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domenica 12 febbraio 2017

Patate bollenti e pompini.

Se una fosse stata fuori qualche settimana e aprisse oggi per la prima volta i quotidiani nazionali farebbe festa. 
Finalmente, dopo e grazie all'ignobile prima pagina che Libero ha dedicato alla sindaca Raggi, pare che il sessismo sia diventato un problema pressante per la stragrande maggioranza della popolazione italiana.
Finalmente la parola "sessista" è sulle prime pagine dei giornali.
La si può sentire negli uffici, nei bar, sui mezzi pubblici.
È un fiorire ovunque di articoli e post che spiegano con attenzione e dovizia di particolari che cosa sia il sessismo, come lo si riconosca, come lo si debba combattere per debellarlo una volta per tutte.

Solo che io sono sempre rimasta qua.

È divertente vedere come a spingere così tanto sul valore fondamentale dell'antisessismo siano quegli stessi personaggi o media che solitamente veicolano tutt'altro.

Il Corriere della Sera, per esempio. Che per settimane ci ha deliziato con le sexy cameriere, le sexy hostess, le sexy soldatesse e ora con i vestiti "birichini" delle cantanti di Sanremo. Oggi, tanto per fare un esempio, accanto all'articolo di Aldo Grasso sugli insulti di Argento a Meloni, c'è la galleria fotografica dedicata al culo di Lottie Moss, 19 anni, sorella di Kate.
O La Repubblica, la cui colonna destra non teme rivali in quanto a sessismo e allusioni soft porno.
Su Il Fatto Quotidiano, poi, è inutile accanirsi, qui ne ho parlato spesso e a lungo.

Per un attimo, solo per un attimo, però, sono stata quasi ottimista nel vedere tanta indignazione su Facebook e Twitter tra molti miei contatti solitamente abbastanza indifferenti se non refrattari alla questione.

Ho pensato che magari qualcosa si stesse muovendo sul serio. 
Che magari le troppe parole che spendiamo ogni giorno per denunciare sessismo e misoginia più o meno nascosti sarebbero state finalmente comprese. Che non sarei più stata guardata come una pazza veterofemminista isterica (il mio capo mi ha chiamata così una volta...) quando vado fuori di testa per un "puttana" buttato in una conversazione di lavoro.

E invece.

E invece subito è partita la gara tra simpatizzanti PD e M5S per cercare su Google gli insulti sessisti che gli esponenti di un partito hanno riservato negli anni alle donne dell'altro.

Si sono andate a recuperare storie di pompini, di puttane, di cosce e di bamboline, dimostrando ancora una volta che il sessismo in Italia non è mai un problema, che il problema, casomai, è il tifo.

E quindi mi si conferma che andava bene dire "puttana" a Carfagna, ma non a Oppo. Va bene dire che Boschi è lì perché scopa con Renzi, ma non che Raggi e Romeo siano amanti. E va bene che Argento dia della lardosa a Meloni e che io venga rimproverata di "difendere una fascista" solo perché è una donna.


Il punto non è il sessismo, non sono le offese alle donne in quanto donne: è l'appartenenza politica, per cui non si vede il cortocircuito che c'è nel chiedere "cosa faresti in macchina con Boldrini" e denunciare una testata giornalistica che chiama "patata bollente" la tua sindaca.

Mi chiedo se non dovrei cominciare a farmene una ragione.



lunedì 20 giugno 2016

La nuova era.

Il primo comunicato ufficiale di Raggi è ospitato sul blog di Grillo (ma pensa...).

Interessante la scelta delle parole usata da una che -a ragione- sottolinea il suo essere la prima sindaca (anche se lei dice "sindaco donna") di Roma.
Una nuova era per Roma

