giovedì 15 maggio 2014

Ragazzi anni '90. Nostalgia anche no.

'sta cosa di "ragazzi anni 90" sul Corriere mi ha fatto pensare diverse cose.

Per farla breve è il racconto video dell'ultimo anno di liceo classico di un ragazzo della III B del Tasso, la mia scuola (ma io ero in E). 

Io quella scuola l'ho odiata e se potessi tornare indietro lotterei duramente coi miei per non andarci.

I miei amici di allora (e di oggi, perché per fortuna gli affetti fondamentali e veri non si perdono dopo gli orali della maturità) non erano i miei compagni di classe e di scuola, che, per citare il mio amico J. (due anni in classe insieme e poi anni di università in cui ci siamo frequentati parecchio, un amico) erano in larga parte "figli di papà di pseudo-sinistra", "apparentemente "scaciati", "casinisti", "impegnati" che poi ho visto diventare "brillanti" giornalisti in giornali prestigiosi inarrivabili ai più, "dottori di ricerca" in un'università dove nessun signor-nessuno neanche si sarebbe potuto avvicinare, redattori "squalo" di case editrici di famiglia... ovviamente, tutto in barba ai tanti ideali sbandierati a parole. Che schifo naturalmente il capitale, la borghesuccia da quattro soldi, i politici con le mani in tasca; poi ovviamente tutti a ingozzarsi in quella stessa tazza!"

Ricordo che quando abitavo a Corviale mi vergognavo di invitare a casa i miei compagni di scuola e in effetti non mi pare che ci sia mai venuto nessuno di loro. È che in quegli anni Corviale era sinonimo di degrado e me le ricordo le facce di chi mi rispondeva "oddio, Corviaaaale?", manco fosse chissà che posto atroce, dimenticato da dio e dagli uomini. Insomma, in qualche modo mi pareva che tra via Sicilia e il Serpentone ci fosse un abisso, che in effetti c'era e che allora non sapevo come si potesse superare.

Per fortuna sono passati parecchi anni, sono cresciuta e ora provo una vaga sensazione di vergogna e rabbia nei confronti di quell'imbarazzo. 
Se potessi mi prenderei a schiaffi, ma credo che anche quello faccia parte del percorso politico e personale che è iniziato allora e che spero continuerà per il resto della mia vita.
Ora quando mi chiedono dove vivo rispondo fiera del mio quartiere di adozione, poco lontano da lì, e rivendico gli anni passati in quello che è stato - e in molti casi ancora è, nonostante le varie opere di riqualificazione, anche dal basso, in atto-  percepito come il quartiere "periferico e degradato" per antonomasia.

Non conservo ricordi particolarmente esaltanti della scuola ma non escludo di averli inconsciamente (?) cancellati, magari per poter dire con più forza che quello era un posto di merda nel quale non mi sono mai sentita davvero a mio agio.

Certo, ho avuto amiche e amici anche lì, mi sono divertita, ho fatto sega a villa Ada, mi sono chiusa con tante e tanti nel cesso del baretto per non farmi beccare dal vice preside dopo il suono della campanella della prima ora, ho fatto a gavettoni, ho occupato con gioia e convinzione, ho protestato, ho contestato i professori (sui quali stenderei un pietosissimo velo), ma le persone di quel periodo che ricordo con affetto e nostalgia sinceri posso contarli sulle dita.
Probabilmente basta anche una mano sola.

Di una cosa a quel video però, sono grata, di avermi fatto mandare istintivamente un sms vagamente pettegolo ad un amico di quei tempi cui ho voluto bene davvero, che mi ha risposto esattamente quello che sapevo avrebbe detto: perché quando non sei finto, quando quello che predichi è anche quello che sei e che fai, possono passare tutti gli anni di una vita, ma le "basi" non cambiano.



lunedì 5 maggio 2014

Culi politici (e suora ci sarai).

Paola Bacchiddu, la capa nazionale della comunicazione per L'altra Europa con Tsipras, giustamente incazzata per il silenzio dei media sulla sua lista, ha deciso di postare su facebook una sua foto in costume al mare, scrivendo, più o meno, che visto che i media li oscurano, lei "usa ogni mezzo", "ironicamente". Purché se ne parli, insomma.
Un po' come quando Concita De Gregorio usò un giovane culo in minigonna per vendere L'Unità, per dire.
Ironia, leggerezza, freschezza e chi non lo capisce è una bigotta triste, una suora , una che ha paura del proprio corpo.

Che poi su una cosa Bacchiddu ha assolutamente ragione: il culo in Italia è la cosa che vende meglio qualsiasi prodotto. 
Che sia una macchina, uno yogurt o un partito politico, il culo è evidentemente sempre un ottimo alleato.

Come da copione, quindi, oggi l'interesse per la lista è in cima ai pensieri del popolo italiano, che manco sa chi sia 'sto Tsipras e che quasi sicuramente non voterà questa lista alle prossime Europee.

Non è che io non abbia capito il messaggio che si voleva mandare con quella foto, come mi dicono in tante/i linkandomi il post di Gilioli in merito. Dirò di più, io capisco perfino l'ironia che ci si vuole a tutti i costi vedere dietro, è che non riesco a trovare, a questo punto, la differenza tra questa ironia e quella che ci dicono essere sottesa in ogni manifesto pubblicitario con una donna nuda trattata come merce o negli spettacoli televisivi con ragazze scosciate trattate come stupidi pezzi carne e via dicendo. 

Cos'è, se il culo da vendere/che vende è "di sinistra" ci piace di più?

Davvero non c'era nulla di più ironico da fare perché L'altra Europa con Tsipras potesse avere maggiore visibilità?
Possibile che menti, che presumo debbano essere brillanti, non abbiano saputo fare altro che usare le stesse tattiche commerciali di qualche casa di profumi, lo stesso modo di presentare le donne e i loro corpi che il patriarcato ci propina felice da sempre?

