martedì 17 giugno 2014

Vi odio.

Vi odio perché quando hanno ammazzato una ragazzina vi siete affannati/e a dare la colpa ai migranti.
Vi odio perché davanti a un uomo che sgozza moglie e figli vi lanciate in ardite analisi psicologiche che non tengono conto di quella cultura schifosa in cui nasciamo e cresciamo che si chiama patriarcato.
Vi odio perché cercate un altro nome per qualcosa che esiste e che si chiama "femminicidio".
Vi odio perché arrivate a mettere in prima pagina foto di minorenni la cui "colpa" è avere un padre indagato per un orrendo delitto.
Vi odio perché andate a prendere le foto dai profili facebook di chi ha ucciso e di chi è stato ucciso per darle in pasto ai vostri affezionati, necrofili lettori.
Vi odio per le vostre trasmissioni piene di lacrime e falsa empatia.
Vi odio perché cercate continuamente attenuanti e scuse.
Vi odio perché "ha perso la testa".
Vi odio perché "si sentiva soffocare".
Vi odio perché quando parliamo di educazione sentimentale voi ridete.
Vi odio perché quando diciamo "femminicidio" rispondete "non esiste".
Vi odio perché la vostra reazione alle nostre parole e alle nostre denunce sono lo scherno e l'insulto.
Vi odio perché condividete status indignati per i femminicidi e le violenze in India e poi girate la testa davanti alle violenze di casa vostra.

Sono furiosa.

Motta Visconti, Pietra Ligure, Canicattini Bagni.

Apro il giornale e leggo di tre donne e due bimbi ammazzati per mano maschile.
Uccise da mariti e conviventi, non da un "orco" venuto da chissà dove.

E i vostri giornali continuano a parlare di "raptus", di "lite", di "lucida follia", di "gelosia".
Addirittura entrate nella vita della donna che avrebbe fatto "perdere la testa" a un uomo che ha sgozzato prima la moglie, poi la figlia di cinque anni e poi il bimbo di venti mesi, considerati un "ostacolo alla felicità": Certo, allo stato degli accertamenti non risulta nemmeno che l'abbia mai insultato o allontanato o che abbia segnalato la situazione ai suoi superiori, ma di queste situazioni border-line, talvolta sottovalutate, se ne trovano tutti i giorni ovunque.  [Il Messaggero]

Vi odio perché quello che davvero volete, quello che cercate, quello che vi piace è il sangue. È l'orrore. Sono i corpi sgozzati, le ragazzine massacrate, le donne prese a picconate, violentate, umiliate, devastate.

Non vi interessa provare ad indagare davvero da dove venga tutto questo odio, da dove venga il sangue, cosa sia che uccide una donna ogni tre giorni in un paese che si dice civile.

Non vi interessa capire che fino a che sarà normale considerare le donne come merce, oggetti da possedere, esseri inferiori e senza dignità, allora il femminicidio continuerà ad esistere e altre donne verranno ammazzate per aver detto "no", per aver deciso di vivere le proprie esistenze, per essersi imposte come esseri senzienti e liberi.

Non vi interessa, perché tutto questo vi porterebbe a dover fare i conti con la vostra schifosa cultura patriarcale, che ci vuole zitte e sempre pronte ad accudire e ad annullarci per qualcun altro.

Affrontare davvero il problema vi porterebbe a dover fare i conti con le vostre complicità con ogni assassino, perché ogni volta che scrivete "raptus", "gelosia", "follia", gli state fornendo delle attenuanti, state dando la colpa a qualcosa di "altro", lo state sgravando dalle sue responsabilità.

Ci vuole un cambio di cultura dalla base.

È ora di smetterla di cercare alibi, è ora di dire tutte e tutti, pubblicamente, che il femminicidio è "l'esito/la conseguenza di atteggiamenti o pratiche sociali misogine."

