sabato 12 marzo 2016

#ViajoSola

[C'ho il momento polemico. E sono furiosa.]

Leggo e ascolto gente indignata per quello che è stato detto delle due ragazze uccise mentre viaggiavano sole.
Leggo e ascolto gente indignata perché "in Sudamerica" davanti a quell'orrore ci si è molto soffermati sulle colpe delle ragazze: viaggiavano sole, si sono fatte ospitare da due uomini, in fondo se la sono cercata.
Ora andate su google, su facebook, su un qualsiasi sito di notizie, su qualche blog. 
Cercate un qualsiasi articolo su un qualsiasi femminicidio o violenza in casa nostra.
Andatevi a leggere i commenti dei nostri e delle nostre connazionali.
Rileggete anche quello che avete scritto voi, tante, troppe volte.
Ricordatevi di tutte le volte che davanti ad una storia del genere avete pensato "e però, pure lei...", di tutte le volte che avete giudicato una donna per come era vestita.
Poi sputatevi in faccia.


Sempre, sempre la colpa è nostra.
Nostra se siamo stuprate.
Nostra se siamo picchiate.
Nostra se siamo uccise.

Non possiamo viaggiare sole.
Non possiamo uscire la sera.
Non possiamo vestirci come vogliamo.
Non possiamo fidarci.

Non dobbiamo, soprattutto.
Altrimenti, poi, se poi ci ammazzano la colpa è nostra.

Colpevolizzare la vittima, sempre e comunque.



Maria e Marina, mie sorelle.


venerdì 11 marzo 2016

Il mio primo ciclo. Ancora donne tra i commenti.

Ho dodici anni, a novembre tredici. Ieri notte andai in bagno e trovai delle macchioline marroni sulle mutandine. All'inizio pensavo fosse cacca, l'idea del menarca mi ha sfiorato, ma non pensavo che il sangue potesse essere così scuro così accantonai il pensiero. Andai a cercare qualcosa su internet; pensavo fosse un tumore, benigno o maligno non importa, ma ero terrorizzata. Lo dissi a mio fratello di quindici anni (ci diciamo sempre tutto, io mi fido di lui e lui di me) e cominciò a ridere come un pazzo dicendo che poteva effettivamente essere un tumore. Dopo circa un'ora cambiai le mutandine, sperando che il fenomeno finisse presto. Dopo un'altra ora vidi ancora quelle macchioline marroni, ed ero davvero andata in panico. Per la notte misi un pezzo di carta igienica tra le grandi labbra. Erano circa le tre di notte, quindi non potevo e non volevo svegliare mia madre. Questa mattina mi sono svegliata presto, sperando che mia madre fosse in casa. Ovviamente, non era in casa. Aspettai con ansia il suo ritorno, cambiando due volte le mutandine. Appena arrivò, io le andai subito addosso, e quando fummo nella sua stanza le feci vedere le mie mutandine. Lei disse "Amore mio!" e mi abbracciò. In quel momento capii cosa fosse successo e mi misi a piangere. La verità è che non voglio crescere, voglio restare così come sono. E poi vorrei alzarmi ancora un po', dato che sono 1.62 m. Comunque, mia nonna, che aveva sentito tutto dal bagno (camera di mia madre e il bagno sono vicinissimi) cominciò a dirmi:"sei diventata signorina!" "ieri, quando avevi quel leggero mal di pancia, io ti avevo detto che si trattava di questo!" Mia madre, dopo di ché, mi insegnò a mettermi l'assorbente. Ancora faccio fatica a metterlo. Mia nonna, ovviamente, lo urlò ai quattro venti, dicendolo a mio nonno, mia zia e mio zio. Io ero imbarazzata più che mai, e lo sono ancora ora quando si tocca l'argomento. E niente, ora devo andare a cambiarmi l'assorbente (?) (Anonima)

