai incontrata dal vivo.

Poi, visto che la Delegata Nazionale, Pina Nuzzo, diceva che era ora che le donne più giovani incontrassero la politica delle donne, mi sono accollata alle Sorelle della Sede Nazionale tramite web.
Per capire dove sono le ragazze, dobbiamo restituire alla nostra politica anche la dimensione della socialità perché ci rimette in gioco, non solo tra noi che abbiamo una certa età e tanta storia alle spalle, ma perché consente alle più giovani attraverso rapporti vissuti di entrare a far parte di una storia che sembra tanto lontana.
Così diceva Pina. 
E allora ecco il web, che mi aiuta ad andare fisicamente in via dell'Arco di Parma ad incontrare mac ed em.

Che poi Pina ce l'ha proprio con 'sta faccenda del web, cosa che a qualcuna proprio non è mai andata giù. L'ha ridetto pure al Congresso:
Attraverso il web, la comunicazione da donna a donna, l’Udi ha fatto camminare parole che ogni donna poteva fare sue, che risuonavano e davano voce a quello che non si riesce a dire.
Mica scema 'sta qui. Ha capito che il web è una cosa che se la usi bene aiuta anche la politica. Dov'è che è già successo?

Ed ecco che arriviamo proprio noi, le gggiovani con tre G, le plagiate, quelle che sono state chiamate indegne, che hanno una tessera (la mia è la 2935) che conta di meno delle tessere delle sessantenni, a sentire qualcuna:
... quelle che partecipano alle mail bombing, quelle che lottano per i consultori, quelle diversamente occupate, quelle che nate altrove vivono nel nostro paese, le nate di donna.
Eh, lo so. Deve sembrare proprio strano leggere parole del genere a chi vuole tornare indietro di una ventina di anni (1982, per l'esattezza), quando l'UDI era nei partiti e non una cosa a sè, capace di  muoversi e lottare per le donne e con le donne. Gratis. Spiazzante, immagino. E pure spaventoso.

Pina Nuzzo, come Delegata Nazionale, ha saputo parlarci e ascoltarci, indirizzandoci, ma senza interferire mai con le nostre idee. I modi. Quelli sì. Quelli ce li ha insegnati.
Quando avremmo voluto rispondere a male parole, lei ci ha spiegato come si potessero dire le medesime cose forti senza sembrare delle esagitate. E mica è poco. Per una come me, poi... 

Dopo l'ultimo incontro in Sede Pina m'ha dato perfino i compiti per casa: "pensaci tu. Trova le scuole, quelle che vuoi, ma vai e parla. Magari di Immagini Amiche. Io faccio solo la parte ufficiale come Delegata, poi ci pensi tu. E' roba tua".

Questo ha dato fastidio a qualcuna: l'aver permesso a noi di fare qualcosa. Aver detto alle ultime arrivate (chi per anagrafica, chi -come me- per altri motivi), andate e fate, io sono con voi.

Mi ha addirittura fatta tesserare. O meglio, quando ha visto che mi stavo tesserando mi ha sorriso e ha detto "ma come? io pensavo che la tessera ce l'avessi già".
Tanto per dire... non mi ha plagiata, come hanno insinuato, semmai mi ha accolta e convinta coi fatti.

Roba che nel portafogli l'unica tessera che ho è quella del supermercato. Tesserata io... roba dell'altro mondo!

Tutto il fango che le hanno buttato addosso, incapaci di dire il loro vero pensiero e forse anche vergognandosi dei loro pensieri, me l'ha fatta amare ancora di più.

E allora ieri l'ho chiamata, per dirle che se servo, io ci sono.

E lei con la voce sorridente m'ha detto "noi andiamo avanti, noi continuiamo a lavorare. Semmai, siamo ancora più libere adesso. E poi tu c'hai quella cosa delle scuole."
E si è ricordata di quanto le ho raccontato di mio padre -uomo meraviglioso, tocca ammetterlo- che quando gli ho detto "Oh, papà! Domani vado all'UDI", da vecchio MarxistaLeninistaComunistaNonSoChe ha risposto: "Ahoccheppalle! Ancora quelle dell'UDI?!" Ma lo vedevo che era contento.

Mi ha detto Pina, sorridendo all'altro capo del telefono: "Non fosse altro che per non darla vinta a tuo padre, noi  non ci fermiamo!"

Ecco. L'UDIchesiamo è un'altra cosa da quella che ci hanno fatto vedere certe donne al Congresso.
Io quell'UDI lì la voglio ancora. E allora ripenso a Vania (Chiurlotto, per dire, mica l'ultima scema...) che mi dice "rimboccati le maniche, fai. Fate. Voi. Le giovani."


 *stavolta niente nick: Lorenza, che poi so' io.



lunedì 24 ottobre 2011

Udi che siamo

Sono andata al XV Congresso dell'UDI.
Andate QUI per leggere cosa è successo.
Io mi sono portata a casa parecchia rabbia, che però si è trasformata subito in un'incredibile voglia di fare.

mercoledì 28 settembre 2011

Storia recente

Sto leggendo "a carte scoperte" della mia amica Milena Carone.
Mi piace soprattutto leggermelo in pausa pranzo, sul prato dietro l'ufficio.

 Vabbè, oggi sono arrivata al 2008 e si parla di  quanto accadde a una donna ricoverata al Policlinico di Napoli. Era febbraio e io avevo un vecchio blog che ormai è stato chiuso, ma che conserva la mia vita dal 7 novembre 2007 al 20 giugno 2008.

