mercoledì 22 settembre 2010

Amoooore! TROIA!



13.08, Roma, via Foligno.

Una trentunenne passeggia decisa a godersi la sua meritatissima pausa pranzo. Nulla di che: un pezzo di pizza, sigaretta, caffè, sigaretta.
In cuffia, una delle sue
canzoni preferite.

Clacson.
Un tizio palesemente strafatto in motorino le urla qualcosa, brandendo una lattina di Fanta.

Via le cuffie, giusto per capire che dice.

E via le solite cose: amore, quanto sei bella, dove vai tutta sola, ti amo.
Lei lo guarda con aria truce e gli dice "lascia perdere".
Ma lui non demorde.
Si ferma qualche metro più avanti.
"Amore bla bla bla vieni qua bla bla bla parlevùfransè? bla bla ti amo bla bla".
Lei è parecchio infastidita, ma siamo in pieno giorno e c'è altra gente che cammina.

Di nuovo gli dice di farla finita.
Di nuovo lui urla, ma stavolta passa alla fase b del repertorio: "troia, puttana, che vuoi (io?) bla bla bla" e accosta.
Di nuovo lo sguardo truce di lei, che ancora una volta gli dice di levarsi di torno.
Tra insulti, bestemmie e qualche frase sconnessa sulla sua terza media, il tizio si allontana, ma di certo all'angolo avrà trovato un'altra ragazzetta cui dichiarare amore per poi darle della troia.

Ovviamente nessuno dei passanti che guardavano sconvolti la scena ha nemmeno per un secondo pensato di avvicinarsi alla ragazza o di dire due parole al tizio.



Guardatevi 'sti video che meritano.



[vimeo http://www.vimeo.com/12971188 w=400&h=225]


One Step Too Far - Advert from SmokingGunPR on Vimeo.






 






[vimeo 12971123 w=400 h=320]

One Step Too Fa

martedì 21 settembre 2010

Salviamo i consultori


Salviamo i Consultori
Io non so quale strana concezione del Consultorio abbia la signora Tarzia.
Certo leggendo la sua
biografia qualche idea posso farmela: è tra i fondatori del Movimento per la Vita e già questo è un bel biglietto da visita.

Ad Olimpia vorrei dire che il Consultorio non è una fabbrica di aborti né un distributore di pillole e profilattici.
Al Consultorio ci si va per tanti motivi.

Innanzi tutto lì dentro non ci sono chirurghi pazzi che vogliono interrompere un paio di gravidanze al giorno per passare il tempo. Ci sono i medici, gli assistenti sanitari, gli psicologi, gli infermieri, i pediatri, i ginecologi gli assistenti sociali.
Nel mio c'è anche un gatto che gira nel cortile del palazzo e quando sono in attesa ci facciamo compagnia. Sono fortunatissima.

Io ci vado ormai da un sacco di anni.
Mi ci faccio visitare, visto che è gratis e che c'è personale qualificato.
Ci vado per i controlli periodici e per quelli straordinari, dato che uno dei compiti principali (se non quello fondamentale) dei Consultori è quello di promuovere la salute della donna.
E dentro ci ho visto mamme con prole, donne incinte, signore anziane, ragazzette, giovani donne, coppie.
Gente che stava andando dal medico, non a pianificare un olocausto, per dire.

Al Consultorio ti parlano di sessualità consapevole, di maternità (e di paternità) responsabile, ti seguono quando sei incinta e dopo che hai partorito e se per qualsiasi motivo vuoi ricorrere all'IVG ti danno tutte le informazioni e il supporto necessario, che non finisce con l'aborto, ma va oltre, perché con buona pace di gente come la Tarzia, l'aborto è una cosa seria e non credo ci siano donne che lo fanno a cuor leggero.

Comunque tutte queste cose le dicono molto meglio loro:
http://consultaconsultoriroma.blogspot.com/

E visto che io domani devo andarci, mi sono stampata la petizione e faccio volantinaggio selvaggio.
E se non avete firmato, fatelo
QUI

giovedì 16 settembre 2010

Mi fai schifo.



Marchionne è l'esempio dell'arroganza dei padroni,
Marchionne disprezza quegli stessi lavoratori che gli permettono di vivere come vive. Perché caro il mio Marchionne, la tua stronza azieda è nata e cresciuta sulle schiene di chi ha vissuto alla catena di montaggio.
Tu mi fai schifo, Marchionne.
Mi fa schifo un flaccido ricco che chiede agli OPERAI se sarebbero disposti a fare la sua vita, perché
lui poverino manco va in ferie.
"... io vorrei sapere quante di queste persone sono disposte a fare questa vita qui. Domandi quando è l'ultima volta che sono andato in ferie e poi ne parliamo"
Brutta merda, prova te ad arrivare a fine mese con mille stronzi euro, un mutuo, le bollette e i figli da sfamare, vestire e mandare a scuola.

