Non posso giudicare la ragazza finita in ospedale e operata per l'asportazione della milza dopo essere stata presa a calci dal compagno e che a distanza di qualche giorno dice "lo amo, lo perdono, non si è reso conto, non voleva, ci amiamo da morire".
Non la conosco, quindi, se pure con enorme fatica, sospendo il giudizio.
So che se fosse una mia amica non riuscirei a non dirle: "Ma che cazzo dici?", non riuscirei a fare quello che consigliano in tante, ad accettare "il suo modo di vivere" e girarmi dall'altra parte, in nome di non so quale lotta contro ogni autorità o della libertà di ciascun* di scegliere la propria condotta sessuale (come se tra un rapporto bdsm consenziente e un calcio che ti spappola la milza dato "per gelosia" non ci fosse differenza alcuna).
Ma davvero, su questa ragazza io sospendo il giudizio.
Ma non posso non pensare, non posso non interrogarmi su quello che, forse, è alla base di un rapporto in cui il tuo compagno può mandarti in ospedale perché "è geloso".
Sono tantissime le donne che subiscono violenza ogni giorno, sono troppe quelle che non denunciano, chi per paura, chi per pudore, chi perché non saprebbe nemmeno come fare e chi invece perché convinta di "poterlo cambiare".
Qualcuna magari a quell'amore ci crede veramente e tra un cazzotto e l'altro cerca -e magari trova- giustificazioni alla violenza.
Ma si può giustificare chi ti piglia a calci?
No, non credo.
O almeno io non giustifico.
Non sarebbe forse -di nuovo- il caso di cercare di capire che cosa come donne impariamo fin da piccole?
La donna deve essere moglie devota, deve fare la mamma, la donna prepara la cena per il marito che torna dal lavoro, la donna non può uscire da sola, la donna il sabato fa la spesa e poi le pulizie, domenica a messa, pranzo in famiglia e se proprio è un giorno speciale si esce, magari si va al centro commerciale di zona.
La donna non risponde, la donna non è violenta, la donna non alza la voce, la donna non dice parolacce.
La donna è sottomessa.
Ma da qualche parte la donna queste cose le ha imparate, le ha fatte proprie, le percepisce come normali.
È in questo, credo, che sta il cortocircuito che ti porta a credere che fare la serva e prendere ceffoni sia accettabile, nel fatto che evidentemente nessuno ti ha mai detto in modo abbastanza convincente che no, prendere ceffoni non è normale e non è accettabile, che nessuno ha il diritto di dirti cosa fare, come vestirti, dove andare e che nessuno può convincerti a calci del suo amore per te.
Forse sarebbe il caso di riappropriarci di modelli diversi e di farli conoscere alle altre, alle nostre figlie, se le abbiamo, alle nipoti, alle ragazzine con cui ci asciughiamo i capelli in piscina. Magari cominciando a fare come Jaime Moore, che ha deciso di vestire sua figlia "da femminista" e non "da principessa", perché è ora di lasciare "da parte Barbie e principesse per un momento e
mostriamo alle nostre figlie le VERE donne che possono ambire a
diventare”
Sospendo il giudizio su questa ragazza, ma resto convinta che sia davvero necessario ripensarci e ripensare i nostri rapporti con il mondo, perché se una donna pensa che essere umiliata, picchiata, uccisa faccia parte di un rapporto amoroso, allora c'è decisamente qualcosa che non quadra.
Grazie a Milena Carone, che mi ha segnalato il Quartetto Cetra e che, come me, ha problemi con i vari "io ti salverò".



