lunedì 20 luglio 2015

Di leggerezze, auguri di stupro, varie ed eventuali.

Ho fatto l'errore di condividere questa foto trovata su facebook sul mio account twitter, giusto per far notare quel "leggerezza" buttato lì, quasi fosse normale.

Il mio scopo era sottolineare come anche in questo caso alla donna stuprata si facesse una colpa per il proprio comportamento.
 
Oh, non si parla di minigonne o scollature, non si indaga sulla vita sessuale della ragazza, ma anche solo pensare che essersi seduta in uno scompartimento vuoto sia stata una sua "leggerezza" è, di fatto, dire "te la sei cercata". 

Niente di nuovo, avevo voglia di ribadire l'ovvio.

Ci ho guadagnato (ad ora) 135 retweet, quasi un record per me.

Va detto, per completezza di informazione, che la frase sulla leggerezza è scomparsa dall'articolo.







Comunque, torniamo ai retweet e alle simpatiche interazioni di queste ore.

La maggior parte di chi mi ha retwittato e che continua ad inserirmi nei suoi deliri razzisti è gentaglia fascista e leghista che si sofferma -ovviamente- sulla nazionalità dello stupratore. 

Poi ci sono quelle e quelli che augurano alla moglie e alle figlie del (o della) giornalista di essere stuprate, "così impara". 

Auguri di stupro anche all'autore del pezzo e ai "figli di troia, gli stuprassero il cane, cui unica leggerezza è girare col sedere scoperto".

Tale Fred mi dice che questa "è la cultura dei clandestini di stuprare la ragazza nn lo sapeva ma ora si è arricchita e integrata", MarcelloPaolo mi chiede "cosa ti puoi aspettare da quel giornale ? loro difendono sempre i clandestini specialmente se Africani".
Bob sostiene che si tratti di "comunismo" e "mistificazione della realtà".
Kissbaomiao si interroga sulle dimensioni del pisello dei "profughi".

E potrei andare avanti. 

Nella mia ingenuità speravo si capisse quello che volevo dire, che non c'entrano il giornalista e la testata per cui scrive, ma la cultura del "te la sei cercata", che ti porta a scrivere che se ti siedi in uno scompartimento vuoto hai commesso una leggerezza, che può portarti ad essere stuprata.

Non ho tenuto conto di quanto potessero essere ghiotte sia la notizia che l'odiosa frase su Repubblica per quelle stesse persone che davanti a una ragazzina stuprata da un militare si chiedevano cosa ci facesse in giro a quell'ora o che si indignavano per l'abbigliamento estivo troppo succinto delle adolescenti.

Ho imparato qualcosa: sono circondata di stronzi/e. 

E sono più di quanto potessi immaginare.

https://www.youtube.com/watch?v=E3IYW3kBzfM

giovedì 2 luglio 2015

"Sono intorno a noi, in mezzo a noi" *. Di orari, vestiti, adolescenti e stupro.

Vorrei poter essere certa, senza tentennamenti, come tante e tanti che se lo stupratore fosse stato straniero nessuna e nessuno avrebbe anche solo pensato all'orario in cui tre adolescenti erano in giro o ai loro pantaloni troppo corti.

Quello che vedo e sento ogni giorno mi insegna, al contrario, che il "se l'è cercata" è molto più radicato di quanto possiamo immaginare.

I commenti al post con cui il Tgcom parlava dello stupro di un'adolescente a Roma sono quanto di più disgustoso e "chiarificatore" ci possa essere in merito. Questa volta hanno fatto così schifo che stanno girando anche sui media nazionali.

Viene accusata prima di tutto la ragazza perché "cosa ci faceva in giro a quell'ora?" e "vi rendete conto di come si vestono?"
Sono accusati i suoi genitori che "avevano di meglio da fare" e non l'hanno controllata abbastanza.
Sono colpevoli anche le amiche perché "ti pare che non la segui?"
E poi, siamo sicure che la notizia sia vera? Magari ha fatto sesso col fidanzato e non vuole dirlo a mamma e papà: "non è la prima volta che si denuncia uno stupro per nascondere un errore.





