Visualizzazione post con etichetta ipocrisia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ipocrisia. Mostra tutti i post

mercoledì 25 marzo 2015

UPAS non pensa ai bambini.

Ieri la pagina facebook ufficiale di Un Posto al Sole ha scritto un messaggio in seguito alle polemiche nate dalla storia tra Sandrino Palladini (figlio di un perfido che insieme alla perfida ex amante/moglie gli ha praticamente ammazzato la madre) e un compagno del corso di recitazione.
Cari tutti, è stato necessario oggi censurare alcuni commenti che abbiamo trovato nei post sulla storia di Sandro e Claudio. Sono stati cancellati tutti i commenti con offese e parolacce. Sono stati bloccati tutti quegli utenti che presi dalla foga di difendere la propria posizione, pro o contro che fosse, hanno dimenticato che questo è un luogo dove la buona educazione e il rispetto verso tutti coloro che in qualche modo sono coinvolti sui nostri social network sono "conditio sine qua non". Vi invitiamo a rispettare questo luogo e a esprimere la vostra opinione, qualunque essa sia, con correttezza e rispetto per tutti. Grazie.
Insomma, una soap ha dovuto censurare decine di commenti omofobi e di insulti di gente "indignata" e "sconvolta" da due adolescenti gay.
Nel 2015.
In un paese che si dice civile.

Avendo io uno stomaco forte e un fegato che non ha paura di niente, mi sono andata a leggere qualche commento in merito.

Vale la pena riportarne qualcuno:
Giusto o non giusto, bisogna ammettere che è una tematica pesante. Solo per il fatto che è un argomento attuale, non bisogna nemmeno prenderla di sottogamba. D'accordo parlare del problema, però bisogna anche saper dosare la quantità di messaggio che deve passare. Bisogna anche che gli autori non superino un certo limite. Non dimentichiamo che si tratta pur sempre di una soap e che va in onda in fascia protetta.
Problema? Qual è il "problema"? L'omosessualità?
E cosa vuol dire "dosare la quantità di messaggio che deve passare"? Qual è il "limite" che non va superato?
No, perché UPAS ci ha fatto vedere decine e decine di scene di sesso e non mi ricordo levate di scudi in nome di un "limite" e della "fascia protetta".
Secondo me non è giusto affrontare il tema del l'omosessualità in quel contesto. ..a quell'ora. .visto che é una fiction vista da tanti adolescenti
Eh, capito? Gli adolescenti potrebbero rimanere scossi. Adolescenti gay e lesbiche, poi, potrebbero pensare di non doversi nascondere e di avere il diritto di vivere la propria storia d'amore. Non sia mai!
Niente contro ma potevano risparmiare quella scena no è stato molto gradito dal pubblico! Seguo la telenovela con mia famiglia di cui una bimba e no e stato il massimo vedere quella scena quindi se volete evitare gli insulti e le polemiche siete vuoi dal set ad evitare per primo certe scene.!
No è stato il massimo! E il modo migliore per evitare insulti è evitare di far vedere "certe scene", nascondere e nascondersi. Sempre e comunque.
Un po' come quando dicono "io non ho niente contro i gay, ma non devono mettersi in mostra". Quindi niente effusioni, niente carezze, niente mano nella mano, niente baci in pubblico. Chiusi in casa e basta. Al limite.



Insomma, il problema più pressante, o meglio, la scusa portata da omofobe e omofobi per non dire "che schifo" è che "lo vedono i bambini", che potrebbero rimanere sconvolti dalla scoperta che (OMMIODDIO!) ci si può amare, baciare, fare sesso anche se si è dello stesso sesso.

Mi chiedo se queste povere creature innocenti, i cui occhi sanguinano intravedendo un bacio tra due maschi, siano state adeguatamente protette quando Angela è stata stuprata, quando Silvia ha scoperto di essere figlia di un prete, quando Gio ha raccontato a Franco di essere stata violentata dal padre, quando è stata ammazzata la compagna di Luca (ex prostituta) il giorno del matrimonio o quando Raffaele ha torturato l'assassino di sua moglie Rita (sì, sono una fan della prima ora) .

A quanto pare per qualcuno un conto sono omicidi, torture, stupri e botte, un altro l'amore omosessuale. Questo sì che è da censurare!

Se continuiamo a considerarlo e mostrarlo per quello che è, "normale", qualsiasi cosa significhi "normalità", andrà a finire che i nostri figli e figlie pretenderanno di vivere liberamente e con gioia la propria sessualità e se saranno gay e lesbiche magari pretenderanno di vedere rispettate le proprie scelte, pretenderanno di non doversi nascondere.

