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sabato 2 aprile 2016

Su "L'anima del corpo. Contro l'utero in affitto."

Come dice Lorenzo, non mi piace parlare a vuoto, quindi mi sono letta (per ben due volte!) il libro di Muraro "L'anima del corpo. Contro l'utero in affitto.", editrice La Scuola, 2016.

Quello che subito mi è saltato agli occhi sono l'arroganza di chi crede di aver la verità in mano, il malcelato disprezzo paternalista per chi la pensa diversamente e soprattutto l'ignoranza consapevole sul tema.
Tutto questo mi pare perfettamente riassunto in una frase: 
Non c'è accordo neanche sul nome: utero in affitto, maternità surrogata, surrogacy, GPA (gravidanza per altri)... Io li userò tutti e ne proporrò altri ancora. [pag. 9]

Nell'elenco dei nomi, Muraro finge di non sapere che alcuni di quelli citati hanno una forte e ricercata connotazione dispregiativa. E sono proprio quelli che usa più di tutti.

Continua parlando di terminologie e “sigle” inventate (presumo si riferisca a GPA, ma vista la confusione sotto il cielo non ci metterei la mano sul fuoco), fino ad arrivare al punto cardine della polemica “anti gender” dei vari Adinolfi e Miriano, quelli che tuonano contro “il pensiero unico omosessualista”:

Vorrebbe essere una terminologia universale, in realtà è fatta per uniformare il linguaggio e il pensiero, che è ben altra cosa. Per arrivarci, infatti, bisogna distruggere le connotazioni, che sono i colori e i profumi dei nomi, e impedire al pensiero d'immaginare le cose.
Questa della terminologia - che, per essere universale, diventa uniforme e scolorita - è una storia nota. Ripenso alla comparsa del termine inglese gender che, dopo qualche anno di uso sensato, doveva sostituire definitivamente e universalmente, chissà perché, la parola sesso. Sempre meglio delle sigle, ma povere maestre! Come faranno a insegnare l'italiano? La lingua viva è viva! [pag. 10]

Non so se scrivendo il suo libro Muraro abbia letto l'articolo di Michela Murgia dello scorso febbraio su L'Espresso. 
Parlando della sua mancata firma all'appello di Snoq Libere per la messa al bando globale della GPA, Murgia scrive:

Chi si oppone alla gravidanza surrogata chiamandola "maternità" e adducendo come motivazione l'unicità insostituibile del legame che si stabilirebbe tra gestante e feto sta ponendo le condizioni perché gravidanza e maternità tornino a essere inscindibili e quella sovrapposizione torni a essere usata contro le donne SEMPRE, ogni volta che per i motivi più svariati provassero a scegliere di non essere madri.


Probabilmente non lo ha fatto, altrimenti avrebbe inserito il termine “gestazione surrogata” tra i tanti che cita. Oppure la mancanza è voluta e non sono certa che la cosa mi stupirebbe.
A pagina 62 Muraro scrive chiaramente cosa serva, secondo lei,  «per fare una madre»: 
per fare una madre ci vuole una donna in carne e ossa e una gestazione, fisicamente non diversa da quella degli altri mammiferi, e ci vuole un ordine simbolico che valorizza la relazione materna con le sue caratteristiche.

Mi si dice che forzo le parole altrui, che mi rigiro i discorsi come mi fa più comodo.
Forse non so leggere fra le righe, ma quello che mi pare di capire, qui, è che  sono l'essere incinta e il partorire a fare di una donna una madre. "Ci vuole una donna in carne e ossa e una gestazione". Il resto non è madre. Più chiaro di così.