Io quel giorno di febbraio me lo ricordo bene e allora volevo dire a mac che quel san Valentino in marcia l'ho fatto anche io.







martedì, 12 febbraio 2008
Intimidazioni
Leggo sul Corriere che c’è stata un’irruzione della polizia al Policlinico di Napoli per presunto «feticidio».
Si trattava in realtà di «un aborto terapeutico alla quarta settimana, regolarmente effettuato nel rispetto della legge 194 e della salute della donna che ha subìto l'intervento».
L'Unione delle Donne in Italia afferma: «Nel reparto di interruzioni volontarie di gravidanza, nella serata dell'11 febbraio, alcuni agenti del Commissariato Arenella hanno fatto irruzione, senza alcun mandato, motivando di aver notizia di reato di 'feticidio' […] si trattava di un aborto terapeutico alla IV settimana, regolarmente effettuato nel rispetto della legge 194 e della salute della donna che ha subìto l'intervento, e che ha espulso, peraltro, un feto morto».
I medici, «di fronte ad un inedito agire della forza pubblica, hanno tutelato la donna, ma non hanno potuto evitare il sequestro del materiale abortivo e della fotocopia della cartella (anonima) della paziente. Gli agenti hanno intimidito la vicina di letto della donna esortandola a testimoniare in quel momento, altrimenti sarebbe stata chiamata a farlo davanti ad un giudice».
L'associazione denuncia «il clima che sta montando contro le donne, nel nostro paese e nel caso specifico in Campania, che genera procedure ai limiti della legittimità, ma soprattutto contrarie ad ogni buon senso. La libertà femminile ha reso inevitabile l'agonia del patriarcato che, ottenebrato, mostra la sua faccia feroce, contrapponendosi alle donne con l'intimidazione».
Il direttore generale del Policlinico, Giovanni Canfora, ha avviato un'indagine interna. Il primario del reparto e direttore del Dipartimento di Ostetricia, prof. Carmine Nappi, ha scritto per la direzione una relazione sulle modalità di svolgimento dell'aborto. «Si è trattato di un aborto praticato nel secondo trimestre, alla ventunesima settimana di gravidanza, che è previsto dall'articolo 6 della legge 194/78, eseguito con un' iniezione di prostaglandine […] Il feto presentava un' alterazione cromosomica. Se la gravidanza fosse stata portata a termine ci sarebbe stato il 40% di possibilità di un deficit mentale. La donna ha presentato un certificato psichiatrico della stessa struttura universitaria sul rischio di 'grave danno alla salute psichica', che ha autorizzato l'intervento». Per la cronaca, Nappi è un obiettore.
Comincia la crociata. Tocca stare attenti, perché qui si mette male.
Spero che la sinistra e quello che ne resta non tacerà davanti ad un episodio tanto grave.


15 febbraio 2008
Le Streghe
Tremate, tremate, le streghe son tornate!
No, non è un anacronismo. Ieri davvero le "streghe", le donne che vogliono decidere sono tornate.
È stata una bella manifestazione.
Non credevo che saremmo state così tante. 5000 o 4000, non conta. Tutto è partito dalle donne, con gli sms e i passaparola.
Sono arrivata davanti al Ministero e lì c’erano ad aspettarmi Mamma e le Zie.
Il sit-in è diventato subito un blocco stradale, anche perché la piazzetta davanti al Ministero non ci poteva contenere tutte.
E quindi corteo.
Si voleva andare al Fatebenefratelli, ma eravamo troppe.
Siamo andate oltre, fino al Ministero di Grazia e Giustizia, dove ci hanno fermate per un po’. Ma non ci siamo disperse.
Ma alla fine siamo andate avanti, ci hanno lasciate passare e siamo arrivate a Largo Argentina.
Lì ci siamo fermate di nuovo, a gridare ancora.
Un po’ di tensione con la polizia che ci spingeva indietro, una manifestante è stata fermata.
Ma è stato bello vedere tante donne di età diverse che non sono arretrate davanti ai celerini coi caschi. E poi “le donne non si toccano neanche con un fiore!!”
Non ci siamo disperse. Abbiamo gridato “vergogna” e “giù le mani dal corpo delle donne”, con le mani alzate.
Mia ZiaA voleva andare dai celerini a dire “potremmo essere le vostre madri, fateci passare”, ma per fortuna si è limitata ad alzare il suo cartello “SCELGONO LE DONNE” e a gridare "vergogna".
Molte avevano un cartello con scritto “Silvana siamo tutte con te”.

C’erano donne che 30 anni fa urlavano gli stessi slogan e li urlavano per tutte noi. C’erano ragazze della mia età, che nel 1978 non erano nemmeno nate. Ma eravamo tutte lì a difendere il nostro diritto di scegliere e vivere la nostra vita senza costrizioni. E c'erano anche un sacco di uomini, con o senza compagne.

Una signora mi ha cazziato perché ho urlato "Ferrara ciccione", ma non importa.
Zia R ha urlato "l'utero è mio e lo gestisco io" e tre donne hanno gridato con lei, finché una loro amica ha risposto "non ci provare: Stai in menopausa!"
La risposta più bella agli attacchi di Ferrara e della chiesa sono state proprio le nostre risate.

Non ci fermiamo.
"L'unica lotta che si perde è quella che si abbandona."
Sono le parole che Massimo Carlotto fa pronunciare a Hebe de Bonafini ne "Le Irregolari". Sono le parole dure di una madre di plaza de Mayo, ma credo che siano adatte ad ogni lotta giusta.

Mi è arrivata una mail con preghiera di diffondere.
Io difendo e diffondo. Voi firmate e fate firmare.
http://www.firmiamo.it/liberadonna

 Avevo questa borsa qui, con i nomi della Amiche non erano potute venire con me