E dove andremo a finire di questo passo, eh?
Non vorremo mica vivere in un mondo rispettoso e solidale?

Se trasmissioni (nazional) popolari come UPAS insegnano che sono possibili l'amore e il sesso omosessuale, come faremo a crescere le nuove leve omofobe?
Chi tuonerà impavido contro la terribile teoria del gender, se lasciamo passare il messaggio che Sandrino può innamorarsi, baciare, fare sesso (!) con Claudio?
Chi picchierà i ragazzi che si tengono per mano?
Chi insulterà le lesbiche che si baciano per strada?
Chi farà compagnia a fascisti e sentinelle?



mercoledì 28 agosto 2013

Cuccette per signora*

Leggo su Il Fatto Quotidiano, nel ghetto rosa "Donne di fatto":

Deutsche Bahn e Obb, ferrovie che collegano il Nordest d’Italia con Monaco offrono 12 postazioni "sicure" alle "damen": mamme con bimbi piccoli, signore che viaggiano sole, studentesse, passeggere anziane o di religioni che impongono la separazione tra i sessi nei luoghi pubblici.
Pare che la "novità" sia nata da un suggerimento delle viaggiatrici.

Merita di essere sottolineata la frase finale dell'articolo, che purtroppo non è firmato:
Gli scompartimenti per ‘damen’ sono un passo in avanti in un approccio culturale che, purtroppo, dato l’aumento di omicidi e violenze sulle donne, deve salvaguardare la sicurezza anche in un semplice viaggio in treno.
Secondo l'autore/l'autrice (cielo, come vorrei sapere chi l'ha scritto!), creare un luogo per donne, separato dal resto del mondo, controllato e controllabile, che nasconde e ghettizza fingendo di "proteggere" è "un passo in avanti  in un approccio culturale che, purtroppo, dato l’aumento di omicidi e violenze sulle donne, deve salvaguardare la sicurezza anche in un semplice viaggio in treno."

Insomma, secondo chi ha scritto l'articolo un passo in avanti è rappresentato dal nascondere le donne, dal rinchiuderle, dall'allontanarle dal resto del mondo.

Facilissimo: le donne non ci sono, quindi non possono essere uccise o stuprate.
Mi pare lineare.

Visto che sono le donne a farsi uccidere e stuprare, basta che si nascondano, che stiano al loro posto, così non potrà succedere niente di male.
La perfezione dell'ipocrisia.

E come ci si comporterà negli uffici, nelle spiagge, in discoteca, nelle case, nelle scuole, nei negozi, in piscina, sulle piste da sci?

Il prossimo passo quale sarà?

Si faranno delle riserve per sole donne?



*Cuccette per signora, Anita Nair, 2009






giovedì 21 marzo 2013

Di orrore e mancate ammissioni di colpa.

Orrore a Roma: bimbo trovato nel water di un fast food.
Orrore a Roma: partorisce e getta bimbo nel cassonetto.
Orrore a Roma: feto di 10 cm trovato in un cestino di un bar.

Leggo queste notizie, indubbiamente raccapriccianti, leggo e ascolto i commenti della gente, tra l'odio, il disgusto e l'incredulità.
"Ma come si fa?"
"Ma come puoi?"
"Che puttana!" (ci sta sempre bene quando si deve insultare una donna)
"Poteva darlo in adozione se proprio non lo voleva."
"Che vergogna."
"Che schifo!"

Sento che manca qualcosa.

Forse la voglia di aprire il cervello e provare a comprendere, ad andare oltre il senso di repulsione che ci provoca l'immagine di un bambin* tra l'immondizia che i giornali stanno descrivendo fin troppo bene.
Cercare di mettere da parte il giudizio e provare a capire.
Ma è una cosa che non si fa quasi mai, figuriamoci quando una stronza qualsiasi fa una cosa del genere "a suo figlio".

Soprattutto leggo e ascolto i commenti dei politici, di quell* che "ci governano".
Sono tutti tristi, sconvolti, addolorati, increduli.
Ma anche lì mi pare che manchi qualcosa.
Ma stavolta è più grave, credo. 
Manca da parte loro un po' di sana autocritica. 
Non mi pare di aver letto nessun* dire "è anche colpa nostra".


Forse -dico forse- se invece di tagliare i servizi, togliere il toglibile (e qualcosa in più) ai consultori, rendere sempre più difficile l'accesso alla contraccezione di emergenza e via dicendo, si facesse una sana e consapevole informazione/educazione, certe cose non capiterebbero.
È parecchio ipocrita distruggere ogni cosa e non prendersene mai la responsabilità.

