Grazie al cielo nessuno mi ha fatto ancora gli auguri stamattina: avrei fatto la solita figura della cacacazzi acida, visto che sicuramente non sarei riuscita a stare zitta e abbozzare un sorriso di circostanza, ma avrei fatto notare che l'8 Marzo non è la "festa della donna", ma qualcosa di più serio.
L'8 Marzo non è una scusa per andare in discoteca con le amiche a vedere gli spogliarellisti, per quello ci sono altri 364 giorni e non è nemmeno il giorno in cui tuo marito/il tuo fidanzato/il tuo compagno ti compra un mazzo di fiori e non ti sbomballa le palle come nel resto dell'anno.
L'8 Marzo deve essere, credo, innanzi tutto una giornata di riflessione e di lotta.
Riflettere su quello che siamo, su quello che è cambiato e sulle tante (troppe) cose che sono ancora da cambiare e lottare (ancora...) per avere finalmente riconosciuta una parità reale, basata sulle nostre reali capacità e non sul nostro sesso. Una parità che non ha niente a che fare con l'odiosa concessione del potere maschile delle quote rosa.
Delle belle parole e dei bei gesti non me ne faccio niente.
Me ne frego del picchetto d'onore al Quirinale che oggi è di sole donne e dei comunicati dei politici che tra poco intaseranno i giornali on line.
Io continuo a vedere ogni giorno donne umiliate, che si fanno il culo come un secchio spesso senza riuscire ad avere quello che meritano; vedo donne uccise, stuprate, torturate nelle loro stesse case. Donne che devono scegliere tra famiglia e lavoro, donne sfruttate. Vedo una politica distante dai nostri problemi e dalle nostre necessità, molto più occupata a farsi massaggiare o a fare leggi e campagna elettorale sulla nostra pelle. Continuo a vedere il corpo della donna usato per vendere e comprare.
Mi fa schifo l'ipocrisia che oggi più che durante il resto dell'anno regna sovrana.
Oggi si parlerà di "donne che ce l'hanno fatta", di "donne che hanno sofferto, ma che hanno resistito" e domani di nuovo solo culi&tette, di nuovo donne sottomesse, di nuovo donne come merce di scambio, che non fanno paura al Potere, le sole donne che il Potere accetta.
Oggi decine di maschi con una mimosa all'occhiello diranno che noi siamo "l'altra metà del cielo", che loro senza di noi non sarebbero niente, che siamo migliori di loro, perché riusciamo a fare le madri, le mogli, le lavoratrici e che un mondo governato dalle donne sarebbe un posto migliore.
Oggi i vertici di SantaRomanaChiesa ci racconteranno commossi della madre di Gesù e domani torneremo ad essere streghe tentatrici da bruciare sul rogo o da rinchiudere in casa.
Ricordiamocelo quando ci regaleranno una mimosa.
Oggi sorridono, domani saranno di nuovo calci nel culo.
Anticiparli no, eh?
«Io voglio un tetto per ogni famiglia, del pane per ogni bocca, educazione per ogni cuore, luce per ogni intelligenza» (Bartolomeo Vanzetti) E' piuttosto ovvio che questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 7-3-2001 (ma davvero tocca scriverlo?)
lunedì 8 marzo 2010
8 Marzo
TRUFFA
Ora, non è per vantarmi, ma sono nella galleria de L'Espresso grazie al meraviglioso cartello saccente che mi sono appesa al collo Domenica a Piazza Navona.
venerdì 5 marzo 2010
Scusa, ma ti mando affanculo*
*volevo mettere "scusa, ma ci hai rotto il cazzo", ma lo hanno già usato più volte questi geni qui e mi pareva brutto.
Qualche giorno fa il Magnifico (??) Rettore Frati ha deciso di usare l'Aula Magna de La Sapienza per avvicinare i giovani studenti alla cultura, al cinema e alla letteratura italiani.
"Chi meglio di Moccia?", si sarà detto il Magnifico mentre pensava già al ritorno pubblicitario del mega evento.
“Ringrazio Moccia per le tematiche che affronta. Ci insegna la reciprocità dell'amicizia: le competenze affettive sono più complicate di quelle sessuali, cognitive e sportive”, ha detto una professoressa ordinaria di psicologia.
Moccia.
Moccia ci insegna...
Moccia.
MOCCIA, PERDIO!
Per fortuna uno studente ha fatto una domanda sensata, che non riguardava Bova né i lucchetti-di-merda a Ponte Milvio: “Ma non si vergogna di rappresentare oggi qui alla Sapienza la letteratura italiana, nel tempo forse la più importante e significativa del mondo. Glielo dico col cuore”.
Pare che il Manzoni de noantri abbia farfugliato qualcosa sulla libertà e sulla diversità dei gusti...
Moccia...
PerdioMoccia.
Meno male che alla Sapienza ormai ci capito di rado.
Moccia...
Riflessioni
Riflettevo (!!!) ieri sull’incapacità di moltissimi “capi” di capire che a noi poveri sottoposti spesso serve ben poco per essere “felici” sul lavoro.
Non riesco a capire cosa impedisca loro di immaginare che una semplice pacca sulla spalla o un “ben fatto” detto al momento giusto possano aiutare molto chi si fa il culo come un secchio ogni giorno per due lire. Certo, un aumento di stipendio o un passaggio di livello sarebbero decisamente meglio, ma da qualche parte bisogna pur partire.
Soprattutto mi lascia sconcertata il fatto che nessuno sembri rendersi conto che siamo noi alla base della piramide che in qualche modo mandiamo avanti gli uffici.
