martedì 24 luglio 2012

Travaso di bile

Ok, sto per avere un travaso di bile.
Questa cosa mi sta mandando al manicomio.
Anche perché sta coinvolgendo persone che credevo attente a certe cose e che il femminismo lo fanno da una vita.

Da qualche giorno gira in rete questa foto.


La didascalia (in spagnolo) dice che sono Rosa Luxemburg, Simone De Beauvoir ed Emma Goldman sulla spiaggia che fumano la pipa.

Solo che Simone De Beauvoir è nata il 9 gennaio 1908 e Rosa Luxemburg è morta il 15 gennaio 1919. Emma Goldman nel 1919 avrebbe avuto 50 anni (ho fatto i conti a mente, controllate voi) e se li sarebbe portrati davvero fin troppo bene.

Quello che però più di ogni cosa mi sta facendo uscire di testa sono quelle che non rispondono a chi fa notare le incongruenze e continuano a crogiolarsi tra i vari "uh! che donne!" e gli "uh, loro sì che hanno fatto la rivoluzione!".

Vorrei che le tre belle donne qui sotto fossero vive: ne avrebbero di cose da dirci.
 

Simone De Beauvoir
Rosa Luxemburg

Emma Goldman


giovedì 12 luglio 2012

12 luglio

Credevo che il dolore mi avrebbe annientata.
Immaginavo pianto dirotto, singhiozzi, magari grida.

Invece mi sento vuota.
Sfinita.

Vorrei solo dormire.

A salutare mia mamma c'era un sacco di gente. 
Tanti "insospettabili", tanti che non potevano non essere lì con me.
C'erano le mie Amiche e i miei Amici, quell* di sempre, che -come ha detto P.- "sono sempre qua".

L'ultima frase che mi ha detto mamma è stata "piangi, Lolly, piangi", perché io continuavo a inghiottire lacrime e dolore, perché non potevo  farmi vedere piangere da lei.

Verrà il tempo per lacrime e singhiozzi. 

Ciao Mamma.

venerdì 6 luglio 2012

Caldo assassino

Dalla pagina ufficiale di Cronaca Vera
Aggiungiamo alla lista:
-raptus
-gelosia
-depressione
-disoccupazione
-condizioni climatiche

L'unico non colpevole è sempre l'uomo che ti uccide.

martedì 3 luglio 2012

Non sono un #mediacomplice.

Spesso mi sono trovata a scrivere e discutere di come i media nazionali affrontino la questione del femminicidio.

Come tant* altr*, ho denunciato fino alla nausea come troppo spesso gli articoli di giornale o i servizi in tv tendano a "sminuire" il fatto.Parlano di raptus, di gelosia, di amore criminale, di passioni sbagliate. 
Dice bene Loredana Lipperini
C’è sempre una giustificazione, c’è sempre una ferita che porta a uccidere: leggete le cronache di questi giorni, e contate quante volte viene riportata la parola “raptus” per motivare quel che è avvenuto a Palma Campania, dove un uomo di trentacinque anni uccide la moglie di ventisei, con i bambini che dormono (forse, spero) nell’altra stanza.
Tempo fa scrissi che a monte c'è anche un grosso problema di comunicazione.
Il reale viene negato attraverso la rimozione della parola stessa che serve per dirlo.
Certo, non si può nascondere il fatto che la signora X è stata ammazzata dal marito, il signor Y, ma si  cercheranno altri modi di raccontare. 
Il signor Y non sarà un femminicida, ma un uomo "geloso", magari "cupo", forse "ossessionato" o anche "succube", "vessato", "respinto", "lasciato".
Forse si racconterà di come ha giocato tutti i risparmi al videopoker, di come ha perso il lavoro, quasi che la disoccupazione o la dipendenza dal gioco potessero essere un alibi.
Non so se dare finalmente un nome alle cose cambierà mai l'atteggiamento dei nostri media sul femminicidio, ma sta di fatto che nominare qualcosa la rende reale e forse smettere di parlare di raptus e gesti inconsulti e usare il termine femminicidio ogni volta che una donna viene ammazzata per mano di un uomo potrebbe essere un inizio. 
Se non altro porterebbe altre persone ad interrogarsi, a cercare di capire cosa voglia dire questo neologismo che a molti pare cacofonico e "da femministe" e a vedere che dietro i numeri di Bollettino di Guerra ci sono le storie di tutte e tutti noi, c'è un'intera cultura che deve essere sradicata.

