martedì 11 settembre 2012

Mio mammo è un padre.

È da un po' di tempo che pare diventato di moda chiamare "mammo" un padre attento, premuroso, consapevole e collaborativo. 
Niente di trascendentale, semplicemente uno che accompagna i figli in piscina, che si sveglia la notte per la poppata, che cambia pannolini, che scarrozza la prole in giro la domenica mattina. 
Uno che fa il suo mestiere, insomma, un padre.

Credo (temo) sia indicativo che per descrivere un "padre" si sia dovuti ricorrere ad un (orrendo) neologismo, come ha fatto ieri Io Donna (inserto femminile de Il Corriere della Sera) parlando di un calciatore molto fico che porta a pranzo la figlia. Ed evito di soffermarmi sulla motivazione data alla presenza del babbo: "Forse perchè mamma Victoria era troppo impegnata a stare in equilibrio sui dei tacchi 18?", per quanto anche questo meriterebbe qualche parola. 
Grazie al cielo siamo nel 2012 e, per quanto possa essere sfuggito a Io Donna, e ci sono decine e decine di padri che pigliano in braccio i figli anche se le mamme indossano comodissime Birkenstock. E -udite, udite- ce ne stavano anche negli anni '80, quando mio padre mi portava in giro in bici per chilometri e chilometri la domenica. O quando mi portava al Pigorini, al cinema, a scuola. O quando mi faceva il bagno nella bacinella in cucina e giocava con la pista Polistil. 
E mamma i tacchi nemmeno li portava.
 
Insomma, se siamo arrivati al punto di dover storpiare il nome della madre per descrivere la paternità, evidentemente c'è un problema alla base, che continua ad immaginare il padre come un qualcosa di esterno alla relazione con i figli, come se fosse speciale prendere la propria figlia e portarla a mangiare fuori. 
Rimaniamo fermi a quell'immaginario anni '50 del papà che torna la sera stanco dal lavoro, si siede a capotavola e mentre la moglie, madre, badante, amante, sguattera gli serve la cena chiede ai pargoli come è andata a scuola e chi se ne discosta è talmente strano da meritare una parola nuova per essere detto.

Mi chiedo se anche articoli e parole ridicoli come questo contribuiscano all'idea che se sei un buon padre sei un uomo a metà. 
E mi rispondo di sì e penso che fino a che non si dirà di un bravo padre che "è un padre" non riusciremo ad uscire dal circolo che vuole ancora la donna chiusa nel proprio ruolo di madre e l'uomo come una presenza quasi esterna, pena la castrazione e la scomparsa del maschio.

Eppure di uomini che fanno i papà se ne vedono parecchi in giro e solo i media sembrano non accorgersene, stupiti e forse spaventati dalla figura mitologica del "mammo".

Chissà, magari mio mammo è semplicemente un padre.



Certo che se poi c'è gente fiera di scrivere certe stronzate, allora la faccenda è grave davvero.







11 settembre 1973 / 11 settembre 2012





venerdì 7 settembre 2012

Qualcosa è andato storto.

Cosa fai se on line trovi questa cosa?

E soprattutto, cosa fai se scopri che a crearla non è stato un adolescente brufoloso che non ha mai visto una donna nuda in vita sua, ma -da quello che si evince dai commenti- un paio di ragazzine che non arrivano a quindici anni?

Come fai a spiegare a quelle ragazzine che cos'è che ti manda in bestia, che ti fa rabbia e che quasi ti fa piangere?

Come fai ad affrontare su facebook i commenti divertiti delle ragazze, che sembrano trovare divertente che un uomo possa considerarle delle cagne?

Di nuovo vi chiedo quello che ho scritto poco fa: venite a dirmi che non abbiamo un problema, ma dimostratemelo e cercate di essere convincenti. 
Perché se una ragazzina di quindici anni ride se i suoi amici la chiamano puttana e anzi trova divertente mettersi una maglietta con scritto "stasera faccio la cagna", evidentemente qualcosa è andato storto.

Di madre in figlia

Su facebook Lorenzo condivide questa foto:


cui allega il suo pensiero:

Gioca anche tu all'esegesi della merda! [Commento tra parentesi quadre]

- L'emozione di sgobbare in casa va tramandata alla figlia perché è giusto che sgobbi pure lei [a mà, ma va un po' affanculo]
- L'emozione di una casa pulita è un valore da tramandare alle generazioni future [il nazismo è cominciato così]
- Una casa pulita mi fa provare un'emozione tale che anche mia figlia deve imparare a trasmetterla [scusa mamma, preferisco il sesso, la cultura, lo sport, o tutt'e tre insieme]
- Siamo due serve emozionate e ce ne vantiamo, e tu no? [scusate, preferisco vivere]
- Se ho fatto così io, devi farlo pure tu [sai che ci puoi fare, con quegli scopettoni?]

