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mercoledì 13 luglio 2016

Di mele e cellulite.

Due giornalisti diversi, un uomo e una donna.

Lui scrive su un quotidiano che reclama a gran voce la propria indipendenza dai partiti (ahahahahah!), l'altra su uno dei maggiori quotidiani nazionali.

In comune hanno l'ossessione.

Lui, Travaglio, comincia la sua brillante e fulminante carriera pubblica "grazie" all'ossessione per Berlusconi e i suoi traffici, per poi passare ad occuparsi delle magagne del PD e -ultimamente- di Maria Elena Boschi.

Lei, Terragni, si dice femminista, scrive su Il Corriere della Sera, scrive libri ed è ossessionata dalla GPA e in particolare da Vendola, Testa e il loro figlio, Tobia.

In questi giorni l'ossessione di entrambi si è manifestata prepotentemente.

Travaglio ha potuto sfogarla invitando la ministra Boschi ad occuparsi di cose più consone alla sua persona, tipo la prova costume o la cellulite e lasciare stare quelle serie, tipo le riforme costituzionali ("Ma papà ti manda sola?" - editoriale del 12 luglio 2016- qui un estratto, per l'articolo completo tocca pagare).


Terragni, dal canto suo, è riuscita ad usare 27 morti di un disastro ferroviario per attaccare la GPA e in particolar modo, ovviamente, Vendola, rifacendosi ad un'intervista in cui questi raccontava la sua vita da padre, dicendo che se l'ex governatore della Puglia non ha fatto dichiarazioni sull'incidente è perché forse stava "grattugiando una mela" al figlio Tobia. Casualmente questo simpatico post è scritto proprio mentre Terragni va in giro per il suo prossimo libro, "Temporary Mother. Utero in affitto e mercato dei figli."


Tanto Travaglio quanto Terragni non si sono inventati niente di nuovo anzi. 
Quello che stanno facendo è ciò che meglio riesce a certo giornalismo (e a certa politica) italiano: insultare, denigrare, prendere in giro l'avversario politico. 
In fondo è facile e non serve nemmeno entrare nel merito delle questioni: quello che conta (e che paga) è ridicolizzare l'avversario. 

Boschi è la bella scema che gioca a fare la donna in carriera, Vendola il frocio che si comporta da femmina grattugiando mele al figlio.

Ma forse sono strana io, che vedo sessismo e omofobia ovunque.

venerdì 8 luglio 2016

Mandanti.

Ha ragione l'avvocato del fascista assassino di Emmanuel Chidi quando dice che "scimmia" viene detto ovunque, in tv e in Parlamento come se fosse una cosa normale e che quindi c'è poco da stupirsi se una persona con "livelli culturali non elevati" si sente in diritto di usarlo.

Certo, per lui è una strategia difensiva come un'altra, un po' come il tizio che dopo aver ammazzato la moglie disse "c'ho avuto il raptus perché ho problemi sul lavoro" o il tassista stupratore che ha avuto il raptus pure lui. Magari a furia di parlare di "livelli culturali non elevati " ci scappa uno sconto di pena. O quantomeno si scongiura l'aggravante razzista. 

Mica scemi questi assassini e i loro avvocati.

Si guardano intorno, vedono come funziona il paese e agiscono di conseguenza.

Non è roba da femministe annoiate chiedere e pretendere un uso attento e responsabile delle parole. 

Se si accetta pacificamente l'uso di un certo tipo di linguaggio, se non ci si interroga sulle conseguenze che ogni parola e ogni frase hanno sulla vita di ciascuna e ciascuno di noi, se si accetta che un politico dica di una sua collega che è "un orango" durante un comizio giustificandolo perché stava esercitando "le sue funzioni di parlamentare", allora non ci si deve in alcun modo stupire o indignare se un tizio si sente in diritto di chiamare "scimmia" una donna in strada e poi ammazzi di botte l'uomo che la difende.

I mandanti dell'omicida razzista e fascista di Emmanuel (non un ultrà, non uno con "livelli culturali non elevati": un razzista e un fascista) sono allora proprio i vari Salvini e Calderoli, i Grillo che chiamano "puttana" le avversarie politiche e permettono ai suoi di augurare a Boldrini di essere stuprata, gli sportivi che chiamano "frocetti" quelli che usano le protezioni in campo e che ce l'hanno con gli "zingari di merda", quelli che "io non sono razzista ma..."