Ed è, soprattutto, 
«La forma estrema di violenza di genere contro le donne, prodotto della violazione dei suoi diritti umani in ambito pubblico e privato, attraverso varie condotte misogine -maltrattamenti, violenza fisica, psicologica, sessuale, educativa, sul lavoro, economica, patrimoniale, familiare, comunitaria, istituzionale- che comportano l’impunità delle condotte poste in essere tanto a livello sociale quanto dallo Stato e che, ponendo la donna in una posizione indifesa e di rischio, possono culminare con l’uccisione o il tentativo di uccisione della donna stessa, o in altre forme di morte violenta di donne e bambine: suicidi, incidenti, morti o sofferenze fisiche e psichiche comunque evitabili, dovute all’insicurezza, al disinteresse delle Istituzioni e alla esclusione dallo sviluppo e dalla democrazia». [QUI]

#NonSonoUnMediacomplice

martedì 10 giugno 2014

Metti una sera coi Pittori Anonimi Trullo.

Quando dici che abiti al Trullo la gente fa una specie di smorfia, è un gesto involontario, certo, ma c'è.

Il Trullo, la periferia, la borgata, la criminalità, la banda della Magliana, la droga, che orrore.

Pochi sanno che al Trullo Pasolini ci veniva a girare i film e giocava a pallone coi ragazzini del quartiere.
Pochissimi sanno che Gianni Rodari ha scritto "La Torta in Cielo" con i bimbi e le bimbe delle «scuole elementari Collodi, borgata del Trullo, Roma, tra gli scolari della Signorina Maria Luisa Bigiaretti che hanno finito la quinta nel ‘64».

Poi ci sono stati i comitati proletari, le lotte per il diritto alla casa, le occupazioni, le associazioni che rendono alla comunità luoghi altrimenti abbandonati al degrado e all'oblio, come la ex scuola Baccelli, il cinema Faro, la BiblioTrulloTeca.
E le decine di aree archeologiche e culturali che circondano il quartiere, che io nemmeno conosco e che da quando è in pensione mio padre visita una volta a settimana con un'associazione che organizza visite guidate.

Dice il mio vicino di casa che negli anni '70 sono successe tante cose qui e prima o poi me le farò raccontare tutte, anche perché lui ha un archivio fotografico sul quartiere da fare invidia, come quella con i ragazzini di Monte delle Capre che tengono una torta con scritto "W il proletariato infantile" o qualcosa del genere.

E però la gente questo non lo sa.
Per molti siamo una borgata triste e dimenticata, buia, sporca, malfamata, pericolosa.

E invece no.

Certo, non è mica rose e fiori, eh.
Il degrado, la sporcizia, l'incuria e l'assenza delle istituzioni ci sono eccome e a volte non rendono facile vivere qui.

Però c'è anche vivacità, c'è voglia di migliorare, di portare il Trullo fuori dallo stereotipo che lo accompagna. 

I primi a farsi conoscere credo siano stati i Poeti der Trullo, ragazzi del quartiere che scrivono i loro versi sui muri, raccontando le loro e le nostre vite.

E poi da qualche tempo sono arrivati i colori.

Colori bellissimi, allegri, che cancellano il grigio dei lotti delle case popolari, nate per volontà fascista come dimore per gli italiani che tornavano in patria alla vigilia della guerra e per i romani cacciati dai loro quartieri, rasi al suolo in nome della "grandezza" di Roma.

Non si sa chi sia, ma c'è qualcuno che la notte prende pennellessa e secchi e colora i palazzi, le scale, i muri del quartiere.

Sono i Pittori Anonimi del Trullo e sulla loro pagina facebook scrivono una cosa semplice e fondamentale:
"un tocco di colore un colpo di ramazza al Trullo. Non cambiamo quartiere. Cambiamo il quartiere per chi ci vive, per chi ci passa, per me, per te, per loro, per tutt*".


Lola e il cucciolo sulla piazzetta della chiesa
Non è come a Testaccio, Pigneto o san Basilio: non ci sono nomi importanti, niente associazioni, niente tg, ma solo gente del quartiere che lo vuole diverso, bello, colorato, pulito e accogliente e che la sera si mette una tuta bianca e comincia a colorare. 

