venerdì 9 dicembre 2011

Natale a Roma Capitale.

Vi ricordate la faccenda delle statua di papa Wojtyla?
È una cosa talmente brutta che mentre la città annaspava nella monnezza e la popolazione sprofondava nelle buche, il SindacoDegliAltri e l'opposizione si sono scannati per decidere che farsene.

Ora è arrivato Natale e come ogni anno tocca fare l'albero.
Quest'anno a piazza Venezia è arrivato un cono gigante ornato da una bandiera tricolore.
Francamente brutto, ma tant'è, questione di gusti.

Se non sbaglio l'ho presa dal Corriere

L'instancabile, irreprensibile, irremovibile opposizione PD, è subito partita all'attacco, senza paura alcuna: "fa schifo!" "L'albero non ricorda neanche lontanamente il tradizionale abete" bla bla bla il Natale bla bla bla tradizione bla bla bla.

In effetti sono cose importanti e imprescindibili di cui discutere proprio nei giorni in cui si approva una manovra che, tra le altre cose, toglie risorse ai Municipi, con tutto quello che ciò comporterà per noi cittadini, che dell'albero avremmo anche potuto fare a meno (venticinquemila euro).
Il SindacoDegliAltri, evidentemente memore del casino del vespasiano papale, stavolta non ci sta: dice che fa schifo pure a lui e infatti dopo manco 24 ore piazza Venezia si blocca, il traffico va in tilt e il cono natalizio scompare.

Ovviamente comincia il solito giochino, lo stesso della statua di cui sopra: io non lo sapevo, io non l'ho visto, ma ti pare che se lo vedevo lo facevo mettere, sarà di certo un complotto.

L'azienda che ha costruito e venduto l'albero (25.000 €) e tutte le luminarie (800.000 €) a Roma, però, racconta un'altra storia, che ricorda moltissimo quanto già accaduto: il bozzetto sarebbe stato inviato e approvato dal Campidoglio tempo fa. 
Quando gli fanno notare che al SindacoDegliAltri il cono non è piaciuto, il portavoce di Lucifeste risponde: "Strano che non sapesse come fosse. A settembre abbiamo mandato bozzetti, disegni e persino abbiamo illustrato al suo staff alcuni simulazioni. Mi sembra strano che lui fosse all'oscuro di tutto".

Fantastico. Di nuovo.

L'hai visto!
Non è vero!
Ma ti ho mandato i bozzetti!
Gnè gnè gnè!
Ma li hai approvati!
G n è !

Ora, a questo punto, scrivo le stesse parole usate per la statua del papa, che mi sembra possano andare bene anche in questa occasione: Se questi non sono in grado gestire una cosa simile, non è difficile capire perché la monnezza non viene raccolta, le strade sono piene di buche, i monumenti cadono a pezzi, le scuole sono allo sfascio, i mezzi pubblici indecorosi.

Ah, ora al posto del Cono di Natale c'è un orrendo presepe di metallo. Che poi se non sbaglio è lo stesso dello scorso anno.

Questa invece l'ho fregata su faccialibro.

martedì 6 dicembre 2011

Io e SNOQ: anche mai.

Lunedì alla Casa Internazionale delle Donne di Roma c’è stato un incontro con SNOQ per parlare della manifestazione nazionale che stanno organizzando per il prossimo 11 dicembre a Roma.

Ci sono andata prevenuta, lo ammetto.

