venerdì 15 gennaio 2016

Assorbenti.




Sta facendo discutere la proposta di legge depositata da quattro onorevoli di Possibile, tra cui Civati, di ridurre "l'aliquota dell’imposta relativa ai prodotti di prima necessità destinati alle donne, in particolare assorbenti igienici, tamponi, coppe e spugne mestruali." 

"Discutere", lo ammetto, non è il termine esatto. 
In realtà è semplicemente tutto un fiorire di battute e commenti da seconda media.

Ovviamente sono soprattutto i maschi, noti utilizzatori di assorbenti, tamponi e coppette, a farci sapere quanto sia stupida questa idea.

Detassare gli assorbenti? E perché mai? Cosa c'è di tanto sbagliato nel continuare a tassarli come beni di lusso? E poi i problemi sono ben altri! E allora la carta igienica? E i pannolini per neonati? 
E poi si può "ovviare con la coppa mestruale, che sono anche un attimino più ecologiche", come ci ha spiegato Corrado. O magari, come dice Carlo, con gli assorbenti lavabili.

Uso assorbenti dal 23 gennaio 1991. 
Mi ricordo bene la data perché il giorno dopo sarebbe stato compleanno di Nonna Elsa e mamma portò me e mio cugino al cinema.
Se non avete di meglio da fare, l'ho raccontato qui: Storie di vita vissuta: il mio primo ciclo.

Quindi uso assorbenti da 24 anni.
Una media di cinque assorbenti al giorno.
Per sei giorni al mese.
Fino a ventotto anni ho vissuto con mia madre, che ha usato assorbenti più o meno fino a cinquant'anni. Quindi la media dal 1991 al (diciamo) 2005 è stata di dieci assorbenti al giorno ogni mese.

I Nuvenia che ho comprato ieri alla Conad costano intorno ai 3€ e un pacco ne contiene 14. 
Sono quelli con cui mi trovo meglio, anche se ce ne sono di decisamente più economici. 
Ma anni di esperienza hanno dimostrato che con questi la mia patata respira meglio e non mi vengono brufoli e irritazioni, quindi, insomma, la scelta -per me- è obbligata. Non ho nessuna intenzione di usare assorbenti lavabili e continuo a tergiversare sulla coppetta.

Coi numeri sono sempre stata impedita, fatevi il conto da sole/i dei soldi spesi finora e di quelli che spenderò per -presumo- un'altra quindicina d'anni.
Se poi dovessi mai avere una figlia il tutto si raddoppierebbe, ma così andiamo troppo oltre.

In queste ore, dicevo, più di un uomo finalmente, dopo ventiquattro lunghissimi anni, mi ha spiegato come posso "ovviare" al problema economico. 
Come se, peraltro, il "problema economico" fosse semplicemente il mio e non quello di metà della popolazione italiana. Ma tant'è.
"Esiste la mooncup e ci sono i lavabili, che problema c'è?", dicono.

Immagino che tutti questi uomini si siano messi decine di volte la coppetta, magari nel primo bagno pubblico che hanno trovato quando si sono accorti di stare sanguinando e che abbiano lavato tonnellate di pezzi di stoffa pieni di sangue, che si sono cambiati almeno due volte durante la loro giornata lavorativa.
No, perché se sanno tanto bene come possiamo "ovviare" al problema, evidentemente devono essere parecchio informati in merito. 
E no, cari miei, essere eventualmente padri, compagni, mariti e fratelli non vale come esperienza sulle mestruazioni. La sola esperienza valida in fatto di mestruazioni è averle o averle avute.

È bello e confortante sapere che intorno a me è pieno di uomini sempre pronti ad aprirmi gli occhi.
Cosa ne so, dopotutto, del mio corpo, io?
Cosa ne so del sangue che mi macchia le mutande?
O delle lenzuola sporche nonostante sia stata attentissima a mettere l'assorbente prima di andare a letto? 
Del terrore di macchiarsi in ufficio o a scuola, poi, cosa ne voglio sapere? 
Perfino il vestito da sposa sono riuscita a sporcare. Ma ballavo, faceva caldo e, insomma, ci sta che l'assorbente si sposti. Per fortuna c'era molto vino e ho dato la colpa ad una sedia bagnata.