Ora ho 21 anni, menarca un po' più tardi rispetto alla media, mancavano due mesi a compiere 15 anni (ero già in seconda superiore!). Da un annetto ormai ero preoccupata che non arrivava più ma è stato meglio così, sapevo già tutto, non è stato traumatico anzi ho pensato "Era ora!" ahahahaa. Prime volte zero ma proprio zero dolore, poi arrivato ma sopportabilissimo (e spero così rimanga!).
Ragazzine non preoccupatevi, fino a 16 anni è normalissimo, anzi avete più tempo per crescere :) davvero mi preoccupavo per niente! (Ely)

Io ero al paese dei miei parenti, i miei zii mi chiesero se avessi voglia di fare una passeggiata con loro, e accettai. Ero da mia nonna, e prima di partire andai al bagno. Avevo undici anni e delle mutandine gialle. Pulendomi con la carta vidi le macchioline: pensai anche io a mali di indicibile orribilità, ma localizzati nelle terga, più che nei genitali. 
Rimasi delusa dal concetto di "passeggiata" che avevano in mente i miei zii, dal momento che per loro significava rimanere in automobile girando per la città -forse era Barletta, forse Trani, non ricordo dove mi portarono - . Pensai allo squallore di questo tipo di giri, ma non abbastanza, perché in mancanza di altre distrazioni continuavo a rimuginare al momento della mia morte dovuta a un tumore al colon retto.
Mi riportarono da mia nonna. Con in testa solo l'immagine della mia bara - la immaginavo color legno, non mi aveva sfiorata l'idea orrifica che mi avrebbero più facilmente riposto in un catafalco candido - e, ah, sì, forse anche quella del mio corteo funebre, approfittai di nuovo del suo bagno per buttare un'altra occhiatina in mezzo alle gambe. Orrore! Non avevo più sangue, ma (come molte, a quanto pare) avevo perso il controllo dei miei sfinteri! Era tutto impregnato di marrone. Però che strano, non puzzava questa cacca. E, come se non bastasse, non mi ero accorta di niente. Doveva essere proprio grave, chissà che lesioni avevo. 
Era terribile. Uscita dal bagno perché lo stavo occupando davvero da troppo tempo, mi chiesero se stessi bene, sembravo un po' palliduccia, qualcosa non andava? 
"No, no, tuttapposto..." Meglio non allarmarli adesso, fra poco i miei parenti avrebbero pianto attorno alla mia salma nella camera ardente di un ospedale. Lampeggia ancora, nella mia memoria, il bianco dei fazzoletti che usavano per frenare il loro dolore nella selva dei miei neuroni che non riuscivano a smettere di lavorare intorno al tema del mio funerale.
Mi portarono finalmente a casa dell'altra nonna, quella materna. Mi faceva pietà vedere anche lei. Chissà quanto ci sarebbe rimasta male. 
Mi precipitai in bagno. 
E il fulmine della verità mi colpii proprio mentre ero sul cesso. L'illuminazione fu tale che urlai a mia madre "VIENI, aiutami, sono diventata signorina!", condividendo l'informazione circa con tutto l'isolato, forse anche parte dei quartieri vicini. Ma fu un gran sollievo, credetemi. (Anonima)

Era il 12 luglio ....
Appena tornata dalla festa in piazza andai al bagno e abbassando le mutande ke erano bianke mi accorsi subito della makkia di sangue.
Per un secondo mi sentii gelare il sangue nelle vene ad un secondo dopo quando mia madre mi 
apiegava da come si metteva un assorbente a quanti tipi ci sono...
Il giorno dopo come sempre siamo usciti tutti insieme tra amici e io eccitatissimo lo dissi a tutte le 
mie migliori amike perke ero felicissima di essere diventata una SIGORINA....
Mamma poi ke dice tutto senza troppi problemi: ORA SE VAI A LETTO CON UN RAGAZZO RIMANI INCINTA! Ma io sinceramente non sono ancora pronta ho 12 anni il ragazzo ce lo al limite ci baciamo!!!!! (Roberta)

