giovedì 4 febbraio 2010

LEGITTIMO UN CAZZO

In questo paese la legge non è uguale per tutti.
Ok, si sapeva, ma da ieri è nero su bianco.
E chi mi fa più schifo non è Berlusconi e non sono i suoi servi.
Chi davvero mi fa schifo e oggi più che mai merita tutto il mio disprezzo è la maggioranza di italiani che votato questa feccia
.


mercoledì 3 febbraio 2010

Morgan vaffanculo!

Premessa: io odio Morgan.
Non lo sopporto.
Mai sopportato, manco quando andavo al Liceo e ascoltare i Bluvertigo faceva tanto fico.
Poi ora che fa il gaggio in Rai lo sopporto ancora meno: si veste come un coglione, ha i capelli come un coglione, parla e si atteggia da coglione e viene venerato come un dio.

Comunque, avrebbe
dichiarato che lui si fa di crack per combattere la depressione.
Dice che fuma tutti i giorni, che la droga apre i sensi e le solite cose bla bla bla.

Ovviamente la sana tv italiana è sconvolta: un conto è ospitare in prima serata uno
stupratore o far vedere culi&tette di futuri ministri, un altro è far cantare un tossico.

Ora, io me ne sbatto sia del Festival sia della vita di Morgan, quindi non sto strappandomi i capelli per la perdita, ma sentire le reazioni alla sconcertante notizia mi sta devastando il sistema nervoso.

Giovanardi lo vorrebbe far ricoverare in comunità, la Meloni lo chiama "cattivo maestro", la Mussolini si spinge a chiedere che "tutti i cantanti partecipanti al Festival della canzone italiana si sottopongano ad un test anti-doping".

Grazie, Morgan, già mi stavi sulle palle, ma farmi sorbire le sparate di questi rompicoglioni non te lo perdonerò mai.
Ti meriti Asia Argento. Di nuovo.




Maledetti adolescenti del cazzo!

SMETTETELA DI DARMI DEL LEI, PERDIO!

Ho trent'anni, non cinquanta!
E me li porto benissimo!
Bastardi!


EH?!

Non capisco.
Berlusconi ha sempre sputato sulla Resistenza e sulla lotta di Liberazione.
Sempre.
Poi oggi leggo che in Israele ha detto: "L'Italia trovò la forza di riscattarsi da quell'infamia attraverso la lotta di liberazione dal nazifascismo".

Ecco, io non capisco.

E soprattutto io vorrei dirgli che non si deve permettere nemmeno di nominare la Resistenza e che dovrebbe sciacquarsi bene la bocca prima di parlare della Liberazione.

martedì 2 febbraio 2010

Genio Del Male

C'è questa ragazzina di quindici anni che in un bel pomeriggio estivo vede per la prima volta un sedicenne alto e dinoccolato, amico del suo migliore amico.
La ragazzina se ne innamora f o l l e m e n t e subito.
Ma fa l'errore più grande che una ragazzina innamorata possa fare: diventa un'amica.
E quindi per anni lei e lui si vedono ogni Sabato, si chiamano, si cercano.
Si piacciono, è palese.
Lo sanno tutti che lei impazzisce per lui, che la notte piange per ore, che le basta solo vedere passare il 280 per avere il cuore che batte all'impazzata, perché forse lui scenderà proprio da quel 280.
Lui la stuzzica, gioca, gioca e gioca.

La storia va avanti per anni, tra piccole (ENORMI!) tragedie.
Lei si trova un altro ragazzetto, in fondo ha sedici anni e lui sembra proprio non volerla e così finiscono per non parlarsi per un paio d'anni, finchè lei lo cerca di nuovo.
Passa ancora del tempo e si perdono di vista: la comitiva di quei giorni è finita con la fine del liceo e vedersi sembra terribilmente complicato.
Poi, finalmente, dopo CINQUEFOTTUTIANNI da quel pomeriggio a Villa Pamphilij, lo bacia per la prima volta e capisce che cosa volessero dire davvero tutte quelle melensaggini che ascoltava in lacrime.