Non è che ci sia molto da aggiungere alle sue parole, ma ci provo.

Vedo una mamma bella (ma non troppo), giovane (ma non troppo), dimessa (ma non troppo), rassicurante e una bella bambina di bianco vestita che è la mamma in miniatura. 

Sono sorridenti in una bella casa, splendente e asettica, impersonale e sembrano avere una buona posizione economica (valli a mette te quel parquet e quegli infissi, poi ne riparliamo).

E si abbracciano in mezzo al nulla, tra una pianta e dei flaconi di detersivo.

E si tramandano emozioni.

Emozioni che solo tra donne possono essere tramandate.
Emozioni che i maschi, poverini, non proveranno mai. 
Emozioni che meritano una bella foto da mettere nell'album di famiglia, o magari in una bella cornice sul caminetto.

Ah, l'emozione delle pulizie di casa!
Chi di voi non si è emozionata in ginocchio a lavare il water?
Quante lacrime di emozionata gioia avete pianto, amiche, cercando di raccogliere fino all'ultimo pelo del vostro amato amico a quattro zampe?
E quelle mattine domenicali passate a lavare montagne di piatti incrostati... ah, la gioia, la felicità, l'emozione!

Eccole le vere emozioni che si tramandano di madre in figlia: scopettoni, stracci, detersivi.

Adesso però ditemi che siamo noi ad esagerare.
Venitemi a dire che in Italia non c'è un problema, che il sessismo è un'invenzione delle femministe, che questa pubblicità non è sessista, che non svilisce la figura della donna.
Venitemi a dire che non c'è bisogno del femminismo.
Venitemi a dire che non è vero che le bambine crescono bombardate di immagini che le vogliono massaie o puttane.

E grazie, grazie, grazie a mia madre, che una stronzata simile l'avrebbe liquidata con un "vaffanculo".

domenica 2 settembre 2012

GrandiRivelazioni, ovvero, faccio outing. [post in continuo aggiornamento]

Trovata su tumblr, non so chi l'abbia fatta, ma grazie!

Ci sono delle cose che "se sei di sinistra" ti devono piacere.
Ci sono delle cose che se non vuoi che la gente ti guardi con aria sconvolta ti devono piacere.
Ci sono delle cose che se sei una donna, di sinistra, femminista, ti devono piacere.

Basta, io faccio outing.

