giovedì 30 giugno 2011

Mail bombing


Non so se avete letto questo articolo: C'è la crisi, licenziate solo le donne
Per farla breve, un simpatico dirigente dice che visto che c'è crisi, si devono fare dei licenziamenti e la cosa migliore è licenziare le donne, che così possono stare a casa coi pupi e poi tanto il loro è il secondo stipendio, quindi che problema c'è.


QUI il comunicato della FIOM, che sta facendo sciopero e presidio.

QUI la mail da inviare ai simpaticoni, in una nota di Francesca di Donne Pensanti.
Per chi non ha faccialibro, copio e incollo il testo da inviare a
info@mavib.com






 



Egregio Amministratore Ma- Vib,



Le scriviamo per segnalarle l'esistenza di questo articolo della Costituzione Italiana (1948)



 




Articolo 37



La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l'adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.



La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato.




La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione.


 



 Come cittadina, persona e donna ritengo alquanto svilente che Lei si sia permesso di fare le affermazioni che leggiamo in questo articolo: http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/06/30/news/c_la_crisi_licenziate_solo_le_donne_cos_stanno_a_casa_a_curare_i_figli-18421119/ e darò sostegno e eco in rete -  grazie al passaparola e all'invito a scriverle -   alle lavoratrici e ai lavoratori che manifestano contro un'iniziativa vile e discriminatoria.



 



FIRMA


Aggiornamento
video sul sito del Corriere. I colleghi maschi delle 13 donne che rischiano di essere spedite a casa a calci a fare mogli&madri a tempo pieno, sono entrati. Tranne uno, cui va tutta la mia stima.

 



Quando la lotta è di tutti per tutti
il tuo padrone, vedrai, cederà ;
se invece vince è perchè i crumiri
gli dan la forza che lui non ha.
Ivan Della Mea, Cara Moglie.


http://static2.video.corriereobjects.it/widget/swf/CorrierePolymediaShow.swf

lunedì 27 giugno 2011

Ma che te sei femminista?





Più di una volta, parlando di tematiche di genere con persone più o meno interessate in modo più o meno serio, mi sono sentita porre La Domanda: "Ma che te sei femminista?"
La mia risposta standard è sempre la stessa: "Ma che c'entra?" e via coi bla bla bla.

Il fatto è che io non lo so.

Insomma, dirsi qualcosa, per me ha un valore e quel valore mi impedisce di dirmi femminista con leggerezza.

Non posso rispondere con semplicità con un sì o un no perché sono ignorante: c'è talmente tanto che ancora non so ,che non me la sento di rispondere "sì, sono femminista”.
Rispetto troppo il femminismo per prendermelo come un'etichetta senza averlo prima studiato, capito e fatto in qualche modo mio. Sono una cui vengono i brividi pensando alle manifestazioni, alle lotte, alle sorelle in tribunale durante i processi per stupro. Rispetto troppo quelle donne per dirmi una di loro senza rifletterci.

So che sono una donna che si interessa di cose di donne.
So che nella Costituzione del mio Paese c’è scritto “senza distinzioni di sesso” e so che quelle poche parole dicono tutto, lo dicono a me e sono scolpite nel mio stesso essere.
Mi interessano la politica delle donne e le donne nella politica.
So che credo che l'unione tra donne non possa non portare buoni frutti per una reale emancipazione e per il progresso non solo delle donne, ma dell’intera comunità.
So che credo che gli stereotipi sessisti vadano combattuti sempre, con forza e da qualsiasi parte provengano, anzi, forse soprattutto se vengono da parte "amica".
So che non credo in una comoda e banale “uguaglianza tra i sessi”, perché io sono diversa da un uomo e la mia diversità voglio coltivarla per prenderne il meglio, per realizzarmi e conoscermi in quanto donna.
So che quando sono stata tra donne, lo scorso 28 maggio, sono tornata a casa con una strana sensazione dentro: voglia di fare, di conoscere, di esprimermi. E quella sensazione è nata dall’incontro con altre donne, dallo stare insieme, dall'ascoltare e dall'essere ascoltata, dalla condivisione di sensazioni e pensieri.

Il femminismo ha inizio quando la donna cerca la risonanza di sé nell’autenticità di un’altra donna perché capisce che il suo unico modo di ritrovare se stessa è nella sua specie, scriveva Carla Lonzi.

E io sto cercandomi nelle altre donne. Sto cercando nelle altre quello che è simile a me, quello che mi fa essere davvero me stessa. Quello che voglio ottenere e i modi con cui ottenerlo.

