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venerdì 12 giugno 2015

Parto stellare.

E così Cristoforetti torna a casa.

Sono sincera, proprio un paio di giorni fa mi sono trovata a pensare "cheppalle, non ne posso più di AstroSamantha!"
Ormai mancava che i giornali mi raccontassero se il suo transito intestinale era regolare. 
Me l'hanno fatta diventare insopportabile.
E però, cielo, quella lì è stata nello spazio! Per duecento giorni!

Su di lei l'italiano medio ha avuto tantissimo da dire.
Ne ho parlato tempo fa.

Dai classici "chissà a chi l'avrà data per arrivare fino a lì", alle battute sul ruolo da "casalinga" che avrebbe avuto nella stazione spaziale, passando ovviamente per la sua congenita incapacità di parcheggiare.

E invece, alla faccia di qualche imbecille, Samantha Cristoforetti,
«[...] oltre a essere la prima donna astronauta italiana ad andare in orbita (59esima astronauta donna di sempre a livello mondiale), detiene il record italiano di permanenza cumulativa nello spazio e il record di presenza singola sia maschile sia femminile italiana: con i suoi 199 giorni, infatti, ha battuto Paolo Nespoli che ne conta 174, accumulati in due missioni e Luca Parmitano con i suoi 166 in una missione sola.

Samantha è la donna con più giorni consecutivi nello spazio (missione ininterrotta): ha superato di cinque giorni Sunita Williams con i suoi 194, mentre il record femminile internazionale di presenza cumulativa in orbita è saldamente in mano all'americana Peggy Whitson (376 giorni).

La Cristoforetti è anche l'astronauta di tutta l'Agenzia spaziale europea con più giorni consecutivi nello spazio (record che apparteneva ad André Kuipers con 193 giorni) ed è l'astronauta di nazionalità non russa che ha trascorso più tempo nello spazio alla sua prima missione.»
 
Sul profilo twitter di AdilMauro mi sono imbattuta in una foto del poetico commento di Zucconi in merito.

 
La delicatezza di un parto complicato.
La bimba tenera e fragile che nasce.
Il ritorno alla madre.
Le possenti braccia di omoni russi che la accolgono.

Inutile dire che per un astronauta uomo si sarebbero trovate altre metafore.
Si sarebbe sottolineata la sua forza, il coraggio, la determinazione, lo sprezzo del pericolo.
Torna su, Samantha, ché qua ti aspetteranno giorni orrendi.

mercoledì 26 novembre 2014

Il problema del maschio italiano.

No, davvero, tocca capire che tipo di problema abbiano i maschi italiani con le donne.

Con le donne "di successo" e con quelle "normali".
Con tutte quante le donne, di ogni colore, età, estrazione sociale.
Con quelle che hanno raggiunto posizioni importanti e di successo sul lavoro, con quelle che studiano, con quelle che vendono frutta e verdura e con quelle che fanno le istruttrici di nuoto, con le bionde, le ricce, le magre, le grasse.
Proprio con le donne in quanto tali.

Sono seria, è arrivato il momento di capire che problema ci sia alla base di quello che leggo e ascolto ogni giorno.

Perché se quando per la prima volta in Italia una donna finisce nello spazio i commenti sono centrati sulla sua capacità di parcheggiare, le battute scomodano la "cagna Laika" e gli aggettivi sono tutti per il suo aspetto fisico, allora un problema c'è ed è grave.


Non è solo un'incredibile mancanza di senso dell'umorismo, è proprio un problema serio, serissimo e comprenderlo per affrontarlo è un dovere per tutte noi e per tutti quegli uomini che nonostante siano pisellomuniti riescono a non considerare le donne come delle cose un po' sceme che al massimo possono lavare i piatti e stirare (dopo aver fatto un paio di pompini per ottenere in cambio qualcosa, ovviamente).



 







Che poi forse, molto banalmente, il problema sono io, che ancora mi stupisco davanti a certe cose, quando il Dipartimento per le Politiche Antidroga ha tra gli "esperti" della Consulta nazionale antidroga, "istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le politiche antidroga", uno come dj Aniceto, autoproclamatosi "dj antisballo" e "individuatore di zoccole nel mondo dello show business" che mentre inneggia al latte contro la droga riesce a trovare il tempo per twittare che una donna che fuma camminando "è una..." o che dà della troia a una ragazzina coi capelli blu.


Amici uomini che non siete così, che quando avete visto Cristoforetti col tutone da astronauta avete pensato "abbada! Che grandissima!"; voi che quando vedete un'adolescente coi capelli blu ripensate alle liti con i vostri genitori per quell'unica frezza verde fatta al liceo, fate qualcosa!

Amici!
Aiutate i vostri simili ad uscire dallo stereotipo che li ingabbia, aiutate noi a capire cosa c'hanno questi nel cervello.

Vi prego, se non siete come loro, ditelo.
Ditelo spesso, sempre, ad ogni occasione.

Perculate senza pietà il vostro compagno di calcetto che fa le battute sulla squadra femminile che gioca nel campo accanto, spiegate al vostro collega che la vostra capa non l'ha data a chiunque per raggiungere la posizione che ha, dite al vicino di casa che le battute su quella del terzo piano che guida una moto di grossa cilindrata non solo sono ridicole, ma sembrano nascondere complessi insoluti, fate presente al papà dei vostri bimbi che la maestra d'asilo non è un porno soft con Alvaro Vitali.

Insomma, fatevi carico anche voi di aiutare i vostri amici maschi a non essere così stronzi, ché non possiamo fare sempre tutto noi: abbiamo altro a cui pensare.

Tipo che sta per chiudere il Repartino per l'IVG del Policlinico Umberto I di Roma (a meno che il Direttore Generale Alessio non mantenga quanto promesso alle Compagne di Io Decido che sono andate a dirgli la loro).