giovedì 9 agosto 2012

Di insulti sessisti, olimpiadi e campagne.


Non riesco a non chiedermi chi abbia scritto questa frase.
Un fidanzato tradito?
Un ex lasciato per un altro?
Un uomo respinto?
Una donna lasciata dal proprio compagno per lei?
Uno che si ammazza seghe davanti alla televisione guardando i culi e le tette delle showgirls e che si sente tanto fico a scrivere per strada una cosa del genere su una donna bellissima?

Non è per Belen, della cui vita mi interessa quanto dei capelli di Berlusconi, ovviamente.

È che ogni giorno mi accorgo di quanto l'insulto sessista stia diventando "normale", tollerato, accettato e condiviso da uomini e donne.
Belen è una delle tante.
Amatissima fino a quando s'è messa con uno che aveva già una storia o qualcosa del genere. 
E a quel punto è una "zoccola" e tutto il repertorio.
Di lui ovviamente non si sono dette le stesse cose. A lui si è detto "stronzo", "bastardo", "pezzo di merda". 
"Puttana" e sinonimi non si declinano al maschile, evidentemente.

Tempo fa su facebook a un mio post su Minetti, una ragazza che conosco ha scritto "questa troia".
Alle mie rimostranze, la risposta è stata, testuale, che il suo essere una puttana è "un dato di fatto".
Le ho chiesto se le avesse mai dato dei soldi in cambio di sesso, ma non ho avuto risposta.
Le ho chiesto quale fosse la differenza tra lei e uno come Scilipoti, ma non ho avuto risposta.
Le ho chiesto se non sarebbe il caso di parlare di una politica che permette a donne e uomini incapaci e senza requisiti di andare avanti in cambio di qualcosa, ma non ho avuto risposta.

Poi le Olimpiadi.
Federica Pellegrini, venerata fino a poche ore prima, considerata un modello di bellezza, carne da gossip, fa una pessima figura e quegli stessi giornalisti che ne hanno cantato le doti la massacrano. 
Commentatori e commentatrici che si affannano a dire che forse se avesse condotto una vita più "regolare", i risultati sarebbero stati migliori.
Insomma, non puoi essere bella, sessualmente attiva e non salire sul podio: automaticamente diventi una puttanella che si diverte a fare sesso e a farsi fare le foto invece che a sudare in vasca.
I "tifosi", poi, si scatenano, dando il peggio, come sempre.

Continuo a farmi la solita domanda: perché in questo paese il sessismo non è un problema?

Non è anche questo una violenza sulle donne?



Campagna di Femminismo a Sud: "Violenza sulle donne è..."


venerdì 3 agosto 2012

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Mi manca mia madre.
Ogni tanto mi scopro a pensare che dovrei chiamarla, per raccontarle di un tipo strano visto per strada, o di qualche pettegolezzo letto su facebook, o per dirle che ho bisogno di un paio di pantaloni a zampa e che visto che sto scannata dovrebbe pagarli lei.

Non riesco ancora a realizzare che lei non c'è più.
Non sono nemmeno triste: sono incazzata nera.