Comunque, è innegabile che gli assorbenti usa e getta, per quanto a molti (anche qui il maschile è voluto) possa sembrare assurdo, siano stati una rivoluzione. 

Mia mamma mi raccontava di quando nonna doveva lavare a mano i suoi "assorbenti" di cotone e quelli delle sue tre figlie. 
Che poi erano pezzi di stoffa e poco più. Per lo meno per loro che non avevano soldi da buttare. 
Quattro donne con le mestruazioni. Quattro donne pulite, che si cambiavano spesso. Fate voi. 
Io la sera riesco a mala pena a lavarmi i denti, figuriamoci lavare gli assorbenti! A mano, poi. Ma per favore. 

E vi ricordate quando finalmente sono arrivati quelli sottili? Ah, che meraviglia!
Sono abbastanza vecchia per ricordarmi quei cosi enormi, alti un centimetro che non ti facevano nemmeno chiudere le gambe, rigorosamente senza ali che dopo qualche ora assumevano forme assurde e fastidiosissime. E che ti facevano sporcare ovunque.

E sì, per quanto per molti sembri una battuta divertente o una perdita di tempo di "sinistrati radical chic", sono un bene di prima necessità.

Perché chi più chi meno li usiamo tutte.
Per parecchio tempo.
E perché igiene e salute vanno di pari passo.
Ed è agghiacciante che siano tassati come il mio cellulare o il TV di ultima generazione.

Qui comunque c'è una petizione (antecedente alla proposta civatiana) per abbassare al minimo l'IVA sugli assorbenti:


mercoledì 9 dicembre 2015

Pensieri sparsi su surrogacy, moratorie e divieti.

«Ma come, tu, femminista, sei favorevole all'utero in afftitto?»

Ogni volta che mi pongono questa domanda mi viene in mente una cosa che diceva sempre mia madre quando si parlava di aborto:
«Io non sono favorevole all'aborto. Io sono favorevole ad una legge che tuteli le donne che vogliono abortire.»

Ecco, io non sono "favorevole alla surrogacy" (chiamarla "utero in affitto" è di per sé dispregiativo, quindi sarebbe bene cominciare chiamando le cose col loro nome, se non altro per evitare giudizi a priori): io sono casomai favorevole ad una legge che tuteli le donne che decidono di portare avanti una gravidanza per conto di altre, le persone che cresceranno il frutto di quella gestazione e chi da quella gestazione eventualmente nascerà.
Ovunque.
Sempre.

"Vietare", chiedere "moratorie" per "mettere al bando globalmente" una pratica che esiste in una larga parte del mondo e che in diversi paesi è regolamentata da decenni è abbastanza ridicolo e strumentale. E inutile.
Ve lo immaginate Trudeau leggere che Amendola, Tognazzi, Comencini, le Orsoline, i preti, Gasparri e qualche femminista vogliono abrogare una legge del suo Stato?
Su, siamo serie.

Vietare la GPA, addirittura pretendere di bandirla dall'intero globo terracqueo - a me pare ovvio, ma magari sbaglio - porterebbe esattamente a ciò che (giustamente!) le SNOQ-Libere e tutte le persone con un minimo di sale in zucca vogliono evitare sempre e comunque: sfruttamento, profitto, abuso, mercato nero.

Cose che sappiamo benissimo esistono in larga parte dei paesi più poveri.
Ed è proprio a questo punto che per farmi sentire una specie di mostro orrendo con velleità più o meno naziste, mi si pone l'esempio di quanto accade in India. 

È un fatto che in India le donne non sempre "scelgono" di gestare e partorire figli/e per altre/i e che debbano vivere un vero e proprio incubo per due spicci schifosi.
Ed è chiaro come non poche persone se ne freghino della situazione di sfruttamento e -di fatto- di schiavitù di quelle donne pur di avere un/a figlio/a.