 
























Non sono usati gli stessi toni accusatori e colpevolizzanti per il tizio che si è spacciato per un poliziotto e l'ha stuprata.
E questo, effettivamente, non accade quando lo stupratore è straniero.
In quel caso, però, la provenienza geografica è solo un qualcosa in più, che poco o nulla toglie alla colpa della vittima di stupro.
Sì, si invoca pena di morte, rimpatrio e ruspa, ma non si perde mai di vista l'abbigliamento, l'orario, l'atteggiamento della donna violentata. O magari uccisa.
Era troppo dominante, era una stronza, era una fedigrafa, era indipendente, era bellissima. I nostri quotidiani sono pieni di questa robaccia, lo abbiamo ripetuto fino alla nausea.

Sono andata a vedere i profili di chi sostiene che la ragazza violentata non avrebbe dovuto essere fuori casa, che i suoi genitori "avevano di meglio da fare" o che "vanno in giro mezze nude" e quindi "i buoni lo pensano, i cattivi lo fanno".














A vederli così sembrano normali, alcuni/e di loro hanno foto profilo di coppia o con i figli, condividono frasi melense e strappalacrime su amore, amicizia e religione.

E invece sono persone che riescono senza troppe difficoltà a trovare una giustificazione allo stupro.

Ma di cosa ci sconvolgiamo ogni volta?

Anni fa una ragazza venne stuprata da tre suoi coetanei dopo la Notte Bianca di Fano.
Tempo dopo, il portavoce del vescovo scrisse un comunicato, nel quale si incolpava, di fatto, la ragazza violentata. Esibizione del corpo, emancipazione... è chiaro che poi ti stuprano, no?
La coincidenza con la solennità cristiana del Corpus Domini ci deve far riflettere sull’accellerata e pseudo emancipazione che le ragazze di oggi hanno acquisito rispetto alle loro coetanee di alcuni fa. Mentre si ribadisce la ferma condanna di quanto accaduto si assiste ad una sempre più accentuata esibizione del proprio corpo. Il corpo è un dono, il corpo è sacro. È un regalo grande che la vita ha fatto ad ogni persona e non può essere mai pensato come ostentazione di sé e tanto meno come oggetto.

Stessa cosa qualche anno dopo a Modena. Una ragazza stuprata da cinque compagni di scuola dopo una festa.
Quella volta a trovare la colpevole di quella violenza ci pensò Giovanardi. Se una si vive bene il sesso, poi non ci possiamo scandalizzare se cinque tizi la violentano a turno.
Non voglio entrare nel merito della vicenda che l'Autorità giudiziaria dovrà chiarire in tutti i suoi controversi aspetti. Quello che ritengo insopportabile sono certe dichiarazioni, tra l'indignato e il meravigliato, come se fosse possibile, 364 giorni all'anno, dileggiare ogni regola ed ogni principio educativo, presentando la sessualità come uno dei tanti beni di consumo, e poi scandalizzarsi se i ragazzi non si rendono neppure conto dell'inaudita gravità di certi comportamenti.
Se si sgancia la sessualità da un rapporto di amore e di rispetto reciproco svalutandola a livello di semplice divertimento, non ci si può illudere di risolvere il problema attraverso la repressione penale.

Come possiamo, allora, stupirci dei commenti dei lettori e (ahimè) delle lettrici del Tgcom, che non si vergognano di mettere le loro facce e i loro nomi accanto a parole di condanna per un'adolescente stuprata da uno che si è finto poliziotto e che ora dice -come da copione- che lei era consenziente?

Si chiama "colpevolizzazione della vittima" e a quanto pare non passa mai di moda.






* Quelli che benpensano, Frankie hi-nrg mc, 1997.

giovedì 25 giugno 2015

Di sicurezza, slide e sessismo (nella speranza che non mi licenzino).

Oggi ho finalmente concluso il corso sulla sicurezza sul lavoro, la parte specifica per i lavoratori (e le lavoratrici!) impiegati(e).
Nonostante avessi poca voglia di farlo, devo ammettere che è stato meno peggio di quanto credessi. Diverse parti, poi, sono state, almeno per me, decisamente interessanti. Le antenne si sono drizzate per tutta la parte relativa alla tutela delle madri lavoratrici, delle donne incinta, dei pericoli connessi al genere come materia da considerare per la valutazione del rischio.

Purtroppo, come qualcuna/o già sa, ho una certa sensibilità riguardo le questioni di genere e gli stereotipi sessisti e mi interessa moltissimo osservare come questi siano scarsamente (o più spesso non siano affatto) considerati un problema.
E qui siamo alle slide proposte in aula.

