giovedì 29 dicembre 2011

Ma...

Scrivere questo post è difficile, so già che molti non capiranno, che qualcuno mi manderà affanculo, altri mi diranno che esagero e via discorrendo.

Ma ci provo comunque, anche se è più grande di me.

È morta Stefania, morta ammazzata.

La 136ma vittima di femminicidio dal 1 gennaio 2011.

Stefania è stata ammazzata da un ex fidanzato. 
Le parole sui giornali sono sempre le stesse: “motivi passionali”, “storia finita”, “vittima di un amore sbagliato”. 

Balle. 

Stefania è stata ammazzata da un essere spregevole che non poteva accettare che lei vivesse in pace la sua vita. 
Stefania, come le 135 donne che l’hanno preceduta in questo terribile bollettino di guerra, è stata ammazzata per aver detto “basta” a un uomo che pensava “o mia o di nessun altro” (e che ora dice di essere confuso, di non ricordare, di non capire…)

Non c’è amore, non c’è passione: solo odio e morte.

Ma la storia di Stefania sembra essere diversa, perché lei era una ragazza attiva, impegnata, conosciuta nei movimenti.
E allora su blog e social networks ci sono decine e decine di ricordi di lei. 

E ce ne sono alcuni bellissimi e terribili, che ti fanno venire le lacrime agli occhi, perché quella ragazza che descrivono avrebbe potuto essere tua amica, tua sorella, avresti potuto essere tu.

Piango Stefania come ho pianto le altre e come già so che dovrò piangere ancora, perché le donne in Italia continuano ad essere uccise ogni giorno.

Ma…

Questo “ma” mi pesa come un macigno. 

Vorrei non averlo mai nemmeno pensato, questo “ma”, eppure non riesco a togliermelo dalla testa e se le cose che ho letto di Stefania sono vere, penso che questo “ma” tormenterebbe anche lei.

Ma… 

Ma non si è pianto per Silvia Elena Manastirenau, strangolata da Luca D’Alessandro, studente diciottenne. Silvia Elena era una sex worker, una puttana e per le puttane non si piange.

Come Rosa Allegretti. Anche Rosa era una sex worker. Rosa l’hanno ammazzata e sepolta in un campo.
Ma non si è pianto per Rosa.

E poi Daniela Bertolazzi. Ammazzata a martellate dal suo convivente, che dice di “non sapere perché lo ha fatto".
Ma non si è pianto nemmeno per Daniela. 

E potrei continuare con altri centotrentatre nomi di donna.

E io ho letto quello che chi l’ha conosciuta ha scritto di Stefania e sì, credo davvero che questo mio “ma…” roderebbe anche lei. 
Starebbe male come sto io, perché è un “ma…” orribile, perché è un “ma…” che se ci fermiamo a pensare è però pieno di significato.
Un significato crudo e orrendo, che non riesco a togliermi dalla mente e che mi fa sentire male.

venerdì 23 dicembre 2011

Documentario sull'estremista di destra.

Io sto con Femminismo a Sud

Dunque, dopo che Gianluca Casseri, "intellettuale" (ahahahhahahaha) di CasademmerdaPound ha ammazzato due ragazzi e ne ha feriti altri tre, le sorelle di Femminismo a Sud si sono fatte una domanda facile facile: "Chi ha sdoganato Casa Pound?"

No, perché pareva che nessuno sapesse che quel "centro sociale" non è propriamente un'opera di carità per i bisognosi, nonostante le denunce e le aggressioni degli ultimi tempi e pesanti dossier che girano in rete.

Solo che agli intellettuali (?) e ai giornalisti di sinistra (?) ora stringere la mano ai picchiatori non pare più tanto trendy e quindi hanno pensato che fosse meglio che non si sapesse troppo in giro che fino all'aggressione precedente si era tutti amici.

Ma non si era pensato a quelle stregacce brutte e cattive di FaS, che c'hanno una memoria d'acciaio e avevano addirittura linkato robaccia pubblicata dai tipi di cui sopra in cui si raccontavano storielle edificanti sui fascisti del terzo millennio.

Che fare, si sono chiesti?

Ammettere di aver fatto quantomeno un errore di valutazione e sperare che la gente ci creda?
Fingere di cadere dalle nuvole e sperare che la gente ci creda?
Affermare senza mezzi termini di aver scritto una marea di stronzate, che CasademmerdaPound non è un ritrovo di crocerossine, ma un posto in cui si incontrano fascisti, negazionisti, razzisti e feccia della peggior specie mascherato da ritrovo culturale e sociale?