Io ho gia' 14 anni e non le ho ancora avute. Ma sono contenta di questo solo che ho paura che, visto che non mi vengono, mi portino dal ginecologo (!) e mi diano la pillola. Mi potete dire che verrano dopo ma sono anoressica da un bel po'. Ho paura che mi venga il menarca e poi piu' niente perche' vuol dire che non sono abbastanza magra ma ho anche paura che se non mi viene e lo scoprono i miei mi portino dal ginecologo e che mi facciano ricoverare. Spero comunque che non mi chiedano mai se ce le ho avute.. anche se una settimana fa ero andata dalla dottoressa di base e me l'ha chiesto e al mio no ha fatto una faccia.. :( io detesto tutte le cose "naturali" femminili come i peli (ce ne ho pochissimi la' sotto che pero' taglio) e non porto nemmeno una prima, ho zero fianchi ma mi basta essere alta 1.60 x 31 kg e poi tutte le mie amiche mi invidiano :) per fortuna dicono che sono carina di viso, occhi, capelli ecc. (Anonima)
Per me è stato un trauma... l'argomento è sempre stato tabù in casa e avevo scoperto a grandi linee che cosa mi sarebbe successo durante un'ora di "educazione sessuale" alle medie, circa un mese prima del mio menarca, anche se non ci avevo fatto molto caso. Tanto manca un sacco, dicevo, viviamo la giornata. Non finirò mai di ringraziare la scuola per averla organizzata! 
Quando ho scoperto la macchiolina rossa ho passato l'intera mattinata a cercare il coraggio di dirlo a mia madre. Alla fine le ho mostrato le mutande, senza riuscire ad aprire bocca. Ricorderò sempre come senza guardarmi si limitò a dirmi "Ebbrava", mi fece vedere come mettere l'assorbente, sempre senza parlare, e mi lasciò sola in bagno. Ho passato l'intero pomeriggio a piangere da sola di nascosto. Non so se ai miei parenti qualcuno disse qualcosa, in ogni caso nessuno mi disse niente... il messaggio che mi arrivò quel giorno fu che era qualcosa di "sporco" di cui vergognarmi, che avevo perso l'innocenza, anche se io non avevo fatto nulla di male. 
Ora di anni ne ho venti, ma è da poco che ho superato il trauma, e non certo grazie alla mia famiglia. (Anonima)



Se ne avete voglia, 
raccontate il vostro primo ciclo nei commenti o scrivete a ritentasaraipiufortunato@outlook.it, così ne facciamo una "rubrica" tutte insieme.

lunedì 29 febbraio 2016

A questa terra di terra e sassi.*





Quando sono nata pare che mio padre abbia brindato con Bibbi e ascoltato questa canzone.
Poco originale, forse, ma io sono del '79 e ci stava proprio bene.

Chissà come hanno festeggiato la tua nascita i tuoi papà, Tobia Antonio. Secondo me hanno cantato e brindato come fanno i genitori felici di vedere il proprio figlio/a.

Spero che non si siano lasciati distrarre dalla merda che questo paese gli sta gettando addosso, che sta gettando addosso addirittura a te, ma non ho dubbi che i loro occhi e il loro cuore siano troppo impegnati a riempirsi di te per perdere tempo con tutto il resto.
E guarda che il resto fa schifo parecchio, eh.
Qua siamo campioni e campionesse dello schifo e mi spiace davvero dovertelo dire, ma certe cose è bene saperle al più presto.

La tua nascita sta scoperchiando vasi pieni di merda e in qualche modo forse è anche una cosa buona. Con la tua nascita ipocriti/e, falsi/e, omofobi/e, bigotti/e stanno uscendo allo scoperto e sono anche tra i/le più insospettabili. 
Se non altro io so ancora meglio da che parte stare.

Ma in fondo cosa importa, è nato un bimbo e c'è solo da festeggiare.

Come disse una coppia di amici alla nascita del loro bimbo: "che la gioia sia arcobaleno", perché per una gioia così non bastano tutti i colori del mondo.