Due mi hanno messa in forte difficoltà. 
Per non fare la solita figura della femminista incattivita (o "stressata", come mi è stato detto, sorridendo, da un collega a me sconosciuto fino a quel momento), ho evitato di parlarne, ma non ho potuto evitare un commento, seppure a mezza bocca e con un fintissimo sorriso smagliante sulle labbra.

Eccole qui.




Per parlare degli infortuni sul lavoro dovuti al fattore umano, è stata scelta come immagine di accompagnamento quella di una donna in auto, mentre parla al telefono intenta a mettere il rossetto. Una classica situazione per tutte noi impiegate, vero?
Ora, prima che mi venga fatta la solita obiezione "ma non le vedi ai semafori?", dico subito che sì, vedo decine di donne che ai semafori si truccano o che parlano al telefono mentre sono alla guida. 
Così come vedo decine uomini che parlano al telefono e intanto si accendono una sigaretta, sfogliano il giornale, chiacchierano col compagno/la compagna di viaggio. 
Molte e molti si scaccolano, nella convinzione che l'abitacolo renda invisibili.
Il punto, come sempre, è quello che quell'immagine racconta a chi la guarda.

L'immagine in questione presenta il più classico stereotipo sessista della "donna al volante, pericolo costante", dal quale evidentemente non riusciamo a liberarci, nonostante l'ingresso nel nuovo millennio di qualche anno fa.
Non a caso molti dei maschi presenti in aula hanno riso. 
Un paio di donne hanno detto che trovavano che l'immagine fosse sessista, molte hanno taciuto, qualcuna ha riso insieme ai colleghi.
Questo per dire, se mai se ne fosse ancora bisogno, che gli stereotipi sessisti sono assolutamente trasversali. Non importano il genere, l'orientamento sessuale, il grado di istruzione o il ceto sociale. Lo stereotipo è per tutti e tutte.
Poco prima, la migliore immagine che si è ritenuto di dover usare per descrivere lo stress, o meglio le differenze tra distress ed eustress, è stata la "classica" donna che perde completamente la testa, incapace di contenersi se messa davanti ad una situazione, appunto, stressante. 
L'isterica, insomma. 

Anche qui, quando una delle colleghe ha parlato di "immagine sessista", qualcuno ha ridacchiato. 
Anzi, ci sono state diverse battute sullo stato di stress delle donne presenti.
Le matte risate.
Sono (quasi) certa che con la scelta di queste immagini non si volesse in tutta onestà veicolare un messaggio stereotipato e  sessista, ma non so se l'idea che il tutto sia stato fatto "in buona fede" possa essere considerato consolante o se invece non sia un'ulteriore dimostrazione di come un certo tipo di idea sessista e fortemente stereotipata delle donne e dei loro comportamenti sia radicata praticamente in ogni ambito e venga in ultima analisi considerata normale o quantomeno non problematica dalla maggior parte delle persone.

mercoledì 24 giugno 2015

Kiko's creek.

Mi hanno stupito poco le parole deliranti su femminicidio e "teoria del gender" pronunciate durante il family day dal fondatore del movimento Neocatecumenale Kiko Arguello.

Anzi.

Le ho ascoltate comunque con attenzione, perché dai titoli e dai commenti letti e ascoltati qua e là qualcosa mi suonava stranamente familiare. Le riporto qui, così come le ho capite nonostante l'italiano stentato e la consecutio massacrata.

A mi me soprende quando ho sentito parlare di femminicidio e anche che vogliono che queste violenze contro le donne, in Spagna quest'anno vanno per 60 donne uccise, in Italia non lo so, eccetera.
Pensano che questo ideologia di gender va ad attutire, va a disminuire [incomprensibile] i bambini... pensano che questa dualità maschio e femmina è in contrasto [incomprensibile] odio e amore, eccetera.
Noi dobbiamo dire che questo non è vero.
Secondo noi la radice sta nell'antropologia della Rivelazione. Oggi stesso parla la donna di quello che l'anno scorso ha ucciso due bambine bellissime. È stato trovato, cercato da tutta la polizia in Svizzera. Si sapeva che le aveva rapite, no s'hanno trovata e sappiamo che se ha ucciso.
Adesso in Spagna c'è un macello, un uomo che ha ucciso cinque bambini [incomprensibile].
Tanti casi di questo tipo, donne uccise, ma vi dico una cosa.