Prevenuta innanzi tutto perché SNOQ non mi ha mai convinta e prevenuta perché reduce dall’Assemblea UDI del precedente fine settimana, in cui mi hanno detto che un’associazione nata nel 1945, con una storia importante, che dal 2003 si è risollevata, portando avanti campagne fondamentali come il 50E50… ovunque si decide!, la Staffetta delle donne contro la violenza sulle donne e Immagini Amiche (che può vantarsi di avere l’alto patrocinio del Presidente della Repubblica), senza di loro sarebbe “invisibile”. 
Prevenuta perché donne UDI mi hanno detto che il 13 febbraio è stata la data più importante della storia del movimento femminile italiano, come se prima non ci fosse stato nulla. E me l'hanno detto nella sala intitolata a Carla Lonzi.
Come ha detto Vania Chiurlotto in Assemblea, 
Se dieci anni fa si nominava l’Udi ci si sentiva dire “L’Udi? Esiste ancora?”.
Le più informate dichiaravano “ Ah, l’organizzazione delle donne comuniste”.
Oggi, fino ad oggi, l’Udi è visibile, organizzata, autorevole, riconosciuta perché libera.
Una situazione insostenibile, scandalosa. 
Una situazione che evidentemente ha richiesto un "riportare all'ordine", magari anche rientrando nei giochi dei partiti o accodandosi a movimenti appena nati, ma con una maggiore visibilità mediatica.
Ho sempre visto in SNOQ una mossa furbetta, la chiamata alle armi delle donne contro un uomo (sì, contro un solo uomo, non contro un governo intero e contro un intero modo di fare politica). 
Donne di potere, di cultura e di spettacolo che hanno chiamato in piazza altre donne dopo aver taciuto volontariamente e colpevolmente della politica degli ultimi anni. 
Una manifestazione dai contenuti piuttosto fumosi che ha dovuto il suo incredibile successo mediatico all’enorme pubblicità avuta da quegli stessi media che hanno ignorato decenni di politica delle donne (una per tutte, L’Unità di Concita De Gregorio, sulla quale si lasciò scrivere che l’UDI si era sciolta senza che nessuna sentisse il bisogno di una rettifica che andasse oltre qualche parola buttata tra i commenti sul “silenzio delle donne”).
La pretesa delle donne di SNOQ di essere le sole pronte e capaci di fare qualcosa, il loro malcelato disprezzo o forse la loro ignoranza (nel senso etimologico del termine, ovviamente) per tutto quello che c’è stato prima e che c’è ancora, il loro senso di superiorità politica, culturale e morale, mi ha infastidita dal primo momento.

Ciononostante il 13 febbraio ero in piazza, ma con gli Ombrelli Rossi e insieme ad altre donne ho abbandonato presto piazza del Popolo per dirigermi verso il Parlamento, con la mia rabbia e le mie rivendicazioni.

Comunque, nonostante prevenzioni e perplessità ieri sono andata alla Casa per incontrare il comitato promotore, nella persona di Serena Sapegno (che non è una sprovveduta, anzi, e che proprio per questo mi fa parlare di un silenzio colpevole) e Sara Ventrone.

Due cose ho notato. 
Innanzitutto, mi è parso che si volessero mettere le mani avanti in vista di un possibile flop della manifestazione. E quindi un tirata sui comitati locali, che sono lasciati liberi di scegliere se venire a Roma, se fare cose sul proprio territorio, o se non fare nulla; e poi –data l’oggettiva scarsa visibilità di questo appello- una lamentela che sinceramente non smette di farmi ridere a crepapelle: questa manifestazione, SNOQ stessa, sarebbe “ignorata dai media”.

Ora, con tutto il rispetto, ignorate de che?

Il successo di SNOQ a febbraio è stato dato proprio dall’appoggio incondizionato e acritico di tutti i media antiberlusconiani del paese, quindi lamentarsi di essere invisibili mi pare un’assurdità. 

Certo, non c’è più una direttora di un quotidiano nazionale che può fare pubblicità a tutto spiano, ma non mi pare che invisibilità mediatica e SNOQ possano andare a braccetto. 
Indubbiamente l’attenzione è minore, ma c’era da aspettarselo da una manifestazione che voleva difendere la “dignità delle donne” contro il berlusconismo.
Insomma, Berlusconi non è più Presidente del Consiglio, le sue esuberanze sessuali sembrano non interessare più, quindi la presa sulla gente è effettivamente minore.