Ma mica poteva essere tutto così bello...

Di nuovo casini, lui che scompare e riappare come e quando vuole, lei perennemente innamorata e col cuore distrutto.

Alla fine è lei a dirgli "basta", perché è cresciuta ed ha conosciuto un altro.

E non si vedono per SEI anni, perché lui dice che sta male, che non poterla avere lo fa soffrire, che lo massacra non poterle dare ciò che vorrebbe (lei vorrebbe dirgli: "mortaccitua, dimmi che mi vuoi veramente e io mollo tutto per te, imbecille", ma per fortuna non lo fa).

Lei si accorge di stare bene dove sta, ma non lo può dimenticare, non ci riesce. Tutto quell'amore mica si può buttare via così. E quindi ogni tanto il pensiero va al sedicenne dinoccolato, chissà che sta facendo ora, chissà se sta bene.

Per fotuna internet fa miracoli e qualche anno fa lei lo trova di nuovo.

Lui sta per diventare padre (non racconteremo di come lei abbia vomitato all'angolo della strada dopo la bella notizia).
Ricominciano come se tutto quel tempo non fosse mai passato.
Si vedono, si chiamano, si cercano, si stuzzicano come quindici anni prima, tanto che l'amico di lui li piglia per il culo come un tempo: "Aho, so' 15 ani che state a giocà così, cheppalle, nun ve se regge più!"

Lui la chiama ogni volta che sta male e lei ha sempre una parola per tirarlo su perché lui forse non lo ammette, ma lei lo conosce meglio di chiunque altro.

Lui la chiama quando muore sua madre e lei scappa dall'ufficio per passare tutta quella brutta giornata con lui, per non lasciarlo solo.
Lui la chiama quando ha bisogno di parlare dei casini che ha.
Ma la chiama anche solo per offrirle una birra e fare due chiacchiere, per parlarle dei suoi progetti, perché lei lo capisce. E poi a lei piace sentirlo parlare, vedere che forse le cose gli stanno andando meglio.

Lui la chiama e lei ogni fottutissima volta alza quel cazzo di telefono e dice "si". Anche se aveva altro da fare, anche se oggi avrebbe voluto andarsi a svaccare sul divano.

Perché è vero che la malattia le è passata, che finalmente dopo più di dieci anni non è più innamorata di lui, ma pensare di perderlo un'altra volta la massacra.

Ho paura.

Cioè, io pensavo che con quella cagata di "Una storia italiana" avessimo toccato il fondo.
E invece poi hanno fatto la seconda parte che non mi ricordo come si chiamava.
E quindi a quel punto mi sono detta: "ok, peggio di così non ce la faranno mai".
Cazzo, sono una maledetta illusa.





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Tuo figlio è uno zozzone

Mio padre ha la collezione completa dei fumetti di Manara.
Da piccola mi era severamente proibito leggerli e credo che i miei si fidassero davvero molto di me, visto che li tenevano nello scaffale più basso della libreria.


Ovviamente ogni volta che rimanevo sola andavo a sedere in terra accanto alla libreria e leggevo i fumetti fino all'ultima pagina.
Ero attentissima a non spiegazzare le pagine e a rimetterli a posto esattamente come li avevo trovati.
Non è che ci capissi poi molto, ma trovavo divertente l'uomo invisibile che lasciava usare alla ragazza il proprio pisello come appiglio per non cadere dal balcone e soprattutto ero affascinata dalla bellezza dei disegni.
E poi si, lo ammetto, avrei ucciso per diventare come Miele.

Per fortuna sono stata una bambina degli anni '80, quando internet era praticamente fantascienza e il cellulare lo avevano solo i mafiosi e gli yuppies, altrimenti qualche zelante collaboratore del Ministero delle Comunicazioni avrebbe sicuramente
avvertito i miei del fattaccio.


Possibile che questi non abbiano un cazzo di meglio da fare?
O magari sotto c'è tutta una mossa che mi sfugge per impadronirsi delle nostre menti? In fondo ci stanno provando da
trent'anni.