Se poi la risposta a chi è perplessa da questa campagna è quella di Angela Azzarro, che ci spiega che "spogliarsi è libertà. Anche a sinistra", stigmatizzando come puritane e bacchettone tutte quelle che storcono il naso, allora sinceramente il tutto assume un alone di tristezza ancora maggiore, grazie a quel pizzico di sana spocchia radical chic che va tanto di moda in certi ambienti di sinistra. Ci mancava il "non potete capire" e s'era fatto bingo.
Inutile dire cosa sarebbe successo se la foto in costume perché "uso ogni mezzo" l'avesse messa una qualsiasi delle candidate di Forza Italia.

Tirare, poi, in ballo l'autodeterminazione di ciascun*, mi pare quantomeno pretestuoso, dal momento che il messaggio che mi pare sia passato da quella foto sia "visto che nessuno mi ascolta, guardatemi e parlate di me" e poco altro.

Insomma, non spaccerei l'uscita di Bacchiddu per una presa di posizione autodeterminata o per lotta politica, e soprattutto eviterei di tacciare ogni voce dissenziente come "bigotta, bacchettona e suoresca": è quello che il peggior maschilismo becero ci dice ogni volta che osiamo affermare che -forse- per vendere un'automobile non servono le donne nude o gli ammiccamenti sessuali, ogni volta che diciamo che il corpo delle donne non deve essere usato sempre e comunque come merce da vendere e comprare, ogni volta che chiediamo rispetto, ogni volta che non vogliamo essere trattate come pezzi di carne.

Quello che vedo in quella foto è solo il solito corpo femminile usato come merce, solo che stavolta invece che un bene di consumo serve a vendere politica.

P.S. Mentre scrivevo questa cosa ho trovato un post di Communia, che condivido.

domenica 4 maggio 2014

Continuate a marciare affanculo.

Per il terzo anno di seguito sono stata alla Marcia per la Vita. 
Che poi fino a ieri non volevo andare, avevo cose da fare e una mattinata al parco col cucciolo era parecchio allettante. Poi però non sono riuscita a perdermela, certe cose sono più forti di me.

Non ho molte considerazioni da fare: quello che penso di questa gente l'ho scritto già.

Striscioni e cartelli sono sempre i soliti, c'era quello che dice che "aborto, divorzio, eutanasia sono il pianto di Maria", quelli che "ogni aborto è un bambino morto", i vari pupazzetti ricoperti di vernice rossa spacciati per bambini abortiti e via dicendo.


Tantissimi preti, tantissime suore, qualche medico col camice bianco e il nome in bella mostra (ma col nome dell'ospedale nascosto da un cerotto). 
Tantissimi stranieri: Ucraini, Spagnoli (molto applauditi perché loro sì che sono avanti), Africani, Polacchi, qualche anglofono, uniti contro aborto, divorzio, eutanasia, omosessualità e coppie di fatto. Sì, prorio "coppie di fatto", non solo "coppie gay", perché quando si tratta di medioevo questi cominciano dall'inizio.


Ho incontrato un solitario Borghezio, Meloni con gli amici e una Colosimo sorridente mentre intorno a loro si parlava di omicidio legalizzato, si blaterava di "droga, aborto, eutanasia, ecco l'Europa della massoneria" e si chiedeva di "rinnovare la Costituzione, ma per difendere l'embrione", che nella follia antiabortista di questa gente è uguale a un bimbo di sei mesi.





Preti e suore saltellavano allegri coi loro cartelli in mano cantando "chi non salta non è di Maria" o "se ti senti solitario prega il rosario", tra un Padre Nostro e un Ave Maria.


I fascisti di Militia Christi, a parte gli slogan classici ("Dal Colosseo dei martiri, ai papi di san Pietro! La marcia per la vita non torna indietro!", "Donna che hai abortito, per te non è finita! Vieni insieme a noi e marcia per la vita!"), se la sono presa con i medici: "medico abortista sei peggio di un razzista" e ammetto che sono scoppiata a ridere. 
Fortunatamente tutti erano molto gioiosi -dopotutto non bruceranno tra le fiamme dell'inferno, loro- e nessuno mi ha notata.

Sono andati festanti e sorridenti dal Papa, che visto che è molto avanti e sta finalmente riformando la Chiesa, conducendola a passi rapidi verso il nuovo millennio, "scavalcando la politica italiana a sinistra", li ha benedetti raccomandando loro di andare avanti.


Intanto, in Italia ricorrere all'ivg è sempre più difficile, dato il numero di medici, infermieri, ostretrici/che che si dichiarano obiettori.
In alcune regioni si arriva ben oltre l'80% di personale che si rifiuta di applicare una legge dello Stato, che addirittura decide di non assisterti a procedura iniziata, magari preferendo vederti morire. Ci sono ospedali in cui il numero degli obiettori causa il blocco dei reparti e si è obbligati a chiedere aiuto ad altre strutture.
E nonostante l'AIFA abbia affermato che la pillola del giorno dopo non è un farmaco abortivo, ottenere la ricetta è ogni volta una lotta, che continua davanti al farmacista che pretende di obiettare anche lui e poco importa se la vita è la tua.

Finalmente, dopo più di due ore in mezzo a pazzi ultras cattolici, crocifissi, madonne, scout canterini e suore saltellanti, ho respirato un po' di aria fresca, trovando sulla strada di casa lo striscione delle Cagne Sciolte.




Qui ci sono altre fotine.

sabato 3 maggio 2014

Il mio primo ciclo. Giulia.