Non tollero Giorgio Gaber. Anzi. Lo trovo noioso e qualunquista e ogni volta che sento "la pisciata in compagnia è di sinistra" vorrei mettermi ad urlare.
Non mi piace Totò, non lo reggo, non ce la faccio. Non lo sopporto.
Idem Aldo Fabrizi.
"Bar Sport" è una delle cose più noiose che io abbia mai letto ed ho molti consigli su cosa fare con la Luisona.
Non riesco a trovare belli i baffi di Frida Khalo e non sopporto le donne che dicono che dovremmo fare lo stesso, smetterla di depilarci per combattere il patriarcato. Personalmente combatto il patriarcato anche con le gambe liscie. Ah non mi piacciono un granché manco i suoi quadri. Anzi.
Detesto Fabio Fazio, quando millantava una possibile epurazione ero felice.
Detesto pure Oriana Fallaci e ogni volta che una donna "di sinistra" la cita vorrei prenderla a ceffoni e obbligarla a rileggere le sue boiate su Islam, velo, G8.
Concita De Gregorio mi fa venire le bolle.
Ligabue dovrebbe aprire un bar e smetterla di "cantare" e continuo a non capire cosa ci trovi in lui Guccini.
"L'ombra del vento" è una boiata pazzesca e Zafon potrebbe andare a fare il ragazzo di bottega da Ligabue.
Trovo insopportabili la quasi totalità delle foto strappalacrime di gattini, cagnolini e bambini (rigorosamente malati e bisognosi di aiuto) che affollano Facebook e faccio una fatica indicibile per tenere le bestemmie.
Credo che Carmen Consoli e Alanis Morisette siano due delle cose peggiori degli anni '90.
Ho trovato "Gran Torino" un filmetto buonista e pallosissimo e mi sta talmente sul culo Clint Eastwood che mi rifiuto di vedere Million Dollar Baby.
Con buona pace di Nanni Moretti, non mi piace la Sacher, la trovo nauseabonda, troppo dolce.
Cheppalle Parigi.
Cheppalle Erri de Luca.
Odio il Pigneto e non sopporto il 99% dei suoi frequentatori.
Faccio fatica a trattenere il "vaffanculo" quando qualcuno mi spiega quanto sia migliore la sua vita da quando non ha più la tv.
"Metafisica dei tubi" di Nothomb mi ha fatto depennare il suo nome dalla lista "potenziali cose da leggere visto che tutti ne parlano così bene".
Gad Lerner mi disturba.
Non sopporto Luca Sofri. Anzi.
Sabina Guzzanti mi ha annoiata qualche anno fa e mo' non riesco manco a sentirla nominare.
Non mi piacciono i Queen e mi piacciono poco pure i Pink Floyd.
Non capisco la musica classica e nemmeno la poesia. Sarò insensibile.
I ciclisti mi hanno rotto i coglioni. Io non sono un'assassina o la causa della fine del mondo se vado al lavoro in motorino!
Schifo i film di Ozpetek e di Salvatores.
Non ne posso più di Saviano, del suo avere sempre qualcosa da dire, delle sue interminabili pause, della voce piatta, del suo gesticolare e delle frasi poetico-filosofiche con cui accompagna qualsiasi notizia debba (?) dare.
Jovanotti era meno fastidioso quando cantava "no Vasco no Vasco io non ci casco", almeno non pretendeva di essere un artista e fingendo di rappare nascondeva il suo essere fastidiosamente stonato.
M'ha rotto pure Littizzetto, che si ripete, si ripete, si ripete. Eppure ha tirato fuori delle gran perle.
Geppi Cucciari è tra le donne più sopravvalutate della televisione italiana.
La vita privata degli Obama, il loro orto, le bambine, i vestiti e la ginnastica di Michelle mi interessano quanto calli e duroni della vicina di casa.
Ho finito con immane fatica "Le memorie di Adriano" e manco m'è piaciuto.
Ho detestato "Il giovane Holden" e le sue schife anatre tanto quanto ho adorato il giovane Werther.
Mentana! Mioddio, Mentana! Quando sento dire che "il tg de La7 è il solo che si possa vedere" mi vengono degli enormi bubboni.
Fuori i Negramaro dall'Italia!
Non mi piacciono i Radiohead, gli U2 ed Elisa.
Mi hanno sempre fatto cacare i Bluvertigo e mi fa cacare Morgan.
Non m'è mai piaciuta Bjork. Non la reggo, la trovo pallosissima e angosciante.Non mi piacciono un granché manco i REM, soprattutto Michael Stipe. Lui proprio non lo reggo. Murakami sempre noiosamente uguale a se stesso. Giuro, ci ho provato, ma NO 





giovedì 9 agosto 2012

Di insulti sessisti, olimpiadi e campagne.


Non riesco a non chiedermi chi abbia scritto questa frase.
Un fidanzato tradito?
Un ex lasciato per un altro?
Un uomo respinto?
Una donna lasciata dal proprio compagno per lei?
Uno che si ammazza seghe davanti alla televisione guardando i culi e le tette delle showgirls e che si sente tanto fico a scrivere per strada una cosa del genere su una donna bellissima?

Non è per Belen, della cui vita mi interessa quanto dei capelli di Berlusconi, ovviamente.

È che ogni giorno mi accorgo di quanto l'insulto sessista stia diventando "normale", tollerato, accettato e condiviso da uomini e donne.
Belen è una delle tante.
Amatissima fino a quando s'è messa con uno che aveva già una storia o qualcosa del genere. 
E a quel punto è una "zoccola" e tutto il repertorio.
Di lui ovviamente non si sono dette le stesse cose. A lui si è detto "stronzo", "bastardo", "pezzo di merda". 
"Puttana" e sinonimi non si declinano al maschile, evidentemente.

Tempo fa su facebook a un mio post su Minetti, una ragazza che conosco ha scritto "questa troia".
Alle mie rimostranze, la risposta è stata, testuale, che il suo essere una puttana è "un dato di fatto".
Le ho chiesto se le avesse mai dato dei soldi in cambio di sesso, ma non ho avuto risposta.
Le ho chiesto quale fosse la differenza tra lei e uno come Scilipoti, ma non ho avuto risposta.
Le ho chiesto se non sarebbe il caso di parlare di una politica che permette a donne e uomini incapaci e senza requisiti di andare avanti in cambio di qualcosa, ma non ho avuto risposta.

Poi le Olimpiadi.
Federica Pellegrini, venerata fino a poche ore prima, considerata un modello di bellezza, carne da gossip, fa una pessima figura e quegli stessi giornalisti che ne hanno cantato le doti la massacrano. 
Commentatori e commentatrici che si affannano a dire che forse se avesse condotto una vita più "regolare", i risultati sarebbero stati migliori.
Insomma, non puoi essere bella, sessualmente attiva e non salire sul podio: automaticamente diventi una puttanella che si diverte a fare sesso e a farsi fare le foto invece che a sudare in vasca.
I "tifosi", poi, si scatenano, dando il peggio, come sempre.