E poco importa l'orrore di chi sta blaterando del tuo futuro, come se bastasse essere figlio di una sana coppia etero per vivere felici e senza problemi.

Queste per te e per la tua famiglia sono belle giornate e spero per voi che ce ne saranno tante e tante altre.

C'è una canzone pure per te, l'ho canticchiata leggendo le schifezze che hanno vomitato sui tuoi papà e mi sono chiesta se te l'ha già cantata qualcuno.


Auguri e benvenuto.
Sarà dura, ma ci saranno anche tante cose belle.









* Francesco De Gregori, Raggio di sole, 1978

venerdì 15 gennaio 2016

Assorbenti.




Sta facendo discutere la proposta di legge depositata da quattro onorevoli di Possibile, tra cui Civati, di ridurre "l'aliquota dell’imposta relativa ai prodotti di prima necessità destinati alle donne, in particolare assorbenti igienici, tamponi, coppe e spugne mestruali." 

"Discutere", lo ammetto, non è il termine esatto. 
In realtà è semplicemente tutto un fiorire di battute e commenti da seconda media.

Ovviamente sono soprattutto i maschi, noti utilizzatori di assorbenti, tamponi e coppette, a farci sapere quanto sia stupida questa idea.

Detassare gli assorbenti? E perché mai? Cosa c'è di tanto sbagliato nel continuare a tassarli come beni di lusso? E poi i problemi sono ben altri! E allora la carta igienica? E i pannolini per neonati? 
E poi si può "ovviare con la coppa mestruale, che sono anche un attimino più ecologiche", come ci ha spiegato Corrado. O magari, come dice Carlo, con gli assorbenti lavabili.

Uso assorbenti dal 23 gennaio 1991. 
Mi ricordo bene la data perché il giorno dopo sarebbe stato compleanno di Nonna Elsa e mamma portò me e mio cugino al cinema.
Se non avete di meglio da fare, l'ho raccontato qui: Storie di vita vissuta: il mio primo ciclo.

Quindi uso assorbenti da 24 anni.
Una media di cinque assorbenti al giorno.
Per sei giorni al mese.
Fino a ventotto anni ho vissuto con mia madre, che ha usato assorbenti più o meno fino a cinquant'anni. Quindi la media dal 1991 al (diciamo) 2005 è stata di dieci assorbenti al giorno ogni mese.

I Nuvenia che ho comprato ieri alla Conad costano intorno ai 3€ e un pacco ne contiene 14. 
Sono quelli con cui mi trovo meglio, anche se ce ne sono di decisamente più economici. 
Ma anni di esperienza hanno dimostrato che con questi la mia patata respira meglio e non mi vengono brufoli e irritazioni, quindi, insomma, la scelta -per me- è obbligata. Non ho nessuna intenzione di usare assorbenti lavabili e continuo a tergiversare sulla coppetta.

Coi numeri sono sempre stata impedita, fatevi il conto da sole/i dei soldi spesi finora e di quelli che spenderò per -presumo- un'altra quindicina d'anni.
Se poi dovessi mai avere una figlia il tutto si raddoppierebbe, ma così andiamo troppo oltre.

In queste ore, dicevo, più di un uomo finalmente, dopo ventiquattro lunghissimi anni, mi ha spiegato come posso "ovviare" al problema economico. 
Come se, peraltro, il "problema economico" fosse semplicemente il mio e non quello di metà della popolazione italiana. Ma tant'è.
"Esiste la mooncup e ci sono i lavabili, che problema c'è?", dicono.

Immagino che tutti questi uomini si siano messi decine di volte la coppetta, magari nel primo bagno pubblico che hanno trovato quando si sono accorti di stare sanguinando e che abbiano lavato tonnellate di pezzi di stoffa pieni di sangue, che si sono cambiati almeno due volte durante la loro giornata lavorativa.
No, perché se sanno tanto bene come possiamo "ovviare" al problema, evidentemente devono essere parecchio informati in merito. 
E no, cari miei, essere eventualmente padri, compagni, mariti e fratelli non vale come esperienza sulle mestruazioni. La sola esperienza valida in fatto di mestruazioni è averle o averle avute.