Il mio primo ciclo, mi contraddistinguo per la mia solita fortuna, mi è venuto d'estate mentre ero in vacanza. 
Non ricordo esattamente quanti anni avessi ma sicuramente più di 12. 
Cosa fossero le mestruazione lo sapevo già da anni e a tutte le mie coetanee erano già venute, ma continuavo a sperare di essere l'eccezione che conferma la regola e invece un bel giorno rientrando dal pranzo trovai il costume sporco di rosso. Io, da inguaribile ottimista, sperai per un'altra ora di essermi solo sporcata con il sugo della pasta. Fui tuttavia costretta ad andare da mia madre a dirle che era il caso di andare a prendere gli assorbenti. Umiliatissima, visto che oltretutto eravamo con il mio patrigno, che all'epoca detestavo cordialmente. 
Il ricordo più nitido che tutt'ora ho era il trucco escogitato per non far vedere al povero uomo in questione gli assorbenti: mi cambiavo, mettevo l'assorbente sporco ben impacchettato sul davanzale esterno della finestra del bagno e poi facevo, di corsa e con indubbia nonchalance, il giro del bungalow per recuperarlo e buttarlo in un qualunque cestino esterno del villaggio. 
La scena migliore fu quando mia madre scoprì questo espediente e tentò, inutilmente peraltro, di convincermi che le mestruazioni fossero una cosa del tutto naturale sottolineando che "ce le ha anche la Maya! Più naturale di così" (la Maya era l'adorabile boxerina che avevamo all'epoca) al che la mia risposta fu furiosa "hanno le mestruazioni anche le ratte? e allora voglio essere un ratto!!!". 
Vi lascio immaginare la faccia allibita di mia madre. 
Quando mi fui calmata (ossia dopo un mese o due) ridacchiando mi disse che comunque mi era andata meglio che a una sua cugina a cui veniva regolarmente impedito di lavarsi qualunque parte del corpo tranne le mani e le parti intime per tutta la durata del ciclo.

La cosa dei ratti è stata impagabile. E ha evidenziato serie lacune nelle conoscenze etologiche di mia madre.

Per raccontare le vostre prime mestruazioni: ritentasaraipiufortunato@outlook.it  

mercoledì 30 aprile 2014

Il mio primo ciclo. Maria Pina.


Io non ho mai avuto un buon rapporto con il mio corpo e con il mio ciclo.
Sapevo già a grandi linee cosa fossero le mestruazioni, vedevo mia madre in bagno che me lo raccontava e io le dicevo:"Davvero è normale? Anche tizia ce l'ha?" e lì facevo esempi di persone che conoscevamo perché mi sembrava strano che tutte le donne avessero il ciclo.
La mia prima volta è stata nell'aprile 2000, avevo dieci anni ed ero in quinta elementare.La mattina mentre mi facevo il bidet, ricordo che trovai un pezzo di pelle (??? Non so cosa potesse essere) ma non ci avevo fatto molto caso.
A scuola facevo il rientro, nel pomeriggio andai in bagno e vidi le mutandine abbastanza sporche di sangue scuro e ricordo di aver chiuso gli occhi e aver pensato "No!". Ritornai in classe senza dire niente a nessuno e quando arrivai a casa non lo dissi a mia mamma perché c'era mio padre e quindi mi vergognavo, e rimasi con questo "segreto" tutta la notte.La mattina dopo nascosi le mutandine nel cesto della roba sporca e andai a scuola pensando che magari non si sarebbe ripresentato. E invece eccolo lì! Allora poi sono tornata a casa e a mia madre ho detto "Ho le mutande sporche di sangue" tutta imbarazzata.Lei ha capito,ha sorriso e mi ha portato in bagno dove mi aveva spiegato come mettere l'assorbente.
Di avvertenze ricordo solo:"Ora potrai rimanere incinta" (Ma la spiegazione dei rapporti sessuali avvenne a 12/13 anni quando ormai già sapevo), "Non dirlo ai compagnetti maschi". Anche io ho avuto le mutande plastificate (mi sono venute in mente proprio l'altro giorno) che facevano caldissimo e quegli assorbenti bruttissimi, senza ali che si rompevano subito.
In classe mia ero l'unica che l'aveva avuto e mi vergognavo tremendamente, infatti quando mi chiedevano negavo xD anche se mia madre l'aveva detto a tutte le altre madri.
Non ricordo un giro di telefonate ai parenti, ma peggio, quando li incontravamo veniva detto. Ah, mio padre lo seppe il giorno stesso in cui lo dissi a mia madre, io ero lì davanti mentre glielo diceva e facevo finta di non sentire, mentre lui le diceva:"Adesso le hai spiegato tutto si?" e lei" Certo, certo!"
Mostrai interesse verso gli assorbenti interni verso i 15 anni e mia madre non li prese mai (forse li trovava strani perché si infilano o.O , infatti ricordo che lo disse in modo imbarazzato a mia madrina che li volevo e quella le rispondeva "è normale, li uso anche io.), tutt'ora,a 24 anni, non li ho mai provati.
Anche a me fa schifo il sangue in generale, quindi tutto quello che ha a che fare con il sangue e il ciclo mi fa schifo, e poi per almeno 5/6 anni l'ho avuto super dolorosissimo, con conseguenti bestemmie, pugni sul letto e sperare che il tempo passasse in fretta e la menopausa fosse vicina.
Comunque in casa mia è sempre stata una cosa imbarazzante,mia madre che non aveva avuto una spiegazione dalla madre, ai suoi tempi a 15 anni, ma dalla sua datrice di lavoro sicuramente l'ha vissuto sempre come un tabù e mio padre che è di quegli uomini che si schifano quando sentono parlare di ciclo e cose simili.
Si chiamano "quelle cose" e non mestruazioni, anche con mia sorella non ne parliamo.
Per anni ho provato imbarazzo nello comprare gli assorbenti (anzi, non li compravo proprio.Mandavo mia madre.) e infatti, quando mi sono messa con il mio ragazzo a 16 anni e ho saputo che l'argomento non gli faceva né caldo né freddo sono rimasta meravigliata e anzi, è bello adesso parlarne con lui o parlarne con amici maschi apertamente e normalmente, come dovrebbe essere.
Oppure bello scoprire che un assorbente o uno slip macchiato leggermente di sangue non da fastidio! Io realmente sono rimasta meravigliata, infatti al mio ragazzo dicevo "Mi vergogno più io di te di comprare gli assorbenti."
Comunque ripensando alla mia esperienza e leggendo le altre, mi fa capire cosa non farò se e quando avrò una figlia. [Maria Pina]

Per raccontare le vostre prime mestruazioni: ritentasaraipiufortunato@outlook.it  

martedì 15 aprile 2014

Pillole e sciacalli.

