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giovedì 17 novembre 2022

Il privilegio a Bali


Sì, Meloni ha tutto il diritto di portarsi la pupa a Bali o dove meglio crede.
Ha ragione (che orrore le parole “ha ragione” riferite a Meloni!) quando dice che il modo che lei sceglie per essere madre è solo affar suo.

E però fa sorridere leggere alcune (niente schwa né maschile universale, proprio “alcune” al femminile) applaudire a questa scelta come fa Terragni, parlando addirittura (cito) di “un ottimo auspicio per tutte le madri”.

Quale auspicio per una madre che non gode del privilegio di potersi portare figlə e (presumibilmente) tata appresso (perché non credo che la piccola Ginevra abbia passato ore al tavolo del G20, né sola in albergo)?

Quale auspicio in un paese che quando ə figlə compiono di 3 anni pensa che è tutto finito, non si ammaleranno più, non avranno più bisogno di te e quindi ti “regala” 5 giorni all’anno di permesso (non retribuito) per “malattia bambino”? 

Quale auspicio in un paese che si bulla di aver innalzato a ben 10 giorni il congedo obbligatorio per i padri (da usufruire entro 5 mesi, perché poi tanto ci sta mamma)? 

Quale auspicio per noi che quando andiamo a fare un colloquio di lavoro ci sentiamo chiedere se abbiamo figlə, se ne vogliamo, come potremmo conciliare le loro vite col nostro lavoro?

Quale auspicio per una madre (perché è inutile essere ipocrita, è della madre, qua, che si parla. Madre di famiglia tradizionale, ovviamente) che non riesce a trovare posto al nido comunale e però deve tornare al lavoro perché uno stipendio serve sempre? O per quelle madri che vengono licenziate in quanto madri e non riescono a rientrare nel meraviglioso mondo del lavoro?

Meloni e Ginevra sono due privilegiate.
Beate loro.

Se proprio vogliamo parlare, parliamo del privilegio, piuttosto.

E soprattutto cominciamo a pretendere di più per tuttə noi.

martedì 15 marzo 2016

Io non sono carne da campagna elettorale *

Complicato essere donne durante la campagna elettorale.
Non so come sia nel resto del mondo, ma qua è veramente difficile. 
Tra immagini sessiste e messaggi misogini e violenti è davvero un macello.

Tipo l'orrendo "Trivella tua sorella", che ha girato sui social in forma "casareccia" già prima che una società di consulenza e servizi per le imprese pensasse di farne una bella immagine colorata con cui tirare su qualche "like" in più.
Niente di nuovo, a dire il vero.

A quanto pare le analogie con la violenza sulle donne continuano ad andare tantissimo quando si tratta di racimolare voti. 
Non conto più i vari "stuprare" usati a cazzo di cane per attaccare l'avversario politico del momento o per denunciare le disastrate condizioni del paese o della città in cui viviamo.

Poi c'è ovviamente l'annoso problema donna/mamma.
Perché si sa, in Italia se sei donna sei mamma. Non se ne esce. DonnaMamma. Tipo una parola sola.

Prendiamo le amministrative romane, ad esempio.

Meloni ha paraculamente annunciato di essere incinta durante il Family Day e ha anche detto che per questo motivo avrebbe ritirato la propria candidatura al Campidoglio, perché «non c’è dubbio che una campagna elettorale che si concluderebbe al settimo mese per un mandato che ti impegna anima e corpo mentre nasce il tuo primo figlio, ti porta a pensare che non sia la strada giusta. Io sono disponibile a tutto per la mia città, che amo, a fare il capolista o qualunque altra cosa. Ma potrei candidarmi solo se non ci fosse nessun’altra soluzione possibile, solo come extrema ratio».

Quando poi si è capito che l'idea di Bertolaso sindaco non è gradita a molti, soprattutto alla Lega, Meloni ha cambiato idea (pare Jack Shepard di Lost: voglio stare sull'isola, non voglio stare sull'isola), scoprendo che, ohibò, il paese è pieno di mamme che lavorano.