È bello e confortante sapere che intorno a me è pieno di uomini sempre pronti ad aprirmi gli occhi.
Cosa ne so, dopotutto, del mio corpo, io?
Cosa ne so del sangue che mi macchia le mutande?
O delle lenzuola sporche nonostante sia stata attentissima a mettere l'assorbente prima di andare a letto? 
Del terrore di macchiarsi in ufficio o a scuola, poi, cosa ne voglio sapere? 
Perfino il vestito da sposa sono riuscita a sporcare. Ma ballavo, faceva caldo e, insomma, ci sta che l'assorbente si sposti. Per fortuna c'era molto vino e ho dato la colpa ad una sedia bagnata.

Comunque, è innegabile che gli assorbenti usa e getta, per quanto a molti (anche qui il maschile è voluto) possa sembrare assurdo, siano stati una rivoluzione. 

Mia mamma mi raccontava di quando nonna doveva lavare a mano i suoi "assorbenti" di cotone e quelli delle sue tre figlie. 
Che poi erano pezzi di stoffa e poco più. Per lo meno per loro che non avevano soldi da buttare. 
Quattro donne con le mestruazioni. Quattro donne pulite, che si cambiavano spesso. Fate voi. 
Io la sera riesco a mala pena a lavarmi i denti, figuriamoci lavare gli assorbenti! A mano, poi. Ma per favore. 

E vi ricordate quando finalmente sono arrivati quelli sottili? Ah, che meraviglia!
Sono abbastanza vecchia per ricordarmi quei cosi enormi, alti un centimetro che non ti facevano nemmeno chiudere le gambe, rigorosamente senza ali che dopo qualche ora assumevano forme assurde e fastidiosissime. E che ti facevano sporcare ovunque.

E sì, per quanto per molti sembri una battuta divertente o una perdita di tempo di "sinistrati radical chic", sono un bene di prima necessità.

Perché chi più chi meno li usiamo tutte.
Per parecchio tempo.
E perché igiene e salute vanno di pari passo.
Ed è agghiacciante che siano tassati come il mio cellulare o il TV di ultima generazione.

Qui comunque c'è una petizione (antecedente alla proposta civatiana) per abbassare al minimo l'IVA sugli assorbenti:


mercoledì 9 dicembre 2015

Pensieri sparsi su surrogacy, moratorie e divieti.

«Ma come, tu, femminista, sei favorevole all'utero in afftitto?»

Ogni volta che mi pongono questa domanda mi viene in mente una cosa che diceva sempre mia madre quando si parlava di aborto:
«Io non sono favorevole all'aborto. Io sono favorevole ad una legge che tuteli le donne che vogliono abortire.»

Ecco, io non sono "favorevole alla surrogacy" (chiamarla "utero in affitto" è di per sé dispregiativo, quindi sarebbe bene cominciare chiamando le cose col loro nome, se non altro per evitare giudizi a priori): io sono casomai favorevole ad una legge che tuteli le donne che decidono di portare avanti una gravidanza per conto di altre, le persone che cresceranno il frutto di quella gestazione e chi da quella gestazione eventualmente nascerà.
Ovunque.
Sempre.

"Vietare", chiedere "moratorie" per "mettere al bando globalmente" una pratica che esiste in una larga parte del mondo e che in diversi paesi è regolamentata da decenni è abbastanza ridicolo e strumentale. E inutile.
Ve lo immaginate Trudeau leggere che Amendola, Tognazzi, Comencini, le Orsoline, i preti, Gasparri e qualche femminista vogliono abrogare una legge del suo Stato?
Su, siamo serie.

Vietare la GPA, addirittura pretendere di bandirla dall'intero globo terracqueo - a me pare ovvio, ma magari sbaglio - porterebbe esattamente a ciò che (giustamente!) le SNOQ-Libere e tutte le persone con un minimo di sale in zucca vogliono evitare sempre e comunque: sfruttamento, profitto, abuso, mercato nero.