Una donna muore nell'ospedale Martini di Torino (dove c'è un solo ginecologo non obiettore) dopo la seconda parte della procedura per l'aborto farmaceutico.

Facile intuire la reazione dei media: è morta per la RU486.

È bastato un attimo per trovare il colpevole di quella morte, non c'è nemmeno stato bisogno di aspettare l'autopsia: notizia troppo ghiotta in un paese in cui la legge che tutela le donne che vogliono ricorrere all'interruzione volontaria di gravidanza è costantemente sotto attacco.

I prolife gongolano felici: finalmente hanno la loro martire e non hanno paura di camminare sul suo corpo pur di attaccare di nuovo e con maggiore forza il diritto di ciascuna donna all'autodeterminazione.
"Tuttologi" più o meno famosi cavalcano volentieri la battaglia antiabortista per recuperare una notorietà quasi perduta e il processo è già chiuso: la RU486 è colpevole, non c'è bisogno di sapere altro.


Il dottor Viale, responsabile IVG del Sant'Anna di Torino, ha detto che la morte di Anna Marchisio non è ascrivibile alla RU486, che si è tratta di una "tragica fatalità" che potrebbe al massimo essere ascrivibile alla somministrazione di altri farmaci, usati in tutte le procedure abortive, ricordando che ormai questa è una partita "politica" prima ancora che scientifica e che invece sarebbe il caso di riportare il dibattito ad un livello scientifico e medico, in primo luogo per tutelare la salute delle donne.

Vale la pena leggere per intero la nota che ha rilasciato (il grassetto è mio):
Il ginecologo torinese, responsabile del servizio per le IVG del più grande ospedale ostetrico italiano (7336 nati e 2490 IVG), ha diffuso la seguente nota:
“In meno di un mese due donne sono morte per aborto. Per Maria Cariello, 35 anni, una figlia di 7 anni, morta il 16 marzo scorso a Nocera Inferiore dopo un aborto chirurgico, la vicenda non è andata oltre la cronaca locale. Per Anna Marchisio, 37 anni, una figlia di 5 anni, morta mercoledì scorso a Torino dopo un aborto medico, il caso è subito rimbalzato in Parlamento. Non so se il ministro abbia mai aperto un’inchiesta anche per la morte di Maria Cariello, ma non sarò certo io a temere ogni inchiesta sulle IVG e sul mifepristone, il vero nome della RU486. Nel caso di Anna Marchisio la RU486 è innocente, perché è certamente il fattore meno sospettabile per l’arresto cardiaco che ha determinato la morte. Nel caso di Maria, se fosse stata utilizzata la RU486 – è una indicazione AIFA – si sarebbero ridotti i rischi dell’intervento chirurgico e delle complicazioni che hanno determinato la morte. Entrambi i casi rientrano in quella fredda statistica che ogni anno vede una quarantina di donne morire in gravidanza o per la gravidanza. Anna e Maria ci hanno tragicamente ricordato che si muore in gravidanza e che anche di aborto si muore, sebbene molto meno che in passato. E’ una realtà cruda che si tende a negare per la gravidanza e che inevitabilmente sorprende per gli aborti, ma due donne morte per aborto in un mese sono uno shock che impone di parlare di aborti fuori dagli schemi delle polemiche rituali. Uno shock che mpone di parlare di RU486 come di un farmaco che riduce i rischi degli aborti, perché riduce l’uso di farmaci più rischiosi e diminuisce i rischi durante gli interventi chirurgici. Uno shock che impone di parlare di tanti aspetti che relegano le IVG, come un fastidio, ai margini della sanità, qualcosa di cui ci si dovrebbe vergognare. Io, che ho scelto di aiutare le donne che vogliono abortire, credo che si debbano garantire quel confronto scientifico, quell’aggiornamento e quegli standard organizzativi minimi che la politica e il sistema sanitario hanno sempre trascurato: non è accettabile che in un ospedale un solo medico in solitudine si occupi di aborto. Le morti di Anna e Maria, ma anche delle altre di cui non abbiamo saputo o non ci ricordiamo, ci impongono di uscire dal silenzio colpevole e dall’ignavia. Forse Gasparri e Roccella, dopo le pronte dichiarazioni sulla vicenda di Anna Marchisio, dovrebbero recuperare qualche parola anche per Maria Carielllo.” - See more at: http://www.radicali.it/comunicati/20140412/aborto-viale-due-donne-morte-un-mese-sono-uno-shock-che-impone-parlare-aborti-ru#sthash.sXRGc5tY.dpuf
“In meno di un mese due donne sono morte per aborto. Per Maria Cariello, 35 anni, una figlia di 7 anni, morta il 16 marzo scorso a Nocera Inferiore dopo un aborto chirurgico, la vicenda non è andata oltre la cronaca locale. Per Anna Marchisio, 37 anni, una figlia di 5 anni, morta mercoledì scorso a Torino dopo un aborto medico, il caso è subito rimbalzato in Parlamento. Non so se il ministro abbia mai aperto un’inchiesta anche per la morte di Maria Cariello, ma non sarò certo io a temere ogni inchiesta sulle IVG e sul mifepristone, il vero nome della RU486. Nel caso di Anna Marchisio la RU486 è innocente, perché è certamente il fattore meno sospettabile per l’arresto cardiaco che ha determinato la morte. Nel caso di Maria, se fosse stata utilizzata la RU486 – è una indicazione AIFA – si sarebbero ridotti i rischi dell’intervento chirurgico e delle complicazioni che hanno determinato la morte. Entrambi i casi rientrano in quella fredda statistica che ogni anno vede una quarantina di donne morire in gravidanza o per la gravidanza. Anna e Maria ci hanno tragicamente ricordato che si muore in gravidanza e che anche di aborto si muore, sebbene molto meno che in passato. E’ una realtà cruda che si tende a negare per la gravidanza e che inevitabilmente sorprende per gli aborti, ma due donne morte per aborto in un mese sono uno shock che impone di parlare di aborti fuori dagli schemi delle polemiche rituali. Uno shock che impone di parlare di RU486 come di un farmaco che riduce i rischi degli aborti, perché riduce l’uso di farmaci più rischiosi e diminuisce i rischi durante gli interventi chirurgici. Uno shock che impone di parlare di tanti aspetti che relegano le IVG, come un fastidio, ai margini della sanità, qualcosa di cui ci si dovrebbe vergognare. Io, che ho scelto di aiutare le donne che vogliono abortire, credo che si debbano garantire quel confronto scientifico, quell’aggiornamento e quegli standard organizzativi minimi che la politica e il sistema sanitario hanno sempre trascurato: non è accettabile che in un ospedale un solo medico in solitudine si occupi di aborto. Le morti di Anna e Maria, ma anche delle altre di cui non abbiamo saputo o non ci ricordiamo, ci impongono di uscire dal silenzio colpevole e dall’ignavia. Forse Gasparri e Roccella, dopo le pronte dichiarazioni sulla vicenda di Anna Marchisio, dovrebbero recuperare qualche parola anche per Maria Carielllo.”
Ovviamente non voglio, né tantomeno posso, entrare nel merito clinico della morte di Anna Marchisio: non sono un medico. 