SNOQ vuole farci sapere che “non si poteva continuare a non esseere presenti mentre stava cambiando tutto” e che loro ci sono “anche al di là di Berlusconi”. 
Io ed Ingrid, non abbiamo potuto non farci la stessa domanda, quasi all’unisono: “Sì, ma prima di Berlusconi, ndo stavate?” 
Sentire parlare di “agenda politica delle donne” da chi fino a undici mesi fa mi ignorava, ignorava (o almeno pretendeva di ignorare) lo sfascio dei consultori, le azioni contro la proposta Tarzia, le manifestazioni contro la violenza, i drammi delle migranti, mi fa rabbia più dei festini, perché davvero mi tocca profondamente.

L’idea che mi ha dato l’incontro è stata di un’enorme confusione, né con, né contro, come è stato detto più volte.
Non si può essere acriticamente con questo governo, che però viene a prendere i soldi sempre dai soliti, ma non si può nemmeno essere contro, perché tutto è meglio di Berlusconi. E poi vuoi mettere la bellezza di una Ministra che si commuove dicendo “dovete fare sacrifici”?

E poi, a quali donne vuole parlare stavolta SNOQ? 
Prima erano le donne per bene, quelle che studiano, lavorano, che non vendono il proprio corpo, le madri e le figlie che "non sono come Ruby", accompagnate dagli uomini che "mia figlia non te la darò mai". 
E ora? Ora che, come ci ricorda L’Unità, non c’è più il “tacco 12”, ma un più sobrio e maturo "english style", con chi vogliono parlare?

Dice bene Barbara Pettine, delle Metalmeccaniche FIOM: “Di quali donne parliamo? A quali donne ci rivolgiamo?” perché, dice, se vai in fabbrica, non troverai facili adesioni. 
Perché le prime a essere massacrate da questa manovra, saranno proprio quelle donne e non si può chiedere a chi magari sta perdendo il lavoro e dovrà affrontare sacrifici reali di “non essere né contro né a favore”.

Per quanto mi riguarda, questo è invece il momento di mettere paletti, di fare richieste reali e di pretendere un cambiamento. Questo per me è il momento della protesta, che, come ha detto una ragazza di vent'anni, Silvia, non può essere un concerto e qualche recital.

Tra le tante realtà presenti ieri alla Casa, molte aderiranno alla mobilitazione, altre ne faranno a meno. 

Avrei voluto sentire il parere dell’UDI, perché nonostante il (a mio giudizio terrificante) nuovo corso è pur sempre la mia associazione, ma la Responsabile della Sede Nazionale presente, Vittoria Tola (l’altra Responsabile è Grazia Dell’Oste, che però non era presente), purtroppo non ha preso la parola.

Comunque, mi è parso che quello che davvero e di nuovo manca a SNOQ siano una reale conoscenza del mondo che le circonda (o almeno il riconoscimento di chi in quel mondo ci vive ogni giorno) e una piattaforma politica ben definita per la manifestazione dell'11 dicembre.

Le parole sono belle, non c’è dubbio, ma ieri si voleva invitare ad una manifestazione di cui nessuno pareva saper spiegare davvero i contenuti. 
Si è venute a chiedere adesioni a qualcosa che non è dato criticare in alcun modo, un monolite che mi pare accessibile solo a chi dice "sì". Alle critiche di Nella Condorelli, che diceva che si erano ignorate molte realtà femminili con cui si sarebbe potuto e dovuto dialogare proprio per una maggiore riuscita della mobilitazione, è stato risposto: "Organizzatela voi una manifestazione in cui parlate con tutte. Fatelo se siete capaci, poi io ci vengo. Mi invitate e ci vengo". Nessun diritto di critica.

Certo, sul palco non ci saranno solo Emma, Paola Turci e Marina Rei: ci saranno “giornaliste” ed “economiste” e verrà letta la lettera di una vecchia pensionata che bada alla madre con l’Alzheimer, ma poi? 
Sentirmi dire “proporremo l’agenda politica delle donne” non mi basta e soprattutto per me non ha senso.