Cose che sappiamo benissimo esistono in larga parte dei paesi più poveri.
Ed è proprio a questo punto che per farmi sentire una specie di mostro orrendo con velleità più o meno naziste, mi si pone l'esempio di quanto accade in India. 

È un fatto che in India le donne non sempre "scelgono" di gestare e partorire figli/e per altre/i e che debbano vivere un vero e proprio incubo per due spicci schifosi.
Ed è chiaro come non poche persone se ne freghino della situazione di sfruttamento e -di fatto- di schiavitù di quelle donne pur di avere un/a figlio/a.

Mi chiedo sommessamente e umilmente se "vietarlo" cambierebbe qualcosa.

O se, invece, quelle stesse donne continuerebbero ad essere sfruttate, con una fioritura del "mercato nero" tanto più florida quanto più esteso il divieto. 
E se chi ha soldi da spendere, ma non abbastanza per andare in USA o Canada, continuerà a sfruttare i loro corpi e le loro vite.

Un po' come con l'erba.
Qui è illegale. La gente si fa le canne. Le mafie gongolano e contano i soldi. I poracci sono sfruttati, i ricchi se la spassano, gli zozzi godono.

O magari con l'aborto.
Se non sbaglio quando era illegale si abortiva ugualmente.
Spesso si moriva e se ti beccavano andavi in galera.
Poi si è pensato che forse sarebbe stato meglio avere una legge che regolamentasse una pratica più che presente ovunque e che tutelasse, in primo luogo, le donne.

Questo è il punto che mi sfugge completamente di tutta la polemica.

Davvero l'idea di regolamentare e legiferare proprio per prevenire e combattere ogni forma di abuso non è nemmeno da prendere in considerazione?
Davvero è meglio dare delle naziste o delle poverette alle persone che non possono avere figli e invece ne vorrebbero e magari hanno preso in considerazione anche la surrogata?
Davvero siete così preparate/i sull'argomento da poter dare lezioni a tutte e tutti senza porvi nemmeno una domanda?
Davvero le vostre coscienze sono così pure da permettervi di giudicare con tanta sufficienza e violenza chi non la pensa come voi?

La sola cosa che mi è chiara in tutta questa storia, dall'appello per la moratoria alle (troppe) discussioni cui ho partecipato, è che c'è un'enorme confusione, parecchia ipocrisia e pochissima conoscenza dell'argomento e di ciò che c'è intorno, come quando si risponde che "basta adottare", tanto "gli orfanotrofi sono pieni", o che se non vivi bene il tuo essere sterile faresti meglio  a spararti perché evidentemente non hai una vita piena e felice.

Continuo a pensare che fingere che qualcosa non esista o che riguardi solo qualche ricca coppia gay (perché solo di quello si finisce col parlare e molto, molto poco delle altre persone o coppie) e rifiutarsi di affrontare una discussione aperta basata sui fatti e non su pregiudizi etici che lasciano il tempo che trovano, sia sciocco e fuori dal mondo.

Io ricorrerei alla maternità surrogata, gratis o a pagamento?
No, non credo.
Io porterei mai in grembo il figlio/la figlia di qualcun altro, magari di un'amica o di una parente?
Non lo so, probabilmente no.

Ma io, con le mie esperienze, con i miei desideri, con le mie voglie, non mi arrogo il diritto di imporre un modo di vivere al resto del mondo.

Sarebbe il caso che ce ne facessimo tutte e tutti una ragione.

giovedì 26 novembre 2015

Di nuovo il 25 novembre.


Finalmente il 25 novembre è finito e posso abbandonare il mio discutibile e ridicolo lato zen che mi ha aiutata a superare la giornata più o meno indenne e tornare l'acida di sempre.

Finalmente si sta ridimensionando la sagra dell'ipocrisia che accompagna tutte le giornate mondiali di qualcosa e questa in particolare.