Il fatto, poi, che gli ultimi due "casi" abbondantemente riportati dalla stampa vedano protagoniste due donne straniere, dovrebbe -sempre dico forse- far riflettere tutte e tutti e soprattutto chi sostiene di "governarci", su quella che è la situazione in cui tante di quelle donne si trovano a vivere in un paese che di accoglienza non sa davvero un cazzo di niente.

Forse,  se le donne, tutte le donne!, sapessero che possono (oddio, meglio il condizionale, temo) andare in ospedale e chiedere un'interruzione di gravidanza o che esiste la possibilità di partorire in sicurezza e in forma anonima e decidere di lasciare lì il bimbo/la bimba, se a tutte le donne fosse garantito l'accesso alla contraccezione di emergenza, se tutte le ragazze (e i loro ragazzi, perché la cosa dovrebbe interessare anche i maschi) sapessero di poter contare su una rete di consultori capillare e ben funzionante, forse, dicevo, certe cose non capiterebbero.

Ho questa strana idea che sarà l'educazione a salvarci e non me la tolgo dalla mente.








lunedì 25 giugno 2012

Di contentini e facce come il culo.

Leggo di una "svolta" in corso a Il Fatto Quotidiano.

Preso finalmente a pedate Fini?
Obbligato i giornalisti a non storpiare i nomi dei politici che gli stanno sul culo?

No, uno spazio per le donne. 
[Sarà mica quello che aveva promesso proprio lui due anni fa, dopo che donne e uomini si erano indignati per le sparate misogine, manco a dirlo, di Massimo Fini, liquidate dal direttore come una "provocazione di un grande scrittore"?]

La buona novella è annunciata da Gomez in persona.
 
"Rifondare l'Italia. Partendo dalle donne", scrive.
 Dice che quello che possono fare loro è 
Impegnarci con i lettori e le lettrici a tenere alta l’attenzione contro tutte le discriminazioni di genere. A fornire più informazioni e a raccontare storie (di ogni tipo) anche con un punto di vista femminile
Solo che io sono una persona rancorosa e le cose che mi fanno arrabbiare non me le dimentico.
Quindi, mentre blatera di quote rosa, di rispetto, di Olgettine, io non riesco a  non pensare alle risposte che da lui ho (o non ho) ricevuto ogni volta che ho provato a spiegargli che quando uno chiama le donne "razza nemica" o dice "inchiappettate" con nonchalance davanti a uno stupro e un duplice omicidio, forse si dovrebbe prendere una chiara posizione.

Non dimentico le sue risposte stizzite e i suoi silenzi.

Io non dimentico il silenzio di Peter Gomez quando Fini scrisse "Stupratori di tutto il mondo unitevi" o quando blaterava di diciassettenni che però sono maggiorenni e pure un po' puttane [oggi una ragazza di 17 anni è minorenne solo per l’anagrafe (per cui sarebbe bene, nei reati sessuali, abbassare l’età minorile, oggi ci sono in circolazione delle autentiche “mine vaganti”) e non è che uno, prima di andarci a letto, possa chiedergli la carta di identità].

Quindi, per farci stare zitte e buone, arriva il contentino dello spazio "Donne di Fatto".

Nel corso di questi mesi ci siamo infatti resi conto che una sezione di questo tipo era necessaria per obbligare la redazione ad occuparsi con costanza di temi che per conformismo (ma non solo) spesso finivamo per ignorare.

Ecco. Su quel "ma non solo" sarebbe bello sapere qualcosa di più, ma tant'è.
 
Contentino e faccia come il culo, un grande classico tutto italiano.

martedì 29 maggio 2012

Se non boia, chi molla?

SNOQ alla ricerca di consensi regala magliette ai calciatori. 
Anche ai fascisti, quelli che si scrivono "boia chi molla" sulla maglietta (ma io non lo sapevo, l'ho letto per caso sul banco a scuola), quelli che 88 "è una cifra con quattro cerchi, quattro palle", quelli che sono "fieri di essere italiani", ma la celtica gli era sfuggita.