A questo punto Bertolaso ha rosicato fortissimo e ha calato l'asso sessista per eccellenza, capace di fare presa su uomini e donne, di destra o di sinistra: sei mamma, stai a casa a badare alla prole. Incredibilmente persino qualche fascista si è dissociato, dopotutto Giorgia è una camerata vera, non si farà certo fermare da un ragazzino.
Al contrario di Berlusconi, che ha ribadito il concetto: "Le donne hanno cinque mesi di lavoro non obbligatorio" quando diventano mamme, "è chiaro a tutti che una mamma non può dedicarsi a un lavoro terribile" come amministrare Roma "che è in una situazione terribile. Fare il sindaco di Roma vuol dire stare in giro e in ufficio 14 ore al giorno. Ci sono persone che per egoismo di partito cercano di spingere Giorgia a questo e a fare il suo male".

Intanto a Milano la candidata del M5S® si  ritira e decide di "togliere qualche sassolino dalla scarpa", raccontando come il suo aspetto fisico sia stato fonte di insulti e battute anche da parte dei suoi. Brutta e cicciona. Cose che in politica contano molto, insomma.

Anche qui, niente di nuovo.
Ricordate le "hollandette", le diciassette ministre del governo Hollande? I quotidiani italiani si erano scatenati in simpatiche gallerie fotografiche sulle loro minigonne.
O le ministre del governo Monti messe a paragone con quelle berlusconiane da L'Unità sulla base del loro look e del colore dei capelli.

L'aspetto fisico di una politica pare essere molto più interessante delle sue effettive capacità. E quindi è su quello che ciascuna viene insultata o elogiata.


Ma di cosa ci stupiamo, in fondo?

Gli insulti sessisti, gli auguri di stupro, la convinzione che il posto di una donna sia la casa sono talmente tanto "normali" che quello che stupisce ormai dovrebbe essere la loro assenza.


C'è poi un'altra cosa da dire.

Se le donne, tutte le donne, accettano un certo tipo di atteggiamento e giudizio ogni giorno della loro vita, poi c'è poco da cadere dalle nuvole se quegli stessi giudizi e atteggiamenti sono considerati "spendibili" da parte dei propri alleati, amici, colleghi, conoscenti.

Sarebbe forse il caso di combattere ogni giorno quegli stereotipi.
Magari riusciremmo anche ad evitare altre campagne elettorali ridicole.

* Sangue Misto, Cani sciolti, 1994

lunedì 20 aprile 2015

Di sciacalli, ipocriti e razzisti.

Boldrini, parlando con un partigiano che sosteneva fosse l'ora di abbattere tutti i simboli del fascismo, nell caso specifico l'obelisco del Foro Italico, ha risposto che quantomeno si potrebbe cancellare l'orrenda schifosa scritta "Mussolini dux".
Il delirio.

Boldrini vuole buttare giù l'obelisco!
Boldrini come l'Isis!

Come al solito, quando si parla di Boldrini, si annebbiano viste e vanno in pappa cervelli. A destra e a sinistra, indifferentemente.
Potrebbe dire di essere intollerante al lattosio e subito i giornali titolerebbero "Boldrini contro il latte, pronto decreto presidenziale per proibirlo". E abboccherebbero in tante/i.

I fascisti, ovviamente, si sono scatenati, in nome di una "memoria" selettiva e fasulla, che si inventano volta per volta, secondo le comodità del momento.

Giorgia Meloni si è superata, condividendo su twitter e facebook una foto capace di mostrare, con pochissime parole, tutta la sua arroganza e il suo classismo.

Sbaglia -volutamente- obelisco: prende quello dell'EUR, in cui quel nome infame non compare e chiede se butteremmo giù "l'architettura fascista", l'EUR, appunto, o quella "socialista", Corviale.
Il "Serpentone" come esempio del mostro da abbattere, del brutto, del degrado, di qualcosa che non merita di esistere, con buona pace di chi ci abita.
Forse non sa, Giorgia Meloni, che a Corviale, nonostante decenni di menefreghismo e latitanza della "politica", c'è un gran fermento.
Non sa, o non le interessa, che ci sono associazioni di cittadini di Corviale che lavorano per la riqualificazione del loro palazzo, nonostante promesse non mantenute, assenze colpevoli e stigmi decennali.
Non lo sa, non le interessa e ci sputa sopra, chiedendo al "popolo della rete" se preferisce Gesù o Barabba, il duce del fascismo o un palazzo che ospita ottomila famiglie.
Il tutto pur di attaccare l'odiata Boldrini.