Ciò che mi preme è vedere come la notizia sia stata data in pasto all'opinione pubblica.
clicca per ingrandire
Tre tra i più importanti quotidiani nei titoli immediatamente successivi all'uscita della notizia, sembrano ascrivere oltre ogni dubbio la morte di Anna alla somministrazione della RU486, anche se nel corpo dell'articolo si accenna alla necessità di attendere l'autopsia prima di poter mettere il punto. 

Niente di nuovo, dopo tutto la maggioranza delle persone si ferma al titolo e non ha voglia di perdere tempo a leggere un articolo per intero: scegliere il titolo "giusto" porta click, condivisioni, facile indignazione. 
Poco importa che ci siano altri fattori in gioco, come ricorda Viale. 
Poco importa che l'autopsia, ad oggi, non ha saputo dire perché è morta Anna e si debbano aspettare i risultati degli esami tossicologici. 
Ormai Anna è morta "dopo aver assunto la RU486". 
Bel regalo a chi la combatte da sempre blaterando di "aborto facile" e di "fai da te".

E se si dovesse scoprire che la RU486 non ha avuto alcun ruolo nella morte della donna, quanti tra quelli che ora tuonano contro "l'aborto facile" sarebbero pronti a rettificare le proprie affermazioni con la medesima forza che stanno usando in questo processo alla pillola abortiva?
La notizia avrebbe lo stesso spazio sui media? Ci sarebbero gli stessi titoli urlati dai toni apocalittici?

Anche in questo caso, come quando si parla di femminicidio o di violenza di genere, sarebbe auspicabile una presa di coscienza da parte dei media, del ruolo che hanno nella formazione delle opinioni.
Le parole, come diceva Moretti, sono importanti e quando raccontano un fatto di cronaca delicato come questo, dovrebbero essere ben misurate, per evitare di ridurre il tutto una "lotta" tra diverse fazioni e di dare il via a facili strumentalizzazioni.

A conferma, poi, delle parole di Viale su come in Italia la questione dell'aborto sia politica prima ancora che medica, arrivano le dichiarazioni di chi, come Eugenia Roccella, conduce una lotta senza quartiere al diritto all'aborto sostenendo che "questo evento tragico deve ricordare a tutti che l’aborto non si può affrontare in modo ideologico e sbrigativo, magari anche privilegiando un metodo abortivo perché libera le strutture sanitarie dal peso dei ricoveri", riconducendo così tutta la questione a una mera faccenda di soldi e posti letto.


Consigli di lettura:



Il ginecologo torinese, responsabile del servizio per le IVG del più grande ospedale ostetrico italiano (7336 nati e 2490 IVG), ha diffuso la seguente nota:
“In meno di un mese due donne sono morte per aborto. Per Maria Cariello, 35 anni, una figlia di 7 anni, morta il 16 marzo scorso a Nocera Inferiore dopo un aborto chirurgico, la vicenda non è andata oltre la cronaca locale. Per Anna Marchisio, 37 anni, una figlia di 5 anni, morta mercoledì scorso a Torino dopo un aborto medico, il caso è subito rimbalzato in Parlamento. Non so se il ministro abbia mai aperto un’inchiesta anche per la morte di Maria Cariello, ma non sarò certo io a temere ogni inchiesta sulle IVG e sul mifepristone, il vero nome della RU486. Nel caso di Anna Marchisio la RU486 è innocente, perché è certamente il fattore meno sospettabile per l’arresto cardiaco che ha determinato la morte. Nel caso di Maria, se fosse stata utilizzata la RU486 – è una indicazione AIFA – si sarebbero ridotti i rischi dell’intervento chirurgico e delle complicazioni che hanno determinato la morte. Entrambi i casi rientrano in quella fredda statistica che ogni anno vede una quarantina di donne morire in gravidanza o per la gravidanza. Anna e Maria ci hanno tragicamente ricordato che si muore in gravidanza e che anche di aborto si muore, sebbene molto meno che in passato. E’ una realtà cruda che si tende a negare per la gravidanza e che inevitabilmente sorprende per gli aborti, ma due donne morte per aborto in un mese sono uno shock che impone di parlare di aborti fuori dagli schemi delle polemiche rituali. Uno shock che mpone di parlare di RU486 come di un farmaco che riduce i rischi degli aborti, perché riduce l’uso di farmaci più rischiosi e diminuisce i rischi durante gli interventi chirurgici. Uno shock che impone di parlare di tanti aspetti che relegano le IVG, come un fastidio, ai margini della sanità, qualcosa di cui ci si dovrebbe vergognare. Io, che ho scelto di aiutare le donne che vogliono abortire, credo che si debbano garantire quel confronto scientifico, quell’aggiornamento e quegli standard organizzativi minimi che la politica e il sistema sanitario hanno sempre trascurato: non è accettabile che in un ospedale un solo medico in solitudine si occupi di aborto. Le morti di Anna e Maria, ma anche delle altre di cui non abbiamo saputo o non ci ricordiamo, ci impongono di uscire dal silenzio colpevole e dall’ignavia. Forse Gasparri e Roccella, dopo le pronte dichiarazioni sulla vicenda di Anna Marchisio, dovrebbero recuperare qualche parola anche per Maria Carielllo.” - See more at: http://www.radicali.it/comunicati/20140412/aborto-viale-due-donne-morte-un-mese-sono-uno-shock-che-impone-parlare-aborti-ru#sthash.sXRGc5tY.dpuf
Il ginecologo torinese, responsabile del servizio per le IVG del più grande ospedale ostetrico italiano (7336 nati e 2490 IVG), ha diffuso la seguente nota:
“In meno di un mese due donne sono morte per aborto. Per Maria Cariello, 35 anni, una figlia di 7 anni, morta il 16 marzo scorso a Nocera Inferiore dopo un aborto chirurgico, la vicenda non è andata oltre la cronaca locale. Per Anna Marchisio, 37 anni, una figlia di 5 anni, morta mercoledì scorso a Torino dopo un aborto medico, il caso è subito rimbalzato in Parlamento. Non so se il ministro abbia mai aperto un’inchiesta anche per la morte di Maria Cariello, ma non sarò certo io a temere ogni inchiesta sulle IVG e sul mifepristone, il vero nome della RU486. Nel caso di Anna Marchisio la RU486 è innocente, perché è certamente il fattore meno sospettabile per l’arresto cardiaco che ha determinato la morte. Nel caso di Maria, se fosse stata utilizzata la RU486 – è una indicazione AIFA – si sarebbero ridotti i rischi dell’intervento chirurgico e delle complicazioni che hanno determinato la morte. Entrambi i casi rientrano in quella fredda statistica che ogni anno vede una quarantina di donne morire in gravidanza o per la gravidanza. Anna e Maria ci hanno tragicamente ricordato che si muore in gravidanza e che anche di aborto si muore, sebbene molto meno che in passato. E’ una realtà cruda che si tende a negare per la gravidanza e che inevitabilmente sorprende per gli aborti, ma due donne morte per aborto in un mese sono uno shock che impone di parlare di aborti fuori dagli schemi delle polemiche rituali. Uno shock che mpone di parlare di RU486 come di un farmaco che riduce i rischi degli aborti, perché riduce l’uso di farmaci più rischiosi e diminuisce i rischi durante gli interventi chirurgici. Uno shock che impone di parlare di tanti aspetti che relegano le IVG, come un fastidio, ai margini della sanità, qualcosa di cui ci si dovrebbe vergognare. Io, che ho scelto di aiutare le donne che vogliono abortire, credo che si debbano garantire quel confronto scientifico, quell’aggiornamento e quegli standard organizzativi minimi che la politica e il sistema sanitario hanno sempre trascurato: non è accettabile che in un ospedale un solo medico in solitudine si occupi di aborto. Le morti di Anna e Maria, ma anche delle altre di cui non abbiamo saputo o non ci ricordiamo, ci impongono di uscire dal silenzio colpevole e dall’ignavia. Forse Gasparri e Roccella, dopo le pronte dichiarazioni sulla vicenda di Anna Marchisio, dovrebbero recuperare qualche parola anche per Maria Carielllo.” - See more at: http://www.radicali.it/comunicati/20140412/aborto-viale-due-donne-morte-un-mese-sono-uno-shock-che-impone-parlare-aborti-ru#sthash.sXRGc5tY.dpuf
Il ginecologo torinese, responsabile del servizio per le IVG del più grande ospedale ostetrico italiano (7336 nati e 2490 IVG), ha diffuso la seguente nota:
“In meno di un mese due donne sono morte per aborto. Per Maria Cariello, 35 anni, una figlia di 7 anni, morta il 16 marzo scorso a Nocera Inferiore dopo un aborto chirurgico, la vicenda non è andata oltre la cronaca locale. Per Anna Marchisio, 37 anni, una figlia di 5 anni, morta mercoledì scorso a Torino dopo un aborto medico, il caso è subito rimbalzato in Parlamento. Non so se il ministro abbia mai aperto un’inchiesta anche per la morte di Maria Cariello, ma non sarò certo io a temere ogni inchiesta sulle IVG e sul mifepristone, il vero nome della RU486. Nel caso di Anna Marchisio la RU486 è innocente, perché è certamente il fattore meno sospettabile per l’arresto cardiaco che ha determinato la morte. Nel caso di Maria, se fosse stata utilizzata la RU486 – è una indicazione AIFA – si sarebbero ridotti i rischi dell’intervento chirurgico e delle complicazioni che hanno determinato la morte. Entrambi i casi rientrano in quella fredda statistica che ogni anno vede una quarantina di donne morire in gravidanza o per la gravidanza. Anna e Maria ci hanno tragicamente ricordato che si muore in gravidanza e che anche di aborto si muore, sebbene molto meno che in passato. E’ una realtà cruda che