Pur parlando di donne, mi pare che nell'analisi di Muraro manchino proprio loro, con le loro legittime scelte, i loro differenti percorsi, il loro personalissimo vissuto. 
Possiamo non essere d'accordo, ma non possiamo non tenerne conto. 
Come non possiamo non tenere conto del percorso di una coppia che desidera un figlio. 
E soprattutto non possiamo -di nuovo- usare l'adozione come metodo risolutivo di un desiderio legittimo. L'adozione non è un ripiego e non deve esserlo. Basterebbe, come si è detto mille volte altrove, leggersi qualcosa sui fallimenti adottivi e sulle difficoltà ad ottenere l'idoneità per quelle coppie che non hanno superato il lutto della mancata genitorialità biologica (ovviamente qui posso parlare solo di coppie eterosessuali, dal momento che l'adozione in Italia è vietata ai e alle single e alle coppie omosessuali).
Le idee di Muraro mi paiono confuse (volutamente?) anche quando parla di "legalità" della GPA. Per lei nei paesi che la regolano ci sarebbe una «tolleranza legale». La legge di un paese che ha regolamentato qualcosa che non ci piace diventa "tolleranza legale". Intere legislazioni, se sgradite, perdono di dignità.
Non mi voglio soffermare troppo sul quadro che nel testo è tracciato degli uomini, esseri, a quanto pare, incapaci di amare, accudire e crescere la prole. 
L'idea che Muraro sembra avere dei padri è fortemente intrisa di luoghi comuni tipici di quel patriarcato che lei dichiara morto:
Un uomo diventa padre facendo sesso e neanche lo sa. Perciò il legame di paternità si è stabilito con l'aiuto della legge e con il linguaggio di tipo metaforico (il nome del padre), ma oggi anche con il ricorso al laboratorio. Non sorprende, a pensarci, il gran numero di "verità" garantite oggi dalle provette e dai microscopi. [pag. 67]

Eppure c'è un altro tipo di paternità, che è attenta, presente, consapevole, amorosa e capace. 
Non ci sono solo i padri che incontra sul treno Lecce-Bologna incapaci di abbracciare il figlioletto piangente [pag. 66]. Ed esistono rapporti padre-figlia che «hanno tra loro una relazione fatta di rapporti personali, di conflitti, di trattative e di solidarietà», come quelli madre-figlia. 
Ignorarlo è colpevole. 
Significa ignorare che quel mondo che si vuole (giustamente!) stigmatizzare, dell'uomo che è padre solo in virtù del suo sperma, si sta scardinando e che forse per la prima volta, ci sono uomini complici delle donne in questo sovvertimento.

Nel grande mucchio di questioni messe in campo, sarebbe stato utile, o quantomeno interessante, che i vari "ho letto", "ho sentito", "pare" e "forse", fossero stati accompagnati da citazioni o rimandi. 
Ma non c'è traccia di studi o statistiche che vadano a suffragare le tesi esposte.

È interessante, infine, notare che il solo momento in cui Muraro parla della GPA altruistica è per ridere paternalisticamente della "generosità giovanile", quasi fosse una sciocchezza o una provocazione:
Tra le giovani donne che, più numerose delle altre, si sono dette favorevoli alla surrogazione, una parte non voleva sentir parlare di soldi, voleva semplicemente la possibilità di fare bambini da regalare. Generosità giovanile. [pag. 62]

Immagino che quello che aveva in mente la "giovane generosa" fosse ciò che Murgia scrive alla fine del suo citato articolo: 
So però che davanti al desiderio di un'amica, di una sorella del cuore, quello che non ho chiesto mai a un'altra per me stessa, lo farei io liberamente per lei. E non vorrei che esistesse una legge che mi dicesse che non posso farlo.

Io non lo so se lo farei liberamente io per lei.
E non so se ho un'amica che lo farebbe liberamente lei per me.

Ma, come Murgia, non vorrei che una legge ce lo impedisse.

mercoledì 9 dicembre 2015

Pensieri sparsi su surrogacy, moratorie e divieti.

«Ma come, tu, femminista, sei favorevole all'utero in afftitto?»

Ogni volta che mi pongono questa domanda mi viene in mente una cosa che diceva sempre mia madre quando si parlava di aborto:
«Io non sono favorevole all'aborto. Io sono favorevole ad una legge che tuteli le donne che vogliono abortire.»

Ecco, io non sono "favorevole alla surrogacy" (chiamarla "utero in affitto" è di per sé dispregiativo, quindi sarebbe bene cominciare chiamando le cose col loro nome, se non altro per evitare giudizi a priori): io sono casomai favorevole ad una legge che tuteli le donne che decidono di portare avanti una gravidanza per conto di altre, le persone che cresceranno il frutto di quella gestazione e chi da quella gestazione eventualmente nascerà.
Ovunque.
Sempre.