Mi chiedo sommessamente e umilmente se "vietarlo" cambierebbe qualcosa.

O se, invece, quelle stesse donne continuerebbero ad essere sfruttate, con una fioritura del "mercato nero" tanto più florida quanto più esteso il divieto. 
E se chi ha soldi da spendere, ma non abbastanza per andare in USA o Canada, continuerà a sfruttare i loro corpi e le loro vite.

Un po' come con l'erba.
Qui è illegale. La gente si fa le canne. Le mafie gongolano e contano i soldi. I poracci sono sfruttati, i ricchi se la spassano, gli zozzi godono.

O magari con l'aborto.
Se non sbaglio quando era illegale si abortiva ugualmente.
Spesso si moriva e se ti beccavano andavi in galera.
Poi si è pensato che forse sarebbe stato meglio avere una legge che regolamentasse una pratica più che presente ovunque e che tutelasse, in primo luogo, le donne.

Questo è il punto che mi sfugge completamente di tutta la polemica.

Davvero l'idea di regolamentare e legiferare proprio per prevenire e combattere ogni forma di abuso non è nemmeno da prendere in considerazione?
Davvero è meglio dare delle naziste o delle poverette alle persone che non possono avere figli e invece ne vorrebbero e magari hanno preso in considerazione anche la surrogata?
Davvero siete così preparate/i sull'argomento da poter dare lezioni a tutte e tutti senza porvi nemmeno una domanda?
Davvero le vostre coscienze sono così pure da permettervi di giudicare con tanta sufficienza e violenza chi non la pensa come voi?

La sola cosa che mi è chiara in tutta questa storia, dall'appello per la moratoria alle (troppe) discussioni cui ho partecipato, è che c'è un'enorme confusione, parecchia ipocrisia e pochissima conoscenza dell'argomento e di ciò che c'è intorno, come quando si risponde che "basta adottare", tanto "gli orfanotrofi sono pieni", o che se non vivi bene il tuo essere sterile faresti meglio  a spararti perché evidentemente non hai una vita piena e felice.

Continuo a pensare che fingere che qualcosa non esista o che riguardi solo qualche ricca coppia gay (perché solo di quello si finisce col parlare e molto, molto poco delle altre persone o coppie) e rifiutarsi di affrontare una discussione aperta basata sui fatti e non su pregiudizi etici che lasciano il tempo che trovano, sia sciocco e fuori dal mondo.

Io ricorrerei alla maternità surrogata, gratis o a pagamento?
No, non credo.
Io porterei mai in grembo il figlio/la figlia di qualcun altro, magari di un'amica o di una parente?
Non lo so, probabilmente no.

Ma io, con le mie esperienze, con i miei desideri, con le mie voglie, non mi arrogo il diritto di imporre un modo di vivere al resto del mondo.

Sarebbe il caso che ce ne facessimo tutte e tutti una ragione.

giovedì 26 novembre 2015

Di nuovo il 25 novembre.


Finalmente il 25 novembre è finito e posso abbandonare il mio discutibile e ridicolo lato zen che mi ha aiutata a superare la giornata più o meno indenne e tornare l'acida di sempre.

Finalmente si sta ridimensionando la sagra dell'ipocrisia che accompagna tutte le giornate mondiali di qualcosa e questa in particolare.







Niente più rosa, niente più fotine con mogli-mamme-figlie che i nostri eroi vogliono salvare dalle grinfie di un non meglio specificato nemico che evidentemente viene da lontano che invadono i social network. Niente più falso cordoglio, voci quasi rotte dal pianto, sguardi contriri.
Almeno per un anno. O fino all'8 marzo, dipende.

L'ipocrisia che accompagna la Giornata Mondiale per l’Eliminazione delle Violenza sulle Donne, dicevo, non credo abbia pari.

Si organizzano tanti begli eventi: convegni, rappresentazioni teatrali, assemblee nelle scuole, dibattiti. 