Dicono che questa violenza di genero è a causa della dualità maschio-femmina.
Bene, noi diciamo "non è così".
Quest'uomo ha ucciso i bambini per un'altra ragione.
Perché se questo uomo è un laico, è un secolarizzato, ateo che ha lasciato di praticare, non va a messa, il suo essere persona, chi ce lo da? L'amore della moglie. La moglie gli dice [incomprensibile] "tu sei mio marito". "Tu sei", "io ti faccio", "io ti do l'essere mio marito" e lui questo amore, essere amato dalla moglie, ma se la moglie lo abbandona e se ne va con un'altra donna, questo uomo può fare una scoperta inimmaginabile. E pronto la moglie gli ha tolto l'essere, non lo ama più, l'essere amato e esperimenta il non essere amato. Questo si chiama l'inferno, perché Dio è amore e il primo moto che sente dentro, perché sente una morte tam profunda, tam profunda, che il primo moto è ucciderla.

Davvero non vi suona niente?
Davvero non sentite il "se l'è cercata" di sottofondo?
Davvero non vi vengono in mente minigonne, abbandoni, tradimenti, stanchezza, disoccupazione, raptus?
Davvero?

No, perché io di parole come queste ne ho lette e sentite a migliaia. E le continuo a leggere e sentire ogni giorno.

Le ho lette, ad esempio, sullo stupro, tipo quando Massimo Fini scrive di "vispe terese":
...troppo spesso le ragazze di oggi si comportano da 'vispe terese'. Citerò, per tutti, il caso, di qualche anno fa, di tre donzelle che, sulle montagne di Abruzzo, passarono tutte sculettanti davanti a un pastore di pecore macedone che, non sapendo né leggere né scrivere, ma riconoscendo solo i propri istinti, le inchiappettò. [Due ragazze uccise, due stuprate, una salva non si sa come]
O quando Magalli ci ha voluto spiegare cosa fosse "l'attenuante della provocazione":
Io penso anche a quei poveri uomini, che lasciati dalla donna che amavano disperatamente cercano il chiarimento non per ammazzarla, ma per ricucire un rapporto e magari si sentono dire 'io ti ho sempre tradito, perché tu sei uno scemo, impotente e mi fai schifo' e in quel momento perdono la brocca e l'ammazzano. E vabbè, che gli vuoi di'? [...] esiste l'attenuante della provocazione... tante volte questo crinale si supera non perché uno è cattivo, ma perché te ce portano e quindi poi quello paga il suo debito, per carità... lo paga... però...
Oppure quando i più importanti giornali nazionali ci raccontano quanto fosse gnocca la vittima: 
 [...] alcuni vicini, avevano notato che le vicissitudini familiari dettate, a quanto si dice, da motivi sentimentali, lo avevano provato fortemente. La moglie, una donna avvenente, gli aveva fatto perdere la testa. (ilmessaggero.it)
Senza mai dimenticare quanto fosse mite l'assassino, vittima di una moglie dominante:
La ribellione di un uomo debole, fragile, dominato per anni dalla personalità ben più forte della moglie. (Il Giorno di Pavia)

Non è una novità che un'enorme fetta della chiesa pensi che il problema della violenza di genere siano, in ultima analisi, le donne.
In fondo è Eva che ha mangiato la mela per prima.

Tempo fa L'Avvenire ci deliziò con il suo "antidoto alle passioni criminali".
Ne riporto uno stralcio, per chi se lo fosse perso:
[...] il tradimento, anche il più insignificante, è un veleno mortale per la vita di coppia, e che può indurre a macchiarsi di atti insensati. Nulla, infatti può attenuare la responsabilità di un atto di violenza, e ancor di più se contro la donna. Resta il fatto che non è giusto ingannare il prossimo facendo balenare l'idea che il tradimento potrebbe essere un gioco. 

Ecco, dopo aver letto per anni questa roba, le parole di Arguello non mi hanno stupita, perché non sono altro che i pensieri e le parole che ci vengono vomitate addosso ogni giorno, ogni volta che proviamo a parlare di femminicidio.