Come Pettine, io voglio sapere di quali donne. 

Rivolgersi alle “cittadine” per me è già qualcosa di fortemente respingente, perché io voglio e devo rivolgermi anche a tutte le altre: alle migranti, alle mie sorelle nate qui da genitori stranieri e che non sono considerate italiane da una legge dannosa e discriminatoria. E le sex workers? E le lesbiche? E le trans? SNOQ non ha da parlare anche a loro? 
Ma soprattutto, ha intenzione di prendere in considerazione e valorizzare il lavoro fatto dalle tante che si muovono faticosamente da molto prima del 13 febbraio? 
Sinceramente a me pare di no e vi consiglio la lettura del post di Francesca Sanzo su Donne Pensanti in merito. 

Di nuovo, nell’attuale chiamata all’adunata, trovo punti di disaccordo per me fondamentali con le donne di SNOQ, a partire dall’esclusione di alcune (appunto, le sex workers) e il disconoscimento, o meglio l’assoluta indifferenza, per il lavoro svolto dalle altre (altro consiglio di lettura: Deconstructing SNOQ, di Lorenzo Gasparrini su Femminismo a Sud).

Leggo e sento parlare e però quello che mi torna è sempre la stessa cosa: noi finalmente abbiamo il coraggio di parlare, mentre voi tutte siete state sempre zitte e ora eccoci, siamo la vostra voce, lasciateci fare.

Solo che io di voce ne ho abbastanza e non mi faccio dettare l'agenda politica da chi non mi ha mai voluto ascoltare. 


lunedì 5 dicembre 2011

Lacrime e sangue

Mi dispiace, ma le lacrime della Ministra Fornero non mi hanno fatto pensare alla sua umanità, all'empatia, alla comprensione, alla compostezza o alla sobrietà di questo governo rispetto al precedente.
A me hanno fatto pensare a una donna ricca e potente che piange mentre dice a gente che deve campare una famiglia con uno stipendio da fame che dovrà avere ancora più fame.
Quelle lacrime potevano essere evitate.
Per esempio con una patrimoniale seria.
Per esempio finendola di comprare armamenti.
Per esempio dando un taglio serio e radicale alle spese della politica.
Per esempio facendosi pagare l'Ici dal Vaticano.




Ministra che dice "dovrete fare sacrifici"

Operaio che deve sacrificarsi




















Sì, lo so, questa due foto messe assieme sono facile retorica. Ed è assolutamente voluta.

giovedì 1 dicembre 2011

Enjoy the new Panda.

Levategli il vino reloaded

Nella "polemica" sulla natalità di Libero non poteva mancare lui, Nicolas Farrel. In molti, anzi, quasi lo chiamavano.
Per gli sventurati che non lo conoscessero, è un vecchio ubriacone maschilista, fascista, sporco per sua stessa ammissione e che s'è inventato tutta una storia assurda con una trans a Soho che francamente ricordava troppo Lola dei The Kinks. 
Se un tale Prefe non avesse chiuso il blog avreste materiale perpetuo, ma almeno c'è Scaricabile.

Comunque, vi consiglio di cercare i vecchi articoli, sono illuminanti.

Questo si chiama: "Casalinga, colta, con 5 bimbi. Mia moglie è una marziana" e presenta vecchi cavalli di battaglia di Farrel, come i polli di allevamento e le mutande sporche.
Davvero.
Lui è uno che se deve fare un esempio di donna che lavora non riesce a trovare altro che "passare la vita montando elettrodomestici in fabbrica o tagliando le teste ai polli in allevamento", come se non ci fosse altro. Che ne so, fare la segretaria, la giudatrice di tram, la neurochirurga e roba simile.
Quella delle teste dei polli è una sua ossessione. Ce la infila sempre. Se deve parlare male delle donne lavoratrici, c'è sempre di mezzo una testa di pollo.
Che poi, che lavorano a fare 'ste femmine, cosa andranno mai cercando dalla vita che non possono trovare stando chiuse in casa a badare a marito e figli? 
Possedere 20 paia di mutande piuttosto che due, una acconciatura diversa ogni settimana? È libertà questa?
No. Forse non è libertà, ma è decisamente igiene. Insomma, la settimana è fatta di sette giorni e con due mutande non si va lontani. A meno che non si viva in una colonia di nudisti, ma che io sappia la Romagna non ne ospita molte. Sull'acconciatura non mi pronuncio perché perderei quel briciolo di credibilità che ancora possiedo.