Per 24 ore sembra di vivere in un paese che davvero ha intenzione di lavorare senza tregua per l'eliminazione non solo della violenza sulle donne, ma anche di ogni stereotipo. 
Per un attimo pare che la Politica sia pronta a lottare contro la piaga del non lavoro e per il raggiungimento di una effettiva parità. 
Si arriva quasi a pensare, tanto è l'impegno che la Politica mette nelle "celebrazioni" di questa giornata, che verranno stanziati migliaia di euro per i Centri Antiviolenza, per i Consultori, per il diritto alla salute.

24 ore in cui pare che tutto stia per accadere.

Per 24 ore quasi pensi che il/la Ministro/a per le Pari Opportunità (che sto aspettando fiduciosa) chiederà e otterrà senza sforzo maggiori stanziamenti per contrastare l'inoccupazione femminile, che finalmente la Legge 194 sarà pienamente applicata in tutto il paese, che i Centri Antiviolenza vedranno incrementati i fondi loro dedicati, che il numero dei Consultori aumenterà e che le loro strutture saranno nuove, accoglienti, funzionali.

Addirittura ti viene in mente che nelle scuole si parlerà finalmente di un'educazione  libera dagli stereotipi, che le stronzate sulla "teoria del gender" scompariranno per miracolo e che le boiate dei vari Adinolfi e Miriano rimarranno confinate al massimo in qualche parrocchia.

Perché tutto questo è legato alla violenza sulle donne.

Perché per una donna che non sa a chi e dove rivolgersi, che non lavora è più difficile uscire da una situazione di violenza.
Perché per una donna cui vengono negati il diritto alla sessualità e alla maternità consapevoli è più complicato prendere in mano la propria vita ed uscire da un contesto problematico.

24 novembre 2007
Roma

Ma poi per fortuna il 25 novembre finisce.

E si torna alla normalità.
Alle tette e ai culi sparati ovunque.
Ai "puttanatroiamignotta".
Alle dimissioni in bianco.
All'assenza di strutture di aiuto e accoglienza.
All'impossibilità di abortire.
Al lavoro precario.
Alle molestie.
Alle minacce.
Alle botte.
Ai raptus.
Alla gelosia.
Alle liti in famiglia.
All'ennesimo femminicidio negato.



Consigli di lettura:

Il 25 novembre in un bicchiere d’acqua. - Sud De-Genere

Perchè il #25Novembre? In memoria delle sorelle Mirabal e di tutte le donne brutalmente assassinate.

#25Novembre tra passerelle politiche e riappropriazioni

Non sono #Mediacomplice

Sul 25 novembre (e un po' di astio tutto personale).

La scuola fa differenza.

Sulla competenza de* filosof*. Meglio dubitare. 

Succede a tutte, senza che ve ne rendiate conto.





mercoledì 4 novembre 2015

Logica vs Stomaco. Di primarie e disillusione. Risposta (?) a Demopazzia.



Non avevo di certo bisogno di uno come Renzi per non prendere nemmeno in considerazione l’idea di votare il Partito Democratico. 
Non potrei mai dare il mio voto ad un’accozzaglia politica che raccoglie il peggio della “sinistra” italiana insieme ad ex democristiani, ultracattolici e criptofascisti.

Come motissime persone di sinistra faccio sempre più fatica ad ogni tornata elettorale: che fare? Il meno peggio? Il partitello sfigato con la Falce&Martello più bella? Il male minore? Annullo? Non voto? No, davvero, è allucinante. Faticoso. Mi sento tanto Michele Apicella.

Quindi sono una di quelle che sta sempre fuori. Fuori dai partiti, fuori dalla politica “istituzionale”, sempre fuori.
Essere sempre fuori, però, è anche un bel problema, oggettivamente.

Detto con poche, definitive parole, essere sempre fuori, in certi casi, vuol dire "non contare un cazzo". Ci sarà sempre qualcun altro a governare e, alla fine dei conti, a decidere sulle nostre vite.

