Lorenzo Gasparrini (leggetevi tutti i suoi blog, è uno che scrive tanto e bene), alle prese con l'anonimo commentatore del post precedente.
Buona lettura a voi e grazie a lui.
Capita
raramente che un commento a un post sia particolarmente interessante,
perché in genere chi vuole argomentare bene in risposta a qualcuno
sceglie di farlo o sul proprio blog o su un social network; i commenti
intelligenti sono sempre più rari, ma quelli lunghi, argomentati e
completamente idioti sono ancora più rari. Quindi quando ne capita uno,
va immortalato.
Premessa:
non importa se l’anonimo commentatore è un troll in vena di fini
ragionamenti. Importa – ecco perché ce lo rileggiamo – che questi siano i
ragionamenti di una maggioranza di bei maschioni. Quindi non sarà
inutile dargli una spolveratina, e fregarsene se poi l’autore legge,
risponde, ricommenta, e così via.
Spero che tutti voi conosciate già il blog Ci riprovo, che vi consiglio di frequentare spesso e volentieri. Sotto questo post – che necessariamente dovete leggere prima di continuare – è apparso un commento notevole, che sarà un piacere rileggere insieme a voi.
Spero che tutti voi conosciate già il blog Ci riprovo, che vi consiglio di frequentare spesso e volentieri. Sotto questo post – che necessariamente dovete leggere prima di continuare – è apparso un commento notevole, che sarà un piacere rileggere insieme a voi.
Lola, non te la prendere per il mio modo provocatorio di affrontare la questione. [E' sempre carino cominciare così, è la versione retorica di "io non sono razzista ma" – predispone alla gioia, proprio]. Premesso che non so nemmeno come ci sono capitato qui [figurati noi, ma grazie lo stesso]: in genere mi occupo di discussioni di tutt’altro tipo [attenzione: ha premesso lui che non se ne occupa di certe cose, eh, ricordiamocene], sono stato catturato [il linguaggio già denuncia l'atteggiamento giusto: lui se ne andava per fatti suoi nel web ed è stato catturato. Sempre per continuare a predisporre Lola alla gioia] dalla tua tesi sulla necessità di educare i maschi [lo avete letto il post, vero? Ce l'avete trovata questa tesi sulla necessità di educare i maschi? Io no, e manco Lola, ma lui, che in genere si occupa di discussioni di tutt'altro tipo, sì]. Dove per “educare” sembra che tu voglia intendere “addestrare”, o “ammaestrare” [sembra solo a chi non sa leggere o a chi ha dei pregiudizi grossi come la galassia, ma vabbè], secondo una concezione pseudofemminista di concepire i rapporti tra i sessi [ma non era uno che si occupava di discussioni di tutt'altro tipo? Se già è in grado di riconoscere ciò che sarebbe pseudofemminista, allora ne sa. Che giocherellone].
Una concezione che fondamentalmente si regge sulla negazione, o sulla diminuzione, di una verità fondamentale [attenti, arriva la verità fondamentale! Pronti?]: noi umani siamo animali [e fin qui c'ero arrivato pure io], siamo organismi soggetti all’imperativo naturale della riproduzione [e che sarebbe un imperativo naturale?
Non c'è su Wikipedia, mannaggia, e adesso come facciamo? Pure quel
filosofo, come se chiamava, Kant, non poteva metterci questo, tra gli
altri imperativi?], come tutti i viventi. L’istinto riproduttivo è
talmente primitivo e fondamentale che ci accomuna ai lombrichi e con
altri viventi ancora meno evoluti di loro [condividiamo anche lo
stesso pianeta e siamo entrambi soggetti alla forza di gravità – e
potrei continuare all'infinito a trovare comunanze a cacchio con i
lombrichi: rimane il fatto che non hai detto cosa sarebbe un imperativo naturale. Perché se fosse l'istinto riproduttivo,
diciamo che tra l'avercelo – sempre tutto da dimostrare – e il come
usarlo, qualche differenza tra i vari animali io la vedo. Per esempio,
se fosse tanto imperativo, a che scopo i diversi, complicati e spesso
fallibilissimi "rituali di corteggiamento"? (Grazie Volpe.) Oppure
perché scegliere il partner invece di riprodursi con qualunque esemplare
femminile fertile? Tipo, che ne so: tua madre, tua sorella… no, quelle
l'imperativo naturale le dichiara off limits, almeno per te. Lo
hai detto alle sorelle dei tuoi amici? Provaci, magari in presenza dei
fratelli, vedi se sono d'accordo anche loro co' st'imperativo naturale].