A chi ha fatto notare che bullarsi di certe amicizie è quantomeno discutibile, dopo qualche ora viene risposto:
Veder accolto l'appello contro il femminicidio dal mondo del calcio è un'occasione per parlare a un pubblico, soprattutto maschile, con cui normalmente è difficile comunicare. Snoq vuole uscire dai recinti senza timore di confrontarsi anche con chi porta avanti idee diverse. solo così può avvenire un vero cambiamento culturale

Insomma, non importa se sei fascista, l'importante è che tu sia famoso e fotogenico, così la stampa può gongolare mentre indossi la magliettina e le donne di SNOQ possono mettere una tacca in più.

http://www.facebook.com/lesignorinedival

mercoledì 28 marzo 2012

Lettera aperta - aggiornamenti

Lorella Zanardo sul suo blog su Il Fatto Quotidiano:

“Le tre donzelle che, sulle montagne di Abruzzo, passarono tutte sculettanti davanti a un pastore di pecore macedone che, non sapendo né leggere né scrivere, ma riconoscendo solo i propri istinti, le inchiappettò.” Così scrive Massimo Fini su questo giornale, riferendosi a tre ragazze in gita in Abruzzo.

2 delle” ragazze sculettanti” furono poi violentate e uccise selvaggiamente.

Mi interrogo sull’utilità dell’Ordine dei Giornalisti

Non ho altro da dire.

Massimo Fini chiede "scusa ai lettori". Non starò qui a dire dove può mettersi queste scuse, dalle quali paiono essere escluse proprio le donne, quelle costantemente offese da Fini. Sottigliezze, forse. E non sto nemmeno a spiegare perché quello che scrive suona -ed è- ipocrita, dettato evidentemente dall'eccesso di boiate scritte nell'articolo precedente e magari dall'invito di qualcuno a scrivere "du' righe per fare stare zitte le femministe"

Tengo a precisare, e so che Lorenzo è con me, che noi non abbiamo chiesto nella nostra "Lettera aperta" le scuse di Fini. Non sappiamo che farcene.


Chiedo scusa ai lettori
Quando uno commette un errore, oltretutto assai grave, deve avere il coraggio e l’umiltà di ammetterlo. Non sapevo, o non ricordavo, che due delle tre ragazze d’Abruzzo di cui parlavo nella mia rubrica di sabato, oltre a essere state violentate, furono poi uccise dal pastore di pecore macedone. La sostanza non cambia perché lo stupro è un fatto già in sé gravissimo (per le conseguenze psicologiche che ha sulla vittima fino a determinarne, in seguito, l’intera sessualità), ma l’omicidio lo rende ancora più infame. Così il riferimento al “pastore macedone”, probabilmente già sgradevole e comunque equivocabile, diventa sgradevolissimo. Nella chiusa del mio articolo volevo solo invitare donne e uomini (per questo l’accenno ai turisti del folklore in Orissa) a una elementare prudenza, perché l’uomo non è quello che, illuministicamente e astrattamente, vorremmo che fosse, ma resta, nel concreto, quello che è sempre stato. Ma l’ho fatto nel peggiore dei modi e, per soprammercato, con una punta di arroganza in cui, in genere, non mi riconosco. Chiedo scusa ai lettori del Fatto e del blog e, soprattutto, a chi ebbe e ha care le vittime di quel lontano misfatto.
In tutto questo, sarebbe bello da parte di Antonio Padellaro e Peter Gomez sprecare qualche minuto del loro preziosissimo tempo a dire qualcosa.
Aspetto con fiducia.


AGGIORNAMENTO 30/03/2012 

Non appena ho letto l'orribile sproloquio di Fini, ho mandato una mail a Gomez il 26 marzo 2012 alle 19:37 e una a Padellaro il 27 marzo 2012 alle 08.30.

Ad oggi -30/03/2012, 10.12- non c’è stata risposta alcuna.

Lidia Ravera non mi pare abbia risposto (ma in effetti le abbiamo scritto su quella che immaginiamo essere la sua mail su Il Fatto), e Caterina Soffici ha scritto su twitter un messaggio di risposta a Giovanna Cosenza in cui dice in sostanza di lasciar perdere e ignorarlo perché sarebbe malatto e avrebbe un “ossessione con le donne”. Quest'ultima non presa di posizione me l'aspettavo, visto l'invito ad "ignorare ignorare ignorare" lanciato in occasione del calendario di Toscani.

È stata scritta una bella lettera da alcune donne, QUI potete sottoscriverla.

giovedì 12 gennaio 2012

Ipocrisia post mortem.

Succede che a Roma due assassini romani, italiani, rumeni, marocchini (ancora stiamo cercando di capirlo una volta per tutte), ammazzano a pistolettate un uomo e una bambina cinesi e feriscono gravemente la madre.

Succede che il paese intero è sconvolto, senza parole, atterrito.