L'altra enorme ossessione di Farrel sono comunisti e femministe (oh, Nick, se solo tu mi conoscessi!) e infatti il declino del paese ha i suoi due colpevoli: il '68 e il femminismo, che stanno spopolando il paese:

Ecco la tragica realtà: non c’è bisogno del suicidio assistito in Italia perché l’Italia si sta suicidando da sola. Qui, dal ’68 e la nascita del femminismo in poi, gli unici a fare così tanti figli, a parte questa bizzarra coppia anglo-romagnola, sono i fedeli di Allah.Ai tempi di Mussolini Benito la Signora Farrell, fu Camerani [ehm, Nick, se scrivi "fu" così pare che è morta. Giusto per la cronaca, eh], sarebbe stata premiata e gli ufficiali militari le avrebbero data il saluto romano per strada. Oggi, invece, fare cinque figli è vista come un crimine contro l’umanità. Così, le dicono «ma come ti permetti?» , e «vergognati», e «i soldi dove li trovi?». Ecc. Per questi parsimoniosi saccenti moralmente superiori, il mondo si soffoca di troppa gente. Non c’è spazio. Non c’è cibo. Non c’è denaro.
C'è da chiedersi che razza di persone frequenti questa "bizzarra coppia anglo romagnola", perché a me non verrebbe mai in mente di dire a una madre di cinque figli "come ti permetti" o "vergognati". Effettivamente mi chiederei qualcosa su come riescano ad arrivare a fine mese, ma me lo terrei per me o al massimo ne parlerei con le amiche davanti a una birra. E comunque sarei troppo impegnata a chiedermi come possa una persona sana di mente stare con uno così. 
In Italia, come in Occidente, ha trionfato un’alleanza satanica (lo dico da agnostico) contro la vita e pro la morte di tutti coloro per cui i bambini sono una rottura di palle troppo costosa e un impedimento disumano al divertimento, di tutti insomma per cui la ragione d’essere dell’Uomo non è fare i figli ma fare lo shopping. Fra i componenti principali di questa alleanza spicca, ovviamente, l’armata intera di derivati tossici del comunismo per cui la natura morta è più sacra di quella viva. Ma il popolo si sinistra non ha l’esclusivo [sic].
Ora, lasciamo stare la sintassi perché non ne potremmo uscire: alleanza satanica? Derivati tossici del comunismo?
Ma davvero questo è un giornalista? Insomma, cos'ho io meno di lui? Perché nessuno mi vuole pagare per scrivere stronzate? Ne scrivo a pacchi, pagatemi! Se non avessi dei principi manderei a Libero il mio curriculum.
Secondo questi appassionati della vita sterilizzata, la legge cinese che permette un figlio unico è un bel passo avanti ma non basta. Per salvare il pianeta dall’inquinamento umano, ci vorrebbe anche una legge sovranazionale gestita dalla Corte dei Diritti Umani che proibisca completamente tutta questa «produzione irrazionale» di figli e che prevede come sanzione la pulizia umana cioè: lo sterminio di massa dei colpevoli e dei figli da loro prodotti. Sì, ok, c’è troppa gente in giro (specialmente di sinistra!). All’epoca di Gesù Cristo la popolazione globale era, si stima, circa 35 milioni. Nel 1800, era 1 miliardo. Nel 1940, era 2,5 miliardi. Entro il 2050, secondo l’Onu, sarà 9,5 miliardi. Ma il problema della sovrappopolazione esiste (se esiste) in Oriente ed in Africa, non in Occidente. E sicuramente non in Italia.
Vita sterilizzata, pulizia umana, sterminio di massa, Gesù... io sono terrorizzata dal mondo che immagina quest'uomo, io non riuscirò a dormire pensando alla Corte dei Diritti Umani che vuole proibirmi di figliare o uccidere me e la mia prole.
Prosegue il suo delirio con gli immancabili numeri sulle pensioni, su deliri sulla colpevolezza sua e della Carla nell'ostinarsi a fare figli e non riesce ad evitare una nota razzista che non c'entra niente e conclude donandoci una rara perla sulla vita umana, "maledetta ma meravigliosa":
 Certo, essendo «colpevole» con la Carla del reato di «produrre» cinque bambini, mi sento preoccupato. Ho paura del mondo e com’è messo, di questa crisi economica, delle tante guerre, e della tanta sofferenza. Ho paura della debole mentalità dominante in Italia e sì, naturalmente, di musulmani e cinesi. E ho paura di me stesso e com’è sono messo. Ho 53 anni e quando la gente vede la Carla in giro con me e i nostri figli chiede: «E lui chi è? Il nonno?» Camperò? Per quanto? Ho paura di un’altra cosa: ma come mi sono permesso di «condannare» cinque bambini innocenti a questa vita, sapendo bene di che cosa si tratta? Nascono, crescono, muoiono. Poi? La Carla è credente. La fede ce l’ha. Io non escludo Dio ma se c’è che c’entra? Ma questa è la vita. Questa cosa maledetta ma meravigliosa. E i bambini non sono una spesa ma una risorsa. Quindi, benvenuto Giovanni Maria Farrell, detto «Fidel», a questo mondo. Evviva l’Italia! Evviva la vita!
Evviva!