Nah. 
La prima regola è: negare sempre, anche davanti all'evidenza.
E la seconda è: butta merda su qualcun altro, così sembrerai puzzare di meno.

Ed eccolo il pensiero geniale e risolutivo: prendiamocela con quelle, molto più facile.
Tanto sono ragazzine ignoranti, anarchichefemministecomuniste, non sono come noi che conosciamo il mondo.
Ci mettiamo in mezzo un paio di riferimenti al nazismo, agli anni di piombo, ripetiamo mille volte le parole "lista di proscrizione", che pure se non c'entra niente -perché quella non è altro che una rassegna stampa con link e rimandi a cose che abbiamo scritto e detto e di cui se fossimo gente seria dovremmo prenderci la responsabilità- fa sempre impressione. 
Facciamo finta che "sdoganare" sia una parola bruttissima foriera di morte e distruzione: magari funziona, tanto in pochi leggeranno il post di quelle sgallettate (e non saremo certo noi a likarlo!) e consultare un dizionario fa troppa fatica.
E con qualcuno ha pure funzionato.


Tutto questo per dire che pure io sto con Femminismo a Sud.
Sarà che sono antifascista sempre e comunque.
Sarà che i fascismi mi fanno schifo tutti e sempre.
Sarà che sono pure femminista.
Sarà che conosco la differenza tra "lista di proscrizione" e "elenco di link e articoli".
Sarà che ho lo Zingarelli nella libreria e so cosa voglia dire "sdoganare".

martedì 20 dicembre 2011

Jane Eyre

Si suppone che le donne siano generalmente molto calme; ma le donne sentono come gli uomini e come loro hanno bisogno di esercitare le loro facoltà, hanno bisogno di un campo per i loro sforzi.
Soffrono esattamente come gli uomini d'essere costrette entro limiti angusti, di condurre un'esistenza troppo monotona e stangnante; e i loro più privilegiati compagni danno prova di ristrettezza di mente quando affermano che le donne dovrebbero accontentarsi di cucinare e fare la calza, di suonare il pianoforte e ricamare.
È stolto condannarle o deriderle se cercano di fare o di apprendere più di quanto le consuetudini ritengano necessario per il loro sesso.

Charlotte Bronte, Jane Eyre, 1847

domenica 18 dicembre 2011

Manifesto di Rivolta Femminile.

"Le donne saranno sempre divise le une dalle altre? Non formeranno mai un corpo unico?"
(Olympe de Gouges, 1791).

La donna non va definita in rapporto all'uomo. Su questa coscienza si fondano tanto la nostra lotta quanto la nostra libertà.

L'uomo non è il modello a cui adeguare il processo della scoperta di sé da parte della donna.

La donna è l'altro rispetto all'uomo. L'uomo è l'altro rispetto alla donna. L'uguaglianza è un tentativo ideologico per asservire la donna a più alti livelli.

Identificare la donna all'uomo significa annullare l'ultima via di liberazione.

Liberarsi per la donna non vuol dire accettare la stessa vita dell'uomo perché è invivibile, ma esprimere il suo senso dell'esistenza.

La donna come soggetto non rifiuta l'uomo come soggetto, ma lo rifiuta come ruolo assoluto. Nella vita sociale lo rifiuta come ruolo autoritario.

Finora il mito della complementarietà è stato usato dall'uomo per giustificare il proprio potere.

Le donne sono persuase fin dall'infanzia a non prendere decisioni e a dipendere da persona "capace" e "responsabile": il padre, il marito, il fratello...

L'immagine femminile con cui l'uomo ha interpretato la donna è stata una sua invenzione.

Verginità, castità, fedeltà, non sono virtù; ma vincoli per costruire e mantenere la famiglia. L'onore ne è la conseguente codificazione repressiva.

Nel matrimonio la donna, privata del suo nome, perde la sua identità significando il passaggio di proprietà che è avvenuto tra il padre di lei e il marito.

Chi genera non ha la facoltà di attribuire ai figli il proprio nome: il diritto della donna è stato ambito da altri di cui è diventato il privilegio.

Ci costringono a rivendicare l'evidenza di un fatto naturale.

Riconosciamo nel matrimonio l'istituzione che ha subordinato la donna al destino maschile. Siamo contro il matrimonio.

Il divorzio è un innesto di matrimoni da cui l'istituzione esce rafforzata.