Diecimila persone in fiaccolata a Roma.
Il SindacoDegliAltri promette una strada.
Altre manifestazioni a Milano.

La foto col faccione bellissimo e sorridente della bimba è ovunque, non c'è giornale che non la mostri.

Succede che tutti davanti alle solite morbose telecamere hanno qualcosa da dire.

Chiamerò mia figlia Joy.
Erano brave persone.
Non davano fastidio a nessuno.
La mamma sorrideva sempre.
Probabilmente a dirlo sono gli stessi che "i cinesi puzzano", "al ristorante cinese non ci vado ché è sporco e ti fanno mangiare il gatto", "i cinesi sono troppi", "i cinesi hanno distrutto piazza Vittorio", "i cinesi se so' comprati tutto"...

Solo che stavolta è morta una bimba e il razzismo teniamolo un momento da parte, che quella era un'anima pura, signora mia. 

Mi viene in mente una scena di un film, credo La Principessa Sissi.
Insomma, lei non mi ricordo dove sta, comunque in Italia, e deve sfilare in mezzo alla folla o qualcosa del genere.
Tutti la schifano: è pur sempre il simbolo dell'oppressore austro-ungarico.
Poi non so da dove spunta fuori la figlia e le due si corrono incontro per abbracciarsi.
A quel punto l'italica folla, che fino a dodici secondi prima avrebbe volentieri fatto fuori la  principessa, comincia ad urlare "Viva la mamma".

Questa ipocrisia mi fa più schifo del razzismo.

lunedì 5 dicembre 2011

Lacrime e sangue

Mi dispiace, ma le lacrime della Ministra Fornero non mi hanno fatto pensare alla sua umanità, all'empatia, alla comprensione, alla compostezza o alla sobrietà di questo governo rispetto al precedente.
A me hanno fatto pensare a una donna ricca e potente che piange mentre dice a gente che deve campare una famiglia con uno stipendio da fame che dovrà avere ancora più fame.
Quelle lacrime potevano essere evitate.
Per esempio con una patrimoniale seria.
Per esempio finendola di comprare armamenti.
Per esempio dando un taglio serio e radicale alle spese della politica.
Per esempio facendosi pagare l'Ici dal Vaticano.




Ministra che dice "dovrete fare sacrifici"

Operaio che deve sacrificarsi




















Sì, lo so, questa due foto messe assieme sono facile retorica. Ed è assolutamente voluta.

venerdì 2 settembre 2011

Comunicare.

Stamani pensavo alle reazioni di molti miei amici (maschi) davanti a quella che tempo fa hanno chiamato "deriva femminista".
L'ultima, per ora, quella di R., che ha commentato così un aricolo su Boobs & Bloomers che ho postato su faccialibro: ma la smetti de fa' il lesbicone riot?

Ora, sono certa che non fosse nelle sue intenzioni insultarmi (che poi per quanto mi riguarda "lesbica" non è un insulto, tanto per dire), ma trovo indicativo il fatto che per farmi sapere che le mie parole sulle questioni di genere non lo interessano o forse sono troppe, non abbia potuto evitare di usare il termine "lesbica" in chiara accezione negativa.

C'è evidentemente un problema a monte e credo che sia facilmente rintracciabile nei modi della comunicazione.

Quante volte avete letto su un giornale o sentito al TG la parola "femminicidio". 
Mai, immagino.
Eppure è la parola che serve per dire che "una donna è morta ammazzata per mano di un uomo". 

Il reale viene negato attraverso la rimozione della parola stessa che serve per dirlo.
Certo, non si può nascondere il fatto che la signora X è stata ammazzata dal marito, il signor Y, ma si  cercheranno altri modi di raccontare. 
Il signor Y non sarà un femminicida, ma un uomo "geloso", magari "cupo", forse "ossessionato" o anche "succube", "vessato", "respinto", "lasciato".
Forse si racconterà di come ha giocato tutti i risparmi al videopoker, di come ha perso il lavoro, quasi che la disoccupazione o la dipendenza dal gioco potessero essere un alibi.
 
La vittima, poi, sarà probabilmente descritta come una donna "forte", una che "aveva in mano le redini della famiglia", una che "pretendeva molto", una che "l'ha provocato". 
Insomma, una colpevole di essere stata uccisa.

Tutt'altra storia quando l'assassino è straniero e la vittima "una di noi".
In quel caso lui sarà un "mostro", un "bruto", un assassino crudele, senza cuore, che non si è fermato davanti alla Maria Goretti che lo implorava di lasciarla vivere, davanti alla brava madre di famiglia, alla moglie amorevole, alla donna per bene.