Levategli il vino.

“Togliete i libri alledonne: torneranno a far figli” è il titolo di un brillante articolo apparso su quel meraviglioso quotidiano chiamato Libero, a firma di Camillo Langone. 
 Rubo le parole alla mia amica Alessandra per una descrizione rapidissima del Langone: 
‎"Ma Camillo Langone che scrive su Libero l’articolo "Togliete i libri alle donne e torneranno a fare figli" (dibattito sulla natalità) è forse quell'insignificante pennivendolo che ha scritto "La vera religione spiegata alle ragazze" (12 lettere ad altrettante amiche dubbiose per spiegare l’importanza di indossare la croce, di battezzare i bambini, di allestire il presepe…) e poi "Manifesto della destra divina" (“Difendi, conserva, prega!”: una difesa in controtendenza dei doveri contro i diritti, dell’obbedienza e del rispetto contro l’individualismo sfrenato che regola la società odierna.) ? Ah ecco."
In effetti del Langone ricordo uno sproloquio sull’irresistibilità del “camerata”, che forse è stato da spunto per la maglietta di caccapound.

Vabbè, divago.

Insomma, l’articolo pubblicato lo scorso 30 novembre  vuole essere una “provocazione” in un dibattito sulla natalità con Selvaggia Lucarelli.

Leggendo, si trova ciò  che a Roma chiamiamo “’na marea de mmonnezza”: razzismo, xenofobia, sessismo, ovvero i tre grandi classici che stanno andando tanto di moda tra troppi giornalisti (uno per tutti: Massimo Fini, che però è da un po’ che non mi regala una delle sue meraviglie).

Diciamo che già il fatto che uno si descriva come “un sincero xenofobo” è una garanzia su quello che si andrà a leggere.

Comunque, cominciamo.