Comunque, ho letto il post di Demopazzia  Jeremy Corbyn spiegato agli italiani e c'ho un sacco di cose che mi girano in testa.



Come è possibile che abbia vinto un tizio che parla di nazionalizzazioni, di welfare, di edilizia popolare e che si dichiara apertamente socialista?

È stato possibile perché la sua candidatura ha portato a iscriversi ad un partito che si era spostato sempre più a destra molti giovani che non avevano mai trovato un motivo per farlo e molti anziani che lo avevano abbandonato perché diventato troppo simile ai Conservatori. È stato possibile perché qui sanno come funziona il sistema elettorale e l’unico modo di riportare la sinistra a governare era questo. Ha vinto le primarie con quasi il 60% dei voti e se non lo defenestreranno in qualche modo sarà lui a candidarsi come Premier tra 5 anni.
L’ipotetico Jeremy Corbyn italiano, se mai esistesse, non potrebbe mai raggiungere un risultato del genere
Prima di tutto perché anziché candidarsi per riprendersi il partito (il PD) e tentare di governare il paese avrebbe fondato la sua piccola formazione politica personale di sinistra, andando ad ingrossare le file di inutili leader dall’ego spropositato e dall’elettorato atrofico. (Devo davvero farvi alcuni esempi?)
Seconda di poi, pure gli fosse saltato in mente di candidarsi alle primarie del principale partito di sinistra in Italia (mi dispiace per chi non capisce il senso di questa frase), nessuno o molto pochi di coloro che si dichiarano di sinistra e fossero stati d’accordo al 100% con la sua piattaforma politica si sarebbero iscritti al PD per andare a votarlo alle primarie e farlo vincere e far diventare il PD davvero di sinistra, perché “Che schifo il PD”, “io 2 euro al PD manco morto”, etc, lasciando così che il partito se lo prendessero personaggi come Renzi, in modo da poter darsi ragione da soli e dire ridire hai visto che schifo il PD e restare a guardare e a indignarsi.

E qui mi sono sentita chiamata in causa.
Io sono una di quelle persone che si dichiara di sinistra, addirittura comunista, e che non è certa che avrebbe preso la tessera del PD per votare Corbyn alle primarie.

E vista in quest'ottica, con un esempio lampante con nome e cognome di un "votabile", la cosa pare porre dei problemi oggettivi.
Insomma, siamo così (giustamente e mai abbastanza) disgustate e disgustati dal PD da non prendere nemmeno in considerazione l'idea di "cambiarlo" davvero a sinistra?
Davvero questo partito e chi ci sta dentro ci fa talmente ribrezzo da impedirci di fatto di (passatemi il termine) "riprendercelo" e farlo diventare espressione di una sinistra reale? 

Sì.
Purtroppo sì.
Quello che ha dimostrato il Partito Democratico in questi anni mi porta a dire che non riuscirei a votarlo nemmeno se arrivasse a chiedermelo Marx in persona. Diffiderei anche di lui.

Diciamo che se arrivasse Corbyn e si candidasse alle primarie del Partito Democratico con un programma condivisibile, io probabilmente resterei fuori a guardare nella speranza di non rimanere delusa.

La logica dice che, invece, proprio noi, che condividiamo certi valori e ideali, dovremmo in qualche modo ribaltare la situazione per renderlo un soggetto politico realmente di sinistra e non quel coso padronale e antidemocratico quale è il PD.

La logica.
Ma non lo stomaco.
Non ce la posso fare.

giovedì 29 ottobre 2015

Io sono Jazz

In pieno panico da gender Real Time ha cominciato a trasmettere "Io sono Jazz", reality che racconta la vita di Jazz Jennings e della sua famiglia.

«Sono una ragazza adolescente, gioco a calcio, mi piace uscire con gli amici, credo di essere simpatica. Sono anche transgender. E ne vado fiera.»

"Disturbo dell’identità di genere", si dice, e Jazz lo spiega benissimo alle compagne di squadra: 

«In pratica significa che alla nascita ero un maschio e ora sono una ragazza. In realtà lo ero anche prima, solo che ero intrappolata nel corpo di un maschio.» 