Stasera sono stata con loro.

Come al solito arrivo in anticipo.
Mi siedo sui gradini della chiesa per avere la massima visuale sulla piazza. 
Alla mia destra c'è una fila di case popolari.
Odore di cibo, rumore di piatti, televisori che cantano "Luglio col bene che ti voglio", qualcuno suona. Mi pare un basso.

Sono le 21.
Una signora mi spia dalla finestra: che vorrà quella lì vestita di nero seduta a scrivere?
Mi guardo intorno e non passa nessuno. Mi sento sola e osservata, come nei piccoli paesi.
Due signore attraversano la piazzetta: "Guarda qui come hanno fatto bello" e non si ricordano a che piano sta la loro amica.

Io abito più su e qui sembra davvero un altro mondo.

C'è calma, ci sono alberi e panchine, ci sono spazi per "socializzare", quelli tipicamente voluti dal regime per controllare e indottrinare, per crescere bravi camerati pronti ad obbedire.

Dicono che quando Mussolini venne al Trullo, che allora si chiamava "Borgata Costanzo Ciano", padre di Galeazzo e tra i fondatori del partito fascista, diverse persone, notoriamente antifasciste, vennero fatte "sparire" per un po', per precauzione. L'Italia stava per entrare in guerra e i primi segni di cedimento del regime cominciavano a non poter essere più ignorati.

Dove sto io, invece, di panchine non c'è nemmeno il pensiero: l'abusivismo compulsivo non le ha previste.

Mi piace quaggiù.

Finalmente arrivano. Sono certa che siano loro.
Rimango al mio posto e li osservo. Aspetto che facciano qualcosa che li "sveli", perché un po' mi vergogno di andare e dire "ciao, siete i Pittori?".

Mi guardo intorno sperando di essere vista.

Giro una sigaretta. "Fumo questa a vado".

"Ehm... non so se sono nel posto giusto..."
"Se hai un appuntamento con noi sì. "

Fatto.  
Sono loro, mi stringono la mano, ricordano il mio nome perché gli ho scritto su Facebook.
"Di chi sei figlia? Di chi sei nipote?"
Spiego che non sono di qui, che sono "adottata" dal quartiere. 
"Bene".
Mi dicono che c'è uno col mio stesso cognome che abita proprio lì dietro.

"Stasera facciamo tutto quello" e mi indicano una palazzina.

Due chiacchiere mentre i Pittori Anonimi preparano secchi, teli e pennelli e si comincia. Ci danno pure la tuta per non sporcarci. Arrivano anche mia cugina e il suo compagno e una ragazza di un altro quartiere, anche lei ha visto le foto su facebook e vuole dare una mano.

Uno dei Pittori mi racconta che l'idea gli è venuta dopo un funerale.
La piazzetta davanti alla chiesa era sporca, triste, gli alberi non potati, le piante dell'aiuola secche, sporcizia, erbacce.
E quindi che si fa? Piangi e ti arrabbi o cambi le cose con le tue mani?
Loro hanno deciso di rimboccarsi le maniche e "cambiare il quartiere" per tutti e tutte. 

Arrivano i primi secchi di vernice: rosa, verde, giallo, lilla.

Lavoriamo tutte e tutti, chi pulisce il marciapiede dalle erbacce, chi stende i teli, chi prende misure, chi dipinge.

È faticoso, la pennellessa pesa, si sta in ginocchio (noi "nuovi" ci occupiamo del muretto), ma la soddisfazione nel vedere il colore è tanta.
Passano dei ragazzi e chiedono se vogliamo il caffè; sul muretto ci sono coca cola e limoncello.