Qualità che a nessuna donna ammazzata dal marito, compagno, padre, fratello in un "raptus inspiegabile", è dato di possedere.

La continua negazione, il cercare altre parole, altri modi per dire il femminicidio, sono evidentemente così radicati nel comune sentire, che chi usa questa parola o è un "lesbicone riot" o una "femminista" (dove il termine ha chiaramente un'accezione totalmente e inequivocabilmente negativa).
Quindi ecco che in qualche modo viene screditata e minimizzata qualsiasi cosa diremo e faremo:  schierarsi apertamente e usare le parole corrette, sembra essere una colpa, un attacco al "gruppo", qualcosa che immediatamente ti porta fuori, in un posto che gli altri vedono come ostile, inospitale.

Il problema, dicevo, è a monte: quante volte da quando possiamo ricordare, ci siamo sentite dire "non puoi farlo perché sei femmina"?

Ormai abbiamo talmente interiorizzato un certo tipo di comportamenti, che il nostro stesso modo di comunicare risulta è infettato.

Si deve allora partire da noi, con la ricerca di un nuovo linguaggio che condanni ogni giorno e senza distinguo qualsiasi atteggiamento e stereotipo sessista. 

Ci sto provando e mi accorgo con orrore che spesso devo fermarmi per non dire di uno stronzo che è un "figlio di puttana". 

Il cambiamento passa anche da qui, credo, e questo può essere un primo passo.

Partire da noi, sradicare e combattere ogni residuo patriarcale ovunque lo incontriamo.
Solo così, credo, potremmo cominciare a comunicare in maniera diversa.

Forse, allora, non ci diranno più che siamo censoree e bacchettone se denunciamo atteggiamenti sessisti in politica, in televisione, sui giornali, sui cartelloni pubblicitari. 
E magari più in là si smetterà di usare il termine "femminista" come fosse un insulto ogni volta che diciamo che quando una donna è ammazzata da un uomo si chiama "femminicidio" e che se novantasei donne vengono ammazzate in nove mesi vuol dire che c'è in atto una guerra contro ciascuna di noi.

Ah, la sola cosa che un maschio può fare e una femmina no, è scrivere il proprio nome sulla neve pisciando.


mercoledì 16 marzo 2011

Di ipocrisia, volgarità e pupazzi rossi.


A casa mia la televisione s'è sempre vista.
Siamo una di quelle famiglie che cena col televisore acceso.

Quando ero piccola vedevamo tutti insieme i cartoni delle 20 (tranne Milly un giorno dopo l'altro, che papà trovava -a ragione- eccessivamente palloso), poi io venivo mandata a letto e uno dei miei ricordi  più cari è la musica di
Lunedì Film, che ascoltavo dalla mia stanza e che per me era la musica che accompagnava chissà quali meraviglie.

Ora si cena guardando  Blob  e Un Posto Al Sole (siamo orfani  di Friends).

Ai tempi delle elementari il pomeriggio, se non andavo in piscina o ai giardinetti con qualche amico, potevo vedere Bim Bum Bam e mi sbudellavo dalle risate vedendo Paolo Bonolis (Piolo) che doveva fare lo spot per la Caciotta Fetecchia (che piace tanto alla vecchia).

Da quando vivo da sola mi accorgo di tenere quell'aggeggio acceso spesso molto più del dovuto.
Mi capita di accenderlo mentre lavo i piatti o mentre cucino, spesso quando mi sveglio la mattina, per il meteo e la rassegna stampa su La7.
Spesso mi rendo conto di accenderlo più per la pigrizia di collegare il pc allo stereo e scegliere la musica che per altro.

Sono comunque una che la tv la guarda anche  perché le piace farlo.
Sarò una sfigata, ma dopo una giornata passata al lavoro mi piace tornare a casa, levarmi le scarpe, mettere la tuta e svaccarmi sul divano con una birra e la tv.

Ovviamente guardo i tg (si, ok, lo ammetto solo il Tg3 e quello su Cielo) , Annozero e Ballarò. Guardo volentieri Presa Diretta e Report. E poi adoro i telefilm, sono una specie di tossica e se mi capita non mi perdo i cartoni animati.
Mi piacciono i programmi di cucina (Hell's Kitchen e Cuochi e Fiamme), quelli imbecilli sui giovani americani di MTV e se trovo SOS Tata non riesco a staccarmi dallo schermo.