Sono arrabbiata perché è morta, perché avevamo detto "finito 'sto periodo di merda andiamo al mare noi due, ce ne andiamo al Giglio e il massimo della fatica sarà andare dall'asciugamano al mare e ritorno e farsi la doccia".
Sono arrabbiata perché volevo che vedesse i miei figli e perché quando le dicevo che li avrei mollati a lei per farmi i fatti miei mi diceva che me lo potevo anche scordare.
Sono arrabbiata perché doveva iscriversi di nuovo in palestra perché "mi stanno venendo le braccia da vecchia".
Sono arrabbiata perché dovevamo andare a comprarmi un divano.
Sono arrabbiata perché mi aveva detto che visto che questa sarà un'estate di merda, mi avrebbe pagato un bel viaggio quest'inverno.
Sono arrabbiata perché se mi taglio i capelli corti nessuno mi dirà che mi stanno male.
Sono arrabbiata perché non mi chiamerà in ufficio attaccandomi pippe infinite.
Sono arrabbiata perché voleva tornare in campeggio.
Sono arrabbiata perché si era comprata scarpe e vestiti nuovi che "mica sembro una di quelle vecchie che vogliono fare le ragazzine?"
Sono arrabbiata perché non mi chiederà se anche io lavo i piatti la sera per non trovarmeli la mattina.
Sono  arrabbiata perché aveva appena compiuto cinquantanove anni e le avevo regalato una collana bellissima che non si è messa mai.
Sono arrabbiata perché non mi dirà "prendi tanto sole, ma mettiti la crema".
Sono arrabbiata perché non mi ga insegnato a fare pasta e ceci e i peperoni ripieni come Nonna Adriana, che zia mica li fa buoni così.
Sono arrabbiata perché quando le chiedevo "dimme chi è che spacca ogni minuto, ogni momento" lei rispondeva "er colle... der fomento?"
Sono arrabbiata perché sapeva che Kenshiro a quelle merde "je fa un culo così".
Sono arrabbiata perché piangevamo pensando a Ciccio che muore e alla figlia che ascolta Somewere over the rainbow.
Sono arrabbiata perché non commentiamo la stronzaggine di Roberto Ferri di Un posto al sole.
Sono arrabbiata perché facevamo colazione con mezza ciambella, un cappuccino bollente e un caffè al vetro macchiato freddo.
Sono arrabbiata perché non si perde più gli occhiali in casa e non mi obbliga a cercarli.
Sono arrabbiata perché non mi chiederà più l'acqua alle quattro del mattino quando mi alzo per fare pipì.
Sono arrabbiata perché non le piaceva come stavano messe le pentole a casa mia.
Sono arrabbiata perché si voleva comprare le Dr. Martens.
Sono arrabbiata perché "quando eri piccola ti cantavo "mamma mormora la bambina" e tu piangevi ed eri così carina".
Sono arrabbiata perché in motorino non ridiamo più della guida di papà.
Sono arrabbiata perché non mi romperà più perché sono ingrassata, perché "devi scrivere 'sta cazzo di tesi", perché "dici troppe parolacce".
Sono arrabbiata perché non dice che Nina quando beve sputa l'acqua in terra per dispetto.
Sono arrabbiata perché "ti servono le verdure?"
Sono arrabbiata perché non la devo più aspettare interminabili "cinque minuti" sotto l'ufficio.
Sono arrabbiata perché "hai sentito nonna?"
Sono arrabbiata perché "ricordati che devi fare la visita."
Sono arrabbiata perché non ci possiamo mettere sul lettone a chiacchierare e a ridere e a dire a papà di venire pure lui, che però non vuole perché ha caldo e "mammamiaquantorompi!"
Sono arrabbiata perché "siete felici?"

Avevamo un bel rapporto, io e mamma. 
Non quelle cose che si vedono nei telefilm, stile "Una mamma per amica". 
Era proprio roba di mamma&figlia.
Ed era bello per quello.

E mi manca infinitamente.




[e aspetto di riuscire a dire queste cose.]

martedì 24 luglio 2012

Travaso di bile

Ok, sto per avere un travaso di bile.
Questa cosa mi sta mandando al manicomio.
Anche perché sta coinvolgendo persone che credevo attente a certe cose e che il femminismo lo fanno da una vita.

Da qualche giorno gira in rete questa foto.


La didascalia (in spagnolo) dice che sono Rosa Luxemburg, Simone De Beauvoir ed Emma Goldman sulla spiaggia che fumano la pipa.

Solo che Simone De Beauvoir è nata il 9 gennaio 1908 e Rosa Luxemburg è morta il 15 gennaio 1919. Emma Goldman nel 1919 avrebbe avuto 50 anni (ho fatto i conti a mente, controllate voi) e se li sarebbe portrati davvero fin troppo bene.

Quello che però più di ogni cosa mi sta facendo uscire di testa sono quelle che non rispondono a chi fa notare le incongruenze e continuano a crogiolarsi tra i vari "uh! che donne!" e gli "uh, loro sì che hanno fatto la rivoluzione!".

Vorrei che le tre belle donne qui sotto fossero vive: ne avrebbero di cose da dirci.
 

Simone De Beauvoir
Rosa Luxemburg

Emma Goldman


giovedì 12 luglio 2012

12 luglio

Credevo che il dolore mi avrebbe annientata.
Immaginavo pianto dirotto, singhiozzi, magari grida.

Invece mi sento vuota.
Sfinita.

Vorrei solo dormire.

A salutare mia mamma c'era un sacco di gente. 
Tanti "insospettabili", tanti che non potevano non essere lì con me.
C'erano le mie Amiche e i miei Amici, quell* di sempre, che -come ha detto P.- "sono sempre qua".

L'ultima frase che mi ha detto mamma è stata "piangi, Lolly, piangi", perché io continuavo a inghiottire lacrime e dolore, perché non potevo  farmi vedere piangere da lei.

Verrà il tempo per lacrime e singhiozzi. 

Ciao Mamma.

venerdì 6 luglio 2012

Caldo assassino

Dalla pagina ufficiale di Cronaca Vera
Aggiungiamo alla lista:
-raptus
-gelosia
-depressione
-disoccupazione
-condizioni climatiche

L'unico non colpevole è sempre l'uomo che ti uccide.

martedì 3 luglio 2012

Non sono un #mediacomplice.

Spesso mi sono trovata a scrivere e discutere di come i media nazionali affrontino la questione del femminicidio.