Mentre lavo la pennellessa alla fontanella si avvicina un gruppo di ragazzini.
Una di loro, faccia da furbetta e vestito a fiori si gira verso gli altri: "Ah, io lo so chi sono questi: sono i Pittori Anonimi! Loro colorano di notte." e comincia farmi mille domande: "siete i Pittori Anonimi, vero? Che dipingete? Possiamo farlo anche noi?" 
"Ti piacciono questi muri colorati?" 
"Tanto!"
Un altro, invece, trova che siano "colori di merda".
Uno dei Pittori Anonimi gli offre una bella lezione: magari non ti piacciono e va bene, ma dire "di merda" offende chi sta lavorando per rendere più bello il quartiere in cui lui vive. Il ragazzino è perplesso e intimidito: fare una pessima figura davanti agli amici e alle amiche a dodici anni è pesante. Credo che se ne ricorderà. E poi è in netta minoranza, ai suoi amici il lavoro piace eccome.

È bello sentirsi parte di qualcosa, fare qualcosa di concreto e immediato per il proprio quartiere e per la gente che ci vive.

Oh, certo, non tutti sono d'accordo e c'è chi non vuole che la facciata della propria casa venga colorata: meglio il grigio ingiallito, le svastiche scritte sui muri, le parolacce, strati di manifesti strappati, non sia mai che un bel muro rosso possa svalutare l'appartamento!

Scalette
Ma il colpo d'occhio, quando si passa davanti alla piazza della chiesa di san Raffaele è bellissimo. E le scalette che portano a Monte Cucco sembrano di un'altra città.

Provate a vedere con la street view di google e poi passate a via del Trullo, a viale Ventimiglia, all'VIII lotto e capirete quanto è importante il lavoro dei Pittori Anonimi.

Mi hanno insegnato che Politica è  mettere le proprie energie, le proprie competenze, i propri desideri a disposizione di tutte e tutti, è mettersi in gioco, è sudore, è condivisione.
Anche questo, per me, è un atto politico.
Ecco, noi ieri non abbiamo semplicemente dipinto e pulito: noi ieri abbiamo fatto Politica per il quartiere e per chi lo abita. E abbiamo dato una bella lezione a Comune e Municipio, che spesso dimenticano i quartieri periferici.




Quando ieri sono andata via ho ringraziato: "Che bel lavoro che state facendo, grazie".
"Be', ci stai pure te, l'hai fatto pure te."

E quanto è bello fare!

lunedì 9 giugno 2014

Pride.

“Guardateci bene. Guardateci il viso. Non è quello di chi chiede qualcosa, ma di chi sa cosa ci spetta di diritto. Non il viso di chi è stanco di lottare, ma quello di chi non si fermerà finché la storia non ci avrà dato ragione. Perché lo farà, di questo siamo certi. Perché la storia noi la facciamo tutti i giorni: in famiglia, a scuola, sul lavoro, in piazza. La facciamo sfidando i pregiudizi con l’intelligenza, la gioia, il coraggio. L’amore. Così sappiamo che arriverà un giorno in cui ogni diversità non sarà tollerata, ma celebrata. Ogni genere rispettato, ogni famiglia protetta, ogni individuo tutelato. E quel giorno no, non sarà solo bello poter dire “noi c’eravamo, ci siamo sempre stati”. Sarà molto di più. Sarà giusto. E sarà un vero orgoglio: il nostro”. [Roma Pride]


C'è sempre qualcuno che mi dice "ma che ci vai a fare al Pride, tu mica sei lesbica".
E allora di nuovo con tanta pazienza mi metto a spiegare che non è che bisogna essere lesbica per andarci.

Perché la lotta per i diritti di tutte e tutti riguarda anche me.


Anzi, in qualche modo riguarda soprattutto me, che quei diritti ce li ho come un dato acquisito, che non devo lottare ogni giorno per dire che io sono come sono, che non devo scontrarmi col pregiudizio, la violenza, l'isolamento.

E mi riguarda non solo e non banalmente perché amo i miei amici e le mie amiche gay, ma perché io, eterosessuale bianca, europea, sposata, lavoratrice, considerata socialmente "normale", non posso accettare in alcun modo che ci siano persone cui sono negati dei diritti in virtù dell'orientamento sessuale.

