venerdì 25 novembre 2011

Senza vergogna

Ecco chi ci ha governato in questi anni.
Ecco chi siede in Parlamento.
Ecco cosa viene fuori quando il fascismo viene sdoganato, tollerato, corteggiato.
Parlare di ius soli con questa gente è inutile, non ci arrivano.

E forse qualcuno potrebbe dire a La Russa e ai suoi amici fascisti e leghisti che le "donne di tutta l'Africa" non hanno alcuna voglia di venire a partorire qui, ma vogliono essere libere di farlo in sicurezza nella loro terra, che da millenni noi ricchi grassi flaccidi occidentali stiamo martoriando.

Che poi, caro La Russa, credi davvero che una donna incinta rischierebbe con tanta leggerezza di morire in viaggio, di essere buttata in mare o di essere rinchiusa in quel lager che chiamate CIE perché il proprio figlio possa diventare tuo concittadino?


25 novembre

Il 25 novembre è la Giornata Mondiale per l’Eliminazione delle Violenza sulle Donne.

La data venne scelta il 17 dicembre 1999 dalll’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (risoluzione 54/13) in ricordo delle sorelle Mirabal, Las Mariposas, cadute nel 1960 in un’imboscata degli agenti del servizio segreto militare di Trujillo, quindi torturate e uccise per il loro impegno civile e politico.
(sull'Encicolpedia delle donne è raccontata la loro storia)

Dal 1999 non è cambiato poi molto, ovviamente.
Una risoluzione è una bella cosa, le parole possono essere molto commoventi, ma se a tutto questo gran parlare non segue una pratica politica, sociale, culturale ed educativa, tutto resta lettera morta.

In Italia dall'inizio dell'anno sono state uccise per mano maschile 129 donne.

I media si ostinano a chiamarli "delitti passionali", "raptus", "inspiegabili esplosioni di violenza", "drammi della gelosia".
Trovano giustificazioni per l'assassino e cercano il marcio nella vita della vittima. 
Perché se un uomo, magari tuo marito o il tuo ex fidanzato, ti ha ammazzato, vuol dire che dietro c'è qualcosa. Magari lo tradivi. O eri diventata scostante, lontana, nervosa. O lo trascuravi, non lo consolavi abbastanza, lo avevi lasciato.

Eppure esiste una parola che deve essere usata per queste morti: FEMMINICIDIO.
C'è qualcosa, però, che sembra volere impedire a giornalisti, commentatori, politici, intellettuali di usarla.
Ma questa è la sola parola che può significare l'assassinio di una donna in quanto donna.

Dobbiamo agire ogni giorno contro la violenza di genere, combattendola ovunque la troviamo.
Quando attacchiamo la rappresentazione del femminile nei media, facciamo esattamente questo.
Quando pretendiamo rispetto, anche nelle parole, facciamo esattamente questo.
Quando spieghiamo ai nostri amici maschi cosa c'è che non va nel dare della "puttana" ad una "stronza", facciamo esattamente questo.

Ma non basta.

Nelle scuole si dovrebbe cominciare a parlare seriamente di violenza di genere e di rappresentazione di sé e degli altri.
Si dovrebbe cominciare a parlare agli adolescenti e alle adolescenti delle conseguenze che l'uso certe parole e certi attaggiamenti hanno non solo su di loro, ma su tutti noi.

giovedì 24 novembre 2011

Numero chiuso #3

Sì, per essere leghista deve esserci il numero chiuso. E un test di ammissione durissimo.

http://video.repubblica.it/politica/buonanno-la-padania-esiste-la-prova-e-il-grana-padano/81443/79833

Numero chiuso #1
Numero Chiuso #2



(ho dovuto eliminare il video perché mi partiva in automatico e stavo rischiando l'esaurimento nervoso)

 

martedì 22 novembre 2011

Violenza e giustizia

Come molt* sanno, il 25 novembre è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

È un'occasione per parlare, per coinvolgere, per cercare di far capire a chi non vuole aprire gli occhi che lo stupratore non ha nazione, non ha religione, non ha censo, non ha colore. 
Lo stupratore non è l'orco cattivo che ti incontra nel bosco, nei vicoli bui, come ci hanno insegnato da ragazzine.
Lo stupratore spesso vive sotto il tuo stesso tetto, condivide la tua stanza in ufficio, viene in palestra, lo incontri tutti i giorni in ascensore, a scuola.

Una nuova educazione al rispetto di genere potrebbe essere un punto di partenza.
Educare i maschi fin da piccoli che le donne non sono oggetti, non sono cose che si possono possedere. Insegnare che NO vuol dire NO, che non ci sono sfumature in una negazione. 

Proporre nuove immagini del femminile attraverso i media, che dovrebbero cominciare a rendersi conto che bombardare il pubblico con ragazze bellissime, seminude e apparentemente sempre disponibili, porta un messaggio a chi osserva e che quel messaggio è fuorviante, sbagliato, svilente, violento, pericoloso. Complice.
Creativi, pubblicitari, sceneggiatori, devono assumersi la responsabilità dell'immagine della donna che veicolano col loro lavoro.