E poi l'orrore dei migranti morti in mare, il Mediterraneo ridotto ad un'enorme, infinita tomba.
Settecento, dicono.
Ma se anche fossero stati dieci, tre, uno soltanto, sarebbe comunque una tragedia immane, che dovrebbe colpirci tutte e tutti, indistintamente e che invece ancora una volta solletica i sentimenti più beceri, il razzismo più schifoso, l'ipocrisia più pericolosa.

Lacrime fasulle, indignazione a comando, proposte di "soluzioni" che lasceranno morire altre centinaia, migliaia di esseri umani. Con la Bossi-Fini ancora in piedi, i CIE pieni di uomini, donne e bambini privati di libertà e dignità. Trattati come cose da spartirsi nei giochi politici, come carne che porta soldi.

E ancora il finto cordoglio, le belle parole, le bare, i funerali di stato. 
In attesa delle prossime morti.

E però chiudiamo tutto, impediamo loro di partire, lasciamo che muoiano lontano dalle nostre belle coste, respingiamoli, lasciamoli annegare. Tanto so' negri, che ci vengono a fare qui, che non c'è lavoro nemmeno per noi?

La colpa di quelle morti sarà sempre di qualcun altro e noi potremmo continuare a blaterare, come un Salvini qualsiasi.

Ecco la politica italiana.
Lacrime e bugie, ipocrisia e sciacallaggio.
Sempre e comunque.

sabato 10 gennaio 2015

La Faccia Come il Culo (LFCC)

Dopo attenta analisi, ho deciso che il mio personalissimo premio "La Faccia Come il Culo" di questo gennaio 2015 non può non essere assegnato a Giorgia Meloni, per la sua strenua e appassionata difesa del diritto di satira.

Per essere onesta fino in fondo, devo necessariamente ammettere che per l'assegazione del LFCC hanno pesato molto la sua memoria selettiva e i miei rapporti personali con alcune persone.
Ma sono certa che questo non potrà gettare ombre sulla sua vittoria a mani basse.

Tutto, ovviamente, nasce dalle parole di Meloni a seguito dell'orrendo attentato a Charlie Hebdo.




Prontissima a prendere le parti di un giornale satirico senza dimenticare le radici dell'Europa.
Ho appena notato la rima. Non male.


Il suo partito ha addirittura fatto una vignetta esplicativa, con tanto di matita spezzata, per solidarizzare col popolo francese, ma senza dimenticare che l'Islam è brutto e cattivo e noi "siamo in guerra".

Tocca difendere l'Europa cristiana.
Il resto, sticazzi.
Perché da come la mettono pare che qui siamo tutte e tutti cristianissimi, mentre è un fatto che siamo molto altro. Ma vabbè, questa è un'altra storia.

Comunque, fino a qui effettivamente non c'è niente che possa giustificare l'assegnazione del LFCC, mi rendo conto.

E a questo punto il mio essere, come dice una mia amica, kinda cartoonist-groupie, mi ha portata indietro di qualche anno.

[Suono di arpa in sottofondo, come nei telefilm anni '80 per sottolineare il flashback]

2008 

Cercando non mi ricordo cosa, trovo un blog: giorgiamecojoni, di Alessio Spataro.
Me ne innamoro.
La Ministronza diventa una specie di mantra.

Come per anni non ho nominato Alemanno se non come "IlSindacodegliAltri", così ancora oggi quando nomino Meloni, spesso non riesco a non chiamarla La Ministronza.

Era il periodo in cui lei era ministra (del fronte) della Gioventù, in cui ci si affannava a dire quanto fosse brava, pulita e onesta nonostante il suo passato da giovane fascista e questo tizio a me allora sconosciuto, osava raffigurare la figlia della lupa come una fascistella qualsiasi, nelle fogne, in mezzo ai ratti.

