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mercoledì 29 febbraio 2012

Proposta alle Donne

La storia di Anna Maria Scarfò forse l'avete già sentita.
E' la terribile storia di una giovane donna che è stata stuprata per anni, da più uomini. 
La prima volta di anni ne aveva tredici e a tredici anni sei una bambina.
Va dal prete, ma il prete non le crede. 
Tre anni dopo, gli schifosi le hanno chiesto di portargli la sorellina.
E Anna ha detto no.
Non gliel'ha portata.
E non è più stata zitta. 
Anna Maria li ha denunciati.
E allora Anna Maria è una puttana. 
Anna Maria  se l'è cercata.
Anna Maria si chiude in casa. Si odia.
Pure il cane le hanno ammazzato.
Una puttana che ha messo nei guai dei bravi uomini.
Una puttana che deve vivere sotto scorta.

Lunedì c'è stata un'udienza e sessanta persone si sono trovate in tribunale accanto a lei, per dirle che non è sola.

L’attenzione sul processo però spaventa la difesa. A sorpresa, quattro dei 16 imputati presentano al giudice una istanza di remissione del processo sostenendo che la "pressione mediatica sulla vicenda non consentirebbe una serena decisione del giudice monocratico di Cinquefrondi". Il giudice, Giuseppe Ramondino, sospende il processo e manda gli atti alla Corte di Cassazione. Non può fare altro. Ma ora il rischio è alto. L’equilibrio tra omertà e verità è precario. Per la prima volta il silenzio è stato rotto. Le regole non scritte sono state sovvertite. Nell’aula del tribunale non ci sono solo i parenti degli imputati, ma c’è anche qualcuno accanto ad Anna Maria Scarfò, che oggi ha 26 anni e vive in una località protetta. È la prima donna a cui lo Stato ha riconosciuto la protezione per la legge sullo stalking. (dal blog di Cristina Zagaria, che con Anna Maria ha scritto "Malanova")

L'avvocata di Anna Maria ha detto che "oggi è una giornata di vittoria. L'istanza è infondata e per la prima volta abbiamo rotto il silenzio e questo fa paura".

Oggi il pensiero di Anna Maria mi ha immediatamente riportata ai racconti delle femministe degli anni '70. A "Processo per stupro", alle donne stuprate che diventano imputate. 
Alle risate, alle battute volgari dette a mezza bocca, alle domande che vogliono umiliarti, che vogliono che tu ammetta che te la sei cercata, che sei una facile, una puttana, una che poi si è pentita e ora vuole distruggere intere famiglie.

E una compagna, parlandone, chiede: "e ora ditemi, cosa è cambiato?"
Di getto, ho risposto: "che non siamo in tribunale con le accusate"

E' così assurdo pensare di ricominciare a farlo?
Non dico di girare per tutti i tribunali del paese, ma di organizzarci ognuna nella propria città per dimostrare  solidarietà alle donne che si trovano sole a dover affrontare un "processo per stupro".

Le donne hanno già dimostrato più volte di essere capaci di mobilitarsi con successo quando ce n'è bisogno.