Io non so se questo faccia di me una femminista, ma questa sarà la mia nuova risposta standard.

 

venerdì 24 giugno 2011

Lesbicabacchettonadasalottofemministaradicalchic


La cosa più triste della faccenda dei manifesti del PD è stata, per me, l'atteggiamento del partito e dei suoi iscritti nei confronti delle donne e degli uomini che hanno mosso critiche magari parecchio aspre, ma sempre ben argomentate.

Ci hanno chiamate "donne da salotto", "radical chic", ovviamente bigotte e moraliste. Femministe senza speranza. Lesbiche. Vittoriane.

"Politici" del PD che si vantano di stare "in mezzo alla gente", non si sono minimamente interessati a chiederci cosa ci avesse tanto infastidito. Ci hanno liquidate come donnette senza niente di meglio da fare, come delle nostalgiche bacchettone che si divertono a sparare a zero sul solo partito degno di governare.

Come la Gelmini bollò il 13 febbraio chiamandolo un raduno di radical chic, così ieri Cristiana Alicata  (peraltro delegata ai Diritti nel PD nel mio Municipio) ci ha chiamate "donne da salotto", ci ha accusate di non fare un cazzo.
Non sa chi siamo, non sa da dove veniamo, eppure non ha esitato ad insultarci e deriderci. Difendere le scelte altrui a oltranza a costo di prendere per il culo il proprio stesso elettorato.

Ecco, se già sapevo che non avrei mai più votato per questa gente, le reazioni di ieri, tanto simili a quello che loro dicono di voler abbattere, mi hanno dato un'ulteriore conferma.
Non potrei mai votare chi non mostra di avere il minimo rispetto per le mie idee.

Ieri mi sono beccata una quantità di insulti come non mi era mai capitato prima.

Ma in qualche strano modo mi è piaciuto: grazie a quegli insulti ho conosciuto Donne e Uomini che non sanno stare zitti e nonostante le direttive del proprio partito (non criticateci mai, fareste un favore a Berlusconi) non hanno esitato a cercare il dialogo con chi li chiama alle urne in nome di un "nuovo vento", ma che quando si tratta di scendere nel mondo reale per  ascoltare  e dialogare appunto, si allontana e si rinchiude tra le sue comode mura,  manco avesse paura di sporcarsi troppo. 
 
La risposta del PD a chi chiedeva spiegazioni, a chi proponeva letture o anche a chi li mandava semplicemente affanculo è stata il nulla cosmico: insulti, battutine, tutto nel più perfetto stile berlusconiano.

O hanno preferito "buttalla in caciara", con la storia della citazione cinefila.

Ieri A. mi diceva: ok la citazione, ma comunque Marilyn con i suoi personaggi ha lanciato lo stereotipo della biondina senza cervello buona solo per una cosa, quindi è ugualmente infelice, no?



Che poi, scusate, ma la Festa de L'Unità non era roba politica?
A voi davvero quei manifesti fanno pensare alla politica?



 

giovedì 23 giugno 2011

Senza vergogna

Festa dell






Ecco il bellissimo manifesto della IV Festa Democratica, l'involuzione della Festa De L'Unità (festival, come si ostina a chiamarla mia madre, che evidentemente è un po' nostalgica).

La mia immediata reazione quando stamani Francesca di
Donne Pensanti ci ha chiesto cosa ne pensassimo è stata: che stronzi.
Il commento "ragionato" è che evidentemente, come abbiamo denunciato (palesemente inascoltate, a quanto pare) mille altre volte, un certo modo di vederci è trasversale (grazie, Concita De Gregorio per la minigonna, lì sì che hai aperto una strada!).
Trasversale, pertanto, è -e deve essere- la nostra denuncia.

Il PD stava in prima fila al Se Non Ora Quando: lì la dignità delle donne andava difesa da Berlusconi.
Ma il corpo delle donne può essere usato dalla "sinistra". Allora la nostra dignità non è in pericolo, non c'è bisogno di dire basta.
Della "dignità calpestata delle donne", della parità dei diritti, delle questioni di genere non interessa se non quando possono essere usati come arma contro Berlusconi.

A me però il sessismo, anche se "velato", anche se nascosto dietro una presunta e per me incomprensibile ironia (perché la risposta alle nostre critiche saranno per prime la difesa dell'ironia e della "freschezza" dell'immagine), fa schifo da qualsiasi parte provenga.