Niente più rosa, niente più fotine con mogli-mamme-figlie che i nostri eroi vogliono salvare dalle grinfie di un non meglio specificato nemico che evidentemente viene da lontano che invadono i social network. Niente più falso cordoglio, voci quasi rotte dal pianto, sguardi contriri.
Almeno per un anno. O fino all'8 marzo, dipende.

L'ipocrisia che accompagna la Giornata Mondiale per l’Eliminazione delle Violenza sulle Donne, dicevo, non credo abbia pari.

Si organizzano tanti begli eventi: convegni, rappresentazioni teatrali, assemblee nelle scuole, dibattiti. 

Per 24 ore sembra di vivere in un paese che davvero ha intenzione di lavorare senza tregua per l'eliminazione non solo della violenza sulle donne, ma anche di ogni stereotipo. 
Per un attimo pare che la Politica sia pronta a lottare contro la piaga del non lavoro e per il raggiungimento di una effettiva parità. 
Si arriva quasi a pensare, tanto è l'impegno che la Politica mette nelle "celebrazioni" di questa giornata, che verranno stanziati migliaia di euro per i Centri Antiviolenza, per i Consultori, per il diritto alla salute.

24 ore in cui pare che tutto stia per accadere.

Per 24 ore quasi pensi che il/la Ministro/a per le Pari Opportunità (che sto aspettando fiduciosa) chiederà e otterrà senza sforzo maggiori stanziamenti per contrastare l'inoccupazione femminile, che finalmente la Legge 194 sarà pienamente applicata in tutto il paese, che i Centri Antiviolenza vedranno incrementati i fondi loro dedicati, che il numero dei Consultori aumenterà e che le loro strutture saranno nuove, accoglienti, funzionali.

Addirittura ti viene in mente che nelle scuole si parlerà finalmente di un'educazione  libera dagli stereotipi, che le stronzate sulla "teoria del gender" scompariranno per miracolo e che le boiate dei vari Adinolfi e Miriano rimarranno confinate al massimo in qualche parrocchia.

Perché tutto questo è legato alla violenza sulle donne.

Perché per una donna che non sa a chi e dove rivolgersi, che non lavora è più difficile uscire da una situazione di violenza.
Perché per una donna cui vengono negati il diritto alla sessualità e alla maternità consapevoli è più complicato prendere in mano la propria vita ed uscire da un contesto problematico.

24 novembre 2007
Roma

Ma poi per fortuna il 25 novembre finisce.

E si torna alla normalità.
Alle tette e ai culi sparati ovunque.
Ai "puttanatroiamignotta".
Alle dimissioni in bianco.
All'assenza di strutture di aiuto e accoglienza.
All'impossibilità di abortire.
Al lavoro precario.
Alle molestie.
Alle minacce.
Alle botte.
Ai raptus.
Alla gelosia.
Alle liti in famiglia.
All'ennesimo femminicidio negato.



Consigli di lettura:

Il 25 novembre in un bicchiere d’acqua. - Sud De-Genere

Perchè il #25Novembre? In memoria delle sorelle Mirabal e di tutte le donne brutalmente assassinate.

#25Novembre tra passerelle politiche e riappropriazioni

Non sono #Mediacomplice

Sul 25 novembre (e un po' di astio tutto personale).

La scuola fa differenza.

Sulla competenza de* filosof*. Meglio dubitare. 

Succede a tutte, senza che ve ne rendiate conto.





mercoledì 4 novembre 2015

Logica vs Stomaco. Di primarie e disillusione. Risposta (?) a Demopazzia.



Non avevo di certo bisogno di uno come Renzi per non prendere nemmeno in considerazione l’idea di votare il Partito Democratico. 
Non potrei mai dare il mio voto ad un’accozzaglia politica che raccoglie il peggio della “sinistra” italiana insieme ad ex democristiani, ultracattolici e criptofascisti.

Come motissime persone di sinistra faccio sempre più fatica ad ogni tornata elettorale: che fare? Il meno peggio? Il partitello sfigato con la Falce&Martello più bella? Il male minore? Annullo? Non voto? No, davvero, è allucinante. Faticoso. Mi sento tanto Michele Apicella.