Emmanuel lo avete ammazzato voi. Mancini vi ha solo prestato il pugno.

lunedì 20 giugno 2016

La nuova era.

Il primo comunicato ufficiale di Raggi è ospitato sul blog di Grillo (ma pensa...).

Interessante la scelta delle parole usata da una che -a ragione- sottolinea il suo essere la prima sindaca (anche se lei dice "sindaco donna") di Roma.
Una nuova era per Roma

di Virginia Raggi, sindaco MoVimento 5 Stelle di Roma
Prima di tutto vorrei ringraziare tutti i cittadini romani che mi hanno voluto affidare questo importante compito e voglio complimentarmi con i consiglieri eletti, a cui auguro buon lavoro, con i non eletti e con gli attivisti che hanno speso risorse ed energie in questa campagna elettorale.
La prima cosa che sento di dire, che mi viene dal profondo, è che finalmente anche Roma avrà un sindaco donna. In un momento storico in cui le pari opportunità sono ancora una chimera considero questa una notizia dal valore straordinario. Il primo segno del profondo cambiamento che stiamo portando in questo Paese.
Perché se la Capitale d'Italia avrà per la prima volta nella sua storia un sindaco donna, questo lo si deve al M5S. Lo si deve a Beppe Grilo e Gianroberto Casaleggio.
Sarò il sindaco di tutti, sia chiaro, anche di coloro che non mi hanno sostenuto in questa tornata elettorale.
Lavoreremo per riportare legalità e trasparenza in questa città dopo anni di malgoverno e dopo Mafia Capitale. Lavoreremo per ridare a Roma la bellezza e la dignità che merita. Oggi si apre una nuova era.
Infine, non potrei non accennare ai 4 mesi di campagna in cui qualcuno ci ha praticamente fatto una "guerra" senza precedenti. Il punto è che non sono riusciti a fermarci. Segno che siamo più forti e che i romani, soprattutto, sono più forti. 
Ma al di là dei toni aspri e degli attacchi che ho ricevuto, mi auguro che d'ora in avanti si possa aprire una nuova fase, più costruttiva, attraverso un dibattito onesto con le altre forze politiche centrato sui reali problemi dei cittadini. Roma ha bisogno di questo.
E' venuto il tempo di lavorare dopo anni di malgoverno. Le cose da fare sono tante e noi siamo pronti!

E le donne? 
Quelle con le ascelle più o meno depilate che dovrebbero festeggiare felici perché una di loro è in Campidoglio?
Proprio non ce la facciamo ad usare un linguaggio inclusivo, eh?


E dire che basterebbe così poco. 

È una presa di posizione la mia, lo so. 
Mi incarto continuamente sulle questioni di principio, ma da chi dice che sarà "il sindaco di tutti", io non posso sentirmi rappresentata.

Se mi cancella dal suo primo comunicato ufficiale, dopo avermi cancellata dalla campagna elettorale, non mi aspetto niente.

Perché per alcune e alcuni è tanto difficile nominare le donne?

lunedì 3 febbraio 2014

Ancora sul sessismo pentastellato.

[Segue dal post precedente, pubblicato per intero su Globalist.]



Ieri sera Boldrini è stata ospite di “Che Tempo Che Fa” e lì ha parlato degli insulti sessisti che le sono stati rivolti sulla pagina e sul blog di Grillo. Ha usato le parole “istigazione alla violenza sessista” e ha detto che alcuni di quei commentatori sono "potenziali stupratori", sottolineando come nei commenti di quel blog spesso non si cerchi il confronto politico, ma solo l'offesa e l'umiliazione del nemico di turno. 
Le sue parole, come era prevedibile, hanno infiammato ancora di più la rabbia dei pentastellati, che –basta guardare lo screenshot del tweet di Messora, responsabile comunicazione M5S al Senato (!!) - si sono nuovamente scatenati.

Come si permette la “boldracca” di offendere così gli elettori del moVimento?

Chi si crede di essere, lei che chissà come è finita lì?

E poi ha ragione Messora: stesse tranquilla, è talmente brutta che nessuno la toccherebbe mai.