Culle vuote e barconi pieni sono fenomeni così strettamente legati che perfino un sincero xenofobo come me ha sbuffato, dopo la reazione leghista alla forzatura di Napolitano sulla cittadinanza ai figli degli immigrati. Io sono di destra perché sono realista: le ideologie e le utopie non me le bevo.
No, Camillo, secondo me non ci sei. 
I migranti non vengono qui perché noi italiane non figliamo: vengono perché fuggono da guerra, fame, miseria, morte. 
E se proprio non li vogliamo sul nostro prezioso suolo patrio, dovremmo cominciare a parlare seriamente di cooperazione e aiuti, senza paternalismi e senza continuare a sfruttare fino allo stremo le loro terre e poi lasciare che si ammazzino tra loro mentre noi mandiamo due euro con un sms di solidarietà.
E sì, sono certa che lo ius soli sia sintomo di civiltà, non di “invasione”, come piace tanto dire ai fascisti. 
La mia amica del liceo, M., per esempio, è figlia di un eritreo e di una somala (o il contrario? Non mi ricordo mai). Abitava a Tor Bella Monaca, andava al liceo a Monteverde con i miei amici C. e G. e parlava un romanaccio favoloso, pur essendo nerissima. 
Lei viveva la sua vita con noi, ma visto che non siamo un paese civile, non era Italiana. 
Credo che abbia avuto la cittadinanza da maggiorenne, tra schifezze burocratiche e roba simile. Purtroppo non la vedo da anni, altrimenti potrei chiederle delucidazioni.

Pensare che chi nasce e vive qui sia italiano come i figli di Langone, non è ideologia né utopia. 
È una cosa logica. Ma un “sincero xenofobo” in effetti non può arrivare a tanto.

Da troppo tempo la Lega abbaia ma non morde. Da troppo tempo i politici, di tutti i partiti, mica solo i bossiani, preferiscono i sogni alle statistiche. La natura non tollera vuoti, bisogna metterselo in testa: non è pensabile che una nazione si spopoli senza che alle nazioni vicine venga in mente di ripopolarla. Se in Italia il numero di figli per donna è 1,32, molto sotto la soglia di sostituzione che è poi la soglia dell’estinzione prossima ventura, ci vorrebbe altro che le dichiarazioni di Calderoli, ci vorrebbe un’atomica al giorno per impedire gli arrivi dalla Siria, dall’Egitto, dalla Libia, dove i figli per donna sono più di tre.
Questa cosa dell’atomica ricorda tanto le parole di Bossi e Maroni sullo “sparare ai barconi” e io non ne posso più di sentire certe esternazioni e non vederle mai punite. Insomma, se uno dice a Berlusconi “buffone fatti processare” gli prendono le generalità, ma se un “giornalista” dice di buttare “un’atomica al giorno per impedire gli arrivi” dei migranti allora va tutto bene.

Questo tizio, poi, parla di “figli per donna”, di “sostituzione” ed “estinzione” come se stesse vendendo le mele al mercato.
Non sembra chiedersi nemmeno per un momento -non ancora almeno- perché le donne italiane facciano meno figli che in passato. Una prima piccolissima risposta potrei dargliela: manca il lavoro, mancano i servizi sociali, mancano i soldi per una casa. Cose sulle quali quando hai intenzione di avere un figlio cominci a ragionare con più attenzione.
Ma questo vorrebbe dire mettere in discussione decenni di scellerate scelte politiche e non è per niente facile.
Ed ecco la xenofobia sincera in tutto il suo splendore:
[…] mi capita sempre più spesso di trovarmi completamente circondato da stranieri (alla stazione di Brescia, in viale IV Novembre a Reggio Emilia, sui regionali notturni in partenza da Bologna...) e mi sembra di vivere un incubo. […] bisogna convincere gli italiani a riaccettare il duro lavoro di padri e di madri.
Gli stranieri, Langone, non mordono. Cos’è che ti fa paura? La lingua diversa? La pelle scura? I cibi troppo speziati? Cos’è che ti fa venire gli incubi? 
No, perché il mio incubo è passare a via Napoleone III e sapere che il SindacoDegliAltri ha regalato parte dei miei soldi a gente che si dichiara “fascista del terzo millennio”. 
O vedere che in Parlamento ci sono persone dalle quali i miei mi avrebbero detto di tenermi alla larga.