Guarda che carini…
http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/f/f6/Mating_earthworms.jpg/1024px-Mating_earthworms.jpg [illustrazione a uso e consumo, evidentemente, di chi vi trova somiglianze nell'imperativo naturale.]
Questo per dire che il richiamo sessuale in sé non è per nulla educato, anzi: è maleducatissimo e, a volte, anche violento [attenzione, adesso parla del richiamo sessuale, non più dell'imperativo naturale.
E questo che sarà? Ce lo spiegherà? Proseguiamo fiduciosi, dopo aver
assistito a “come ti spiego lo stupro con cause naturali”. E' proprio
una gioia leggerlo]. Gli individui di alcune specie (qualche volta
anche gli umani lo fanno) mettono a repentaglio la loro stessa vita per
seguire questo istinto [ah, qualche volta, quindi non sempre e non tutti, e non di tutte le specie. Ma non era imperativo, non era violento? E come mai qualcuno se ne sottrae? E scusa, ma individui di tutti i sessi o solo di uno? Così, per sapere].
Certo, noi umani siamo evoluti [ah, ecco]:
abbiamo imbozzolato questo istinto selvaggio in una serie di
condizionamenti che ci consentono di vivere in società anche molto
complesse [come? Quando? Il nostro etologo non ce lo dice, continua a
fidarsi dell'evidenza di ciò che dice. Che non è evidente per niente:
per esempio, perché ci sarebbero questi condizionamenti? Paragonandolo
all'istinto di nutrirsi – oh, mi pare fondamentale e imperativo pure
questo – com'è che invece non è poi tanto selvaggio e non fa incazzare la sorella del tuo amico? E poi, quale sarebbe il motivo di avere società anche molto complesse? L'imperativo naturale è scopare, mica costruire automobili].
Ma bisogna fare attenzione, perché a volte la necessità di dominare
l’istinto con norme e condizionamenti di vario genere può spingersi fino
alla sua negazione, e allora saltano fuori le nevrosi e talvolta le
psicosi [ma perché c'è questa necessità, se c'è l'istinto? Intanto avete
assistito anche a “lo psicologo dilettante”, gioco in voga da quando il
pòro Freud pensò di pubblicare le sue cose e farle leggere a tutti. Da
quel giorno, tutti pensano di poterle capire al volo]. E la negazione può diventare violenza brutale [di
chi? Io mi nego le cose e poi divento brutale? Verso chi? Com'è che
divento brutale verso l'altro sesso e non contro il mio, visto che i
condizionamenti me li sono negati da solo? Oh, l'ha detto lui eh].
L’istinto lo si può e lo si deve controllare [e allora che istinto è? Perché chiamarlo così? Chiamarlo bisogno no?], ma negarlo è ipocrita e controproducente [io
trovo ipocrita parlare a vanvera di cose che non si sanno e non si
capiscono, e pure usare apposta un termine per avallare senza
ragionamenti né prove i propri deliri. Se quello sessuale fosse stato
chiamato un bisogno e non un istinto sarebbe un errore lo stesso, ma intanto tutta la costruzione pippologica sulla violenza e sull'imperativo crollerebbe].