Un merito, comunque, a quest'essere devo riconoscerlo: dopo anni di lotte, di articoli, libri, assemblee, non siamo riuscite a far parlare nemmeno un terzo della gente che sta commentando schifata le sue parole.

Magari i suoi deliri riescono a smuovere qualcuna/o.


mercoledì 17 giugno 2015

Non dire parolacce.

Ieri ho parlato un po' con un uomo dell'età di mio padre.
Ad un certo punto gli ho detto che spesso usa un linguaggio fortemente sessista e che quando ride di me che glielo faccio notare o si lancia in ardite spiegazioni sul perché è possibile dare della "troia" ad una donna che non ci piace mi manda in bestia.

"Mi sembri una di quelle..."
"Sono una di quelle."

E da qui due ore a parlare.

Quello che ho capito di tutto quel discorso è che la cosa fondamentale per poter permettere ad una femminista di parlare è che lei non si dichiari mai tale e che il femminismo non venga mai nominato. 
Nemmeno per sbaglio, nemmeno per inciso. 
Mai.

"Femminismo" è una parolaccia e le parolacce non si dicono.
È come fare le puzzette o mettersi le dita nel naso: si può fare, ma in segreto, nessuno lo deve sapere, non si deve dire in pubblico.

Oh, volendo puoi dire un sacco di cose anche solo vagamente percepite/percepibili come femministe (che poi, boh, a me a volte pare solo semplice buonsenso), tipo che sei convinta che le nostre diversità anatomiche non debbano, né possano, precluderci niente; che credi tutte e tutti dobbiamo avere gli stessi diritti e gli stessi doveri; che il fatto di essere nata femmina non ti condanna all'asse da stiro e cose del genere.
E su questo in linea di massima in poche/i hanno qualcosa da ridire. Se non altro per non fare la figura delle/dei troglodite/i.

Ma quella parola è brutta e scandalosa e non si deve dire. 
Mai.
Ribadiamolo.
 
Perché quello che trasmetti dicendola è solo odio per gli uomini, rabbia, frustrazione, frigidità. 

I luoghi comuni, si sa, sono duri a morire. 

Quello che ho capito, allora, è che è inutile sbattersi tanto a far notare che no, maschilismo e femminismo non sono "due facce della stessa medaglia". È solo tempo sprecato, perché tanto "la maggioranza delle persone non ti capirebbe", nemmeno ti ascolterebbe, perché il femminismo è percepito "da tutti" come una gabbia, un'ideologia violenta e ti vedono già andare in giro scapigliata e con le forbici in mano a minacciare tagli di pisello in giro per le strade.

Quindi, care tutte, dobbiamo smetterla di dire di voler cambiare la società, di cercare una nuova educazione, di blaterare di rispetto per tutte e tutti e soprattutto di farlo mettendoci in mezzo quella brutta parola: quello che trasmettiamo è solo odio.


venerdì 12 giugno 2015

Parto stellare.

E così Cristoforetti torna a casa.

Sono sincera, proprio un paio di giorni fa mi sono trovata a pensare "cheppalle, non ne posso più di AstroSamantha!"
Ormai mancava che i giornali mi raccontassero se il suo transito intestinale era regolare. 
Me l'hanno fatta diventare insopportabile.
E però, cielo, quella lì è stata nello spazio! Per duecento giorni!

Su di lei l'italiano medio ha avuto tantissimo da dire.
Ne ho parlato tempo fa.

Dai classici "chissà a chi l'avrà data per arrivare fino a lì", alle battute sul ruolo da "casalinga" che avrebbe avuto nella stazione spaziale, passando ovviamente per la sua congenita incapacità di parcheggiare.

E invece, alla faccia di qualche imbecille, Samantha Cristoforetti,
«[...] oltre a essere la prima donna astronauta italiana ad andare in orbita (59esima astronauta donna di sempre a livello mondiale), detiene il record italiano di permanenza cumulativa nello spazio e il record di presenza singola sia maschile sia femminile italiana: con i suoi 199 giorni, infatti, ha battuto Paolo Nespoli che ne conta 174, accumulati in due missioni e Luca Parmitano con i suoi 166 in una missione sola.

Samantha è la donna con più giorni consecutivi nello spazio (missione ininterrotta): ha superato di cinque giorni Sunita Williams con i suoi 194, mentre il record femminile internazionale di presenza cumulativa in orbita è saldamente in mano all'americana Peggy Whitson (376 giorni).