Questo per dire che di tv ne vedo parecchia e non necessariamente "impegnata", visto che qua pare che se lo fai sei una specie di cerebroleso.
Il Dio Del Telecomando mi viene in aiuto quando c’è solo merda, internet è un’ottima scappatoia e poi c’ho i dvd e una libreria strapiena.

Purtroppo so che una larghissima fetta di popolazione subisce i palinsesti, anche perché internet e dvd sono un lusso e non tutti credono che leggere sia una valida alternativa.

Da anni mi incazzo quando vedo come le donne vengono rappresentate in tv.
E non è solo il fatto che siano praticamente sempre nude. È la continua umiliazione, sono le battute acide e feroci su chi è fuori dai “canoni”, è la presunzione del presentatore maschio di mezza età  alla Teo Mammuccari di essere migliore di tutte le donne che lo circondano (è entrato nella mia lista dell'odio dalla porta principale) e che quindi si sente autorizzato ad insultare, sghignazzare, umiliare.

Ho iniziato a leggere Il Corpo Delle Donne di Lorella Zanardo e lei si pone (in modo decisamente migliore) le  mie stesse domande: cosa veicolano queste immagini? Cosa pensa una bambina/ragazzina vedendo che le sole donne che sembrano avere successo sono imbecilli, oche e possibilmente pettorute e col tanga? E cosa pensa un bambino/ragazzino vedendo che un uomo può umiliare, offendere, toccare una donna senza che né lei né nessun’altro faccia alcuna obiezione?
Ieri Blob ha fatto vedere una signora dell’età di Nonnetta che si dimenava seminuda e truccatissima su una musica techno, mentre il pubblico rideva di lei. Cosa insegnano quelle immagini? Qual è il messaggio che vogliono mandare?

Quando ho visto il documentario
Il Corpo Delle Donne, ho pensato che quello era esattamente quello che pensavo io.
Il palese disagio degli autori davanti alle immagini di donne offerte dalla televisione (Rai o Mediaset, molto democraticamente e senza differenze) era anche il mio, il loro chiedersi se e cosa insegni la televisione agli spettatori era la mia stessa domanda.

Ho continuato a sentirmi indignata e offesa, ma allo stesso tempo ho fatto come Lorella Zanardo che
apre i finestrini dell’autobus: ho cominciato a reagire.

Non essendo io una famiglia Auditel, non mi basta cambiare canale o spegnere l’apparecchio, quindi ho cominciato a mandare mail e mi sono accorta che intorno a me ci sono centinaia di persone, donne e uomini, che vivono lo stesso disagio e che reagiscono nel solo modo che abbiamo: comunicando.

E quindi ho conosciuto decine di nuovi blog e grazie a facebook decine e decine di persone che non si nascondono dietro al “be’, se è così è perché la gente lo vuole”.
Sono convinta che la gente vorrebbe di meglio, solo che c'è qualcosa che le impedisce di aprire il finestrino.

Io comunque non sono tra quelli che danno tutta la colpa al "velinismo" o alle maggiorate di Drive In. In un certo senso sarebbe meglio: eliminato quello, finito il problema, ma noto che la faccenda è ben più complicata.
Certo è un fatto che la televisione commerciale, con le sue bellissime donne sempre in mostra, sempre giovani, sempre seminude, ha contribuito ad abbassare di parecchio il livello di quella che -almeno a vedere dagli archivi e dai vecchi filmati su youtube- era una televisione niente male.
Ma il problema è perché.
Chi ha deciso e in base a cosa, che una televisione volgare e inutile potesse essere migliore di una televisione in grado di insegnare? Insomma, milioni di italiani hanno imparato a parlare in italiano e non più solo in dialetto grazie alla tv; il maestro Manzi ha insegnato alla gente a
scrivere in una trasmissione televisiva!

Quindi quando Antonio Ricci ha cominciato ad attaccare il lavoro della Zanardo, mi sono spaventata.
Si, spaventata. Perché credo che denigrare qualcosa sia un passo fondamentale per lasciare che venga accantonata e dimenticata.


Denigrando e irridendo Il Corpo delle Donne, Ricci sta tentando di salvarsi la faccia e di salvare chi gli riempie il piatto: io metto le donnine seminude perché il gruppo L’Espresso fa la stessa cosa e con le mie veline intendo farne parodia.

Insomma, secondo Ricci due poco più che adolescenti inginocchiate davanti a due sessantenni, con una telecamera che insiste su seni e glutei è fare parodia. Due giovanissime che si fanno la doccia ammiccando e i due sessantenni che fanno smorfie e battutine degne del peggior Alvaro Vitali sono parodia e condanna.


