lunedì 31 maggio 2010

Free Gaza!


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Non mi lancerò in serie disquisizioni sulla situazione palestinese: non sono in grado e sono atrocemente di parte.
E poi già lo so che qualcuno mi verrebbe a rompere i coglioni dandomi dell'antisemita. E davvero non c'ho voglia di farmi dare dell'antisemita alla faccia della gente di Gaza.

Vorrei solo sottolineare le illuminanti parole del sottosegretario agli Esteri, Alfredo Mantica così come le leggo su
Repubblica.it:

 "Non ho ancora elementi sufficienti per capire cosa sia successo ma la questione era nota da giorni. Questa vicenda si può classificare come una voluta provocazione: aveva un fine preciso, politico".
Dice che era un 'illusione pensare che Israele non avrebbe reagito (cerrto magari far fuori una ventina di pacifisti come reazione è un po' spropositata) dato che "il principio della rappresaglia israeliana è un principio conosciuto nel mondo". Dice che possiamo "discutere sulla reazione israeliana ma pensare che tutto avvenisse senza una reazione di una qualche natura era una dilettantesca interpretazione di chi ha provocato questa vicenda". "Azioni spettacolari servono solo a peggiorare la situazione e a rendere ancora più impraticabile la strada del dialogo".



Insomma, Mantica ammette che gli israeliani fanno della rappresaglia il loro modus operandi e allo stesso tempo dice che 'sti pacifisti da quattro soldi sono solo dei dilettanti di merda e che in fondo è colpa loro. La faccenda del non stuzzicare il can che dorme, più o meno. Il fatto che Israele non dorma mai e che a Gaza si muore è un altro discorso.
 

venerdì 28 maggio 2010

Lezioni di Storia



Che a Silvio piacesse Mussolini non è certo un segreto.
Insomma, se sei calvo, mascelluto, assetato di potere e refrattario a tutto ciò che è giusto e legale, come puoi non desiderare essere il dvce?
Solo che in Italia c’è ancora qualcuno (sempre di meno, temo) che non accetterebbe passivamente una totale deriva dittatoriale e quindi prima di diventare il nuovo dvce devi far diventare un po’ più simpatico quello vecchio: c’è sempre il rischio di finire appesi a testa in giù.

Quindi ha cominciato con la faccenda del confino, che non era proprio una punizione, ma una specie di vacanza pagata. Poi il paragone veline-camicie nere. Poi la storia del più grande statista del novecento… ah, no, quello era Fini.

Comunque, ieri c’è stato il summit (che si pronuncia come si scrive e non “sAmmit”, perdio) dell’Ocse.
E Silvio se n’è uscito con una frase che più o meno suonava così: “Oso citarvi una frase di colui che era considerato come un grande dittatore: dicono che ho potere, ma io non ho nessun potere, forse ce l'hanno i gerarchi, ma non io. Io posso solo decidere se far andare il mio cavallo a destra o a sinistra, ma nient'altro”.

Nessuno s’è alzato per sputargli o prenderlo a sediate, ma pare che StArace abbia detto ad un giornalista: “Certo sarà una battuta, magari non delle più felici, ma dal punti di vista storico è inesatta. Mussolini di potere ne aveva e ha governato con grande consenso. Forse il problema è che glielo ha raccontato la nipote Alessandra Mussolini, che di storia non ci capisce niente” (da Repubblica di oggi, edizione di carta).

Finalmente qualcuno che rimette le cose in chiaro! Basta con queste falsità storiche. Caro Silvio, se i tuoi gerarchi sono mezzi traditori, non tirare in ballo in dvce, che li avrebbe zittiti a suon di bastonate e olio di ricino.




 

mercoledì 26 maggio 2010

Papillon Rebibbia





A Ponte di Nona, non c'è un cazzo. E' una di quelle nuove periferie tanto amate dai costruttori di centri commerciali. E infatti se fate una ricerca su Google (gogol, se votate PdL) tra i risultati spicca "Roma Est", il più grande centro commerciale d'Europa.

A Ponte di Nona, però c'è anche la biblioteca "Papillon Rebibbia", che porta cultura e un modo differente di vivere a chi dalle amministrazioni comunali ha avuto solo centri commerciali e cemento.

Ovviamente la cultura non paga.
E quindi la biblioteca dovrà chiudere.

Grazie mille a
Prince Faster per avermi fatto conoscere la biblioteca qualche anno fa e per aver segnalato questa orrenda notizia.

1 euro con un SMS, 2 euro da numero fisso.



