mercoledì 24 agosto 2011

Attenzione.


Leggo di sfuggita un post su Facebook a firma Lettera Viola: "Grazie Berlusconi, TG1 si inventa la traduzione del ribelle libico, ma viene sgamato", con il video in questione, in cui si vede un uomo che bacia una bandiera USA e ringrazia Obama e Sarkozy. Il nome "Berlusconi", in effetti non c'è.

TG1

Ovviamente tutti ci incazziamo e cominciamo a postarlo a nostra volta.

Poi vado su Repubblica, che linka la replica del
TG1 e purtroppo sono costretta a fare mea culpa: nel video integrale quel nome c'è eccome ("Perluskani", ma si capisce di chi parla).

Non ho verificato. Mi sono fermata a quello che mi hanno fatto vedere. Ho fatto quello che di solito critico negli altri.

Ecco, questo non deve succedere perché mentre io e Arianna ci scriviamo mille commenti e io intaso le bacheche altrui col video originale, Minzolini gode come un riccio, perché la prossima volta che diremo quanto è servo e falso, lui avrà in mano qualcosa di reale per dirci che siamo in malafede, mossi dall'odio e bla bla bla.

Anche Lettera Viola aggiusta il tiro e ora l'articolo ha un punto interrogativo che prima era assente, ma questo deve servirci da lezione.

E' nostro dovere attaccare i servi e i loro padroni, ma nel farlo, dobbiamo essere certi di essere assolutamente inattaccabili.

Ah, comunque il TG1 è feccia.

Piccoli assassini crescono


Giorni fa un ragazzino di dodici anni ha sfregiato la fidanzatina di undici colpevole di averlo lasciato (qui la notizia).



Non possiamo non chiederci in quale ambiente stia crescendo quel ragazzino.


Non voglio insinuare che abbia imparato da suo padre a picchiare le donne, ma è evidente che da qualcuno ha imparato che una donna non può scegliere di lasciarti.

Una donna non può decidere della sua vita.
Una donna che decide di scegliere può essere picchiata, sfregiata, stuprata, uccisa.

Le
cronache sono piene di notizie come queste, anche se di solito riguardano degli adulti.
Di solito perché ormai non è raro leggere di ragazzini che stuprano loro coetanee, magari in branco, magari fino ad ammazzarle.

E i media lo chiamano delitto passionale, dramma della gelosia, raptus, esasperazione.



Si cerca una giustificazione: lei lo aveva lasciato, lei lo tradiva, lei lo soffocava, lei voleva andare via, lei pretendeva troppo.
Lei, lei, lei.
Lei viene picchiata, sfregiata, stuprata e uccisa perché lei voleva qualcosa.



E si minimizza, si nasconde, si cercano alibi, si urla al mostro.


Ma i mostri siete voi, che non vedete niente di male se un catalogo di biancheria intima ti dice che "il mio corpo è la tua casa", se una crema per il viso per uomini insegna che "l'importante è buttarla dentro", se un giornale di moda sfrutta fino alla pornografia il corpo delle bambine.

Se un dodicenne pensa che la risposta alla ragazzina che lo lascia possa essere un viso sfregiato, allora forse è il caso di levarsi i paraocchi e di capire che c'è bisogno di un altro tipo di educazione, di un nuovo tipo di comunicazione.

martedì 23 agosto 2011

Ave Mary è un boh.


Non sapendo io scrivere recensioni, vi rimando a quella di Alessandra Pigliaru, che invece lo sa fare benissimo)


Ho appena finito di leggere "Ave Mary", di Michela Murgia.

Se qualcuno mi chiedesse a bruciapelo se mi è piaciuto, la mia risposta sarebbe "boh".
Non può essere un pieno "no", perché ho assaporato ogni parola sulla rimozione della morte della donna -cosa su cui non mi era mai capitato di riflettere, ma che una volta intuita non ho potuto fare a meno di vedere ovunque-, ma ancora meno può essere un "sì", perché la mia sensazione è che il libro sia un'introduzione.

Una volta girata l'ultima pagina ho sentito la mancanza di qualcosa.
La sensazione per me è quella di un non finito.
L'ultimo capitolo, Finché morte non vi separi, per me non è conclusivo.
Ha lanciato una specie di bomba, ma poi l'ha lasciata lì, senza trarne alcuna conseguenza.
In questo finale per me troppo brusco, ho visto una specie di "paura di dire". Come se non fosse stata capace di mettere un bel punto. Insomma, non puoi dirmi che col matrimonio la Chiesa cattolica mi vuole schiava e non andare oltre.