La Cristoforetti è anche l'astronauta di tutta l'Agenzia spaziale europea con più giorni consecutivi nello spazio (record che apparteneva ad André Kuipers con 193 giorni) ed è l'astronauta di nazionalità non russa che ha trascorso più tempo nello spazio alla sua prima missione.»
 
Sul profilo twitter di AdilMauro mi sono imbattuta in una foto del poetico commento di Zucconi in merito.

 
La delicatezza di un parto complicato.
La bimba tenera e fragile che nasce.
Il ritorno alla madre.
Le possenti braccia di omoni russi che la accolgono.

Inutile dire che per un astronauta uomo si sarebbero trovate altre metafore.
Si sarebbe sottolineata la sua forza, il coraggio, la determinazione, lo sprezzo del pericolo.
Torna su, Samantha, ché qua ti aspetteranno giorni orrendi.

giovedì 11 giugno 2015

Divorzia e sii omofoba.

Ha ragione Costanza, quella di "Sposati e sii sottomessa". 

È ora di prendere una posizione forte e definitiva contro questa fissazione dei froci di chiedere i medesimi diritti di noi normali, financo quello di sposarsi.

Se lo Stato deciderà di riconoscere diritti a chi non ne ha, dice in pratica, è giusto e auspicabile che noi che li abbiamo per nascita ci rinunciamo.

Quindi, per dire, se domani lo Stato riconoscerà ai bimbi e alle bimbe nati in Italia da genitori stranieri il diritto di cittadinanza, con tutto ciò che questo comporta in materia di diritti e doveri, allora è giusto e auspicabile che noi italiane e italiani ci rinunciamo. I diritti non si guadagnano: o ci nasci o niente.

Se lo Stato dovesse riconoscere a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori il diritto ad una paga decorosa, ad orari umani, a contratti decenti, allora noi fortunate/i con busta paga e 36 ore settimanali, ci licenzieremo in massa.

E quindi, se lo Stato mai sancirà il diritto per le coppie omosessuali di veder riconosciute legalmente le loro unioni, noi etero non potremo fare altro che divorziare. 
Non ci mischiamo con certe depravazioni, noi.

Per evitare che le persone per bene corrano il rischio di vedersi equiparate a quegli abomini, Miriano ha una poposta choc, destinata a far discutere a lungo: "separiamoci tutti".
Faccio una proposta: separiamoci tutti. Se lo Stato dovesse dare una valenza pubblica alle unioni di persone dello stesso sesso, se addirittura dovesse passare il ddl Cirinnà, che non solo dà un riconoscimento alle convivenze di persone indipendentemente dal sesso, ma le equipara in tutto tranne che nel nome al matrimonio, ritengo che noi che investiamo nella famiglia ci dovremmo separare civilmente.
Giusto!
Dopotutto chi sarà mai questo signor Parlamento Europero che va in giro a sputare Risoluzioni chiedendo agli Stati membri di rimuovere gli ostacoli frapposti al matrimonio di coppie omosessuali ovvero a un istituto giuridico equivalente, garantendo pienamente diritti e vantaggi del matrimonio e consentendo la registrazione delle unioni? Cosa ne sa lui di cosa sia giusto e cosa sbagliato? Come si permette di parlare di "diritti e vantaggi"? Questi omosessuali potevano pensarci prima di innamorarsi, cosa vogliono ora da noi? E cosa pretende di sapere la Corte Europea, che va dicendo  che la relazione sentimentale e sessuale tra due persone dello stesso sesso rientra nella nozione di «vita familiare»?