«Ho perso il mio latte, ecco cosa è successo. E mio figlio si è dovuto abituare in fretta e furia a quello artificiale, il pediatra me ne ha suggerito uno molto buono, pare il migliore, però nessun latte artificiale sarà mai come quello della mamma. Sto prendendo delle cose per farmelo tornare. E sì che lo avevo allattato da subito, pure con sacrifici, perché allattare è una cosa bellissima, ma è anche stancante, un neonato mangia ogni due-tre ore, svegliarsi di notte per accudirlo non è uno scherzo». (Se avete lo stomaco forte e sapete guardare il dolore in faccia, leggete tutto l'articolo)

Ha ragione, la povera Elisabetta.
Ancora una volta la legge dell’uomo e del fisco calpestano i diritti e i sentimenti di noi donne. E dei nostri figli, costretti già a due mesi a capire con una brutalità inaudita come va la vita.

Il piccolo Nathan Falco Briatore sarà probabilmente segnato a vita da questa terribile esperienza. Niente yacht, niente latte materno, niente culla e fasciatoio. Si, è vero, babbo Flavio potrebbe comprargli un’intera fabbrica di latte artificiale, “il migliore”, ma chi lo risarcirà per la perdita della sisa di mamma Elisabetta? E chissà se la nuova culla d'oro zecchino lo farà sentire di nuovo sicuro e protetto.

Ecco, mentre quella povera famiglia vive un dramma di proporzioni terrificanti, noi piagnucoliamo per il blocco del turn over e per il congelamento degli stipendi, dimentichi del dolore altrui.
È sempre così.
A volte ci affanniamo nel cercare la disperazione lontano. Sempre pronti a parlare dei soliti bambini che muoiono di fame e malattie in Africa, mentre basterebbe spostare un poco lo sguardo per vedere che di dolore ce n’è tanto anche qui.
Nei campi rom, nelle stazioni delle nostre città, nel degrado delle periferie, nei pontili in mezzo a imbarcazioni principesche.
Anche i ricchi piangono.

Vado a mandare il mio SMS di solidarietà.

martedì 25 maggio 2010

Appunto...



Ho appena finito col roof garden che apro La Stampa e leggo che Letta ha parlato e ha detto (traduco): "Mo' so' cazzi amari. Sapete la storia che noi non siamo come la Grecia? Stronzate, siamo nella merda fino al collo e mentre noi in qualche modo staremo sempre in piedi, per voi comuni mortali si preannunciano bei cazzi per il culo".

Roof Garden



Per più di qualche anno, i miei capi (Brufolone&Stupidotto) m’hanno mandata a fare bassa manovalanza alla presidenza del consiglio.

Ho visto i cambi di governo e l’arrivo dei tornelli.
Purtroppo mi sono persa il mitico
roof garden con vista su piazza Colonna, dove un prosecco con gli stuzzichini mi si dice costi la bella somma di 2 (DUE) euri.

Ecco, ora vorrei tanto dire che è una vergogna, che la gente non arriva a fine mese, che si parla di congelare stipendi, bloccare pensioni, ma non so bene che senso abbia.
Insomma, la stessa gente con lo stipendio congelato, col mutuo da pagare, con le bollette che non fanno che aumentare, con la scuola pubblica allo sfascio e cose così sono le stesse che continuano a votare per chi le prende continuamente per il culo.

 

domenica 23 maggio 2010

Tanti Auguri, 194!


194Quando ieri ho detto al mio più caro amico che sarei andata in piazza per fare gli auguri alla 194 e dire benvenuta alla RU486, il suo commento è stato: “ Ma in che mondo vivi? Stanno a montà l’ultimi paletti della dittatura e tu manifesti per una legge che praticamente non possono toccare?”
M’ha fatto imbestialire, dimostrando che anche i “migliori” si disinteressano completamente di un “problema” che non percepiscono come comune. Insomma, è una faccenda di femmine, le cose importanti sono altre.

Avrei voluto fargli notare che la 194 è continuamente sotto attacco e la Ru486 è descritta come la pillola preferita dal demonio. Le regioni amministrate dalla destra provano in ogni modo a bloccarne l’uso e la sinistra non pare particolarmente interessata alla faccenda, se non in funzione puramente elettorale.

Il mio amico, in quanto maschio, non sa quello che vuol dire andare in ospedale di notte col cuore in gola sperando di riuscire a farsi prescrivere la pillola del giorno dopo. Non sa con quanta ansia compili quel modulo di merda dove manca poco che ti chiedano anche il numero di scarpe o la taglia del reggiseno. Lui non lo sa com’è sostenere gli sguardi di disprezzo negli occhi di chi sta lì per garantirti un servizio o del nervosismo che ti assale entrando in farmacia, dove magari trovi il farmacista cattolico che anche se non può decide di obiettare.

Il suo commento mi ha fatto pensare che a volte gli uomini sono terribilmente lontani da certi problemi e che nonostante le belle parole, certe lotte sono lasciate sempre e solo a noi donne.
Ieri in piazza i maschi si contavano sulle dita di una mano.
Vero, la manifestazione era stata indetta da collettivi di donne, ma molte di noi hanno un compagno, tutte abbiamo degli amici e non è bello vedere che in queste occasioni veniamo lasciate sole.

Comunque, da quello che ho visto anche ieri, abbiamo abbastanza palle per lottare senza aiuto.