Davanti al documentario, Ricci fa quello che fa solitamente il suo padrone: è colpa della sinistra.
Le veline esistono perché L’Espresso mette le donne nude in copertina e La Repubblica c’ha l’inserto D il sabato.
La mercificazione del corpo femminile in televisione va bene perché c’è anche in pubblicità e sui giornali progressisti.

Addirittura Striscia la Notizia (programma che aborro da sempre) ormai dedica  uno spazio giornaliero alle donne sulla stampa di sinistra.
Tutto viene trattato con le solite risatine in studio, con battute da commedia sexy e col muto sorriso delle veline.

Un discorso serio, che riguarda sì le donne, ma anche il paese intero, diventa in questo modo  farsa, perdendo di significato.
Purtroppo milioni di persone continuano a credere che Striscia la Notizia faccia informazione e che il Gabibbo sia una specie di eroe del popolo contro quello che non va.
E Ricci questo lo sa benissimo, quindi sa anche come far cessare l’indignazione, come renderla vuota, come farla sembrare bigotta e incoerente.

Una delle obiezioni che mi sono state fatte dopo la risposta di Ricci, Il Corpo delle Donne 2, è stato: aho, ma pure te ce l'hai conm La Repubblica e le sue gallerie con le donne nude!

SI E' VERO.

Ma ogni volta che rompo le palle al prossimo con i miei attacchi ai giornali è perché voglio reagire a qualcosa che mi offende, perché credo che il problema vada posto ogni volta che si presenta e non certo per assolvere alri.
Quando io attacco La Repubblica (e per quanto mi riguarda continuerò a farlo se ce ne sarà bisogno) è perché pretendo coerenza.
Ricci, invece, attacca il gruppo L'Espresso per assolvere sé stesso e il suo modo di fare televisione, come dice giustamente
Giovanna Cosenza.

Subdolamente e paraculamente, attacca la stampa progressista per denigrarne il lavoro, per minarne la credibilità (è un caso che tutto sia nato dopo Ruby? Chiedo giusto perché il video della Zanardo è del 2009...).
E allo stesso modo attacca il lavoro della Zanardo, per giustificare un modo volgare di fare televisione, che vuole renderci tutti un po' più succubi e ignoranti.

E a proposito di reazioni, su facebook parte la mail bombing.

mercoledì 2 febbraio 2011

L'ipocrisia è fotogenica


La Repubblica chiama all’adunata le sue lettrici (e poi anche i lettori): mandateci una foto contro il “postribolo” berlusconiano!

E sono già migliaia le adesioni. Decine e decine di foto di donne più o meno giovani, più o meno carine, spesso di tre quarti, che lo sanno tutti che la foto viene meglio.
Quasi tutte con un cartello, un post-it, un foglio di quaderno: Sono una donna e dico basta!
Quelle più brave hanno usato Photoshop.

Non so quante gallerie siano già disponibili, ma sono tante.

In fondo cosa c'è di meglio per combattere Berlusconi di una bella foto?
E ve lo dice una che a suo tempo abbracciò la Cuggia Lau per farsi la foto “orgogliose di essere coglione” (ed eravamo bellissime, non c’è che dire).

Quello che si chiede è dire che io non sono una puttana, che io sono una donna rispettabile, che mia figlia non la darò in pasto al drago.
Io donna per bene, tu troia, ovvero la divisione del mondo in categorie: donne per bene e donne per male, come se davvero si potesse liquidare il tutto in Madonne e Puttane, come se non ci fosse un
mondo nel mezzo (non so chi sia la ragazza che fa queste vignette, ma la ringrazio di esistere).

La stragrande maggioranza di quelle facce non scende in piazza con gli operai della FIOM, perché sono troppo estremisti.
Non va alle fiaccolate contro la violenza sulle donne, perché sono solo rigurgiti veterofemministi.
Non va ai presidi spontanei perché non c'è una solida base politica dietro.

Ma la foto su Repubblica si che cambierà il paese!

Un po’ come le firme del PD. Un milione di firme per cacciare Berlusconi, la tua foto contro un mondo di puttane e papponi.

Uhm, c’è qualcosa che non mi torna, però.

Non mi torna quello che di solito, quando l'attenzione sulle donne cala (e calerà, state certi), si vede sull'homepage e nelle gallerie fotografiche di Repubblica.it.

Piccoli assaggi:

UNO
DUE
TRE

Notato niente?

A casa mia si chiama ipocrisia e il fatto che oggi non ci siano donnine nude in prima pagina si chiama paraculaggine.