La cultura del possesso, dello svilimento, del mancato rispetto.
 Una cultura che non mi appartiene e che combatto come posso ogni giorno.

Per distruggerla, però, non bastiamo noi. 
Ci vuole una presa di coscienza da parte dei media tutti. 
BASTA con le giustificazioni.
Ha ucciso la moglie. Poche settimane prima aveva perso il lavoro.
Ha ucciso la moglie. Due mesi fa è morta sua madre.
Ha ucciso la moglie. Lei forse lo tradiva.
Ha ucciso la moglie. Lei voleva lasciarlo.

Ha ucciso la moglie.
Non è stato un raptus.
Non è stata gelosia.
Non è stata depressione.

I giornalisti con le loro parole formano l'opinione pubblica, ci piaccia o no.

Per questo, raccolgo e rilancio l'appello di Giorgia Vezzoli (Vita da streghe):

Per questo, mi piacerebbe invitare tutti i media che non vogliano rendersi conniventi con il rischio di giustificazione sociale dell'uccisione delle donne da parte degli uomini  ad adottare la seguente illustrazione come una sorta di assunzione di responsabilità, facendo proprio l'impegno a non rendersi complici del mantenimento di un clima tollerante nei confronti della violenza sulle donne

Anarkikka

Su FB è nato un evento.
Tantissim* blogger hanno aderito.

venerdì 29 giugno 2012

Tutto il mondo è paese.

C'è una cosa che unisce tutti i paesi, anche quelli lontani geograficamente e culturalmente: la colpevolizzazione delle donne e la repressione della loro libertà.

Così capita che a Shanghai per "contrastare" le continue molestie sessuali nella metropolitana, si decida che la colpa è delle donne e che il solo modo per evitare di essere molestate sia coprirsi.

I gestori della metropolitana avrebbero postato questa foto commentandola così su twitter:
"Se ti vesti così per andare in metropolitana è comprensibile che riceverai molestie sessuali! Ci sono troppi pervertiti sulla metro tutti i giorni e noi non possiamo prenderli tutti. Ragazze, dovete prima rispettare voi stesse".

La protesta è arrivata, con decine di ragazze che si sono presentate in metro col volto coperto e indossando il burqa.


Insomma, ancora una volta in ultima analisi la colpa è delle donne che non si rispettano abbastanza e che quindi sono comprensibilmente molestate.

Vorrei poter dire che qui da noi certe cose non succedono, ma sappiamo tutte che non è così.

A tutte noi è capitato di essere state molestate e di esserci sentite dire "eh, ma pure tu che vai in giro così".
Tutte noi più o meno inconsciamente evitiamo certi luoghi in determinati orari. 
Tutte noi ci copriamo un po' di più se dobbiamo andare in uno di quei posti considerati a torto o ragione "a rischio".

Anche questa è perdita di libertà.

mercoledì 27 giugno 2012

Sotto attacco hacker, voglio sperare.

E dopo le minigonne delle ministre francesi, il Corriere della Sera continua a deliziarci con le sue gallerie fotografiche.

Da stamattina in tante stiamo chiedendo conto della gallery sulle "hollandette" e a quanto pare la risposta sono le "scollature evidenti" delle deputate italiane.

Io voglio sperare che il Corriere sia sotto un durissimo attacco di hackers pruriginosi, perché non ho modo di spiegare altrimenti questo schifo.



Elsa vs Costituzione



QUI l'intervista.

E QUI la Costituzione della Repubblica Italiana.

Cito, per rendere tutto più facile.

Art. 1
L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

Art. 4
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Art. 35.
La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.
Cura la formazione e l'elevazione professionale dei lavoratori.
Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro.
Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell'interesse generale, e tutela il lavoro italiano all'estero.

Art. 36.
Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa.
La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.
Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

Art. 37.
La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore.


Ora, io non sarò certo una cima, ma sento di poter dire che "stavolta" Elsa Fornero ha detto una stronzata.
Poi magari sbaglio, eh.