La trasmissione della vita, il rispetto della vita, il senso della vita sono esperienza intensa della donna e valori che lei rivendica.

Il primo elemento di rancore della donna verso la società sta nell'essere costretta ad affrontare la maternità come un aut-aut.

Denunciamo lo snaturamento di una maternità pagata al prezzo dell'esclusione.

La negazione della libertà d'aborto rientra nel veto globale che viene fatto all'autonomia della donna.

Non vogliamo pensare alla maternità tutta la vita e continuare a essere inconsci strumenti del potere patriarcale.

La donna è stufa di allevare un figlio che le diventerà un cattivo amante.

In una libertà che si sente di affrontare, la donna libera anche il figlio e il figlio è l'umanità.

In tutte le forme di convivenza, alimentare, pulire, accudire e ogni momento del vivere quotidiano devono essere gesti reciproci.

Per educazione e per mimesi l'uomo e la donna sono già nei ruoli nella primissima infanzia.

Riconosciamo il carattere mistificatorio di tutte le ideologie, perché attraverso le forme ragionate di potere (teologico, morale, filosofico, politico), hanno costretto l'umanità a una condizione inautentica, oppressa e consenziente.

Dietro ogni ideologia noi intravediamo la gerarchia dei sessi. Non vogliamo d'ora in poi tra noi e il mondo nessuno schermo.

Il femminismo è stato il primo momento politico di critica storica alla famiglia e alla società.

Unifichiamo le situazioni e gli episodi dell'esperienza storica femminista: in essa la donna si è manifestata interrompendo per la prima volta il monologo della civiltà patriarcale.

Noi identifichiamo nel lavoro domestico non retribuito la prestazione che permette al capitalismo, privato e di stato, di sussistere.

Permetteremo quello che di continuo si ripete al termine di ogni rivoluzione popolare quando la donna, che ha combattuto insieme con gli altri, si trova messa da parte con tutti i suoi problemi?

Detestiamo i meccanismi della competitività e il ricatto che viene esercitato nel mondo dalla egemonia dell'efficienza. Noi vogliamo mettere la nostra capacità lavorativa a disposizione di una società che ne sia immunizzata.

La guerra è stata da sempre l'attività specifica del maschio e il suo modello di comportamento virile.

La parità di retribuzione è un nostro diritto, ma la nostra oppressione è un'altra cosa. Ci basta la parità salariale quando abbiamo già sulle spalle ore di lavoro domestico?

Riesaminiamo gli apporti creativi della donna alla comunità e sfatiamo il mito della sua laboriosità sussidiaria.

Dare alto valore ai momenti "improduttivi" è un'estensione di vita proposta dalla donna.

Chi ha il potere afferma: "Fa parte dell'erotismo amare un essere inferiore".
Mantenere lo status quo è dunque un suo atto di amore.

Accogliamo la libera sessualità in tutte le sue forme, perché abbiamo smesso di considerare la frigidità un'alternativa onorevole.br>
Continuare a regolamentare la vita fra i sessi è una necessità del potere; l'unica scelta soddisfacente è un rapporto libero.

Sono un diritto dei bambini e degli adolescenti la curiosità e i giochi sessuali.

Abbiamo guardato per 4.000 anni: adesso abbiamo visto!

Alle nostre spalle sta l'apoteosi della millenaria supremazia maschile. Le religioni istituzionalizzate ne sono state il più fermo piedistallo. E il concetto di "genio" ne ha costituito l'irraggiungibile gradino.

La donna ha avuto l'esperienza di vedere ogni giorno distrutto quello che faceva.

Consideriamo incompleta una storia che si è costituita sulle tracce non deperibili.

Nulla o male è stato tramandato della presenza della donna: sta a noi riscoprirla per sapere la verità.

La civiltà ci ha definite inferiori, la Chiesa ci ha chiamate sesso, la psicanalisi ci ha tradite, il marxismo ci ha vendute alla rivoluzione ipotetica.

Chiediamo referenze di millenni di pensiero filosofico che ha teorizzato l'inferiorità della donna.

Della grande umiliazione che il mondo patriarcale ci ha imposto noi consideriamo responsabili i sistematici del pensiero: essi hanno mantenuto il principio della donna come essere aggiuntivo per la riproduzione della umanità, legame con la divinità o soglia del mondo animale; sfera privata e pietas. Hanno giustificato nella metafisica ciò che era ingiusto e atroce nella vita della donna.

Sputiamo su Hegel.