Per dire: puoi essere certa che il tuo ragazzo, o marito, guarderà il culo o le tette di qualunque bonazza gli passi a tiro [comportamento dovuto all'istinto imperativo? E perché – tanto per fare la prima obiezione facile – se è tipico della nostra specie tante altre culture non danno alcuna importanza allo sguardo, a ciò che si vede? E ancora: perché, se c'è un istinto, in anni diversi, in luoghi diversi, tra gruppi diversi le caratteristiche tipiche della bonazza cambiano?]. Senza darlo a vedere, ovviamente: per non offenderti, perché il sesso è una cosa e l’amore è un’altra cosa [e adesso chi lo dice a Venditti?], ma lo farà [lui ne è certo, perché tutti i maschi di tutte le specie sono uguali: hanno l'imperativo naturale, no?].
E lo
stesso farai anche tu, in modo diverso, meno esplicito, più complesso:
perché sei femmina, e la missione biologica delle femmine è più
complessa [CALMA, fermi tutti, facciamo ordine. Allora: c'è l'istinto naturale, il richiamo sessuale e adesso la missione biologica. CHE CACCHIO SONO? DOVE LE HAI PESCATE QUESTE SCEMENZE? Un link, un cognome… niente, tutta scienza infusa]. Ad iniziare [qui due parole sulla d eufonica] dalla scelta del maschio più adatto per finire al parto e alla cura della prole [traiamone le conseguenze: se una donna vuole vivere per cavoli suoi e senza avere figli, tradisce la sua missione biologica. E le suore? No, dico: E LE SUORE?].
I maschi hanno una missione biologica molto più semplice [ma guarda un po', che culo]: possedere e inseminare quante più femmine possibile [deve averlo digitato usando il glande, a giudicare dal pacato climax retorico]. E anche nelle specie monogamiche come la nostra [ecco, qui basta Wikipedia per svelare la scemenza: la nostra non è affatto una specie monogamica, è solo un'opzione culturale di alcuni gruppi sociali] permane questo istinto primitivo alla promiscuità [ah, ecco, c'è un altro istinto: quello alla promiscuità. Ma sono due o è sempre quello di prima, meglio definito? Boh]. Anche nelle donne, eh? [oh, meno male, me stavo a preoccupa'.]
Dunque non ha senso proporre una educazione dei maschi [Lola non l'ha fatto, dovrebbe bastare saper leggere], e anche delle femmine [questo ancora meno], a partire dalla negazione di una realtà istintiva primaria [definizione del tutto personale: non c'è uno straccio di prova scientifica che lo sia, anzi che ne esista una] come l’attrazione sessuale [NO! Ma come l'attrazione? Ma hai parlato finora di riproduzione, promiscuità, sesso, violenza, e adesso te ne esci con una cosa moscia come l'attrazione?]: è ipocrita, nevrotizzante, controproducente [se gli effetti sono scrivere 'ste cose, comincio a crederti].
Ha invece senso farlo a partire dal riconoscimento pieno della natura profonda di maschi e femmine [con buona pace degli altri generi – a proposito, ma come fanno a esistere tutti quei generi se c'è un istinto primitivo?], perché solo in questo modo uomini e donne possono rispettarsi per ciò che sono [belve inevitabilmente assetate di sesso i primi, e creature vòlte al parto e alla cura della prole le seconde. Però, complimenti per la scienza infusa].
Il pistolotto mi è uscito un po’ lungo [grazie anche per aver evitato il doppio senso]. E prima che parta la strigliata farò bene ad allontanarmi [tranquillo, Lola pensa solo al al parto e alla cura della prole, è il suo istinto, non hai nulla da temere]. Ciao. [Ciaone proprio.]
Sembra la trascrizione di uno sketch de "Le Iene". Questo Lorenzo Gasparrini deve aver imparato da loro come fare spettacolo mettendo in ridicolo l'interlocutore ma evitando accuratamente di confutare le sue argomentazioni. Gli basta far credere al pubblico che lui è un gradino sopra. E per rafforzare questa impressione non poteva mancare l'evocazione del celebre filosofo.
RispondiEliminaMi sorprende un po' che una comunista debba delegare ad un comico la dfesa delle sue idee, ma non mi farò venire il magone per questo.
Non so se ripasserò da queste parti: vedo troppe certezze vuote in giro.
Non ho delegato proprio niente, tranquillo.
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