Viviamo in un paese in cui ancora si impedisce ad una coppia omosessuale di essere coppia "ufficialmente", anche da un noioso (ma utile, penso ai mutui, alle successioni, agli assegni familiari, per dire) punto di vista burocratico.
Viviamo in un paese che nega le adozioni alle coppie gay in nome di niente altro che dell'omofobia, che nega a due persone che si amano di vivere la propria vita con serenità, che ritiene impossibile e "sbagliato" che una transessuale possa fare la maestra elementare o l'allenatrice di una squadra di nuoto. 
Ma ve la immaginate la scena? Insomma, se in un liceo di Roma le famiglie si ribellano perché alla loro povera prole innocente viene fatto leggere un libro in cui si parla di amore omosessuale, non oso pensare a cosa potrebbe succedere se quelle stesse famiglie si trovassero davanti una prof. di Greco transessuale.

Viviamo, in definitiva, in un paese che vuole continuare a nascondere e a far nascondere tutto quello che non rientra nei suoi canoni cattolici, apostolici e romani.

Un paese che inneggia alla "famiglia tradizionale" e che per questo nega diritti a chi ne è fuori, per scelta, per caso o per necessità.

Ecco, io in un paese così non ci voglio vivere e voglio fare quello che posso per cambiarlo. 

Per questo anche quest'anno sono andata al Pride. E per questo ci andrò l'anno prossimo e quello dopo, fino a quando in una calda giornata di Giugno non si chiederanno diritti, ma si festeggerà la vittoria.


Ah! Da ieri è in onda uno spot della Findus col primo coming out della pubblicità italiana.
Essendo io malfidata di indole, penso a quanto ci metterà questo paese di bacchettoni, bigotti e omofobi a farlo cancellare dai palinsesti. Ora, io quei cosi non li mangerei mai, ma mi è venuta improvvisamente una gran voglia di sofficini.



Documento politico del Roma Pride 2014: http://www.romapride.it/2014/documentopolitico/





giovedì 15 maggio 2014

Ragazzi anni '90. Nostalgia anche no.

'sta cosa di "ragazzi anni 90" sul Corriere mi ha fatto pensare diverse cose.

Per farla breve è il racconto video dell'ultimo anno di liceo classico di un ragazzo della III B del Tasso, la mia scuola (ma io ero in E). 

Io quella scuola l'ho odiata e se potessi tornare indietro lotterei duramente coi miei per non andarci.

I miei amici di allora (e di oggi, perché per fortuna gli affetti fondamentali e veri non si perdono dopo gli orali della maturità) non erano i miei compagni di classe e di scuola, che, per citare il mio amico J. (due anni in classe insieme e poi anni di università in cui ci siamo frequentati parecchio, un amico) erano in larga parte "figli di papà di pseudo-sinistra", "apparentemente "scaciati", "casinisti", "impegnati" che poi ho visto diventare "brillanti" giornalisti in giornali prestigiosi inarrivabili ai più, "dottori di ricerca" in un'università dove nessun signor-nessuno neanche si sarebbe potuto avvicinare, redattori "squalo" di case editrici di famiglia... ovviamente, tutto in barba ai tanti ideali sbandierati a parole. Che schifo naturalmente il capitale, la borghesuccia da quattro soldi, i politici con le mani in tasca; poi ovviamente tutti a ingozzarsi in quella stessa tazza!"

Ricordo che quando abitavo a Corviale mi vergognavo di invitare a casa i miei compagni di scuola e in effetti non mi pare che ci sia mai venuto nessuno di loro. È che in quegli anni Corviale era sinonimo di degrado e me le ricordo le facce di chi mi rispondeva "oddio, Corviaaaale?", manco fosse chissà che posto atroce, dimenticato da dio e dagli uomini. Insomma, in qualche modo mi pareva che tra via Sicilia e il Serpentone ci fosse un abisso, che in effetti c'era e che allora non sapevo come si potesse superare.