SBEM!

Ve la immaginate la reazione dei vari Adinolfi e Miriano? 
Se non ci riuscite, fate un bel respiro e andatevi a leggere i loro commenti. Vi avverto, farà schifo, ma il mondo è pieno di gente orrenda, lo sappiamo.

Insomma, questa Jazz è un'adolescente.
È transgender.
Ha una famiglia e degli amici che la appoggiano.
È fiera di quello che è (e non tutt* possiamo affermare lo stesso, ammettiamolo).
E in più ha dei bellissimi lunghissimi capelli liscissimi (scusate, ma da riccia mi fanno sempre un certo effetto).

Capite?

Per certa gente questo deve essere decisamente troppo.
Devi soffrì.
Devi stare male.
Devi essere sola.
Non puoi mica vivere come noi, con noi, no?

Ho visto i primi tre episodi e il mio primo pensiero è stato: che famiglia fica che hai, Jazz!
Tantissime famiglie "tradizionali" abbandonano i figli e le figlie per molto meno.
I suoi genitori, invece, passato un momento di "difficoltà", hanno iniziato un percorso insieme a lei.
Nonostante le paure, nonostante la cattiveria della gente, nonostante i pregiudizi. 
Nonostante i mille pensieri che non possono non venire in mente a un genitore con un figlio o una figlia che non è considerato/a "normale" dalle altre persone: sarà felice? Sarà trattata bene? Troverà amici, amore, famiglia fuori di qui?

Domande legittime, che questa famiglia ha deciso di affrontare insieme.

Basta guardarsi intorno per vedere quante e quanti sono stati abbandonate/i dalle famiglie perché "diverse/i", quante e quanti sono stati letteralmente torturati con disgustose "terapie riparative", quanto dolore la non accettazione e il rifiuto possono causare.

E invece poi c'è questa famiglia normale e come loro ce ne sono altre e altre e altre.
E fino a che ci saranno persone così, il mondo farà un po' meno schifo.


lunedì 19 ottobre 2015

Grazie.

SOLO
-Laura-
Questo fine settimana il mio quartiere è stato il centro di Roma.
Il Trullo ha ospitato il terzo Festival Internazionale di Poesia di Strada.
Per tre giorni la borgata è stata invasa da artisti, poeti, musicisti.

E la gente è stata ore e ore in piazza a vedere i muri delle case popolari prendere vita, a leggere le poesie sulle serrande, a sentire musica e poesia al Cso Ricomincio dal Faro.

Bol23
Grazie.

Grazie ai Pittori Anonimi der Trullo che hanno iniziato colorando i lotti (e qualcuno l'ho colorato pure io).

Grazie ai Poeti der Trullo e ai loro versi (compratevi il libro, io il mio me lo sono anche fatto autografare).


Grazie a SOLO, che non è solo un fantastico artista, ma anche una gran bella persona.


Gomez

















Grazie perché avete regalato a tutte e tutti noi qualcosa di davvero bello, perché avete reso il quartiere un posto migliore, sbattendovi in prima persona, perché per tre giorni non c'è stata nessuna "periferia degradata", ma solo arte e poesia.





Moby Dick

martedì 13 ottobre 2015

De Sade una di noi, ovvero, il porno black bloc.

"Nazifemen che inneggiano a De Sade".

In effetti nel mio elenco sui luoghi comuni e i tipici insulti dedicati a noi femministe questa mi mancava. E devo ammettere che "Nazifemen che inneggiano a De Sade" merita di scalare ogni classifica, se non altro per la dotta citazione.