Mi fa schifo il sessismo di questo governo, mi fa schifo la minigonna de L'Unità, mi fanno schifo le gallerie fotografiche de La Repubblica, che mischiano tette e culi delle VIP alle facce indignate di donne qualunque, mi fa schifo il sessismo misogino e violento de Il Fatto Quotidiano e mi fa schifo quello del PD.

Ah, la seconda risposta sarà che ne esiste anche una versione al maschile. Solo che lì c'è il mezzobusto di un uomo in camicia bianca e cravatta rossa che sventola allegra.





Aggiornamenti.

Leggetevi quello che scrive
Valentina Vandilli, mi pare un'ottima analisi.

Invece, sulla pagina ufficiale del PD c'è una donna che corre da un commento negativo all'altro per postare questo link
http://www.handwtrucking.com/marilyn_monroe_famous_blown_up_dress_picture.jpg e che a una donna che criticava (peraltro in modo decisamente civile) la campagna pubblicitaria ha risposto: Mi pare ovvio il riferimento a Marlin Monroe. Smettiamola di vedere maschilismo ovunque. è una festa e quella è un'immagine allegra e colorata

Inutile dire che le risposte più gettonate sono "vedete maschilismo ovunque", "bacchettone", "esagerate".

Come volevasi dimostrare.

E ancora: grazie a quei geni della comunicazione, ci becchiamo un po' di merda da parte de Il Giornale, su, che non ci basta mai.


Questo è uno dei miei preferiti: Questa polemica radical chic sui manifesti della Festa dell'Unità di Roma mi sta facendo incazzare di brutto. Ma tutte queste donne da salotto quando c'e' da combattere per dare alle donne il governo del partito o del Paese ma dove cazzo stanno? Scusate ma il tutto sta assumendo una connotazione a dir poco ridicola. (Cristiana Alicata)

Non vi ricorda tanto le parole di Santanchè, governo e media berlusconiani lo scorso 13 febbraio?

E ancora.
Commento sulla foto su fb: 
mi dicono si tratti di un fotomontaggio e che il simbolo del Pd sia stato messo ad arte per scatenare le reazioni giustamente inferocite delle donne. d'altronde, mi sarei meravigliata della madornale gaffe

Stronzata: Roma è PIENA di questi manifesti che sono anche a Caracalla.





E poi la Alicata e il suo orrendo modo di trattare la base del suo partito. Non me, che quella gente non la voterò mai più a costo di buttare il voto nel partito più assurdo che si presenta.
La posizione, tradotta, è che siamo delle femministe impazzite, che semplicemente "non ci arrivano". Incapaci di cogliere la freschezza e l'ironia di quelle gambe.

Mi ripeto: Nel poster al maschile si vede un busto in camicia e cravatta e un viso sorridente.
In quello femminile solo le gambe, niente volto.

L'uomo è presentato con tutti i caratteri di un'immagine lavorativa e vincente.
La donna con le gambe.

Tutto qui.
Non c'è volgarità, solo uno stereotipo sessista che evidentemente a una parte della sinistra va benissimo così.

Ovviamente se questa stesa immagine avesse pubblicizzato la festa pdl ora ci starebbero tutti rincorrendo per andare in piazza a difendere le donne.

Odio l'ipocrisia, odio gli stereotipi, odio il sessismo.
Soprattutto se vengono da sinistra (oddio, PD e sinistra sono due cose diverse, ma passatemi l'accostamento).


Ovviamente se queste stesse immagini fossero state usate per pubblicizzare una festa berlusconiana, quelli che adesso mi danno della bacchettona moralista vittoriana femminista lesbica verrebbero a cercarmi fin dentro casa per spiegarmi i problemi del "silenzio delle donne" e la necessità di una manifestazione di piazza.


Caterina Soffici
(quella che ci diceva di ignorare il calendario di Toscani e di occuparci di cose più importanti), sul Fatto Quotidiano (quello che fa scrivere a Massimo Fini che estorcere un pompino non è poi così grave) invita il PD a ritirare i manifesti e chiedere scusa.

E il PD
risponde paraculissimamente: "Un paio di gambe sono automaticamente equiparabili ad un'immagine offensiva o volgare come quelle delle 'olgettine' che circolano sul web? Sono la stessa cosa o c'è una differenza? Qual è il confine oltre il quale comincia la mercificazione o l'uso improprio? Il manifesto è una citazione pubblicitaria, una rievocazione di Marilyn Monroe del film 'Quando la moglie è in vacanza', divenuta un'icona. Può piacere o non piacere. Ma è davvero riprovevole?".