La dialettica servo-padrone è una regolazione di conti tra collettivi di uomini: essa non prevede la liberazione della donna, il grande oppresso della civiltà patriarcale.

La lotta di classe, come teoria rivoluzionaria sviluppata dalla dialettica servo-padrone, ugualmente esclude la donna. Noi rimettiamo in discussione il socialismo e la dittatura del proletariato.

Non riconoscendosi nella cultura maschile, la donna le toglie l'illusione dell'universalità.

L'uomo ha sempre parlato a nome del genere umano, ma metà della popolazione terrestre lo accusa ora di aver sublimato una mutilazione.

La forza dell'uomo è nel suo identificarsi con la cultura, la nostra nel rifiutarla.

Dopo questo atto di coscienza l'uomo sarà distinto dalla donna e dovrà ascoltare da lei tutto quello che la concerne.

Non salterà il mondo se l'uomo non avrà più l'equilibrio psicologico basato sulla nostra sottomissione.

Nella cocente realtà di un universo che non ha mai svelato i suoi segreti, noi togliamo molto del credito dato agli accanimenti della cultura. Vogliamo essere all'altezza di un universo senza risposte.

Noi cerchiamo l'autenticità del gesto di rivolta e non la sacrificheremo né all'organizzazione né al proselitismo.

Comunichiamo solo con donne.

Roma, Luglio 1970.
Manifesto di Rivolta Femminile


Leggere Carla Lonzi a Trastevere

giovedì 15 dicembre 2011

Su Firenze, Torino e le responsabilità politiche.

Queste sono alcune delle parole più sensate, nella loro pacatezza, che io abbia sentito in merito a quanto accaduto a Firenze e a Torino. Ma anche un'analisi di vent'anni di fascismo, berlusconismo e leghismo e di quello che hanno provocato.

A dare fuoco alle  baracche sono stati "cittadini esasperati".
A sparare a tre ragazzi è stato "un estremista folle".

No. Troppo facile.

A dare fuoco alle baracche sono stati razzisti e fascisti.
A sparare a tre ragazzi è stato un fascista razzista.

E il fuoco e i proiettili sono stati forniti da chi siede in Parlamento e chiede di bombardare i barconi, che interna i migranti nei CIE, che continua a blaterare "padroni a casa nostra", di negazione dello ius soli per evitare che "tutte le donne d'Africa vengano a partorire qui", che passeggiano con i maiali davanti alle Moschee. 



mercoledì 14 dicembre 2011

Fascista, non pazzo.

Gianluca Casseri non era semplicemente un pazzo: era un fascista frequentatore di Casa Pound.
E non era nemmeno un frequentatore occasionale e silenzioso come ci dicono, se è vero che sul loro sito c'era addirittura una sezione dedicata ai suoi scritti (Senza Soste e Femminismo a Sud sono ben precisi in merito).

Far passare un assassino razzista per uno "solitario" e "un po' strano" vuol dire credere alle storielle di Iannone su quanto sono bravi i fascisti del terzo millennio, che fanno volontariato, sport e aiutano tanta povera gente.

Lo sdoganamento di questa gente ormai galoppa veloce, il mese scorso ne abbiamo avuto un'ulteriore conferma, con l'ennesimo viscido tentativo di far passare in secondo piano il fascismo,  il razzismo, l'omofobia, l'antisemitismo e la violenza che li caratterizza.
Questi personaggi sono coccolati e tollerati da troppe amministrazioni comunali, che magari investono i nostri soldi per l'opera di democraticizzazione di facciata.

Nell'assassinio dei ragazzi a Firenze la "follia" non c'entra.

Quelle morti pesano sulla coscienza di chi tollera, sovvenziona, paga e offre spazi più o meno istituzionali -che siano un'ospitata in una radio locale o un posto in qualche consiglio comunale, o magari in Parlamento- ai fascisti, di qualsiasi millennio dicano di essere.

Rubo le parole a Baruda

Fate più schifo dei fascisti, di chi l’ha sostenuti dal primo giorno (eh Alema’?!), di chi li legittima come interlocutori, fate ancora più schifo voi della carta stampata, perchè appoggiate e foraggiate questo fascismo, che ogni tanto “esagera”, quindi diventa “pazzo”, “scheggia impazzita”, perché siete collusi in tutto.
Ora spero solo che non rimanga nulla di CasaPound e delle sue sedi lustrate coi soldi delle amministrazioni comunali.

Antifascista sempre ☭