Per fortuna sono passati parecchi anni, sono cresciuta e ora provo una vaga sensazione di vergogna e rabbia nei confronti di quell'imbarazzo. 
Se potessi mi prenderei a schiaffi, ma credo che anche quello faccia parte del percorso politico e personale che è iniziato allora e che spero continuerà per il resto della mia vita.
Ora quando mi chiedono dove vivo rispondo fiera del mio quartiere di adozione, poco lontano da lì, e rivendico gli anni passati in quello che è stato - e in molti casi ancora è, nonostante le varie opere di riqualificazione, anche dal basso, in atto-  percepito come il quartiere "periferico e degradato" per antonomasia.

Non conservo ricordi particolarmente esaltanti della scuola ma non escludo di averli inconsciamente (?) cancellati, magari per poter dire con più forza che quello era un posto di merda nel quale non mi sono mai sentita davvero a mio agio.

Certo, ho avuto amiche e amici anche lì, mi sono divertita, ho fatto sega a villa Ada, mi sono chiusa con tante e tanti nel cesso del baretto per non farmi beccare dal vice preside dopo il suono della campanella della prima ora, ho fatto a gavettoni, ho occupato con gioia e convinzione, ho protestato, ho contestato i professori (sui quali stenderei un pietosissimo velo), ma le persone di quel periodo che ricordo con affetto e nostalgia sinceri posso contarli sulle dita.
Probabilmente basta anche una mano sola.

Di una cosa a quel video però, sono grata, di avermi fatto mandare istintivamente un sms vagamente pettegolo ad un amico di quei tempi cui ho voluto bene davvero, che mi ha risposto esattamente quello che sapevo avrebbe detto: perché quando non sei finto, quando quello che predichi è anche quello che sei e che fai, possono passare tutti gli anni di una vita, ma le "basi" non cambiano.



lunedì 5 maggio 2014

Culi politici (e suora ci sarai).

Paola Bacchiddu, la capa nazionale della comunicazione per L'altra Europa con Tsipras, giustamente incazzata per il silenzio dei media sulla sua lista, ha deciso di postare su facebook una sua foto in costume al mare, scrivendo, più o meno, che visto che i media li oscurano, lei "usa ogni mezzo", "ironicamente". Purché se ne parli, insomma.
Un po' come quando Concita De Gregorio usò un giovane culo in minigonna per vendere L'Unità, per dire.
Ironia, leggerezza, freschezza e chi non lo capisce è una bigotta triste, una suora , una che ha paura del proprio corpo.

Che poi su una cosa Bacchiddu ha assolutamente ragione: il culo in Italia è la cosa che vende meglio qualsiasi prodotto. 
Che sia una macchina, uno yogurt o un partito politico, il culo è evidentemente sempre un ottimo alleato.

Come da copione, quindi, oggi l'interesse per la lista è in cima ai pensieri del popolo italiano, che manco sa chi sia 'sto Tsipras e che quasi sicuramente non voterà questa lista alle prossime Europee.

Non è che io non abbia capito il messaggio che si voleva mandare con quella foto, come mi dicono in tante/i linkandomi il post di Gilioli in merito. Dirò di più, io capisco perfino l'ironia che ci si vuole a tutti i costi vedere dietro, è che non riesco a trovare, a questo punto, la differenza tra questa ironia e quella che ci dicono essere sottesa in ogni manifesto pubblicitario con una donna nuda trattata come merce o negli spettacoli televisivi con ragazze scosciate trattate come stupidi pezzi carne e via dicendo. 

Cos'è, se il culo da vendere/che vende è "di sinistra" ci piace di più?

Davvero non c'era nulla di più ironico da fare perché L'altra Europa con Tsipras potesse avere maggiore visibilità?
Possibile che menti, che presumo debbano essere brillanti, non abbiano saputo fare altro che usare le stesse tattiche commerciali di qualche casa di profumi, lo stesso modo di presentare le donne e i loro corpi che il patriarcato ci propina felice da sempre?