Niente di nuovo e niente di diverso da quanto venne detto a Federica Salsi, che osò andare a Ballarò ai tempi del proibizionismo grillino e che per questo è diventata immediatamente “una puttana” ed è stata espulsa dal MoVimento. 
Niente di diverso dalle orrende parole riservate a Maria Novella Oppo, a Daria Bignardi, colpevole di aver lasciato parlare Augias o a Lilli Gruber, per aver lasciato che Philippe Daverio criticasse il Movimento 5 stelle (trovate tutto sul blog di Grillo, se avete stomaco).


A tale proposito, una piccola e inutile nota a margine: Augias e Daverio nella rubrica “il giornalista del giorno” sul blog di Grillo sono accusati di essere brutti, vecchi, ladri, mantenuti dai soldi pubblici, attaccati al denaro e alla loro poltrona. Vengono criticate la loro professionalità e credibilità intellettuale, i loro libri vengono bruciati e fotografati tra le risate.


Oppo, Bignardi, Boldrini, Salsi, Gruber e le altre, vengono invece attaccate sul loro aspetto fisico e sulla loro sessualità: sono sfigate perché non scopano, hanno fatto carriera perché la danno a tutti, criticano Beppe perché sono frigide o perché sono lussuriose puttane.


Ora, ditemi che non è un problema più vasto, che non è un problema sociale, che non è il caso di fermarci a riflettere ancora e ancora su cosa sia il sessismo e su come sia endemico anche nella lotta politica del Paese.


Restando al movimento, mi fa pensare il silenzio di Grillo.


Lui per ora non dice niente. 
Interpellato, forse, parlerà di troll pagati dal Partito Democratico per infangare il M5S e poi cambierà subito discorso, tra un “sono morti” e un “vaffanculo”.

È la sua tattica: lancia una bomba, letteralmente mette in bocca ai suoi fedelissimi insulti e minacce varie e poi scompare. 


Me lo immagino comodamente in poltrona, mentre se la ride leggendo i commenti di chi, evidentemente, non si rende conto di essere strumentalizzato a tal punto proprio da chi venera con tanto ardore, mentre capisce ogni giorno di più fino a dove può arrivare la fede cieca ed acritica in un leader.

 

Insulti sessisti e auguri di stupro.

Chissà cosa gira nella testa di chi tra un "puttana" e un "pompinara" si mette ad augurare ad una donna di essere stuprata.

Gli insulti a Boldrini da parte di simpatici commentatori pentastellati sulla pagina facebook di Grillo non sono una novità, ma si aggiungono ad un elenco infinito di immondizia simile, con la quale quasi tutte noi abbiamo dovuto avere a che fare almeno una volta nella vita.

Ne sono sempre più convinta: se c'è una cosa davvero bipartisan in questo paese è il sessismo, che di solito si traduce nell'attaccare una donna con insulti a carattere sessuale o, se la "nemica" è davvero tanto brutta e cattiva, augurandole lo stupro.

Non riesco, con tutta la buona volontà, a capire cosa ci sia divertente nella violenza sessuale, quindi non accetto scuse di nessun tipo. Chi augura ad una donna, anche alla più stronza, di essere violentata non merita il mio rispetto né tantomeno il mio sforzo di comprensione.

Non mi interessa chi e perché abbia sentito l'impellente bisogno di scrivere: "io le spaccherei il culo" o "io la farei trombare da un rom" (dimostrando peraltro con poche parole tutto il razzismo più becero di questo paese).

Boldrini può piacere o meno, i suoi metodi possono piacere o meno, ma, a quanto pare, la sola risposta che qualcuno è capace di dare ad ogni sua azione è un insulto a sfondo sessuale o un'allusione ai suoi "meriti" e il tiro si alza sempre di più, fino allo schifo degli ultimi giorni.