Tu mi fai schifo.
Mi fanno schifo quelli come te.
E mi fa schifo chiunque sentendo le tue parole non pensi di te tutto il male possibile.

Assorbenti e tette


Che le pubblicità degli assorbenti non siano un granché è sotto gli occhi di tutti.
Prima c'era quella che si buttava dall'aereo, poi le ragazzine che giocano a pallavolo, quindi l'oca che restaura i busti del Pincio o l'aspirante dj che fa la ruota anche se ha "le sue cose".
Ora vanno di moda quelle tecnologiche, che ti fanno vedere materiali innovativi che manco la Nasa per proteggerti "in quei giorni lì".

Ma a qualcuno è venuta l'idea più geniale di tutte: un concorso.
Tipo quando eri bambino e raccoglievi i punti del Mulino per avere la mitica
radio del piccolo mugnaio bianco.

Solo che gli assorbenti li usano le donne, che della radiosveglia non se ne fanno niente e poi ormai c'è la tivvù per le notizie e certe volte la radio gracchia e ti viene l'urto di nervi.

Cosa mettere in palio allora, si devono essere chiesti quelli della "
Sweet Wipes Srl"?

Una pirofila? Un servizio di posate? Tazze da caffè decorate a mano? Una batteria di pentole?
Nah, roba già vista, troppo inflazionata.
E nemmeno zaini e borse, quelli si prendono addirittura coi punti del latte, che squallore.

Tocca inventarsi qualcosa di nuovo, di bello, qualcosa che tutti vogliono.
Ed ecco l'idea vincente:
tette&culo!


concorso


In fondo quale donna mai non sarebbe disposta a collezionare tre misere prove d'acquisto per tentare il colpaccio?


Con solo TRE codici a barre la tua vita cambierà, amica!
Parteciperai all'estrazione di un buono spesa del valore di
*€ 6.000,00 (seimila euro) per far eseguire uno o più interventi di chirurgia estetica per migliorare il tuo look. Scegli tutto tu: equipe medica; struttura e parti del corpo da rimodellare.


Se decidi di non eseguire l'intervento o di spendere meno di
*€ 6.000,00 (seimila euro), puoi convertire l'importo intero o il rimanente in gettoni oro.


E se questa volta non hai vinto, non temere: il concorso si ripeterà ogni anno, che lo sappiamo tutti che due belle tette e un culo bello sodo non passano mai di moda.

martedì 14 settembre 2010

La società va a rotoli per colpa di mamma.



[Premessa: io di genitori separati non so nulla: i miei stanno ancora insieme dopo trentacinque anni e io  non sono né madre, né moglie. Quindi non mi metto a parlare della condizione dei padri separati.
Non so nulla nemmeno di padri violenti, visto che il mio non ha mai alzato le mani su mia madre e me.
]

La storia del portiere del Brescia che dopo la partita saluta i bambini che l'ex moglie non gli permetterebbe di vedere, sta riempiendo le pagine dei giornali e ne parlano un po' tutti.
Io non so perché abbiano divorziato né tantomeno so perché lei gli impedirebbe di stare coi figli, quindi sospendo il giudizio e passo oltre.

Ne parla profusamente anche tale Stefano Zecchi su "Il Giornale" (tra l'altro gli articoli sono due, praticamente identici.
uno e due), rendendo la vicenda di Sereni l'emblema della nostra società matriarcale.

L'idea di fondo di Zecchi (professore di Estetica all'Università di Milano ed ex assessore alla cultura, come mi fa sapere wikipedia) è che in Italia il potere sia tutto delle madri e che i poveri padri non sono altro che vittime di una giustizia mammocentrica e misandrica.
Dice che nel 95% dei casi di separazione i figli vengono affidati alla madre, figura ipertutelata e che questo va "a tutto danno del padre".
Parla di gente (amici suoi) ridotta sul lastrico per mantenere moglie e figli. Moglie che peraltro si "vendica" trovando mille cavilli per impedire al padre di vedere i propri figli.
Immagino che in qualche caso questo possa accadere: la stronzaggine non ha sesso, quindi credo che esistano donne stronze, così come esistono uomini stronzi.
Ma Zecchi sembra presentare il tutto come la sola realtà post-divorzio e trovo la cosa francamente nauseante.

L’articolo, poi, è zeppo dei soliti luoghi comuni tanto cari agli “intellettuali di destra”, roba alla Massimo Fini e Nicholas Farrel, per intenderci.