Se poi la risposta a chi è perplessa da questa campagna è quella di Angela Azzarro, che ci spiega che "spogliarsi è libertà. Anche a sinistra", stigmatizzando come puritane e bacchettone tutte quelle che storcono il naso, allora sinceramente il tutto assume un alone di tristezza ancora maggiore, grazie a quel pizzico di sana spocchia radical chic che va tanto di moda in certi ambienti di sinistra. Ci mancava il "non potete capire" e s'era fatto bingo.
Inutile dire cosa sarebbe successo se la foto in costume perché "uso ogni mezzo" l'avesse messa una qualsiasi delle candidate di Forza Italia.

Tirare, poi, in ballo l'autodeterminazione di ciascun*, mi pare quantomeno pretestuoso, dal momento che il messaggio che mi pare sia passato da quella foto sia "visto che nessuno mi ascolta, guardatemi e parlate di me" e poco altro.

Insomma, non spaccerei l'uscita di Bacchiddu per una presa di posizione autodeterminata o per lotta politica, e soprattutto eviterei di tacciare ogni voce dissenziente come "bigotta, bacchettona e suoresca": è quello che il peggior maschilismo becero ci dice ogni volta che osiamo affermare che -forse- per vendere un'automobile non servono le donne nude o gli ammiccamenti sessuali, ogni volta che diciamo che il corpo delle donne non deve essere usato sempre e comunque come merce da vendere e comprare, ogni volta che chiediamo rispetto, ogni volta che non vogliamo essere trattate come pezzi di carne.

Quello che vedo in quella foto è solo il solito corpo femminile usato come merce, solo che stavolta invece che un bene di consumo serve a vendere politica.

P.S. Mentre scrivevo questa cosa ho trovato un post di Communia, che condivido.

domenica 4 maggio 2014

Continuate a marciare affanculo.

Per il terzo anno di seguito sono stata alla Marcia per la Vita. 
Che poi fino a ieri non volevo andare, avevo cose da fare e una mattinata al parco col cucciolo era parecchio allettante. Poi però non sono riuscita a perdermela, certe cose sono più forti di me.

Non ho molte considerazioni da fare: quello che penso di questa gente l'ho scritto già.

Striscioni e cartelli sono sempre i soliti, c'era quello che dice che "aborto, divorzio, eutanasia sono il pianto di Maria", quelli che "ogni aborto è un bambino morto", i vari pupazzetti ricoperti di vernice rossa spacciati per bambini abortiti e via dicendo.


Tantissimi preti, tantissime suore, qualche medico col camice bianco e il nome in bella mostra (ma col nome dell'ospedale nascosto da un cerotto). 
Tantissimi stranieri: Ucraini, Spagnoli (molto applauditi perché loro sì che sono avanti), Africani, Polacchi, qualche anglofono, uniti contro aborto, divorzio, eutanasia, omosessualità e coppie di fatto. Sì, prorio "coppie di fatto", non solo "coppie gay", perché quando si tratta di medioevo questi cominciano dall'inizio.


Ho incontrato un solitario Borghezio, Meloni con gli amici e una Colosimo sorridente mentre intorno a loro si parlava di omicidio legalizzato, si blaterava di "droga, aborto, eutanasia, ecco l'Europa della massoneria" e si chiedeva di "rinnovare la Costituzione, ma per difendere l'embrione", che nella follia antiabortista di questa gente è uguale a un bimbo di sei mesi.





Preti e suore saltellavano allegri coi loro cartelli in mano cantando "chi non salta non è di Maria" o "se ti senti solitario prega il rosario", tra un Padre Nostro e un Ave Maria.