Ma tutto l'articolo apparso su milanopost dopo il corteo antiabortista merita di essere letto, perché è una miniera pressochè infinita di spunti interessanti.
Ragazze  militanti ormai sui sessanta ma che vestono secondo la moda  dei punkabbestia black blok,  con  tute nere, zainetti scuri,  scarponcini da esproprio proletario, felpe  e con vistosi anelli da  marinai di baleniera al naso:  sembravano tante Eva  Kant del fumetto Diabolik, ma in sovrappeso…  Alcune zitelle apparivano muscolose, androgine e tatuate come  il baleniere Achab del romanzo di Melville, altre   sembravano  meno  truci, e firmatissime  secondo la moda vintage delle  figlie dei fiori : gonnelloni rom, scialloni balcanici, come prescrive il look  delle amene radicalette  chic e debs dei licei bene no global.
Che vi dicevo?
In un paio di periodi c'è già tutto: il black bloc, l'esproprio proletario, i piercing, un po' di sano body shaming e pure un pizzico di razzismo.  Ma anche altre citazioni di livello e la dichiarazione d'amore per la vita dei marinai ottocenteschi.
Non ho capito cosa significhi "debs", ma magari qualche "zitella androgina e tatuata" milanese potrà illuminarmi.

In pratica queste "feministote", o "nazifemen" hanno accolto il corteo dei No194 facendogli trovare sul percorso qualche scritta sui muri.

Hanno pure scritto "fregna", che roba. "Fregna"! Non "patata" o "farfallina", proprio "FREGNA". "Per nulla di bon ton", in effetti.
Dopotutto, come si dice, "la fregna e fregna, mica è legna".

A fare quelle scrittacce brutte e volgari è stato un "porno black blok", formato dai
i collettivi Nazifemen che prosperano in certi centri sociali, come quello di via dei Transiti. Collettivi porno che inneggiano al compagno de Sade, alla masturbazione ed alla sodomia,  amano il libertinaggio, le fruste, le catene sadomaso e si ispirano alle comuni californiane del sesso libero dei santoni indiani  e alle ammucchiate del 68 [...]
Capito 'ste mignotte nazifemen? Mas-tur-ba-zio-ne. Femmine che inneggiano alla masturbazione e alla sodomia e pure al compagno De Sade. Streghe maledette che non abbiamo fatto in tempo a bruciare, insomma. Donne che non vogliono stare al loro posto.

E non contente di aver "vergato insulti irripetibili lungo il percorso", hanno pure perculato i manifestanti prolife "a forza di bestemmie da carrettiere". Pare non abbiamo risparmiato manco "la Maria Vergine, santa Chiara, Maria Goretti  e  Teresa d’Avila", che di certo non avrebbero mai e poi mai inneggiato alla masturbazione. 

Si chiede l'autore: chi sono i veri fascisti? 
Quelli che girano col rosario perché contrari all'aborto o chi non li vuole far manifestare?

Amico caro, i fascisti sono quelli (e quelle!) che da decenni cercano di impedire (spesso con successo, grazie soprattutto ai governi locali e centrali) alle donne di accedere alla contraccezione di emergenza e di abortire in un ospedale pubblico, come prescrive la Legge 194. 
Sono quelli (e quelle!) che si imbucano nei consultori per convincerti di essere un'assassina e che ti offrono due spicci purché tu porti avanti la gravidanza, come se il problema fossero i soldi e non il diritto di vivere la tua vita.
I fascisti sono quelli (e quelle!) che pregano brandendo bambolotti insanguinati e ridicoli fotomontaggi davanti ai reparti che praticano l'IVG, insultando le donne che ne escono.
I fascisti sono quelli (e quelle!) che ci vogliono solo mogli e madri silenziose e devote, che credono di sapere cosa è meglio per ciascuna di noi, che ci giudicano e che marciano ogni giorno sui nostri corpi.

Per come la vedo io, combattere questi fascisti è un dovere, prima ancora che un diritto.
Quindi, non me ne vogliano le amiche e gli amici di retake: sticazzi dei muri imbrattati.

L'articolo si chiude con un ricordo dei bei tempi che furono.
Com’erano diverse, educate e simpatiche invece le femministe di una volta [...]
Ad esempio, le "visite" delle "femministe di un volta" negli studi dei cucchiai d'oro erano proprio "educate e simpatiche ".