venerdì 10 settembre 2010

Di fischi, fumogeni e servi dei servi.


Ok.
C'ho pensato.
Appena ho letto della contestazione a Bonanni la sola cosa che m'è venuta in mente è stata "GODO!".
Poi però mi sono sentita troppo superficiale e ho pensato ancora.

Ecco il frutto dei miei faticosissimi pensieri.

Bonanni è un sindacalista.
Io sapevo che il sindacalista è uno che sta in un sindacato e che il sindacato è quella cosa che tutela i lavoratori. Me l'ha detto Papà e mi ha pure spiegato come dovrebbe funzionare tutta la faccenda.

Per esempio:
Padron M. decide che io devo stare alla catena di montaggio per dodici ore, non posso scioperare, non mi posso ammalare, non posso avere gli straordinari pagati e se a Padron M. gli gira il culo me ne posso anche andare a casa e cercarmi un altro lavoro, che tanto lui se vuole sposta tutta la baracca in Romania e tanti cari saluti.

Ecco, se succede questo io vado da Sindacalista e gli chiedo come sia mai possibile che i miei diritti vengano buttati nel cesso dopo anni di lotte, gli dico che io c'ho famiglia e poi anche se non ce l'avessi non cambierebbe niente, perché la dignità del lavoratore bla bla bla.
A quel punto Sindacalista mi interrompe, con una luce strana negli occhi e mi sorride con un sorriso che mammamia, mo' si che sono cazzi acidi per tutti, e va da Padron M. e gli dice che noi non siamo schiavi e quindi è molto meglio che la smette con le sue stronze provocazioni, perché noi gli blocchiamo la fabbrica, noi protestiamo, noi non ci lasciamo intimidire!

Ma Sindacalista non si ferma qui, non è che fa le cose solo nel suo orticello. No!
Sindacalista si batte perché vengano rispettati i diritti e la dignità di tutti i lavoratori, anche quelli che magari lui non ha mai visto e stanno in un'altra città o perfino in un'altra regione, perché non importa chi sei e dove stai: il lavoro è un diritto di tutti e nessun Padron M. del cavolo può calpestarci, nessuno può renderci schiavi.

Quindi se capita che il capo di un governo -che qui chiameremo RicconeCollusoCorrottoCorruttore- decide che per non toccare gli interessi (e soprattutto i soldi) dei ricchi, conviene metterlo sempre in quel posto lì a chi lavora, allora Sindacalista non ci sta, lo affronta a muso duro e gli dice: no, mio caro, così non va. Mo' ci sediamo e ne parliamo, ma su questo, questo e quest'altro io non transigo. Quindi abbassa la cresta, caro il mio padrone, perché sennò non blocchiamo solo la fabbrica, noi blocchiamo il paese!

Che poi Sindacalista non è mica solo in questa lotta con RicconeCollusoCorrottoCorruttore o con Padron M.. Di solito sono almeno tre e allora uno potrebbe pensare che Tre è più di Uno e allora cari i miei sfruttatori tutti non avete speranza, non potete fare di noi quello che volete: dovrete rispettare le Regole.

Solo che certe volte capita che gli altri Sindacalista -che per comodità chiamerò Servo1 e Servo2- vendono i loro Lavoratori a Padron M. e a quelli come lui in cambio di non so bene cosa.
E allora noi che lavoriamo cominciamo a non capire più quello che succede.
Ma come, ci chiediamo un po’ tutti, io ti pago, Servo1 e il mio compagno di stanza paga te, Servo2, per difendere i nostri diritti e tu ci vendi allo sfruttatore?
Ma non è questo il tuo lavoro!
Tu devi aiutare noi, non i padroni!
Tu devi tutelare la nostra sicurezza, la nostra dignità, i nostri diritti e invece tu ci vendi al Padrone?

Ecco, secondo me più o meno è così. E mi sa pure che quando Servo1 e Servo2 svendono i Lavoratori, allora a quel punto i Lavoratori un po' si incazzano.
E se uno si incazza poi contesta.

Se sei sposata la devi dare.