L'ho detto altrove: il sessismo, evidentemente, da certa gente non è considerato un problema. Interessante è che questa stessa gente non abbia il coraggio di dire apertamente di essere sessista.

mercoledì 22 giugno 2011

Siete lo stesso coinvolti


Fa orrore il racconto della diciassettenne romana stuprata alla Pineta Sacchetti.
Fa orrore come tutti i racconti di stupro.
Fa orrore pensare a quello che quella ragazza ha vissuto in quei momenti, tanto quanto pensare a quello che passerà ancora.
Perché non è come quando hai un incidente, che "poi passa". Non credo che un dolore simile possa "passare". Forse in qualche modo verrà allontanato, nascosto. Siamo pur sempre animali e forse l'istinto di sopravvivenza si adopera per allontanare quel dolore e renderlo meno presente, perché si possa continuare a vivere.

Ieri seguivo distrattamente il telegiornale e durante  il servizio, ho sentito finalmente dire due cose fondamentali: la nazionalità ha poco a che fare con lo stupro e anzi una concausa va ricercata nel continuo svilimento del femminile e nella massiccia mercificazione del corpo delle donne.

Lo abbiamo detto in tante, fino alla nausea. Le risposte che abbiamo avuto sono state spesso derisione, minimizzazione, tentativi di
giustificazione.

Ma io sono convinta che se la sola
immagine femminile proposta dai media è quella di un oggetto da usare, da godere, da deridere e umiliare, allora poi non siamo autorizzati a dichiararci "sconvolti" davanti a tanto orrore.

Chi
minimizza, chi sorride beffardo o si volta annoiato quando noi denunciamo pubblicità, articoli, trasmissioni sessiste, dovrebbe avere il coraggio di fermarsi a pensare a quale idea di donna abbia in mente.

E chi è soddisfatto di quello che vede, chi non vuole cambiare perché "a quelle sta bene
così", perché "quelle sono pagate", perché "la galera è troppo per un pompino, sia pure estorto", ha sulla coscienza tutto l'orrore di quella ragazzina.

Deliri di onnipotenza


Un amico mi manda un messaggio e mi "regala" la Striscia Rossa de L'Unità di oggi (lui mi adora, ma non lo  vuole ammettere):

‎"Ho un’ultima lezione da dare: essi mi devono uccidere perché sappiano quello che hanno fatto. La città dovrà affrontare la propria colpevolezza. Socrate"

Leggo con attenzione, studio filosofia, in particolare quella antica e Socrate è uno dei motivi per cui sto ancora a distruggermi la vista sul
Rocci (la citazione dovrebbe essere di Steiner, in Totem o Tabù)

Insomma, la storia la sapete: Socrate viene processato e riconosciuto colpevole di corrompere i giovani e di non credere negli Dei della città, di tentare di introdurne di nuovi e quindi condannato a morte.
Gli amici preparano un piano per farlo fuggire, ma lui, proprio perché innocente, non scappa, perché è meglio subire ingiustizia piuttosto che farla.

Ecco, uno può avere una grossa stima per la propria persona, ma credo che paragonarsi addirittura a Socrate sia un po' troppo.
Insomma, anche un ego davvero smisurato davanti a tanta saggezza e ad un simile esempio dovrebbe chinare la testa e imparare.
Imparare ad esempio, l'umiltà.
Socrate non ha mai preteso di insegnare nulla, non ha mai preteso di avere la verità in mano, per elargirla generosamente agli ignoranti che incontrava.
Socrate cercava la verità di continuo e la cercava insieme ai suoi interlocutori.
Come sua madre, levatrice, aiutava le donne a partorire, così lui aiutava gli uomini a fare uscire pensieri buoni ,giusti e belli, senza imporglieli, ma aiutandoli a "partorire" le proprie verità.

E' un po' diverso da chi dalla sua comodissima poltrona ci esorta ad agire dall'alto della sua sapienza, senza parlarci, senza ascoltarci, senza fermarsi a dialogare con noi.

Mentre leggevo questa frase e la leggevo proprio su quel giornale e proprio dopo le tante (troppe) cose lette sull'addio della direttora, mi è venuta un mente una frase: Felice quel popolo che non ha bisogno di eroi. L'avevo vista trent'anni fa su un muro a Orgosolo e negli anni mi è tornata davanti e tutte le volte mi sono fermata a pensarci.