Nelle cause di separazione, dice, la madre è vista come la vera educatrice, mentre al padre è lasciato un ruolo subalterno: "[...] il padre non è rile­vante come la madre nell’educazione dei figli. La con­seguenza è sotto gli occhi di tutti: abbiamo una società mammocentrica, e i figli cre­scono totalmente mammiz­zati. Ma il dramma non si re­stringe alla condizione dei se­parati: nelle famiglie norma­li, il padre non esiste come fi­gura di responsabilità, di or­dine, di autorevolezza. I pa­dri sono stati rottamati. An­che per colpa loro, ma innan­­zitutto delle madri. La donna oggi non è più la casalinga di un tempo: lavora, spesso ha ruoli di responsabilità pub­blica e finisce per portare la sua autorità in famiglia, sot­traendola ( anche in buona fe­de) al padre che, talvolta, tro­va vilmente nella condizione di potere della donna l’alibi per infischiarsene dell’edu­cazione dei figli, oppure si rassegna a vivere la frustra­zione della sua emarginazio­ne."

Ecco a voi il colpevole. Ed è sempre lei, la donna. Questo strano essere che sanguina e non muore, questa cosa che fa nascere e nutre facendo uscire un misterioso liquido dal suo stesso corpo, da quelle protuberanze che ha sul davanti.

Ah, tu, Donna, adoratrice del demonio, strega! Che vai a lavorare e magari fai anche un lavoro che ti piace e che ti da delle "responsabilità", è tua la colpa!
Hai lasciato la cucina e il ricamo e ora pretendi di portare la tua zozza autorità in famiglia, sottraendola al maschio dominante!
Non lo sai che il tuo ruolo è stato definito dagli uomini tanti e tanti anni fa? O credi  forse che il vecchio adagio "donna schiava zitta e chiava" sia solo una battuta divertente?
Torna alle tue cose e lascia che sia il Maschio ad occuparsi di potere e lavoro.
È lui che porta i pantaloni in casa! E soprattutto è solo lui che deve portarli.

Per colpa tua, cara la mia donna emancipata, "questi ragazzi cresco­no insicuri, fragili, imbozzo­lati nell’interiorità protettiva della madre, privi di quel senso di realtà, del coraggio, del dovere di cui il padre è il vero artefice educativo".

Tu li infrocisci, donna!
Tu, cara mia, al massimo puoi insegnare a lavarsi le mani prima dei pasti, anche se a dire il vero questa è una cosa da femminucce. Forse puoi insegnare ad abbottonarsi la camicia, ma niente di più.
Le cose serie le insegnano i maschi.
Cosa ne sai tu del senso di realtà, del coraggio e del dovere?
Cosa pretendi di insegnare ai figli? Come osi pensare di poter educare delle creature?
Forse puoi educare una figlia femmina, puoi insegnarle la sottomissione, il silenzio, la paura. Puoi insegnarle come essere una buona moglie remissiva, come essere una madre amorevole. Certo non puoi insegnare il coraggio, il rispetto, il valore. Sono cose da maschi, queste.

Dobbiamo renderci conto, signori miei, che la situazione è talmente tragica che “perfino dal punto di vi­sta linguistico il mammocen­trismo è dominante. Si è riu­sciti a battezzare l’asilo con il nome di scuola materna! Ho dovuto, a suo tempo, suppli­care il ministro dell’Istruzio­ne Letizia Moratti perché cambiasse il nome in scuola dell’infanzia [non avere niente da fare nella vita deve essere bellissimo]. E tuttavia, co­me credete che venga chia­mato ancora oggi l’asilo? Ov­vio: scuola materna.”

Quindi, care le mie signore, tornate al vostro posto e abbassate le penne.
Tornate a fare come le vostre nonne e le loro madri prima: succubi, silenziose, umili.
Solo così il mondo si salverà.
E da domani i bambini andranno solo all' asilO, che è sostantivo maschile.
Amen.


 

sabato 11 settembre 2010

Senza parole.


[youtube http://www.youtube.com/watch?v=CxUk9HjWAZE&fs=1&hl=it_IT]

venerdì 10 settembre 2010

Trecentomila Euro



Leggo che il Ministero della Pubblica Istruzione, quello che  dice che purtroppo per i precari non si può fare niente, ha deciso di dare trecentomila euro (300.000 €) per imparare il milanese.

Trecentomila euro rubati alla scuola pubblica.
Trecentomila euro che avrebbero potuto essere spesi per comprare banchi e sedie laddove mancano.
Trecentomila euro che sarebbero potuti servire per mettere in sicurezza le scuole.
Trecentomila euro che si sarebbero potuti usare per le mense, per le ore di sostegno, per gli scuola bus.
 
Trecentomila euro di tutti noi che serviranno per comprare qualche parlamentare in più.