Un paio di mesi fa la Cassazione ci aveva fatto sapere che se tuo marito ti picchia, ma tu sei una donna forte, allora non è reato. In quell'occasione venne assolto un tizio che picchiava la moglie perché lei ''non era per nulla intimorita'' dal comportamento del coniuge ma solo ''scossa, esasperata, molto carica emotivamente''.

Ieri un'altra grande scoperta per tutte noi: se tuo marito vuole fare sesso quando a te non va e ti abbassa le mutande non è violenza:
Nei confronti del proprio partner c'è una maggiore tolleranza rispetto ad atti, anche audaci, che non sarebbero invece tollerati da parte di estranei (
qui l'articolo)
Tra estranei si presume che ci sia dissenso rispetto ad una avance improvvisa, a meno che l'altra parte esprima il proprio consenso. In una coppia si presume l'esatto contrario: il consenso all'atto repentino è presunto, sempre che non venga espresso il dissenso. L'importante è non approfittarne.

Uhm... quindi se io dico di NO il mio uomo presumendo il consenso potrebbe strapparmi le mutande dicendo che  il mio "no" non gli era sembrato abbastanza convinto? "Dai, lo so che lo vuoi anche tu, lo so che ti piace" è una delle frasi più usate nei film all'inizio di una violenza sessuale. E' molto diverso da questa "presunzione di consenso"?
E poi che cosa sarebbe questo "consenso all'atto repentino"?
Mica siamo delle bambole gonfiabili pronte all'uso in ogni momento della giornata.
E cosa vorrebbe dire "l'importante è  non approfittare"? Che ci si deve fermare allo strappamento delle mutande, tirare giù qualche bestemmia, magari due schiaffi e chiudersi in bagno a farsi una pippa per restare nei limiti della legalità?
E se lui non si ferma?
A quel punto è "finalmente" violenza sessuale o visto che c'è una fede al dito si può fare?



giovedì 9 settembre 2010

E 'fanculo pure Greenpeace!



Che poi una pensa che un certo tipo di comunicazione faccia parte del "bagaglio culturale" altrui.
C'è una parte di te che dice che non è possibile che chi ti è vicino per idee politiche o sociali possa ridursi a far spogliare una donna per lanciare un messaggio.
E' come quando conosci qualcuno che ti piace e proprio non ti passa nemmeno per l'anticamera del cervello che possa aver votato Berlusconi alle ultime elezioni.

E invece la vita bastarda, agra e maiala non cessa mai di stupirti.

Quindi anche Greenpeace non sa fare di meglio che far
spogliare una donna per parlare di foreste, disboscamenti e non so cos'altro.
E non lo so davvero, perché vedere una fica pelosissima in un video sinceramente non mi fa pensare a nulla.
O meglio, mi fa pensare che ormai siamo arrivati al massimo dello schifo.
E non certo perché io abbia dei problemi col nudo, anzi.

La domanda è -di nuovo- la solita: possibile che nessuno si sappia smarcare da questo tipo di comunicazione?
Davvero solo la fica è capace di lanciare messaggi?

Io veramente non ne posso più.

Quindi fanculo pure Greenpeace.


Ah, c'è anche la versione in maschile, ma non è tra i primi risultati digitando "Greenpeace save our forest" su youtube. Ma forse è solo un caso.

martedì 7 settembre 2010

Di tette e libri.



Copio e incollo la risposta di Vespa, presa dal sito di Gad Lerner, perché mi pare dimostrare tutta la sua pochezza molto meglio di qualsiasi commento.