Che poi non è nemmeno quello: io non ho più bisogno di sentirmi dire "ci vogliono schiave, ma possiamo liberarci", perché io sono già libera, perché -come mi ha scritto Alessandra- noi, per dire, siamo già libere e liberate e partiamo da noi.

O magari sono solo un po' delusa, perché forse, come ha commentato un'amica,"io con le sue conoscenze ci sarei andata giù pesante, ma forse non è né nel suo stile né nel suo interesse".

E va benissimo così, sia chiaro. Sono solo un po' delusa.

 

lunedì 22 agosto 2011

Rivoluzione si, ma occhio alla vetrina.


Trovo molto divertente leggere i focosi e continui appelli alla rivolta su faccialibro.
Soprattutto quando vengono dalle stesse persone che si indignano per qualche vetrina spaccata durante un corteo.
 "Eh, quelli sono dei barbari, signora mia! Ah, il pugno di ferro ci vuole per quei criminali!"

Me li immagino, quelli che implorano di fare "come la Libia" o "come a Londra" quando arriveranno le bombe della Nato, quando ci saranno rappresaglie e arresti, quando non si potrà più andare a fare shopping, quando ci sarà il coprifuoco, quando ci saranno i morti ammazzati per le strade.

La cosa più divertente è che i più fomentati sembrano essere quelli che fino a ieri hanno votato gentaccia come Berlusconi "per protesta contro la sinistra", quelli che mi dicono che continuando a parlare male del piddì si rende Berlusconi sempre più forte ed è colpa di quei ragazzi che sfasciano le vetrine o tirano i sassi alla polizia, che è quindi costretta a rispondere con lacrimogeni e manganelli, se poi la gente non va più in piazza a protestare e non ascolta le ragioni  dei movimenti e Berlusconi vince sempre le elezioni.

Ma forse questa è solo un'altra caratteristica del Popolo Italiano, lo stesso che improvvisamente -su facebook-  si rende conto che il Vaticano non paga l'Ici e manco le bollette, come se fosse la novità dell'anno.

E mi chiedo se davvero le elezioni anticipate siano una strada da percorrere: non mi fido poi così tanto dei miei conterranei.

venerdì 19 agosto 2011

Di tagli e statue.


La meravigliosa manovra del governo contro la crisi peserà soprattutto su di noi.

E per "noi" intendo i lavoratori dipendenti, quelli che le tasse le pagano sempre tutte, perché lo Stato se le prende direttamente dalla busta paga e perché c'è qualcun altro che invece non le paga, nonostante le pubblicità progresso di un governo che "combatte" l'evasione a suon di condoni. E soprattutto perché è giusto così e in un mondo ideale ognuno pagherebbe secondo quanto ha e quanto può e non in base a quanto rubano gli altri.

La pagheranno i lavoratori tutti, che si vedono davanti lo spettro della "Facilità di licenziare", come la chiama Tremonti. La morte, di fatto. Perché senza lavoro non ci sono soldi e senza i soldi non si mangia e senza mangiare non si campa e perché lavorare è un diritto sancito dalla nostra Costituzione: L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro.

La pagheremo noi donne, che ci vedremo alzare l'età pensionabile senza alcuna "controparte", che consisterebbe in quel minimo di servizi che uno stato civile dovrebbe garantire a tutti.
Andremo in pensione più tardi e dovremo comunque continuare a badare alla prole, agli anziani, alla casa e via discorrendo. Certo, gli uomini devono fare, e in molti fanno, la loro parte, ma diciamo che in Italia certe cose continuano ad essere considerate cose di donne, come ci ha ampiamente insegnato il caso delle lavoratrici
MaVib

La pagheremo noi giovani (sì, fanculo, ho superato i trenta, ma sono ggiovane lo stesso), che non vedremo mai la pensione, che continueremo ad affogare nel precariato e nel lavoro nero.
Qualcuno se ne andrà altrove, altri, come me, resteranno qui, mettendo da parte i sogni di gloria per un lavoro che possa permettere una vita decente e che però non era quello che sognavi, quello per cui hai studiato.

