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lunedì 13 giugno 2016

Orlando.

Quarantanove morti.
Più di cinquanta feriti.

Non so e poco mi interessa andare vedere come i media nel resto del mondo stiano "coprendo" la notizia, mi interessa quello che vedo intorno a me.

Qua il problema vero, il solo problema di cui si parla, pare essere l'origine dell'omicida, il suo credo religioso.
Figlio di afgani, musulmano.

Poi, quasi di sfuggita, tra i titoloni e i rimandi a foto e video della strage si legge una dichiarazione del padre, che lo dice omofobo e della ex moglie, che lo descrive come un violento.

Davanti ad una presunta rivendicazione dell'ISIS passano in secondo piano  le vittime e chi è sopravvissuta/o e non dimenticherà mai ciò che è successo mentre stava ballando musica latinoamericana.

L'occasione è troppo ghiotta: cosa sono quarantanove froci davanti allo scontro di civiltà, in fondo?
Possiamo mica perdere tempo mentre "ci stanno invadendo", mentre la "nostra cultura è sotto attacco"?
Noi e loro, la nostra cultura della vita (?) e la loro cultura della morte, il loro dio e il nostro dio.


Leggo le frasi di cordoglio di tanti politici nostrani, bravissimi a condannare il terrorista musulmano riuscendo a non dire che il Pulse è un locale gay e che la scorsa notte lì sono state ammazzate quarantanove persone in quanto lesbiche, gay, transessuali...
Meloni straparla di libertà religiosa, libertà di pensiero e libertà di parola. Proprio lei, che al Family Day prometteva che mai avrebbe permesso il matrimonio tra due persone dello stesso sesso.
Salvini se la prende coi migranti.
Tutto come sempre.

Leggo la "solidarietà" e la promessa di una preghiera da parte di chi, come Adinolfi, parlava di "prendere i fucili" contro la legge Cirinnà, di chi blatera contro la "teoria gender" e vomita odio ogni singolo giorno.

E poi il "cordoglio social", come si dice ora: oggi Facebook non è gay, i famosi e le famose non si fanno selfie con gli occhi lucidi e lo sguardo perso e triste e non siamo chiamate e chiamati a raccolta davanti a qualche ambasciata per dire "BASTA!" o ad accendere una candela alla finestra.

Non ci sono arrivate catene per cambiare la nostre immagine del profilo con la bandiera rainbow, non ci sono cartelli "Sono gay/lesbica/transessuale" con cui fotografarsi per poi mandare tutto a qualche quotidiano on line.


Soprattutto non si ha l'onestà di dire che quelle ragazze e quei ragazzi sono morti perché erano se stessi.

Che l'omicida non è altro che il prodotto di una società che continua a dire che l'amore tra uguali è sporco, sbagliato, malato. Che una transessuale è un orrore contro natura.  Che i froci devono fare i froci solo a casa loro, nascosti, senza chiedere troppo, senza alzare la voce e senza farsi vedere.