I fascisti di Militia Christi, a parte gli slogan classici ("Dal Colosseo dei martiri, ai papi di san Pietro! La marcia per la vita non torna indietro!", "Donna che hai abortito, per te non è finita! Vieni insieme a noi e marcia per la vita!"), se la sono presa con i medici: "medico abortista sei peggio di un razzista" e ammetto che sono scoppiata a ridere. 
Fortunatamente tutti erano molto gioiosi -dopotutto non bruceranno tra le fiamme dell'inferno, loro- e nessuno mi ha notata.

Sono andati festanti e sorridenti dal Papa, che visto che è molto avanti e sta finalmente riformando la Chiesa, conducendola a passi rapidi verso il nuovo millennio, "scavalcando la politica italiana a sinistra", li ha benedetti raccomandando loro di andare avanti.


Intanto, in Italia ricorrere all'ivg è sempre più difficile, dato il numero di medici, infermieri, ostretrici/che che si dichiarano obiettori.
In alcune regioni si arriva ben oltre l'80% di personale che si rifiuta di applicare una legge dello Stato, che addirittura decide di non assisterti a procedura iniziata, magari preferendo vederti morire. Ci sono ospedali in cui il numero degli obiettori causa il blocco dei reparti e si è obbligati a chiedere aiuto ad altre strutture.
E nonostante l'AIFA abbia affermato che la pillola del giorno dopo non è un farmaco abortivo, ottenere la ricetta è ogni volta una lotta, che continua davanti al farmacista che pretende di obiettare anche lui e poco importa se la vita è la tua.

Finalmente, dopo più di due ore in mezzo a pazzi ultras cattolici, crocifissi, madonne, scout canterini e suore saltellanti, ho respirato un po' di aria fresca, trovando sulla strada di casa lo striscione delle Cagne Sciolte.




Qui ci sono altre fotine.

sabato 3 maggio 2014

Il mio primo ciclo. Giulia.

Il mio primo ciclo, mi contraddistinguo per la mia solita fortuna, mi è venuto d'estate mentre ero in vacanza. 
Non ricordo esattamente quanti anni avessi ma sicuramente più di 12. 
Cosa fossero le mestruazione lo sapevo già da anni e a tutte le mie coetanee erano già venute, ma continuavo a sperare di essere l'eccezione che conferma la regola e invece un bel giorno rientrando dal pranzo trovai il costume sporco di rosso. Io, da inguaribile ottimista, sperai per un'altra ora di essermi solo sporcata con il sugo della pasta. Fui tuttavia costretta ad andare da mia madre a dirle che era il caso di andare a prendere gli assorbenti. Umiliatissima, visto che oltretutto eravamo con il mio patrigno, che all'epoca detestavo cordialmente. 
Il ricordo più nitido che tutt'ora ho era il trucco escogitato per non far vedere al povero uomo in questione gli assorbenti: mi cambiavo, mettevo l'assorbente sporco ben impacchettato sul davanzale esterno della finestra del bagno e poi facevo, di corsa e con indubbia nonchalance, il giro del bungalow per recuperarlo e buttarlo in un qualunque cestino esterno del villaggio. 
La scena migliore fu quando mia madre scoprì questo espediente e tentò, inutilmente peraltro, di convincermi che le mestruazioni fossero una cosa del tutto naturale sottolineando che "ce le ha anche la Maya! Più naturale di così" (la Maya era l'adorabile boxerina che avevamo all'epoca) al che la mia risposta fu furiosa "hanno le mestruazioni anche le ratte? e allora voglio essere un ratto!!!". 
Vi lascio immaginare la faccia allibita di mia madre. 
Quando mi fui calmata (ossia dopo un mese o due) ridacchiando mi disse che comunque mi era andata meglio che a una sua cugina a cui veniva regolarmente impedito di lavarsi qualunque parte del corpo tranne le mani e le parti intime per tutta la durata del ciclo.

La cosa dei ratti è stata impagabile. E ha evidenziato serie lacune nelle conoscenze etologiche di mia madre.

Per raccontare le vostre prime mestruazioni: ritentasaraipiufortunato@outlook.it