martedì 9 ottobre 2012

Ciao Nina

Che poi nessuno di noi voleva un cane, solo che lei stava legata ad un palo sul ciglio della strada e come fai a non fermarti?
"La sciogliamo, la portiamo dal veterinario e poi però lì resta".
Solo che lei si è messa a panza per aria e si è fiondata nel bagagliaio della macchina e il veterinario di domenica non c'è, ma se lo chiami per un'urgenza viene. "Sì, però poi ci pensa lui a chiamare il canile".
Solo che l'ha dovuta operare al volo perché la merda che l'ha legata al palo ha usato il fil di ferro e lei per scappare s'è squarciata il collo.
"Sì, ma dopo la convalescenza la portiamo al canile di Roma allora".
Solo che al canile di Roma non l'hanno voluta, saremmo dovuti tornare dove l'avevamo presa e trovare il canile di zona e poi la ferita aveva fatto infezione, non si può mandarla via ora.
"E poi ormai s'è affezionata, come fai?"
E poi però lei viveva col mio ex e quando ci siamo lasciati non la poteva gestire da solo "e va bene, ma poi le troviamo un altro padrone perché il cane no".
Solo che lei aveva due occhioni languidi e a volte un po' tristi. E poi era un po' scema, faceva ridere.
E poi ormai come fai a mandarla via? Lei è strana, un po' paranoica, ormai si è abituata.

E così sono passati dieci anni.





Ciao Nina, che la terra ti sia lieve. 

giovedì 4 ottobre 2012

Vauro e lo stupro

Stando a questa vignetta Vauro trova che lo stupro sia divertente. O almeno che se ne possa fare dell'esilarante "satira".

Sono andata a leggere la definizione di "satira" sul vocabolario Treccani on line e sinceramente non riesco a ritrovare nel disegno di uno stupro in fieri nulla di "dissacrante", "divertente" o che possa portarmi a sorridere.
Non c'entra nemmeno niente con la condanna di Fiorito.
È un insulto gratuito agli uomini e alle donne, alle vittime di stupro tutte.

Forse sono banale, ma ancora penso che sullo stupro non si possa ridere.

Mai.

Comunque, è "divertente" che ad ospitare questa perla di violenza, sessismo e stereotipi sul mondo delle carceri sia un giornale il cui direttore qualche tempo fa annunciava la "svolta" del ghetto per le femmine, mi fa capire quanto sul serio Gomez abbia preso sul serio il compito che si era prefisso.


Leggetevi il post di Paolo Persichetti.
Spero che lo leggerà anche Vauro.
E spero che leggendolo capirà perché la sua vignetta fa così tanto schifo.

giovedì 20 settembre 2012

Le cavallette!*

Per la prima volta nella storia della Repubblica Italiana il Senato ha sospeso i lavori perché mancava chi avrebbe dovuto presiedere la seduta.
Si parlava -si sarebbe dovuto parlare- di violenza sulle donne e però non c'era nessuno seduto su quella sedia dorata a dirigere i lavori.

Evidentemente la discussione non era poi così importante.
Evidentemente la discussione non era poi così interessante.
Suvvia, non si parlava mica di spending review, di esodati, di auto blu, di legge elettorale o di abbassarsi lo stipendio da Parlamentari: era solo "violenza sulle donne".
 
Ovviamente non credo che il ritardo di Nania, l'assenza di Schifani o l'impegno di Mauro siano stati voluti, non sono una pazza visionaria come sostiene qualche commentatore al post qui sotto, ma trovo quantomeno interessante che queste assenze, questi ritardi, questi impegni improrogabili siano capitati tutti proprio oggi.

Come quei gesti inconsulti, come un riflesso incondizionato.
Come quando devi essere interrogata in Greco e ti viene la cacarella, per capirci.

Ah, vi ricordo che in Italia di violenza sulle donne si muore spesso. Leggetevi Bollettino di Guerra ogni tanto, giusto per non continuare a vivere nel paese delle meraviglie.

Vi ricordo anche che una ragazza di ventidue anni, una sex worker, è stata picchiata e bruciata. 
È viva, sta combattendo, si chiama Michela e il prossimo 18 ottobre è la giornata europea contro la tratta e sarebbe bene scendere in piazza in simultanea  per dire che Michela Siamo N♀i.


* Cit.  QUI

martedì 18 settembre 2012

Di non-satira e sessismo.

Non credevo che sarebbe mai venuto il giorno in cui io, proprio io, avrei detto "ha ragione Fornero" e invece eccomi qui.


Sul Manifesto c'è questa vignetta e la Ministra s'è giustamente risentita:
«Voglio dire solo una cosa - ha detto il ministro (Ministra, perdio! È femmina!) entrando al Cnel per la presentazione del rapporto sul lavoro, circondata dai cronisti che le chiedevano se il governo avesse convocato i vertici Fiat - trovo vergognosa la vignetta di Vauro sul Manifesto, che denota il maschilismo persistente, volgare e inaccettabile, di alcuni uomini. Sono insulti che respingo al mittente». (da L'Unità)
Ed ha ragione.
Si potevano trovare altri mille modi per parlare di Marchionne e del governo, per parlare del lavoro che non c'è, dei diritti calpestati, del costante tentativo di padroni e governanti di distruggere lo Statuto dei Lavoratori.