si tende a negare per la gravidanza e che inevitabilmente sorprende per gli aborti, ma due donne morte per aborto in un mese sono uno shock che impone di parlare di aborti fuori dagli schemi delle polemiche rituali. Uno shock che mpone di parlare di RU486 come di un farmaco che riduce i rischi degli aborti, perché riduce l’uso di farmaci più rischiosi e diminuisce i rischi durante gli interventi chirurgici. Uno shock che impone di parlare di tanti aspetti che relegano le IVG, come un fastidio, ai margini della sanità, qualcosa di cui ci si dovrebbe vergognare. Io, che ho scelto di aiutare le donne che vogliono abortire, credo che si debbano garantire quel confronto scientifico, quell’aggiornamento e quegli standard organizzativi minimi che la politica e il sistema sanitario hanno sempre trascurato: non è accettabile che in un ospedale un solo medico in solitudine si occupi di aborto. Le morti di Anna e Maria, ma anche delle altre di cui non abbiamo saputo o non ci ricordiamo, ci impongono di uscire dal silenzio colpevole e dall’ignavia. Forse Gasparri e Roccella, dopo le pronte dichiarazioni sulla vicenda di Anna Marchisio, dovrebbero recuperare qualche parola anche per Maria Carielllo.” - See more at: http://www.radicali.it/comunicati/20140412/aborto-viale-due-donne-morte-un-mese-sono-uno-shock-che-impone-parlare-aborti-ru#sthash.sXRGc5tY.dpuf
Il ginecologo torinese, responsabile del servizio per le IVG del più grande ospedale ostetrico italiano (7336 nati e 2490 IVG), ha diffuso la seguente nota:
“In meno di un mese due donne sono morte per aborto. Per Maria Cariello, 35 anni, una figlia di 7 anni, morta il 16 marzo scorso a Nocera Inferiore dopo un aborto chirurgico, la vicenda non è andata oltre la cronaca locale. Per Anna Marchisio, 37 anni, una figlia di 5 anni, morta mercoledì scorso a Torino dopo un aborto medico, il caso è subito rimbalzato in Parlamento. Non so se il ministro abbia mai aperto un’inchiesta anche per la morte di Maria Cariello, ma non sarò certo io a temere ogni inchiesta sulle IVG e sul mifepristone, il vero nome della RU486. Nel caso di Anna Marchisio la RU486 è innocente, perché è certamente il fattore meno sospettabile per l’arresto cardiaco che ha determinato la morte. Nel caso di Maria, se fosse stata utilizzata la RU486 – è una indicazione AIFA – si sarebbero ridotti i rischi dell’intervento chirurgico e delle complicazioni che hanno determinato la morte. Entrambi i casi rientrano in quella fredda statistica che ogni anno vede una quarantina di donne morire in gravidanza o per la gravidanza. Anna e Maria ci hanno tragicamente ricordato che si muore in gravidanza e che anche di aborto si muore, sebbene molto meno che in passato. E’ una realtà cruda che si tende a negare per la gravidanza e che inevitabilmente sorprende per gli aborti, ma due donne morte per aborto in un mese sono uno shock che impone di parlare di aborti fuori dagli schemi delle polemiche rituali. Uno shock che mpone di parlare di RU486 come di un farmaco che riduce i rischi degli aborti, perché riduce l’uso di farmaci più rischiosi e diminuisce i rischi durante gli interventi chirurgici. Uno shock che impone di parlare di tanti aspetti che relegano le IVG, come un fastidio, ai margini della sanità, qualcosa di cui ci si dovrebbe vergognare. Io, che ho scelto di aiutare le donne che vogliono abortire, credo che si debbano garantire quel confronto scientifico, quell’aggiornamento e quegli standard organizzativi minimi che la politica e il sistema sanitario hanno sempre trascurato: non è accettabile che in un ospedale un solo medico in solitudine si occupi di aborto. Le morti di Anna e Maria, ma anche delle altre di cui non abbiamo saputo o non ci ricordiamo, ci impongono di uscire dal silenzio colpevole e dall’ignavia. Forse Gasparri e Roccella, dopo le pronte dichiarazioni sulla vicenda di Anna Marchisio, dovrebbero recuperare qualche parola anche per Maria Carielllo.” - See more at: http://www.radicali.it/comunicati/20140412/aborto-viale-due-donne-morte-un-mese-sono-uno-shock-che-impone-parlare-aborti-ru#sthash.sXRGc5tY.dpuf
Il ginecologo torinese, responsabile del servizio per le IVG del più grande ospedale ostetrico italiano (7336 nati e 2490 IVG), ha diffuso la seguente nota:
“In meno di un mese due donne sono morte per aborto. Per Maria Cariello, 35 anni, una figlia di 7 anni, morta il 16 marzo scorso a Nocera Inferiore dopo un aborto chirurgico, la vicenda non è andata oltre la cronaca locale. Per Anna Marchisio, 37 anni, una figlia di 5 anni, morta mercoledì scorso a Torino dopo un aborto medico, il caso è subito rimbalzato in Parlamento. Non so se il ministro abbia mai aperto un’inchiesta anche per la morte di Maria Cariello, ma non sarò certo io a temere ogni inchiesta sulle IVG e sul mifepristone, il vero nome della RU486. Nel caso di Anna Marchisio la RU486 è innocente, perché è certamente il fattore meno sospettabile per l’arresto cardiaco che ha determinato la morte. Nel caso di Maria, se fosse stata utilizzata la RU486 – è una indicazione AIFA – si sarebbero ridotti i rischi dell’intervento chirurgico e delle complicazioni che hanno determinato la morte. Entrambi i casi rientrano in quella fredda statistica che ogni anno vede una quarantina di donne morire in gravidanza o per la gravidanza. Anna e Maria ci hanno tragicamente ricordato che si muore in gravidanza e che anche di aborto si muore, sebbene molto meno che in passato. E’ una realtà cruda che si tende a negare per la gravidanza e che inevitabilmente sorprende per gli aborti, ma due donne morte per aborto in un mese sono uno shock che impone di parlare di aborti fuori dagli schemi delle polemiche rituali. Uno shock che mpone di parlare di RU486 come di un farmaco che riduce i rischi degli aborti, perché riduce l’uso di farmaci più rischiosi e diminuisce i rischi durante gli interventi chirurgici. Uno shock che impone di parlare di tanti aspetti che relegano le IVG, come un fastidio, ai margini della sanità, qualcosa di cui ci si dovrebbe vergognare. Io, che ho scelto di aiutare le donne che vogliono abortire, credo che si debbano garantire quel confronto scientifico, quell’aggiornamento e quegli standard organizzativi minimi che la politica e il sistema sanitario hanno sempre trascurato: non è accettabile che in un ospedale un solo medico in solitudine si occupi di aborto. Le morti di Anna e Maria, ma anche delle altre di cui non abbiamo saputo o non ci ricordiamo, ci impongono di uscire dal silenzio colpevole e dall’ignavia. Forse Gasparri e Roccella, dopo le pronte dichiarazioni sulla vicenda di Anna Marchisio, dovrebbero recuperare qualche parola anche per Maria Carielllo.” - See more at: http://www.radicali.it/comunicati/20140412/aborto-viale-due-donne-morte-un-mese-sono-uno-shock-che-impone-parlare-aborti-ru#sthash.sXRGc5tY.dpuf