Insegnare il rispetto. 

È di oggi una notizia che mi ha lasciata di sasso: i familiari di tre giovani italiani accusati e condannati per lo stupro di una sedicenne romena, si sono "ribellati" alla sentenza, per loro troppo dura (otto anni e sei mesi) e hanno devastato l'aula del tribunale aggredendo forze dell'ordine e funzionari (non posso non chiedermi cosa sarebbe accaduto con tre giovani romeni e una sedicenne italiana).

Io non so se tutti ci rendiamo conto dell'incredibile gravità di quanto accaduto.
Venti persone hanno ritenuto che stuprare una sedicenne meritasse una pena più mite.
Venti persone hanno devastato un'aula di tribunale perché tre ragazzi che stuprano una sedicenne non meritano una pena a otto anni e tre mesi di reclusione.

Ecco, questo forse può dare un'idea della necessità di una nuova educazione più di tante parole.

PER OGNI DONNA STUPRATA E OFFESA SIAMO TUTTE PARTE LESA

venerdì 18 novembre 2011

Stereotipi di governo e berlusconismo imperante.

Sì, tutte e tutti abbiamo notato il diverso modo di presentarsi delle nuove ministre.
Più anziane, meno appariscenti, con curricola seri, sobrie nel vestire.
E questi sono fatti, non si può negarli.
Ma aprire L'Unità (che è pur sempre il giornale fondato da Gramsci da cui, nonostante le continue delusioni, mi ostino a pretendere "di più") e leggere che questo è il governo "del tacco tre", sottolineando l'assenza di giarrettiere in mostra, di "tacchi sadomaso"o tinte di capelli quantomeno discutibili, è francamente deprimente. 
Avere la panzetta e i capelli bianchi, non ti rende a priori migliore di una trentenne alta, magra e bellissima. Essere moglie, madre e nonna non ti rende migliore di una qualsiasi donna che ha fatto scelte differente.

Ora, io non ho mai nascosto il mio pensiero non proprio lusinghiero sulle precedenti ministre, anzi, ma non sono una giornalista, il mio compito nel mondo non è informare il paese di quello che accade. 

E vedere ogni giorno di più che informazione, gossip e insulto libero sono sempre più stretti tra loro, è una conferma a chi dice che nonostante il fallimento politico, Berlusconi ha vinto. 
Ha vinto nei modi della comunicazione, anche politica.
Proprio qualche giorno fa, a proposito di comunicazione nell'era Berlusconi, ho discusso con una donna su facebook, che non sapeva la differenza tra palazzo Grazioli e una qualsiasi sede istituzionale del paese.
Ecco, questo e le gare tra MinistraSobria e la MinistraSciacquetta che stanno nascendo sui giornali di "sinistra", sono per me un limpido esempio della vittoria di Berlusconi sulla cultura, la coscienza e la conoscenza di un intero popolo.
Ha vinto.
Ci ha fatto credere che casa sua è una sede di Governo e che le donne se non sono bòne devono stare chiuse in casa o almeno essere prese in giro, umiliate, scannerizzate fino all'ultimo punto nero, l'ultimo pelo superfluo, l'ultimo buco di cellulite.

E come mi imbufalisco per le gallerie fotografiche soft porno di repubblica.it, ora vado in bestia per la galleria "stile da ministra" de L'Unità.

Perché le donne ministre che sono state al governo con Berlusconi non dobbiamo attaccarle solo perché una faceva i balletti in Rai e l'altra porta minigonne esagerate: non ha senso e non è in alcun modo produttivo.

Io voglio che quelle donne vengano attaccate per quello che hanno e non hanno fatto in anni di vita politica.

I discorsi da bar sarebbe bene lasciarli, appunto, nei bar.

Le Signorine di Val

giovedì 17 novembre 2011

Democrazia e Fascismo

Le polemiche Iannone sì, Iannone no, non si placano.
Io continuo ad essere chiamata antidemocratica e "fascista di sinistra" perché continuo a dire "nessuno spazio mai ai fascisti".
Rispondere a tutti ogni volta è complicato, la gente non ci arriva.
Allora lascio che a rispondere sia Pertini, che le cose le sapeva dire bene.

venerdì 11 novembre 2011

Il salvatore della patria.

"In Italia, data la maggiore influenza avuta dalla cultura marxista e la quasi assenza di una cultura liberale, si è protratta più a lungo, in una parte dell’opinione pubblica e della classe dirigente, la priorità data alla rivendicazione ideale, su basi di istanze etiche, rispetto alla rivendicazione pragmatica, fondata su ciò che può essere ottenuto, anche con durezza ma in modo sostenibile, cioè nel vincolo della competitività. Questo arcaico stile di rivendicazione, che finisce spesso per fare il danno degli interessi tutelati, è un grosso ostacolo alle riforme. Ma può venire superato. L’abbiamo visto di recente con le due importanti riforme dovute a Mariastella Gelmini e a Sergio Marchionne. Grazie alla loro determinazione, verrà un po’ ridotto l’handicap dell’Italia nel formare studenti, nel fare ricerca, nel fabbricare automobili."
Mario Monti.