Sono d'accordo con Monica Lanfranco quando su Il Fatto Quotidiano (giornale intriso di sessismo fino al midollo, nonostante il ghetto rosa di "donne di fatto", quindi vi giuro linkarlo mi pesa tantissimo) scrive:
"Perché si usano insulti sessuali contro le donne? La risposta più semplice è perché in questo modo si (ri) mettono al posto più basso della catena di potere: si riducono a oggetti di piacere della sessualità maschile, si ribadisce che, anche se la modernità talvolta si deve piegare ad annetterle in luoghi diversi dalla cucina e dalla camera da letto, sempre lì dovrebbero stare."
Ogni donna, che sia donna di potere, di cultura, di spettacolo, di sport, viene costantemente attaccata in questo modo, qualsiasi sia la sua "colpa", come se non ci fosse un altro modo.

Nuota male alle olimpiadi? Puttana!
Punisce Parlamentari "indisciplinati"? Puttana!
Scrive un articolo in cui attacca un partito politico? Puttana! (Emblematico il caso di Maria Novella Oppo.)

Con ogni probabilità tante e tanti di quelli che stanno leggendo le mie parole, almeno una volta hanno apostrofato una collega, una compagna di scuola, una "rivale", qualsiasi cosa significhi, in questo modo.
Io ci ho messo del tempo ad uscire da questa disgustosa forma mentis.

Non è stato affatto facile, piuttosto è stato-ed è!- difficile e faticoso, perché ho dovuto destrutturare una mentalità nella quale sono nata e cresciuta, della quale tutte e tutti noi ci siamo nutriti e ancora ci nutriamo, consapevolmente o meno.
A volte fatico ancora, ma non la smetto di andare avanti per spogliarmi completamente di questo schifo. Fortunatamente sono in ottima compagnia.

Il punto è che tutto questo non viene percepito come problematico dalla stragrande maggioranza della gente, uomini e (ed è questa la cosa più grave e triste) donne, di qualsiasi orientamento politico e di quasiasi classe sociale.
Il sessismo è oltre il genere, la classe, le idee politiche, il livello culturale.

Il tweet è stato in seguito cancellato da Messora, che ha detto
di avere "esagerato col bar sport".
Se poi provi a parlare fuori dalla cerchia ristretta di chi si pone i tuoi stessi interrogativi di violenza di genere, di linguaggio sessista; se osi dire che, forse, per insultare una donna si potrebbe andare oltre i classici troiaputtanapompinara, ti si risponde che sei fuori dal mondo, che "quella è sicuramente una puttana!", che questa obiezione fa "solo ridere e anche un po' pena" e via dicendo. 

Una cosa, però, che non ho mai fatto, è ironizzare sulla violenza sessuale o augurarla a qualcuna, per quanto la possa detestare e disprezzare (sì, ci sono decine di donne che disprezzo, perché -e non lo ripeterò mai abbastanza- non è il genere che ci rende sorelle).
E questo non perché sono una bacchettona moralista che non sa stare al gioco, che non sa rispondere per le rime o chissà cos'altro (fidatevi: nel turpiloquio sono fortissima), ma perché penso che superare certi limiti ci porti deciamente troppo in basso e io tanto in basso non ci voglio stare.


mercoledì 25 settembre 2013

Di pubblicità, linguaggio e lista delle priorità.

Quando ieri ho visto due parti dell'intervento di Boldrini al convegno su "Convenzione di Istanbul e media", ho avuto la piacevole sensazione di sentire, finalmente, una donna delle Istituzioni, la Presidente della Camera, dire qualcosa che vado dicendo da anni, a scapito della mia stessa sanità mentale e con non pochi problemi nelle relazioni interpersonali.

Quando Boldrini dice ai giornalisti e alle giornaliste presenti in sala che chiedere di essere chiamata "al femminile" non è un puntiglio, ma l'affermazione forte dell'esistenza di un altro genere oltre il maschile, ho pensato a tutte le volte che vengo guardata con un sorrisetto ironico ogni volta che parlo di ministra, assessora, consigliera,  e via dicendo e mi sono sentita meno sola.

Dice Boldrini che il suo pretendere di essere chiamata "la Presidente" è un voler ribadire che "la vita ha più di un genere" e che "non c'è un'esclusiva maschile per certi lavori."

Insomma, se si cambia finalmente il linguaggio, si comincia a cambiare anche la mentalità.

Più o meno quello che ci insegnava Alma Sabatini nel 1987 con le sue "Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana", che a quanto pare non solo non sono mai state recepite, ma sono anche state completamente dimenticate.