Caro Direttore,
mettiamoci d’accordo. Una donna brava e intelligente, qualunque lavoro faccia (anche la scrittrice) può essere bella senza pagare pegno?
["pagare pegno"? Definisci "pagare pegno". Vuol dire che se una donna è anche bella tu puoi chiedere al mondo di guardarle le tette? E se una è una fica spaziale che pegno paga? Puoi metterle impunemente le mani addosso?]
Se valorizza con l’abbigliamento la propria avvenenza, le si può rivolgere un complimento garbato?
["come sei carina stasera" è un complimento garbato, che comunque personalmente trovo fuori posto durante una premiazione letteraria. "Inquadrate il suo splendido decolletè" è un invito a guardarle le tette e nient'altro]
E’ quanto ho fatto sabato sera alla Fenice di Venezia con Silvia Avallone, vincitrice del Campiello Opera Prima (‘Acciaio’): ho detto che la ragazza (26 anni) aveva uno splendido decolleté.
[che c'entra l'età? Se ne avesse avuti 16 non glielo avresti detto per non fare la figura dello zozzone?]
Il mio apprezzamento era così inopportuno che la stessa Avallone, confermando di essere una donna intelligente, ha detto al ‘Corriere della Sera’ di non averlo nemmeno notato, osservando che comunque la premiazione avveniva in una ‘atmosfera di levità’ e non eravamo certo in un’aula universitaria. La signorina ha dato una lezione di stile sia alla Murgia che a Lerner, due grillini onorari che non a caso si sono trovati in sintonia a sparlare di un tema che non li toccava. Se vorrà scrivere romanzi anche meno legati a streghe e sortilegi, alla Murgia un po’di humour non guasterebbe.
[A Roma diciamo "stai a rosicà"]
Per quanto riguarda Lerner, i lettori di ‘Repubblica’ che non conoscono la sua grazia, la sua generosità, il suo approccio garbato, la totale assenza di sentimenti vicini all’invidia, si informino in giro. Potranno farsi un libero convincimento su chi – tra noi due – rischi di diventare davvero un “vecchio bavoso”. Al suo libro così ingiustamente bocciato dalla giuria popolare del Campiello, auguro comunque e ( sinceramente) di vendere almeno un terzo del mio più modesto “Donne di cuori”. Traguardo dal quale tuttora è lontano.
[Abbè, che lezione di stile, manco alle elementari]
Grazie e cordialità,
Bruno Vespa


Cordialità anche a te, Bruno.



Ipocrisia portami via.


Come la stragrande maggioranza delle persone che usa internet per informarsi e non solo per farsi le seghe davanti a youporn, per controllare su facebook se Gina e Lino stanno ancora insieme e per coltivare fattorie virtuali, anche io ho visto la foto del bimbo ricoperto di mosche. Che poi sono “bimbi” al plurale, ma non è questo il punto.
Ho ovviamente anche firmato il firmabile contro la barbara lapidazione di Sakineh.

Il massimo dell’ipocrisia.

A noi del Pakistan fino a ieri non ce ne fregava un cazzo. A mala pena sappiamo dov'è e quale sia la sua storia recente. Sappiamo giusto che c'è stato un alluvione e lo abbiamo saputo mentre ci spalmavamo la crema in spiaggia. Come altre centinaia di situazioni tragiche qui e nel terzo mondo.
Non ce ne frega niente del pensionato del piano di sopra che a stento sopravvive con la pensione minima, figuriamoci dei bambini pakistani che muoiono di fame.
Così come non ce ne frega un cazzo dei bambini soldato, delle ragazzine stuprate perché secondo qualche strana credenza fare sesso con una vergine guarisce dall’ AIDS.
Sakineh? Quante donne adesso stanno venendo lapidate? Quante ne hanno lapidate negli ultimi anni? E a noi ce ne frega qualcosa? No. Non finché il loro viso non verrà appeso sulle facciate dei Municipi delle nostre città, finché qualcuno non fonderà un gruppo su facebook e non uscirà un articolo sul giornale.
Fino a quel momento noi nemmeno sappiamo cosa significhi “lapidazione”.

Ecco come siamo fatti noi. Abbiamo bisogno di un’immagine, la più forte e truculenta possibile. Non tanto per “aprire gli occhi” e comprendere meglio il mondo che ci circonda, quanto per poter condividere una foto e qualche frase ad effetto e pulirci la coscienza. Qualche sms per donare un paio di euro e una firmetta sotto la foto di una donna col velo in testa, che se fosse qui, signora mia, sarebbe da rispedire al mittente, che con quel coso mi spaventa le creature.