Come tant* altr*, ho denunciato fino alla nausea come troppo spesso gli articoli di giornale o i servizi in tv tendano a "sminuire" il fatto.Parlano di raptus, di gelosia, di amore criminale, di passioni sbagliate. 
Dice bene Loredana Lipperini: 
C’è sempre una giustificazione, c’è sempre una ferita che porta a uccidere: leggete le cronache di questi giorni, e contate quante volte viene riportata la parola “raptus” per motivare quel che è avvenuto a Palma Campania, dove un uomo di trentacinque anni uccide la moglie di ventisei, con i bambini che dormono (forse, spero) nell’altra stanza.
Tempo fa scrissi che a monte c'è anche un grosso problema di comunicazione.
Il reale viene negato attraverso la rimozione della parola stessa che serve per dirlo.
Certo, non si può nascondere il fatto che la signora X è stata ammazzata dal marito, il signor Y, ma si  cercheranno altri modi di raccontare. 
Il signor Y non sarà un femminicida, ma un uomo "geloso", magari "cupo", forse "ossessionato" o anche "succube", "vessato", "respinto", "lasciato".
Forse si racconterà di come ha giocato tutti i risparmi al videopoker, di come ha perso il lavoro, quasi che la disoccupazione o la dipendenza dal gioco potessero essere un alibi.
Non so se dare finalmente un nome alle cose cambierà mai l'atteggiamento dei nostri media sul femminicidio, ma sta di fatto che nominare qualcosa la rende reale e forse smettere di parlare di raptus e gesti inconsulti e usare il termine femminicidio ogni volta che una donna viene ammazzata per mano di un uomo potrebbe essere un inizio. 
Se non altro porterebbe altre persone ad interrogarsi, a cercare di capire cosa voglia dire questo neologismo che a molti pare cacofonico e "da femministe" e a vedere che dietro i numeri di Bollettino di Guerra ci sono le storie di tutte e tutti noi, c'è un'intera cultura che deve essere sradicata.

La cultura del possesso, dello svilimento, del mancato rispetto.
 Una cultura che non mi appartiene e che combatto come posso ogni giorno.

Per distruggerla, però, non bastiamo noi. 
Ci vuole una presa di coscienza da parte dei media tutti. 
BASTA con le giustificazioni.
Ha ucciso la moglie. Poche settimane prima aveva perso il lavoro.
Ha ucciso la moglie. Due mesi fa è morta sua madre.
Ha ucciso la moglie. Lei forse lo tradiva.
Ha ucciso la moglie. Lei voleva lasciarlo.

Ha ucciso la moglie.
Non è stato un raptus.
Non è stata gelosia.
Non è stata depressione.

I giornalisti con le loro parole formano l'opinione pubblica, ci piaccia o no.

Per questo, raccolgo e rilancio l'appello di Giorgia Vezzoli (Vita da streghe):

Per questo, mi piacerebbe invitare tutti i media che non vogliano rendersi conniventi con il rischio di giustificazione sociale dell'uccisione delle donne da parte degli uomini  ad adottare la seguente illustrazione come una sorta di assunzione di responsabilità, facendo proprio l'impegno a non rendersi complici del mantenimento di un clima tollerante nei confronti della violenza sulle donne

Anarkikka

Su FB è nato un evento.
Tantissim* blogger hanno aderito.

venerdì 29 giugno 2012

Tutto il mondo è paese.

C'è una cosa che unisce tutti i paesi, anche quelli lontani geograficamente e culturalmente: la colpevolizzazione delle donne e la repressione della loro libertà.

Così capita che a Shanghai per "contrastare" le continue molestie sessuali nella metropolitana, si decida che la colpa è delle donne e che il solo modo per evitare di essere molestate sia coprirsi.

I gestori della metropolitana avrebbero postato questa foto commentandola così su twitter:
"Se ti vesti così per andare in metropolitana è comprensibile che riceverai molestie sessuali! Ci sono troppi pervertiti sulla metro tutti i giorni e noi non possiamo prenderli tutti. Ragazze, dovete prima rispettare voi stesse".

La protesta è arrivata, con decine di ragazze che si sono presentate in metro col volto coperto e indossando il burqa.


Insomma, ancora una volta in ultima analisi la colpa è delle donne che non si rispettano abbastanza e che quindi sono comprensibilmente molestate.

Vorrei poter dire che qui da noi certe cose non succedono, ma sappiamo tutte che non è così.

A tutte noi è capitato di essere state molestate e di esserci sentite dire "eh, ma pure tu che vai in giro così".
Tutte noi più o meno inconsciamente evitiamo certi luoghi in determinati orari. 
Tutte noi ci copriamo un po' di più se dobbiamo andare in uno di quei posti considerati a torto o ragione "a rischio".

Anche questa è perdita di libertà.