Andando avanti, Boldrini si sofferma anche sulle pubblicità, ovvero sulla rappresentazione che le pubblicità fanno delle donne, chiedendosi se nel resto del mondo certi stereotipi sarebbero accettati con la facilità con cui vengono accolti qui da noi.

L'esempio iniziale è quello di una famiglia seduta a tavola mentre la mamma serve la cena, per arrivare a tutti quegli spot in cui il "corpo della donna è usato per pubblicizzare viaggi turistici, yogurt, computer".

È questa, stando alle reazioni su social networks la parte che ha interessato (?) maggiormente.

E di qui la polemica del giorno: fosse servire la cena alla famiglia il problema! Puntigli da radical chic! Ridicola! Ci sono altri problemi!

Personalmente avrei usato un altro esempio, tipo quello della donna che conquista il regno perché è brava a lavare i piatti, o quello del marito che apre la porta alla polvere e dice alla moglie "è per te" o uno qualsiasi del campionario raccolto dalle bravissime di Comunicazione di Genere. Ma il punto fondamentale, per me,  dovrebbe essere che finalmente questa questione sia stata portata all'attenzione dei media in un contesto istituzionale importante quale il convegno sulla Convenzione di Istanbul.

Parlando della mamma che serve la cena ad una famiglia seduta, Boldrini dice che forse questo "meriterebbe una riflessione", dal momento che appare evidente che quelle immagini veicolano un certo tipo di rappresentazione del femminile, fermo (aggiungo io) a cinquant'anni fa.

Continuo a pensare che fino a che questo linguaggio e queste rappresentazioni non verranno cambiati, magari anche mostrando un padre in ginocchio intento a pulire il water o un figlio (uso il maschile volutamente) adolescente che lava i piatti, allora non si potrà pretendere che cambi come per magia anche l'immaginario comune.

E mentre io sono felice di sentire certe parole, c'è chi dice che l'esempio era sbagliato, chi dice che "la presidente" è brutto e chi invece ride perché queste sono solo "idiozie femministe", perdendo, a mio parere, un'ottima occasione per un dibattito serio.

lunedì 16 settembre 2013

"Chi parla male, pensa male e vive male"*

PDL Ravenna. 

Questo cartello è sulla vetrina della sezione del PDL di Ravenna. Pare che a pensarlo ed esporlo siano state delle donne, o almeno così ha tenuto a precisare il coordinatore provinciale, come se la mano femminile rendesse il messaggio meno disgustoso.

Ultimamente per i media e la politica è tutto uno "stupro".
Fateci caso.
Roma è invasa di monnezza? Stuprata!
Il bel quartiere cementificato? Stuprato!
Un'aula del Parlamento è occupata da esagitati ignoranti? Stuprata!
La Costituzione viene infangata, umiliata, snaturata? Stuprata!
Addirittura gli scontri durante un corteo o un goal durante una partita di pallone vengono raccontati con un richiamo alla violenza sessuale.

Sembra che non si riesca a trovare un altro termine di paragone per descrivere qualcosa di brutto, di sbagliato, di orrendo.

E a dire il vero è proprio così: l'orrore della violenza sessuale è assoluto e se devo pensare a qualcosa di atroce, di terribile, qualcosa che ti distrugge, penso inevitabilmente allo stupro.

Mi ricordo che la maestra Laura ci raccontò che suo figlio Luca all'asilo aveva cominciato a dire un sacco di parolacce e lei, per arginare il problema, gli aveva fatto ripetere "vaffanculo" per un po', finché lui stesso si era annoiato della parola e aveva smesso di usarla. 

Ecco, questa è la mia paura: che a furia di usarle male e a sproposito, le parole possano in qualche modo perdere il loro stesso significato, possano "normalizzarsi" e diventare qualcosa di diverso. Ho paura che a furia di dire "strupro" nelle occasioni più disparate si perda tutto il senso dell'orrore, della ripugnanza, del disgusto che quella parola porta con sè, quasi fosse un'onomatopea.

Ah, c'è solo un caso in cui la parola "stupro" sembra perdere parte della sua portata orrorifica: quando una donna denuncia di essere stata violentata.
A quel punto troverete decine di sinonimi molto più blandi.