Voglio dire, il Capo è quello che firma la pratica e prende accordi, ma chi ha preparato la pratica e seguito i passaggi che porteranno all’accordo, probabilmente è un impiegato che non ha fatto altro che il suo lavoro.
Insomma, il SindacoDeStoCazzo o chi per lui è quello che inaugura le nuove costruzioni, ma chi ne ha permesso l’esistenza è solo un lavoratore e magari sarebbe bene ricordargli ogni tanto che è stato bravo a fare quello che doveva.
Nel vecchio ufficio sono stata proprio la base della piramide.
Il mio era un lavoro terribilmente semplice e atrocemente frustrante, ma senza quello il lavoro di tutti sarebbe stato fortemente rallentato se non reso impossibile.
E mai, nemmeno una volta, mi è stato detto “ben fatto”.
È così difficile capire che a furia di fare così uno si stanca, si stressa e anche il suo lavoro e la sua produttività ne risente?
Ah, quante riflessioni nascono da un paio di Peroni.
Sto cazzo.
I preti, si sa, hanno un problema con le donne.
E non solo perché (in teoria) non scopano.
Le donne, per loro, sono esseri fastidiosi che si sopportano solo perché vengono dalla costola di un vero maschio fatto a immagine e somiglianza del loro dio.
L'unica donna che "rispettano" è la MammaDiGesù, che però hanno dovuto far tornare vergine 1854 anni dopo la nascita del salvatore, che certo non poteva essere frutto di amplesso come tutti noi.
Fanno i vaghi, ma ogni tanto c'è qualcuno che proprio non si sa tenere, come il vescovo Emerito di Senigallia, Monsignor Oddo Fusi Pecci, che ci fa sapere quale sia il nostro vero ruolo nella società: madre, moglie, educatrice.
Che poi tradotto sarebbe una cosa tipo "donna schiava zitta e chiava", ma in chiesa le parolacce non le dicono ché è peccato, credo.
Il simpatico emerito monsignore dice che per una donna che si rispetti il lavoro viene dopo marito e figli e ci spiega come "nella crisi di valori attuale e nella emergenza educativa che viviamo, molto abbia a vedere il fatto che la donna esce molto di casa, reclami una sfrenata indipendenza dal marito e vada a lavorare".
Queste madri snaturate, che si svegliano la mattina, preparano pupi e colazioni, portano la prole a scuola, vanno al lavoro, al supermercato, a recuperare i figli e preparano la cena sono la rovina della società moderna.
Ma lo sappiamo tutti di chi è la colpa: di quelle troie esaltate delle femministe che bruciavano i reggibocce in piazza e urlavano "io sono mia!" solo per poter scopare a più non posso e poi abortire per sfregio: "il femminismo esasperato ha creato danni e lo si vede nella scarsa educazione anche cristiana dei figli."
Che poi io non lo sapevo, ma anche la biologia svolge un ruolo principale in tutta la faccenda: biologicamente noi femmine tentatrici spacciatrici di mele e pure un po' troie siamo deputate al ruolo di madri e quindi come possiamo fare le mamme se poi andiamo a lavorare?
Colpa nostra se ci sono le guerre, se esistono i bulli, se i ragazzini si ammazzano tra loro o sterminano le famiglie, colpa di queste madri rese cieche da una smodata ambizione: "Una volta quando la donna badava a quello che é la sua missione, faceva recitare le preghiere, accompagnava i bambini alla scuola e al catechismo tante storture non accadevano, bisogna riconoscerlo".
Si, "una volta" il mondo era un gran bel posto, pieno di pace&amore per tutti, poi quelle bastarde femministe hanno cominciato a mettersi in testa strane idee, come l'uguaglianza dei diritti. Pazze scriteriate, non avevano immaginato il baratro cui ci avrebbero condotto.
O forse si... (ghigno satanico -femminile- e musica paurosa in sottofondo)
giovedì 4 marzo 2010
Aiuto!
Settimana di fuoco al lavoro.
Una media di due ore in più al giorno. Ore che chiaramente non mi saranno pagate e che spero di poter recuperare, magari scappando prima domani. Ovviamente questo mi impedisce di andare avanti con lo studio...
Ma ho scoperto delle cose:
- sono bravissima a mentire: al telefono sembro davvero una donna professionale e gentilissima, mentre in realtà sono una stronza acida e sto ancora cercando di capire che cazzo sto facendo qui;
- la gente è molto più imbecille di quanto pensassi;
- lo stress lavorativo mi fa venire continui mal di testa e un fastidiosissimo dolore alla spalla destra che nemmeno la piscina riesce a lenire;
- la birra appena rientro a casa è irrinunciabile.
Cazzo, sto lavorando talmente tanto che leggo a mala pena i giornali e mi sto perdendo la meraviglia delle liste Polverini e Formigoni.
Non m'è sfuggita, comunque, la strepitosa mossa del governo per metterla (di nuovo) al culo ai lavoratori alla faccia dell'articolo 18.
E mo' scendo che c'ho da fa.
lunedì 1 marzo 2010
In mano a chi stamo...
Volevo scrivere che questi so' talmente imbecilli da consegnare le liste a uno che già una volta gli ha fatto prendere un mezzo infarto.
Volevo scrivere qualcosa sulla Polverini che denuncia i radicali che denunciano la Polverini.
O magari sulle firme "irregolari" di Formigoni.
Ma non ce la faccio: cazzo, questi governano il paese!