Costanza predice il male che sta per abbattersi su di noi, lei vede oltre:
Se la Cirinnà dovesse diventare una legge il matrimonio non sarebbe più il riconoscimento pubblico di qualcosa che costruisce un beneficio comune – cioè essere disposti a mettere al mondo persone e a farsene carico in modo stabile fino a quando loro a loro volta non saranno in grado di provvedere a sé e alla società – ma sarebbe solo un sigillo su un sentimento.
Capito? Riconoscendo alle persone omosessuali il diritto di sposarsi, il matrimonio non sarebbe un beneficio comune. Sarebbe solo una cosa fatta da due persone che si amano, perché se una coppia omosessuale si sposa, poi chi li fa i figli? 
Che poi ci sarebbero anche quelle coppie etero che non vogliono o non possono "mettere al mondo persone", ma evidentemente questo conta poco davanti all'orrore dell'estinzione per sodomia cui il ddl Cirinnà ci sta condannando.
[...] per i sentimenti non abbiamo bisogno dello Stato. È una cosa che ci vediamo tra noi. Più profondamente tra noi e Dio. Quel tipo di sigillo sulla nostra unione non ci interessa, anzi ci sembra un’intollerabile intromissione dello Stato nella nostra sfera privatissima e inviolabile. Volete il matrimonio? Tenetevelo. A noi non interessa così, in questa forma depotenziata di valore simbolico, svuotata di garanzie reali, resa un ologramma. Senza contare che a essere separati rimanendo insieme ci sono invece un sacco di vantaggi fiscali. Volete che qualcuno vi dica ufficialmente che love is love? Be’, a noi non interessa, lo sappiamo cos’è love (sappiamo di non sapere: il sentimento da solo è una cosa misteriosa e inaccessibile alle regole, a volte persino a noi stessi), e non ci serve a niente definirlo davanti a un ufficiale della circoscrizione (che tristezza, tra l’altro).
Lei e il marito, dopo il matrimonio religioso, hanno aspettato tredici anni e quattro figli  prima di andare a "definire" il proprio "sentimento misterioso e inaccessibile" davanti al triste ufficiale della Circoscrizione. 
Certo, volendo avrebbero potuto evitare, ma tanto lei quanto il marito sapevano benissimo che, nonostante quello che scrive, tanti dei diritti di cui la sua perfetta famiglia gode, non avrebbero potuto esserci senza quella «inollerabile intromissione dello Stato nella nostra sfera privatissima e inviolabile». 
Se così non fosse, non credo che una coppia convinta che il matrimonio sia un legame cui basta la "presenza di Dio" si prenderebbe il disturbo di andare in Comune, cosa che per Miriano non è altro che "un'anomalia", dal momento che «la Chiesa rispetta il concordato, e non vuole che ci si approfitti delle leggi» (AHHAHAHAHHAHAHHAHAHHA).

I diritti che chiedono le coppie omosessuali "già ci sono", dice Costanza. 
In più, se convivi more uxorio stai anche molto meglio economicamente, quindi non si capisce bene quale sia il problema.

Mette in mezzo tutto pur di dimostrare le proprie ragioni, anche le tasse sulla casa e le graduatorie nelle scuole. 
Da conviventi si sta molto meglio, che ve sposate a fa'? Ci perdete pure un sacco di quattrini. 

È inutile, poi, parlare di «discriminazioni a livello umano». 
Semplicemente, non esistono.
Il fatto, per dire, che per una transessuale trovare lavoro sia quasi impossibile, deve esserle sfuggito.
Come le sono sfuggite le (troppe) aggressioni ai danni di gay e lesbiche. 
Non è manco garantito il diritto di baciarsi in pubblico, figuriamoci il resto.

Per Miriano quello a cui puntano i gay e le lesbiche sono, in buona sostanza, i soldi. 
Il grosso della battaglia per i diritti delle coppie omosessuali è fatta in nome della pensione di reversibilità. Che però «aveva un senso quando una donna si dedicava tutta la vita alla gestione della famiglia, e l’uomo lavorava fuori». A mia nonna, che campa con la sua pensione minima e con quella del marito morto a quarant'anni, lasciandola con tre figlie in una città che non era la sua, a questo punto andrebbe tolta. Lavorava, lei. Non è stata a casa a dedicarsi "alla gestione della famiglia". Andava a lavorare, la sciagurata.
La donna a casa, l'uomo a lavorare.
Ecco cosa rende giusta e soprattutto valida la reversibilità della pensione.
Un omosessuale non può stare a casa per accudire i figli della coppia, semplicemente perché la coppia non può avere figli, e non è giusto che la società – i nostri figli – si sobbarchi l’onere del mantenimento della vecchiaia di una persona che è stata a casa senza contribuire al bene comune (può sempre godersi l’eredità privata del compagno).
E certo.
Il problema è che se sei frocio non hai figli, quindi non fai la casalinga, quindi non hai contribuito al bene della società e quindi devi morì di fame. A meno che non ci sia un' "eredità privata".
Ci sarebbero, poi, i casi in cui i figli ci sono eccome e vengono da eterosessualissime unioni precedenti, ma ho paura che se Costanza lo sapesse avrebbe un mancamento. 
Quelle sono meno famiglie della mia? 
Quei bimbi e quelle bimbe hanno meno diritto dei nati in una coppia etero? 
Quelle madri e quei padri sono meno amorevoli di madri e padri eterosessuali? 
No.
Il nostro orientamento sessuale non ci rende madri, padri, amiche/ci, amanti migliori di altre/i. Basta guardarsi intorno.