* Nanni Moretti, Palombella Rossa, 1989

giovedì 28 marzo 2013

tanto ti leggono solo donne con la tua stessa rabbia nei confronti del sesso maschile..*

Quindi Battiato ha detto che in Parlamento ci sono "troie disposte a tutto" e la gente che si dichiara di sinistra applaude felice e corre qua e là a spiegare il profondo significato delle sue parole.

Far notare che Battiato ha usato un linguaggio sessista è inutile.
La risposta più elaborata che ho ricevuto, se si escludono i vari "e allora Berlusconi che diceva che Merkel è una culona inchiavabile?" è stata "io quando penso alla Minetti mi viene in mente cagna e vacca". Possibilmente con un "troia" buttato qua e là, dopotutto il linguaggio sessista oltre che brutto è anche parecchio povero.

Spiegare il perché insultare chiunque (sì, basta, me lo avete detto, si riferiva anche ai maschi, bla bla bla) usando come stigma dell'orrore morale il termine "puttana" e sinonimi è inutile, non ci si arriva.
Parlare di uso sessista del linguaggio, poi, suscita risate e prese in giro, quasi fossimo delle aliene.
E pensare che ci sono fior di studi in merito.

"guarda per me il sessismo non c'entra nulla in questo caso...io vedo la Minetti e il primo termine che mi viene in mente è Vacca...o Cagna....e ti assicuro che le donne mi piacciono e le rispetto più di qualsiasi altra cosa...però sempre Cagna e Vacca mi viene in mente se vedo la Minetti..."
"linguaggio sessista....mmmm"
"mi fate solo ridere..."
"sinceramente anche un pò (sic) pena"  
"Battiato non ha insultato "le donne", Battiato ha insultato "donne" che meritano di molto peggio...
"
"si di molto peggio...il termine "troia" è una carezza"
Come rispondi a chi ti parla così e intanto si dice di sinistra e ci tiene a ribadire che "le donne mi piacciono e le rispetto più di qualsiasi altra cosa"?
Il fatto che si usino termini declinati al femminile per insultare il mondo intero evidentemente rientra nel rispetto. 