Quindi sono una di quelle che sta sempre fuori. Fuori dai partiti, fuori dalla politica “istituzionale”, sempre fuori.
Essere sempre fuori, però, è anche un bel problema, oggettivamente.

Detto con poche, definitive parole, essere sempre fuori, in certi casi, vuol dire "non contare un cazzo". Ci sarà sempre qualcun altro a governare e, alla fine dei conti, a decidere sulle nostre vite.

Comunque, ho letto il post di Demopazzia  Jeremy Corbyn spiegato agli italiani e c'ho un sacco di cose che mi girano in testa.



Come è possibile che abbia vinto un tizio che parla di nazionalizzazioni, di welfare, di edilizia popolare e che si dichiara apertamente socialista?

È stato possibile perché la sua candidatura ha portato a iscriversi ad un partito che si era spostato sempre più a destra molti giovani che non avevano mai trovato un motivo per farlo e molti anziani che lo avevano abbandonato perché diventato troppo simile ai Conservatori. È stato possibile perché qui sanno come funziona il sistema elettorale e l’unico modo di riportare la sinistra a governare era questo. Ha vinto le primarie con quasi il 60% dei voti e se non lo defenestreranno in qualche modo sarà lui a candidarsi come Premier tra 5 anni.
L’ipotetico Jeremy Corbyn italiano, se mai esistesse, non potrebbe mai raggiungere un risultato del genere
Prima di tutto perché anziché candidarsi per riprendersi il partito (il PD) e tentare di governare il paese avrebbe fondato la sua piccola formazione politica personale di sinistra, andando ad ingrossare le file di inutili leader dall’ego spropositato e dall’elettorato atrofico. (Devo davvero farvi alcuni esempi?)
Seconda di poi, pure gli fosse saltato in mente di candidarsi alle primarie del principale partito di sinistra in Italia (mi dispiace per chi non capisce il senso di questa frase), nessuno o molto pochi di coloro che si dichiarano di sinistra e fossero stati d’accordo al 100% con la sua piattaforma politica si sarebbero iscritti al PD per andare a votarlo alle primarie e farlo vincere e far diventare il PD davvero di sinistra, perché “Che schifo il PD”, “io 2 euro al PD manco morto”, etc, lasciando così che il partito se lo prendessero personaggi come Renzi, in modo da poter darsi ragione da soli e dire ridire hai visto che schifo il PD e restare a guardare e a indignarsi.

E qui mi sono sentita chiamata in causa.
Io sono una di quelle persone che si dichiara di sinistra, addirittura comunista, e che non è certa che avrebbe preso la tessera del PD per votare Corbyn alle primarie.

E vista in quest'ottica, con un esempio lampante con nome e cognome di un "votabile", la cosa pare porre dei problemi oggettivi.
Insomma, siamo così (giustamente e mai abbastanza) disgustate e disgustati dal PD da non prendere nemmeno in considerazione l'idea di "cambiarlo" davvero a sinistra?
Davvero questo partito e chi ci sta dentro ci fa talmente ribrezzo da impedirci di fatto di (passatemi il termine) "riprendercelo" e farlo diventare espressione di una sinistra reale? 

Sì.
Purtroppo sì.
Quello che ha dimostrato il Partito Democratico in questi anni mi porta a dire che non riuscirei a votarlo nemmeno se arrivasse a chiedermelo Marx in persona. Diffiderei anche di lui.

Diciamo che se arrivasse Corbyn e si candidasse alle primarie del Partito Democratico con un programma condivisibile, io probabilmente resterei fuori a guardare nella speranza di non rimanere delusa.

La logica dice che, invece, proprio noi, che condividiamo certi valori e ideali, dovremmo in qualche modo ribaltare la situazione per renderlo un soggetto politico realmente di sinistra e non quel coso padronale e antidemocratico quale è il PD.

La logica.
Ma non lo stomaco.
Non ce la posso fare.