Lo si poteva fare senza scadere nel solito stereotipo sessista della donna-mignotta che aspetta un segno dal potente di turno.

Lo si poteva fare, soprattutto, senza obbligare me, che Fornero la schifo, a doverle dare ragione. 

Non è nemmeno satira, non fa ridere, non fa pensare, non indigna, niente.

È semplicemente offensiva per la ministra e per le donne, che evidentemente continuano ad essere prigioniere dei più beceri stereotipi sessisti.

Non è la prima volta che Vauro ci regala vignette sessiste, ma ogni volta fa male avere conferma di come il sessismo non sia un problema nemmeno "a sinistra". Anzi.


AGGIORNAMENTO:

L'aveva promesso e l'ha fatto: Monti vestito da puttana.
Riporto il commento di Paola:
Per chi non avesse capito la differenza tra raffigurare una donna politica come una "prostituta" e raffigurare un uomo politico come una "prostituta", la differenza è la seguente: quando si raffigura in tal modo una donna si rimette al suo posto la donna, ricacciandola in uno dei due ruoli plurimillenariamente assegnati alle esponenti del suo genere. Quando invece si raffigura in tal modo un uomo, lo si fa scendere ad un gradino inferiore, lo si degrada, cioè, collocandolo in uno dei due ruoli plurimillenariamente assegnati alle esponenti del genere femminile. Spero che adesso sia più chiaro, per chi volesse capire.
E sul blog di Baruda ci sono la nuova vignetta e degli altri buoni motivi per aprire il cervello.

lunedì 17 settembre 2012

Nemmeno se piovesse




No, non potrebbe essere peggio di così.
Perché se la tua adorata zia, quella che ti teneva in braccio anche se era incinta, quella che ti metteva la Nutella nel cappuccino e che si faceva fare la treccia mentre guardavate "Fame" prima di fare i compiti muore due mesi dopo tua madre, non c'è niente che potrebbe rendere il momento peggiore di quello che è.

Non ho più parole, non ho lacrime, ho solo voglia di vomitare.

martedì 11 settembre 2012

Mio mammo è un padre.

È da un po' di tempo che pare diventato di moda chiamare "mammo" un padre attento, premuroso, consapevole e collaborativo. 
Niente di trascendentale, semplicemente uno che accompagna i figli in piscina, che si sveglia la notte per la poppata, che cambia pannolini, che scarrozza la prole in giro la domenica mattina. 
Uno che fa il suo mestiere, insomma, un padre.

Credo (temo) sia indicativo che per descrivere un "padre" si sia dovuti ricorrere ad un (orrendo) neologismo, come ha fatto ieri Io Donna (inserto femminile de Il Corriere della Sera) parlando di un calciatore molto fico che porta a pranzo la figlia. Ed evito di soffermarmi sulla motivazione data alla presenza del babbo: "Forse perchè mamma Victoria era troppo impegnata a stare in equilibrio sui dei tacchi 18?", per quanto anche questo meriterebbe qualche parola. 
Grazie al cielo siamo nel 2012 e, per quanto possa essere sfuggito a Io Donna, e ci sono decine e decine di padri che pigliano in braccio i figli anche se le mamme indossano comodissime Birkenstock. E -udite, udite- ce ne stavano anche negli anni '80, quando mio padre mi portava in giro in bici per chilometri e chilometri la domenica. O quando mi portava al Pigorini, al cinema, a scuola. O quando mi faceva il bagno nella bacinella in cucina e giocava con la pista Polistil. 
E mamma i tacchi nemmeno li portava.
 
Insomma, se siamo arrivati al punto di dover storpiare il nome della madre per descrivere la paternità, evidentemente c'è un problema alla base, che continua ad immaginare il padre come un qualcosa di esterno alla relazione con i figli, come se fosse speciale prendere la propria figlia e portarla a mangiare fuori. 
Rimaniamo fermi a quell'immaginario anni '50 del papà che torna la sera stanco dal lavoro, si siede a capotavola e mentre la moglie, madre, badante, amante, sguattera gli serve la cena chiede ai pargoli come è andata a scuola e chi se ne discosta è talmente strano da meritare una parola nuova per essere detto.

Mi chiedo se anche articoli e parole ridicoli come questo contribuiscano all'idea che se sei un buon padre sei un uomo a metà. 
E mi rispondo di sì e penso che fino a che non si dirà di un bravo padre che "è un padre" non riusciremo ad uscire dal circolo che vuole ancora la donna chiusa nel proprio ruolo di madre e l'uomo come una presenza quasi esterna, pena la castrazione e la scomparsa del maschio.

Eppure di uomini che fanno i papà se ne vedono parecchi in giro e solo i media sembrano non accorgersene, stupiti e forse spaventati dalla figura mitologica del "mammo".

Chissà, magari mio mammo è semplicemente un padre.



Certo che se poi c'è gente fiera di scrivere certe stronzate, allora la faccenda è grave davvero.







11 settembre 1973 / 11 settembre 2012