"Vietare", chiedere "moratorie" per "mettere al bando globalmente" una pratica che esiste in una larga parte del mondo e che in diversi paesi è regolamentata da decenni è abbastanza ridicolo e strumentale. E inutile.
Ve lo immaginate Trudeau leggere che Amendola, Tognazzi, Comencini, le Orsoline, i preti, Gasparri e qualche femminista vogliono abrogare una legge del suo Stato?
Su, siamo serie.

Vietare la GPA, addirittura pretendere di bandirla dall'intero globo terracqueo - a me pare ovvio, ma magari sbaglio - porterebbe esattamente a ciò che (giustamente!) le SNOQ-Libere e tutte le persone con un minimo di sale in zucca vogliono evitare sempre e comunque: sfruttamento, profitto, abuso, mercato nero.

Cose che sappiamo benissimo esistono in larga parte dei paesi più poveri.
Ed è proprio a questo punto che per farmi sentire una specie di mostro orrendo con velleità più o meno naziste, mi si pone l'esempio di quanto accade in India. 

È un fatto che in India le donne non sempre "scelgono" di gestare e partorire figli/e per altre/i e che debbano vivere un vero e proprio incubo per due spicci schifosi.
Ed è chiaro come non poche persone se ne freghino della situazione di sfruttamento e -di fatto- di schiavitù di quelle donne pur di avere un/a figlio/a.

Mi chiedo sommessamente e umilmente se "vietarlo" cambierebbe qualcosa.

O se, invece, quelle stesse donne continuerebbero ad essere sfruttate, con una fioritura del "mercato nero" tanto più florida quanto più esteso il divieto. 
E se chi ha soldi da spendere, ma non abbastanza per andare in USA o Canada, continuerà a sfruttare i loro corpi e le loro vite.

Un po' come con l'erba.
Qui è illegale. La gente si fa le canne. Le mafie gongolano e contano i soldi. I poracci sono sfruttati, i ricchi se la spassano, gli zozzi godono.

O magari con l'aborto.
Se non sbaglio quando era illegale si abortiva ugualmente.
Spesso si moriva e se ti beccavano andavi in galera.
Poi si è pensato che forse sarebbe stato meglio avere una legge che regolamentasse una pratica più che presente ovunque e che tutelasse, in primo luogo, le donne.

Questo è il punto che mi sfugge completamente di tutta la polemica.

Davvero l'idea di regolamentare e legiferare proprio per prevenire e combattere ogni forma di abuso non è nemmeno da prendere in considerazione?
Davvero è meglio dare delle naziste o delle poverette alle persone che non possono avere figli e invece ne vorrebbero e magari hanno preso in considerazione anche la surrogata?
Davvero siete così preparate/i sull'argomento da poter dare lezioni a tutte e tutti senza porvi nemmeno una domanda?
Davvero le vostre coscienze sono così pure da permettervi di giudicare con tanta sufficienza e violenza chi non la pensa come voi?

La sola cosa che mi è chiara in tutta questa storia, dall'appello per la moratoria alle (troppe) discussioni cui ho partecipato, è che c'è un'enorme confusione, parecchia ipocrisia e pochissima conoscenza dell'argomento e di ciò che c'è intorno, come quando si risponde che "basta adottare", tanto "gli orfanotrofi sono pieni", o che se non vivi bene il tuo essere sterile faresti meglio  a spararti perché evidentemente non hai una vita piena e felice.

Continuo a pensare che fingere che qualcosa non esista o che riguardi solo qualche ricca coppia gay (perché solo di quello si finisce col parlare e molto, molto poco delle altre persone o coppie) e rifiutarsi di affrontare una discussione aperta basata sui fatti e non su pregiudizi etici che lasciano il tempo che trovano, sia sciocco e fuori dal mondo.

Io ricorrerei alla maternità surrogata, gratis o a pagamento?
No, non credo.
Io porterei mai in grembo il figlio/la figlia di qualcun altro, magari di un'amica o di una parente?
Non lo so, probabilmente no.

Ma io, con le mie esperienze, con i miei desideri, con le mie voglie, non mi arrogo il diritto di imporre un modo di vivere al resto del mondo.

Sarebbe il caso che ce ne facessimo tutte e tutti una ragione.