La pagheranno le famiglie, che si vedranno tagliare le mense negli asili e i ragazzi con handicap, cui si continuano a togliere le ore di sostegno nelle scuole pubbliche.
Già adesso un municipio romano fa sapere che "entro metà ottobre il municipio X non potrà più far fronte al sostegno per i bambini disabili della scuola dell'obbligo, così come di assicurare i pasti ai bambini dei nidi del territorio: in pratica, 287 alunni e alunne con handicap lasciati a se stessi e mille piccini dei nidi digiuni "

A Roma si parla di "paralisi dei servizi sociali".

"Chiusi alcuni centri anziani diurni. Bloccato il servizio di trasporto a chiamata per i disabili e lo scuolabus a piedi per i più piccoli. Stop ai centri estivi per i bambini come alle gite per gli over 70." (da
Repubblica on line)

Dove andranno quei vecchi? E i bambini? Non tutti possono permettersi tate e badanti.

Quindi ecco già le prime vittime: le madri di quei bambini, le figlie di quei vecchi.
E non raccontiamoci balle: quanti uomini conoscete che hanno lasciato il lavoro per dedicarsi alla famiglia? Ben pochi.
Tante, troppe sono invece le donne che lasciano il lavoro per restare in casa.
Sia chiaro, non contesto la scelta di farlo, io contesto che sia sempre una scelta.
Siamo talmente intrisi di una cultura che vede nel maschio quello che "porta il pane in tavola" che nemmeno riusciamo ad immaginare il contrario.
Insomma, invece di pagare una baby sitter o una badante è molto meglio risparmiare restando a casa, no?
Una bella mossa per lo stato e per le aziende: lo stato non dovrà spendere soldi per i servizi sociali e un'azienda non dovrà farsi carico, magari, di una maternità o di un part time.

E mentre qui si continua a parlare di servizi essenziali che scompaiono, mentre la sanità sta andando a rotoli, il lavoro manca e la scuola è continuamente sotto attacco, quelli che stanno in Campidoglio, tanto al governo quanto all'opposizione, litigano su cosa fare dell'orrida
statua del papa.
Come se Roma non avesse altre priorità.
Come se non fossimo abbastanza nella merda per cominciare a cercare un modo per uscirne, che magari non preveda l'abolizione del 25 aprile, del 1 maggio e del 2 giugno, la facoltà di cacciare i lavoratori a calci in culo da un giorno all'altro e di chiudere in casa le donne.

martedì 9 agosto 2011

Come ti chiami?


Visto che il mio Anonimo mi ha (elegantemente, tocca dargliene atto) dato dell'imbecille perché credo che l'omosessualità non sia una malattia da curare, mi sa che dovrei spiegare l'origine del nick.

Allora, io in realtà per gli amici sono Lola.
Nel vecchio blog il nick era facilmente riconoscibile, ma quando ho dovuto chiuderlo, ho optato per l'anonimato totale.
Mi serviva un nome scemo e non riconducibile alla mia persona.

Da poco mio padre mi aveva regalato il portatile, che avevo chiamato Arguzio.
"Arguzio" e "Arguzia" sono i nomi che di solito uso per nominare gli oggetti tecnologici o le persone un po' torde, quelle che fanno battute di spirito imbecilli e roba simile. Diciamo che se poteste sentirmi pronunciare il nome la faccenda risulterebbe più comprensibile.
Comunque, visto che scrivevo su Arguzio, pc (allora) nuovo e troppo tecnologico per me, ho deciso di prendere in prestito il suo nome.

Certo, sapevo già allora che nella lingua italiana il termine ha ben altro significato, ma sul momento non me ne sono curata. Diciamo che l'ironia sottesa mi pareva piuttosto chiara. In effetti dovrei smetterla di dare le cose per scontate.

Solo oggi e grazie all'Anonimo ho capito che al contrario il tutto è parecchio fraintendibile e potrei sembrare una che si sente un gran genio.
Per carità, nulla di più lontano da me!

"E' strano che ti fai chiamare Arguzia, in un certo senso inganni, a un primo impatto potresti sembrare una persona intelligente!
Poi moderi il nick, mostrando nella foto dove ce l'hai l'arguzia.
Pregherò affinchè ti converta e ritrovi il senno, pecorella smarrita.
"

Cacchio, io non volevo ingannare nessuno! E poi la faccenda dei pedalini a righe e delle ciabattone rosa di ciniglia è un puro caso: sono una maniaca dei pedalini e ho sempre i piedi freddi e quelle ciabattone rosa mi hanno risolto l'inverno.

Che macello.
Meno male che l'Anonimo prega per me.
Amen.