Ve lo ricordate questo video? Un "esperimento sociale" di un paio di anni fa.
Un tizio picchia una tizia in un parco.
In pieno giorno, tra i passanti.
Ne passano venti.
E se ne fermano quattro.
Sedici codardi e codarde?
Sedici stronzi e stronzi?
Sedici indifferenti?
Non solo.
Il punto è che non ci si ferma davanti ad un uomo che picchia una donna perché la violenza di genere non è percepita come un problema reale e collettivo.
La violenza di genere è vista come un fatto "privato" e i panni sporchi, si sa, si lavano in famiglia.
La violenza di genere viene costantemente negata, minimizzata, ridicolizzata.
Addirittura è usata per fare divertenti battute di spirito e per insultare l'avversaria politica (emblematico il caso di Boldrini, costantemente salutata da auguri di stupro).
E le prime colpevoli sono sempre e solo le vittime di quella violenza.
Perché non hanno denunciato, perché non l'hanno lasciato, perché non sono scappate, perché avevano la gonna corta, perché viaggiavano da sole, perché hanno bevuto un bicchiere di troppo, perché a quell'ora si sta a casa.
La colpa è di una cultura che non si vuole mettere in discussione.
La colpa è di chi ci prende per il culo quando parliamo di femminicidio e discriminazione.
La colpa è di chi non vuole capire che sì, c'è una disparità tra i generi, che si impara da bambini e bambine e che è proprio allora, quando gli stereotipi iniziano a radicarsi che va combattuta.
La colpa è di chi crede che sia accettabile fare battute sullo stupro.
La colpa è di chi crede che una molestia per strada sia un complimento.
La colpa è di chi ci dice "e fattela una risata".
La colpa è di chi cerca attenuanti alla violenza e alla discriminazione di genere ogni giorno.