di Virginia Raggi, sindaco MoVimento 5 Stelle di Roma
Prima di tutto vorrei ringraziare tutti i cittadini romani che mi hanno voluto affidare questo importante compito e voglio complimentarmi con i consiglieri eletti, a cui auguro buon lavoro, con i non eletti e con gli attivisti che hanno speso risorse ed energie in questa campagna elettorale.
La prima cosa che sento di dire, che mi viene dal profondo, è che finalmente anche Roma avrà un sindaco donna. In un momento storico in cui le pari opportunità sono ancora una chimera considero questa una notizia dal valore straordinario. Il primo segno del profondo cambiamento che stiamo portando in questo Paese.
Perché se la Capitale d'Italia avrà per la prima volta nella sua storia un sindaco donna, questo lo si deve al M5S. Lo si deve a Beppe Grilo e Gianroberto Casaleggio.
Sarò il sindaco di tutti, sia chiaro, anche di coloro che non mi hanno sostenuto in questa tornata elettorale.
Lavoreremo per riportare legalità e trasparenza in questa città dopo anni di malgoverno e dopo Mafia Capitale. Lavoreremo per ridare a Roma la bellezza e la dignità che merita. Oggi si apre una nuova era.
Infine, non potrei non accennare ai 4 mesi di campagna in cui qualcuno ci ha praticamente fatto una "guerra" senza precedenti. Il punto è che non sono riusciti a fermarci. Segno che siamo più forti e che i romani, soprattutto, sono più forti. 
Ma al di là dei toni aspri e degli attacchi che ho ricevuto, mi auguro che d'ora in avanti si possa aprire una nuova fase, più costruttiva, attraverso un dibattito onesto con le altre forze politiche centrato sui reali problemi dei cittadini. Roma ha bisogno di questo.
E' venuto il tempo di lavorare dopo anni di malgoverno. Le cose da fare sono tante e noi siamo pronti!

E le donne? 
Quelle con le ascelle più o meno depilate che dovrebbero festeggiare felici perché una di loro è in Campidoglio?
Proprio non ce la facciamo ad usare un linguaggio inclusivo, eh?


E dire che basterebbe così poco. 

È una presa di posizione la mia, lo so. 
Mi incarto continuamente sulle questioni di principio, ma da chi dice che sarà "il sindaco di tutti", io non posso sentirmi rappresentata.

Se mi cancella dal suo primo comunicato ufficiale, dopo avermi cancellata dalla campagna elettorale, non mi aspetto niente.

Perché per alcune e alcuni è tanto difficile nominare le donne?

La fica non basta.

Ascella vetero femminista
Pare che il mio non festeggiare coi caroselli per la città la vittoria di Raggi alle elezioni romane mi renda una vetero femminista dalle "lunghe chiome ascellari", che dimostra "una volta in più la vostra totale inutilità nella storia" (questa va dritta nell'elenco dei luoghi comuni sulle femministe).

Oddio, sull'inutilità del femminismo nella storia proprio le vittorie di Raggi, Appendino e delle altre Sindache d'Italia dicono molto: senza il femminismo loro (e noi tutte) staremmo chiuse in casa a fare le brave massaie, ad accudire i nostri mariti, la prole, gli anziani e le anziane. E guai a dire una parola: niente grilli per la testa e più olio di gomito, che quelle mattonelle non si puliscono da sole e la pasta scotta non ci piace.


Ma chi se ne ricorda più, in fondo? E soprattutto, a chi importa?


Ormai certe cose sono considerate dovute, non interessa sapere da dove vengono i diritti che spesso anche noi donne diamo per scontati. 

Dovrei, insomma, festeggiare perché Roma ha una sindaca per la prima volta nella sua storia.

Poco importa se io con quella donna non ho in comune niente.

Poco importa se negli undici punti del suo programma (11 passi per Roma) non si parla di Consultori, di difesa della Legge 194, di salute delle donne, di lotta alla violenza di genere.



Devo essere felice perché è una donna.



Ma era una donna anche Margaret Thatcher, eppure non ho mai condiviso nulla delle sue idee.

È una donna anche Costanza Miriano, che mi vuole sottomessa a mio marito in nome dell'amore.
Sono donne Daniela Santanchè, Debora Serracchiani, Irene Pivetti, Paola Taverna, Renata Polverini, Giorgia Meloni. 
Eppure mai, nemmeno per un momento ho pensato a quanto sia bello averle nelle istituzioni. Anzi.
Sono donne anche Isabella Rauti, Chiara Colosimo, Gina Centrone, Annalisa D'Aguanno e Veronica Cappellato, firmatarie della proposta di legge di Olimpia Tarzia, donna pure lei.

Ad alcune donne i pentastellati che oggi si scoprono femministi e antisessisti non hanno mai fatto sconti, anzi.
Con Boldrini, per fare un esempio facile facile, hanno superato il limite dello schifo, augurandole morte e stupro in diverse occasioni.

Anche con Maria Novella Oppo non andarono tanto per il sottile: aveva osato parlare male del capo.

Quindi no, non mi basta che Raggi sia una donna per festeggiare.

La fica non è abbastanza.