Volevo scrivere un commento sulla manifestazione, ma non sono capace.
Quindi mi limito a fare una cronaca veloce, sperando che si intuiscano le mie impressioni e le emozioni che mi hanno accompagnata e che sono cominciate ben prima del 13 febbraio.
Ho già abbondantemente straparlato (la ridondanza è voluta) degli appelli della De Gregorio e delle foto de La Repubblica.
Per chi non mi conosce e per chi non ha voglia di leggere i miei deliri, faccio un piccolo riassunto.
Trovo opportunistico e ipocrita il richiamo alle donne quando volutamente di donne non si parla.
Credo che si debba distinguere bene tra il (presunto) "silenzio delle donne" e il terribile, colpevole e voluto "silenzio sulle donne".
Trovo assurdo chiederci foto indignate contro il bunga bunga presidenziale quando tette e culi campeggiano ogni giorno in homepage.
Quindi non ho firmato l'appello "Se non ora quando", perché per me la risposta è SEMPRE. Non c'è un momento per ascoltare le donne, non c'è un momento per lottare per i diritti di tutte noi. Si deve lottare e denunciare sempre. E tantomeno ho mandato il mio faccione a Repubblica.
Per tutti questi motivi ho aderito immediatamente e con gioia al Critical Mass degli Ombrelli Rossi.
Grazie a facebook, che come ho già stradetto può essere usato per qualcosa di più utile che vedere le foto degli amici delle medie, sono entrata in contatto con Donne che da anni lavorano sul territorio, donne che lottano ogni giorno e non solo quando i media o gli intellettuali "amici" decidono che è ora. Ho anche scoperto che una di loro scrive su Femminismo a Sud, cosa che mi fa capire perché l'avessi sentita subito "amica".
Ci siamo organizzate, tra messaggi privati ed sms e ci siamo trovate a piazza del Popolo, senza manco sapere bene che faccia avesse la nostra compagna di lotta.
Niente bandiere, solo ombrelli rossi (io la parrucca, ché l'ombrello non lo uso manco quando piove).
Io ero ArguziaSandwich: il cartello che vedete in foto e dietro suo fratello "Io manifestavo per i diritti delle donne anche quando i giornali si occupavano d'altro".
Il mio disertore preferito, nonché compagno, aveva appeso al collo il suo: "Sono abbastanza uomo da essere femminista" e c'è da dire che ha riscosso un certo successo.
L'Amica Strab "Se non ora quando? SEMPRE!" e decine di ombrellini da cocktail da distribuire in giro.
E la Furiosa l'ombrello, due zaini troppo pesanti e gli striscioni.
E le altre ancora ombrelli e rossetti e belle facce.
Ci siamo arrampicate sul muro -altisssssssimo- che costeggia la piazza, abbiamo urlato e riso tanto.
Ho provato a ballare quando è partita "People have the power", ma ammetto che ero terrorizzata dall'altezza.
Sotto di noi c'era un mare di gente. La piazza strapiena. E strapiene le vie d'accesso. Un continuo muoversi di teste, impressionante.
C'erano anche Ma&Pa, che meno male che non m'hanno vista lassù, ché Mamma soffre di vertigini e le sarebbe venuto un colpo a vedere la sua unica figlia così in alto.
Una ragazza di Donne da Sud ci ha dato un flyer e c'ha detto che loro stavano andando in corteo.
Giù di corsa, zaini in spalla e via anche noi sul lungotevere.
Un "giro de Peppe" per raggiungere le altre, ma è stato divertente camminare chi con l'ombrello chi col parruccone e coi nostri cartelli fuori dall'area "ufficiale".
Finalmente la macchia rossa: via del Corso completamente invasa da un corteo pieno di ombrelli rossi, di donne e uomini, di femministe e disertori, come recitava il nostro striscione.
Siamo arrivate fino a Montecitorio, proprio davanti al Parlamento.
E anche lì canti e slogan e dei pacchi regalo per i nostri governanti.
Gli abbiamo regalato le dimissioni in bianco, il collegato lavoro, la proposta Tarzia e via così.
E lì ho incontrato altre amiche, quelle che vedi solo ai cortei e che per questo è ancora più bello rivedere in piazza.
E poi di nuovo corteo su via del Corso, per tornare verso la piazza.
E gli automobilisti fermi che ci suonano perché non si passa e noi "lo vedi che succede a votà Silvio?!"
E un autobus pieno e immobile da cui ci applaudono TUTTI. Le donne, gli uomini, l'autista.
E la gente che si ferma sul marciapiede e ci saluta, canta, chiede. Qualcuno si unisce.
E tornare a casa distrutta e felice.
Se non ora quando? SEMPRE!