Questione di punti di vista: tu sei un “sincero xenofobo” che non crede nelle ideologie, io una donna che vive nel mondo e crede ancora che “uguaglianza di diritti e doveri” non sia una parolaccia.

Come? Convertendoli all’islam? Non serve: il paese più prolifico del pianeta è il maomettano Niger (7,68 figli per donna) ma subito dopo, nella classifica della fecondità, si trova la cristiana Uganda. Quindi la religione conta poco o nulla, e a riprova ecco l’Iran, precipitato anch’esso sotto la soglia di sostituzione nonostante veli e ayatollah. Che allora convenga diventare induisti? Macché: in molte zone dell’India ancora all’apparenza prolifica il tasso di fecondità sta crollando. Oppure buddisti? Niente da fare: i thailandesi si vanno estinguendo a ritmi europei. Comunisti? Peggio che andar di notte, a Cuba si fanno meno figli che nella decadente Olanda. Se non è la religione, se non è l’ideologia, qual è il vero fattore fertilizzante?
Questa, lo ammetto, l’ho capita poco. La faccenda del “fattore fertilizzante” tende a sfuggirmi. Forse perché non credo che le donne siano piante da fertilizzare.

Ma ecco che finalmente Langone trova “La Ricetta”:

Io lo so ma l’ho tenuto per la fine dell’articolo perché non avevo fretta di farmi linciare. Ebbene, gli studi più recenti denunciano lo stretto legame tra scolarizzazione femminile e declino demografico. La Harvard Kennedy School of Government ha messo nero su bianco che «le donne con più educazione e più competenze sono più facilmente nubili rispetto a donne che non dispongono di quella educazione e di quelle competenze».
E il ministro conservatore inglese David Willets, ha avuto il coraggio di far notare che «più istruzione superiore femminile» si traduce in «meno famiglie e meno figli». Il vero fattore fertilizzante è, quindi, la bassa scolarizzazione e se vogliamo riaprire qualche reparto maternità bisognerà risolversi a chiudere qualche facoltà.
Così dicono i numeri: non prendetevela con me.
Ecco qui. Bentornati al medioevo!

Tutte a casa! A fare la calzetta, a preparare i lauti pasti per il maschio che torna dal lavoro e porta i soldi a casa. Altro che leggere e studiare! Perdere tempo sui libri non si addice a una madre per bene.

Non lo sapete forse che scolarizzazione, educazione e cultura portano alla libertà e alla consapevolezza? 
Via quei brutti libri, al rogo! 
Non sia mai che qualche femmina possa cominciare a pensare a quella cosa orrenda che è l’indipendenza! Che nessuno mai più pronunci la parola “emancipazione”!

Eccolo in vero nodo della questione. 
Una donna colta, curiosa del mondo, consapevole di sé e di quello che ha intorno, è una donna libera, una donna che può e vuole scegliere. E questo evidentemente è ancora spiazzante per qualche maschio.

“Provocazione”, la chiama, ma come donna, come donna che legge (pensa, Langone, me l’ha insegnato mio padre!), come donna che vuole leggere ancora e ancora e che spera di poter leggere tantissimo per i figli che avrà, vedo solo un insulto.


Un insulto alle troppe donne cui è ancora negata la scolarizzazione e che quindi sono schiave, alle migranti che fuggono da miseria e guerra, alle donne di cultura, che in questo paese nel 2011 ancora fanno fatica a vedersi valorizzate.
È un insulto a tutte noi. 
Ed è un insulto a tutti quegli Uomini che Langone non nomina mai e che ci stanno accanto mentre leggiamo ogni giorno, che ci insegnano le parole scrivendole su grossi fogli bianchi, che ci spronano a migliorarci ogni giorno perché sanno che miglioreremo insieme alla faccia di xenofobi più o meno sinceri e di beceri sessisti.


E mentre Langone starà pensando a quanto sarebbe bello un mondo di donne analfabete, io mi godo la pausa pranzo.