Per Miriano la lotta per i diritti, nello specifico, delle persone omosessuali, non è altro che una «dittatura del desiderio», un «ritorno alla schiavitù». 
Per lei, evidentemente, l'amore, l'affetto, i desideri "altri" semplicemente non esistono. 
E se anche esistessero non sarebbero altro che capricci, bullismo e violenza. 
La vita umana è indisponibile, i figli non si pagano, e se una legge vuole cambiare questo, per favore diciamolo chiaramente, non chiamiamoli dirittiumani. Questi sono diritti disumani. Non ammantiamo questa battaglia per la dittatura del desiderio di toni nobili, di difesa dalle discriminazioni, dal bullismo. Chiamiamolo ritorno alla schiavitù, a quando le persone erano cose, e si pagavano, (i gameti, gli ovuli, le donne che vendono ovuli o utero, i bambini prodotti per soddisfare qualcuno e privati della loro storia), chiamiamola dittatura del desiderio. E se anche qualcuno ogni tanto dice che c’è chi fa questo “per generosità” senza essere pagata, io dico che se sapessi di essere stata regalata via, donata a estranei da mia madre non la giudicherei certo generosa. Eppure tutto questo sarebbe permesso dal disegno di legge Cirinnà, che legittima l’adozione del figlio di uno dei due, e di conseguenza l’utero in affitto. E dall’istante in cui le unioni saranno equiparate al matrimonio, la Corte Europea ci metterà tre nanosecondi a intimarci di approvare l’utero in affitto. [grassetto e sottolineatura miei]
Tipico di questa gente: si mettono insieme in un unico immenso calderone temi che non c'entrano niente l'uno con l'altro per buttarla in caciara.

Si parlava di amore, di dio, di matrimonio, di pensione e ora si arriva lisci come l'olio all'utero in affitto passando per "l'adozione del figlio di uno dei due". 
"Di conseguenza", scrive. 
Ma di conseguenza cosa?
Cosa c'entra l'utero in affitto con Carla che adotta Gigino, che la sua compagna Lucia ha avuto quando stava con Ugo? Cosa c'entra l'utero in affitto con Marco che adotta le quattro figlie del suo compagno Michele e di Sabrina, che si sono lasciati qualche anno prima?

Non c'è nessun affitto.
Ci sono famiglie.
È facile capire.

Ma quel "di conseguenza" è il vero capolavoro di Miriano: tutto è ormai un grosso blob, un ammasso informe di concetti e "idee" pronte a scatenare indignazione un tanto al chilo.

Dopo tutto, l'omofobo medio non avrà nessuna voglia di capire davvero di cosa si parla.
Ha il suo nemico pronto su un piatto d'argento.
Potrà sfogare rabbia e frustrazione senza doversi fare troppe domande.
Potrà vomitare odio e lanciare anatemi. 
Basta poco, basta un "di conseguenza" messo al posto giusto.
Come era stato per la proposta di legge contro l'omofobia o la campagna Educare alle differenze.

Conclude Costanza:
Se una legge servirà a sancire tutto questo noi, io e mio marito, ci separiamo davanti allo Stato, perché quel matrimonio non ci corrisponde, non ci interessa, non ci appartiene, e infine non significa, oggettivamente, più niente.

E noi, cara, uomini e donne, gay, lesbiche, bisessuali, transessuali, etero, quello-che-ci-pare, ce ne faremo una ragione. ♥

Ah, sabato a Roma c'è il Pride.
Io, eterosessuale, sposata (al comune, ovviamente), senza prole, ci sarò.
Perché sono davvero convinta che i diritti e i doveri debbano essere gli stessi per tutte e tutti.