Rubo le parole ad Alessandra:
Non vi è un’apocalisse in atto. Succede semplicemente che un uomo pubblico, nello svolgimento delle proprie funzioni istituzionali (funzioni che per primo ha accettato di portare avanti, quindi casomai si interroghi sulle proprie decisioni personali di farne parte di quelle istituzioni e, soprattutto, di “come” ci vuole stare), afferma delle volgarità inaccettabili di cui si sarebbe dovuto scusare altrettanto pubblicamente. E non facciamo finta che le istituzioni contino niente giacché chi accetta un ruolo non può farsi le regole come gli pare, decide invece di aderire ad un preciso modo di stare dentro a un sistema; che sia giusto o sbagliato è un altro paio di maniche; quelle regole le deve rispettare accettandone tutte - e dico tutte – le conseguenze: nel bene e nel male. Che sia un eccellente artista non giustifica le sue dichiarazioni che, per quanto mi riguarda, non sono tanto gravi perché riferite alle istituzioni - seppure denotino una certa postura dissociata di intenti - quanto perché sono anzitutto sessiste, con tutto quel retroterra in cui attecchiscono violenza e sopraffazione – ma questo sembra sempre un discorso a latere rispetto alla ragion di stato e alla sacralità dei palazzi. Inoltre, visto lo sfacelo al quale siamo abituate e abituati sembra che si possa passare sopra ogni cosa. Visto cioè che la soglia della volgarità politica è diventata così alta allora perché sorprenderci? Per una "battutaccia"? Ma facciamogliela passare suvvia, in nome di altri individui/gesti ben più volgari? No. Bisogna invece cominciare a dire No, questo non passa. E tutto il resto si comporti di conseguenza. Non è una questione formale ma di sostanza. Parlare di corruzione non significa farlo con linguaggio sessista e misogino; allo stesso modo, esprimere dissenso, anche all'interno delle istituzioni, non significa farlo veicolando sessismo. Ma anche questo è difficile da ribadire, dunque ce la si prende per esempio con le varie deputate senatrici e ministre per dire che eh però, Battiato c'ha ragione. Peccato che quelle donne non siano mai criticate per meriti o demeriti politico-istituzionali. I piani si confondono, è uno sport molto diffuso. Poi intanto la scusa è sempre - ma si diceva così, era una "provocazione". Il fatto che l'insulto di Battiato sia stato rivolto sia alle donne che agli uomini presenti in Parlamento (ho visto vagheggiare anche la cosiddetta "prostituzione intellettuale") non è meno grave, denuncia invece una mentalità secondo cui il peggiore disprezzo debba riferirsi inerente alla sessualità. Detto questo, rimane un buon cantautore, nessuno credo glielo possa negare e poco me ne frega, pure, a dire la verità - a questa altezza; se in nome di questa sua sciamanica e istrionica presenza sulle scene artistiche lo si vuole giustificare, specifico che vi è un evidente salto logico; nessun merito pregresso e futuro significa che ce lo si debba sorbire in metafore infime. Non si vogliono distinguere i piani e gli si vuol condonare tutto? Bene: tenetevelo. Certo non ci lamentiamo se non si può parlare mai seriamente, con misura e responsabilità, di politica. Anche di quella che interessa chi ha deciso di far parte delle istituzioni.
E il commento di Lucia (Lucia e Alessandra sono due fantastiche compagne di Collettiva Femminista Sassari):
Qui non si tratta di femminismo di bandiera, ma di fare ordine. Delle donne per bene e delle donne per male abbiamo già detto, e lì si misura la nostra distanza con le donne di snoq. Nessuna di noi esprime una "biologia politica" che ci porta a riconoscerci in tutte le donne. Certamente distinguiamo fra le donne, e bene sappiamo riconoscere quelle che sono nostre interlocutrici e quelle che non lo sono. Fra le donne che fanno politica nei partiti, anche lì, sappiamo ben vedere quelle che, pur nella distanza di una poltica che non ci corrisponde (quella delle istituzioni), ci sono più vicine. Fra quelle distinguiamo e giudichiamo politicamente, sull'agire politico e non sul sesso o sul corpo. Ciò detto sulla tua affermazione che la politica italiana sia stata mortificata dalle donne non vorrei spendere parole, poiché è sotto l'occhio di tutt* quanto ciò sia falso e quanto questo sguardo sia abitato, forse incosciamente, di misoginia. Quello che penso della questione Battiato è ben spiegato nelle parole di Alessandra. Aggiungo soltanto che non si tratta di "politicamente corretto" ma di un uso sessista del linguaggio che non è accettabile, perché non è accettabile utilizzare lo stigma della prostituzione come termine di paragone massimamente infamante.
[Il maiuscolo è mio in entrambi i testi]

Ecco, quello che sfugge a chi ride e applaude un cantautore prestato alla politica, che si presenta da decenni  come una specie di guru e che nonostante "la grande cultura" non è stato in grado di andare oltre il più becero e abusato insulto sessista, è proprio questo.

Sembra impossibile far capire che la "cultura" che si dice di voler combattere, quella della "donna oggetto", della mercificazione, della violenza, degli stupri, dei femminicidi parte anche da qui, da un uso della lingua che veicola sempre e solo disprezzo.

L'abbiamo detto fino alla nausea: se i ragazzi e le ragazze crescono circondati da questo linguaggio, c'è poco da stupirsi se un uomo picchia la moglie a sangue e lei trova "giustificazioni" a quello che accade, se è incapace di reagire: lui è cresciuto sentendo dire che le donne sono puttane, merce da usare e lei sentendosi dire che le donne o sono tutte puttane (tranne la mamma) e che non valgono poi tanto.

Come fu per Neri Marcorè, si sono scatenati i difensori dell'idolo di sinistra e di nuovo nessuno di quelli che ridono ripetendo "troie" fino allo sfinimento ha il coraggio di ammettere che se quelle stesse parole fossero state dette da un qualsiasi uomo di destra, si sarebbe scatenato l'inferno (più o meno) e gli stessi/le stesse che ora difendono ad oltranza il "maestro" si sarebbero indignati e avrebbero blaterato qualche stronzata sulla "dignità delle donne".



*Così mi ha scritto il contatto fb cui ho detto che avrei usato le sue parole per questo post.
Strano che non mi abbia dato della puttana frigida, spesso è il passo successivo.