venerdì 11 aprile 2014

Di capoliste, veline, culi&tette.

Renzi è il perfetto prodotto di vent'anni berlusconismo. 
Come Berlusconi, anche lui prima che un politico è un venditore e a differenza dei suoi compagni di partito sembra essere capace di fare del "buon" marketing. 
I suoi reboanti annunci piacciono molto, la sua aria tronfia e il suo atteggiamento strafottente lo hanno portato a diventare segretario di partito e poi Presidente del Consiglio in tempi brevissimi. 
Le battute, la mimica, i tweet alle 7 del mattino, il discorso a braccio con le mani in tasca al Senato... tutto è studiatissimo, non c'è nulla di spontaneo, ma evidentemente funziona.

Dice Ida Dominijanni che Renzi centellina una sorpresa al giorno e ha bisogno di un titolo al giorno, quindi la sopresa di questa settimana, dal momento che in questo paese una legge decorosa sulla rappresentanza di genere pare non essere nemmeno immaginabile, il Presidente del Consiglio fa la sua mossa a effetto, candidando tutte donne capolista per le elezioni europee.

Si sa, alcuni maschi, soprattutto quando comandano, ci tengono molto a mostrarsi illuminati e lo spottone delle donne capolista alle Europee pare stia dando i primi frutti.
Leggo di uomini che si sentono parecchio fichi per il loro essersi fatti "da parte" e di donne che ringraziano felici la cortese elargizione del capo.

"Come è buono e moderno il nostro segretario presidente! Lui sì che ci tiene a noi donne."

Il fatto che mettere cinque donne capolista non abbia niente a che vedere con una seria presa di posizione sulla democrazia paritaria non pare essere un problema.
Quello che conta è lo spot, l'immagine, il titolone in prima pagina.

Vent'anni di berlusconismo, appunto.

A me non resta che prendere atto che a molte donne queste cortesi elargizioni piacciono: sono molto meno faticose che uscire e prendere quello che spetta loro e  spesso non sono troppo impegnative.

Tanti applausi, dunque, e poco conta, ad esempio, che in Europa il PD sia quel partito che ha aiutato ad affossare la Risoluzione Estrela : ci sono cinque donne capolista, vuoi mettere? 

Sì, c'è quella storia delle preferenze, ma Matteo (Matteo come Silvio, non c'è nemmeno più bisogno del cognome) ha dato visibilità a cinque donne! 

Oh, certo, c'è sempre questa storiaccia della disoccupazione e dell'inoccupazione femminile, dell'attacco continuo all'autodeterminazione delle donne, alla Legge 194, dei compiti di cura della famiglia che continuano a ricadere solo sulle donne come da italica tradizione, ma ci sono cinque donne capolista. 
Cinque. Mica una!

Comunque, Beppe Grillo, che usa volentieri l'insulto sessista come arma politica, che invita la parte peggiore del suo elettorato a insultare, delegittimare e minacciare l'avversaria politica usando battute da bulletto di terza media, deve aver apprezzato parecchio l'assist del suo nemico giurato e quindi le cinque capolista diventano "veline".

Interessante notare che nel fotomontaggio (bruttino, ad essere sincera: con tutti quei soldi Beppe potrebbe assumere grafici migliori), ci siano solo quattro delle capolista del PD.

Non c'è, infatti, Caterina Chinnici, magistrata, figlia di Rocco Chinnici, ucciso dalla mafia nel 1983. Mi chiedo se nell'assenza di Chinnici/velina si debba ravvisare il segno di un qualche tipo di rispetto o se invece questa mancanza sia semplicemente dettata dalla minore avvenenza di quest'ultima rispetto a Picierno, Moretti, Mosca e Bonafè, più giovani e quindi più "adatte" al ruolo e certamente più facili da dare in pasto ai commentatori del sacro blog.

Ovviamente il PD non ci sta: le nostre non sono veline come quelle di Berlusconi, sono donne preparate, che fanno politica seria, e poi... 

Ecco, "e poi". 

Perché non bastava "difendere" le candidature, magari elencando, ove presenti, tutti i meriti politici delle cinque candidate: bisognava rispondere. 

E rispondere a tono. Usando le stesse armi e la stessa volgarità. Rispondere alla "pancia del paese", insomma, come va di moda adesso.

Quindi L'Unità pubblica un pezzo in cui ci fa sapere che "Grillo candida la "sexy maestra" e la "sexpolitika"", con immancabile corredo fotografico (le tette vendono, lo sanno tutti).

E qui succede qualcosa di bellissimo, che conferma in un momento anni di belle parole su sessismo, misoginia e tutto il corollario: i nemici si trovano uniti da qualcosa che va oltre la politica, la misoginia e il sessismo più beceri.

Grillini e piddini finalmente possono sfogarsi, c'è il capro espiatorio perfetto: un corpo di donna.

E sui social networks da un paio di giorni è tutto un rimpallarsi fotomontaggi e culi, insulti e tette, dimostrando, se mai ce ne fosse stato bisogno, ancora una volta, quello che vado ripetendo (in ottima compagnia, per fortuna) ormai da anni: il sessismo è davvero la sola cosa bipartisan in Italia.