Continuo a farmi la solita domanda: perché in questo paese il sessismo non è un problema?

Non è anche questo una violenza sulle donne?



Campagna di Femminismo a Sud: "Violenza sulle donne è..."


venerdì 3 agosto 2012

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Mi manca mia madre.
Ogni tanto mi scopro a pensare che dovrei chiamarla, per raccontarle di un tipo strano visto per strada, o di qualche pettegolezzo letto su facebook, o per dirle che ho bisogno di un paio di pantaloni a zampa e che visto che sto scannata dovrebbe pagarli lei.

Non riesco ancora a realizzare che lei non c'è più.
Non sono nemmeno triste: sono incazzata nera.

Sono arrabbiata perché è morta, perché avevamo detto "finito 'sto periodo di merda andiamo al mare noi due, ce ne andiamo al Giglio e il massimo della fatica sarà andare dall'asciugamano al mare e ritorno e farsi la doccia".
Sono arrabbiata perché volevo che vedesse i miei figli e perché quando le dicevo che li avrei mollati a lei per farmi i fatti miei mi diceva che me lo potevo anche scordare.
Sono arrabbiata perché doveva iscriversi di nuovo in palestra perché "mi stanno venendo le braccia da vecchia".
Sono arrabbiata perché dovevamo andare a comprarmi un divano.
Sono arrabbiata perché mi aveva detto che visto che questa sarà un'estate di merda, mi avrebbe pagato un bel viaggio quest'inverno.
Sono arrabbiata perché se mi taglio i capelli corti nessuno mi dirà che mi stanno male.
Sono arrabbiata perché non mi chiamerà in ufficio attaccandomi pippe infinite.
Sono arrabbiata perché voleva tornare in campeggio.
Sono arrabbiata perché si era comprata scarpe e vestiti nuovi che "mica sembro una di quelle vecchie che vogliono fare le ragazzine?"
Sono arrabbiata perché non mi chiederà se anche io lavo i piatti la sera per non trovarmeli la mattina.
Sono  arrabbiata perché aveva appena compiuto cinquantanove anni e le avevo regalato una collana bellissima che non si è messa mai.
Sono arrabbiata perché non mi dirà "prendi tanto sole, ma mettiti la crema".
Sono arrabbiata perché non mi ga insegnato a fare pasta e ceci e i peperoni ripieni come Nonna Adriana, che zia mica li fa buoni così.
Sono arrabbiata perché quando le chiedevo "dimme chi è che spacca ogni minuto, ogni momento" lei rispondeva "er colle... der fomento?"
Sono arrabbiata perché sapeva che Kenshiro a quelle merde "je fa un culo così".
Sono arrabbiata perché piangevamo pensando a Ciccio che muore e alla figlia che ascolta Somewere over the rainbow.
Sono arrabbiata perché non commentiamo la stronzaggine di Roberto Ferri di Un posto al sole.
Sono arrabbiata perché facevamo colazione con mezza ciambella, un cappuccino bollente e un caffè al vetro macchiato freddo.
Sono arrabbiata perché non si perde più gli occhiali in casa e non mi obbliga a cercarli.
Sono arrabbiata perché non mi chiederà più l'acqua alle quattro del mattino quando mi alzo per fare pipì.
Sono arrabbiata perché non le piaceva come stavano messe le pentole a casa mia.
Sono arrabbiata perché si voleva comprare le Dr. Martens.
Sono arrabbiata perché "quando eri piccola ti cantavo "mamma mormora la bambina" e tu piangevi ed eri così carina".
Sono arrabbiata perché in motorino non ridiamo più della guida di papà.
Sono arrabbiata perché non mi romperà più perché sono ingrassata, perché "devi scrivere 'sta cazzo di tesi", perché "dici troppe parolacce".
Sono arrabbiata perché non dice che Nina quando beve sputa l'acqua in terra per dispetto.
Sono arrabbiata perché "ti servono le verdure?"
Sono arrabbiata perché non la devo più aspettare interminabili "cinque minuti" sotto l'ufficio.
Sono arrabbiata perché "hai sentito nonna?"
Sono arrabbiata perché "ricordati che devi fare la visita."
Sono arrabbiata perché non ci possiamo mettere sul lettone a chiacchierare e a ridere e a dire a papà di venire pure lui, che però non vuole perché ha caldo e "mammamiaquantorompi!"
Sono arrabbiata perché "siete felici?"

Avevamo un bel rapporto, io e mamma. 
Non quelle cose che si vedono nei telefilm, stile "Una mamma per amica". 
Era proprio roba di mamma&figlia.
Ed era bello per quello.

E mi manca infinitamente.




[e aspetto di riuscire a dire queste cose.]