A noi occidentali di tutto questo in realtà non importa.
Ci puliamo la coscienza con qualche azione di massa, ma sostanzialmente non ce ne frega un cazzo.
Tempo fa avevo voglia di parlare male del governo Berlusconi e sostenevo che un’altra delle cose scandalose è stata la diminuzione fino quasi alla scomparsa dei fondi destinati agli aiuti per il terzo mondo e per la lotta all’AIDS.
Ecco, l’obiezione principale -che mi ha fatto anche chi oggi condivide sconvolto e indignato la foto di Reza-  è stata che già non abbiamo una lira per noi e quindi non possiamo mica dare tutti quei soldi per aiutare gli altri.

E io per prima, che guardo inorridita queste stesse immagini, oggi pomeriggio ho deciso che andrò a fare shopping, con buona pace di Sakineh e del piccolo Reza.

lunedì 6 settembre 2010

Ma che strapalle!



Basta, davvero.

Mi stanno facendo sentire una bacchettona, una che ha paura del sesso, una che si imbarazza nel vedere un corpo nudo.
Pubblicità, programmi televisivi, giornali... tutto è strapieno di tette e culi. Sempre e solo tette e culi.
Per vendere qualsiasi cosa ci sono in mostra tette e culi, con messaggi che di allusivo hanno ben poco.

Non è solo svilente per noi donne, lo è per tutti.
Vuol dire che ormai il solo modo di comunicare riconosciuto dalla società italiana sono le tette e i culi.
Vuol dire che io in quanto femmina sono solo carne da mettere in bella mostra e che tu in quanto maschio sei solo un cerebroleso che sbava davanti a una donna nuda e che ti basta un culo ben fatto per essere indotto a comprare un prodotto e a credere a qualsiasi cosa.

Devi vendere occhiali? Due supertope che ti dicono "noi te la diamo gratis... la montatura!"
Devi vendere un pannello solare? Una gnocca seminuda che ti dice "montami a costo zero".
Hai voglia di un amaro? Ecco lo sguardo ammiccante di una ragazza fichissima che ti invita a "farti il capo".
E via così.

La televisione, poi, è invasa di ragazze seminude che ancheggiano sorridenti e silenziose: loro non possono parlare, la sola cosa che "parla" è il culo perizomatissimo ripreso dalle più disparate angolazioni, ai limiti del porno.

E ormai qua non si salva più niente, nemmeno i
premi letterari, con un Vespa in veste "vecchio bavoso" che deve premiare una giovane scrittrice e invita il pubblico ad osservarne le belle tette.
Non importa se c'è di mezzo un prestigioso premio letterario, se il libro è bello, se lei ha talento.
Lei prima di essere una scrittrice è una portatrice sana di tette, quindi questo è quello che va sottolineato.

“Assegniamo ora il Premio Campiello opera prima a Silvia Avallone, autrice del romanzo ‘Acciaio’, e prego la regia di inquadrare il suo strepitoso decolletè”.

La Avallone dice che era troppo emozionata e manco c'ha fatto caso. Può darsi.
O magari può darsi che ormai l'abitudine a trattare le donne come tette&culo in marcia non stupisca né offenda più nessuno, non lo so.

Prese per il culo.



Il PdL non c’è più
Governare non significa comandare
Lo show con Gheddafi è stato scandaloso.
I tagli alla scuola e alle forze dell’ordine sono gravi.
Il garantismo è un principio sacrosanto, ma mai può essere considerato come una sorta di impunità permanente.
La legge elettorale è una cagata mostruosa, scusate se anche io l’ho voluta, mi dispiace tanto, veramente.


Ecco.
Fini dice tutte queste belle cose e io, che più o meno vado ripetendole da decenni, mi sento dire che non capisco un cazzo e che Fini è l'ultimo baluardo della democrazia in Italia.

Ci sono riusciti: hanno lobotomizzato un paese intero e già lo so che nella prossima pausa sigaretta qualche collega mi dirà che Fini è il solo politico serio bla bla bla.

La
domanda che io vorrei fare a Fini  è comunque sempre la stessa: MA CON CHI CAZZO CREDEVI DI AVERE A CHE FARE?