Oltraggioso.

[Di nuovo l'arpa a sottolineare la fine del flashback]

Insomma, mentre me ne stavo su twitter a seguire #CharlieHebdo e #JeSuisCharlie, mi sono saltati agli occhi decine di nomi noti che si ergevano a difensori del diritto di satira e di espressione.

Nomi come Carfagna, Prestigiacomo, Lupi, Gasparri, La Russa, Meloni... 
Gente che è addirittura scesa in piazza Farnese (impedendo a mio padre, che Charlie Hebdo lo conosceva prima dell'attentato, di restarci, perché con certa gente non si può manifestare).

E a quel punto è arrivato in mio soccorso Google: ministronza spataro.

E sono usciti quegli stessi nomi.
Un’altra ministra, Stefania Prestigiacomo, parla di opera «indecente e volgarissima». Per Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, «il libello composto da vignette volgari e offensive contro il ministro qualifica chi l’ha fatto. A Giorgia Meloni, che con intelligenza e grande passione svolge il suo impegno politico, va la mia piena solidarietà». E il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi: «Quella di Spataro non è satira, è solo spazzatura. Esprimo tutta la mia solidarietà al ministro Meloni, oggetto di un attacco volgare che offende lei e le donne e che ferisce la dignità della persona» [QUI]
Ricordo bene che il PD si schierò dalla parte della ministronza contro il diritto di satira di Spataro. 
Lo stesso PD che s'è messo le matite nel taschino in solidarietà con CH.

La Russa fu chiarissimo nella sua condanna: 
"Spatolaro, o qualcosa del genere, che non ho mai avuto il piacere di conoscere, dà il meglio di se, immagino, tra cacche, mosche e parolacce. Più che un fumetto mi è sembrato uno specchio" [QUI]
Si tirò pure in ballo il maschilismo, tanto per non farci mancare niente.

Insomma, un attacco totaleglobale al diritto di satira da parte di chi oggi quel diritto lo difende senzaseesenzama.

Che poi non è difficile capire cosa questa gente voglia davvero dire con la matita spezzata e le candele in piazza.

I fascisti razzisti islamofobici locali se ne fregano della satira. 

Un giornale come CH in Italia sarebbe stato dichiarato osceno, sconcio, offensivo e oltraggioso dopo un paio di vignette come queste.

Si sarebbero fatte interrogazioni parlamentari, trasmissioni sull'inopportunità di toccare certi argomenti, gli autori sarebbero stati confinati come un Luttazzi qualsiasi.


Ve li immaginate Gasparri e La Russa con la bava alla bocca davanti a questa Trinità? O al Conclave che si incula in circolo? O al Papa innamorato?

E le varie Meloni, Prestigiacomo, Carfagna, Bindi, che accusarono Spataro di essere  maschilista , misogino, sessista e volgare, cosa avrebbero detto davanti a questa Marine Le Pen?






Quello che preme a questa gente non è la libertà di Charlie Hebdo o di chiunque altro di fare satira. Quello che preme davvero a questa gente è la guerra all'Islam. 
Che poi si tradurrà (si traduce gi da anni, a dire il vero), in espulsioni, detenzioni, respingimenti, violenze, limitazioni della libertà.

Il motivo reale per cui tante e tanti stanno stracciandosi le vesti e piangendo per CH non è altro che l'odio per l'Islam. 
Lo si ammettesse, almeno.
Ci si farebbe una figura migliore.
Se non altro si potrebbe dire di essere onesti/e.

Nascondersi dietro alla difesa della libertà di espressione è l'ipocrisia più grande.

Fingersi libertari dopo aver censurato e fatto censurare ogni voce minimamente dissidente è vomitevole.

Per questo il mio premio LFCC viene assegnato a Giorgia Meloni, perché le sue pressioni per bloccare La Ministronza fanno a pugni con le sue stronzate sulla libertà di questi giorni.
E perché dimostra di non avere il coraggio di dire davvero quello che le preme. 
Lei e l'allegra combriccola tutta.