Questo popolo, evidentemente, non è felice.
Ma non è di un eroe che sembra avere bisogno: piuttosto di un capo.
Di una guida da seguire acriticamente. Qualcuno che dica cosa pensare e come pensarlo.

E la cosa davvero triste, è che sembra che a tutti vada benissimo così: in fondo è più facile seguire qualcuno senza starci troppo a pensare.

Oggi è un direttore di giornale, ieri è stato un imprenditore. Ho il terrore di pensare a domani.

martedì 21 giugno 2011

Mail bombing a Il Resto del Carlino


Copio e incollo da Donne Pensanti

 



VOTA MISS LICEO: MAIL BOMBING A IL RESTO DEL CARLINO




Alcune ragazze liceali hanno recentemente dissentito contro l’organizzazione - con tanto di sponsor commerciale – di Miss Liceo 2011 per la festa di fine anno dei licei bolognesi.



E “Il Resto del Carlino“ cosa fa?



Non solo ignora la protesta, ma pubblica sul suo sito addirittura una votazione on line delle migliori ragazze in concorso!



Per questo motivo invitiamo a inviare alla redazione una lettera per chiedere spiegazioni e manifestare il proprio dissenso nei confronti di una simile scelta editoriale.



Il testo della mail lo trovate sotto. Partecipare è molto semplice, copiatelo, firmatelo e inviatelo ai seguenti indirizzi pubblici:




Potete anche pubblicarla come nota sulla pagina di Facebook del quotidiano bolognese.



L’evento durerà per una settimana (dal 21 giugno 2011 al 28 giugno 2011) e per farlo girare potete o COPIARE sui vostri blog questo post, oppure taggare l’evento su FACEBOOK con i nomi dei vostri amici.



Su twitter hashtag: #iononcisto



TESTO DELLA MAIL:




Gentile redazione del quotidiano “Il resto del carlino”;



questa lettera fa parte della campagna “Io non ci sto agli stereotipi di genere” ed è stata redatta da blogger e realtà che si occupano di questioni di genere IN RETE.



Le scrivo per domandarle alcune spiegazioni in merito ad una serie di articoli comparsi sulla sua testata dedicati alla recente elezione di Miss Liceo a Bologna.



Un gruppo di ragazze/i qualche settimana prima che avesse luogo l’evento ha mandato a tutti i quotidiani della città una lettera aperta in cui si interrogava sull’opportunità di inserire, in una serata dedicata ai giovani liceali, un concorso di bellezza femminile, con tanto di sponsor e selezione da parte dei rappresentanti d’Istituto.



Un concorso che – tanto per cambiare – promuove la donna solo in quanto portatrice di corpo e bellezza e non per le sue doti intrinseche e specifiche di persona.



Fermo restando la libertà editoriale di ciascuna testata, per la quale avete preferito non pubblicare quella lettera, vi chiediamo per quale motivo avete dato tanto risalto al concorso, corredando i vostri articoli con sondaggi on line per poter votare le vincitrici. (link articolo).



Si tratta di due ragazzine di 15 e 16 anni i cui volti sono rimasti in home page per 3 giorni sotto al titolo “Studentesse modelle”.



Viviamo in un Paese spesso in coda alle classifiche per le pari opportunità, dove le donne balzano agli onori della cronaca solo dopo uno scandalo sessuale che riguarda i nostri politici o quando sono famose per la loro avvenenza o perché vittime di violenza, il più delle volte a motivo sessuale.



Fomentare modelli stereotipati e svilenti di femminile, coinvolgendo anche studentesse minorenni, vi sembra davvero opportuno?



Siete certi che abbia realmente un valore informativo imprescindibile?



Speriamo vivamente che questa lettera non rimanga inevasa come i tanti commenti di pacifico dissenso e per nulla offensivi che avete cancellato a margine del vostro articolo.



Il web è efficace proprio perché di fronte a un lecito dubbio come il nostro voi potete fornire la vostra versione. Il non farlo e ancora di più eliminare le tracce della domanda, getta luci di perplessità su quello che dovrebbe essere il principale obiettivo di un quotidiano serio, ovvero informare i cittadini.



Questa lettera, lo screen shot di alcuni commenti cancellati, la lettera aperta da cui è nata la contestazione e alcuni articoli che riassumono la vicenda li potete trovare qui (link all’articolo su donne pensanti).



Attendiamo una risposta pubblica



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