domenica 12 maggio 2013

L'orrore a Roma.

Anche quest'anno l'orrore ha marciato, con la benedizione del comune di Roma (il SindacoDegliAltri, Sveva Belviso, Isabella Rauti e Gianluigi de Palo, cui ho chiesto se era stato dato il patrocinio anche in questa edizione, non mi hanno risposto. Gigi mi ha detto che volevo solo fare polemica e "lui no").

Al grido di "ogni aborto è un bambino morto" preti, suore, fascisti e timorat* di Dio hanno invaso il centro della mia città, in compagnia di Gasparri e del SindacoDegliAltri (lui stavolta non l'ho visto, mannaggia, ma a "occhi de palla", come lo chiama Nonnetta, ho fatto un servizio fotografico di un certo livello).

C'ero, anche stavolta.
Ed è stata dura, anche stavolta.

Ho visto e sentito roba orrenda, ho rivisto i fascisti nel corteo e nel servizio d'ordine, l'orrore dei manifesti esposti e la falsità dei loro messaggi.

Nemmeno Eluana hanno lasciato in pace, neanche quest'anno. Di nuovo hanno sputato il loro veleno su una famiglia che ha dovuto vivere qualcosa che non ho nemmeno la forza di immaginare.

Quelli di Militia Christi gridavano che "ogni aborto è un bambino morto" e si lanciavano in slogan favolosi:
Dal Colosseo dei martiri, ai papi di san Pietro! La marcia per la vita non torna indietro!
Donna che hai abortito, per te non è finita! Vieni insieme a noi e marcia per la vita!
Ateo o credente non importa niente! A morire è sempre un innocente!
Il servizio d'ordine sfoggava muscoli scattanti e tatuaggi inequivocabilmente fascisti.
Forza nuova e lotta studentesca erano dietro i loro striscioni.

Hanno marciato per chiedere l'abrogazione della legge 194, che regola dal 1978 l'interruzione volontaria di gravidanza, dicendoci che non c'è differenza tra un mucchietto di cellule e un bambino e che nessuna ha diritto di scegliere della propria vita, del proprio corpo, del proprio futuro.


E l'hanno fatto nel giorno in cui le compagne e i compagni ricordano, dopo 36 anni, come ogni anno, Giorgiana Masi, uccisa dalla polizia di Kossiga durante un corteo per festeggiare l'anniversario della vittoria del referendum sul divorzio.


mercoledì 8 maggio 2013

Arimarciate affanculo.

Come l'anno scorso, anche il prossimo 12 maggio Roma sarà invasa da simpatici antiabortisti, che verranno qui a dirci che siamo delle assassine, che l'aborto è omicidio e che "divorzio aborto eutanasia fanno piangere Maria".
Solo che il 12 maggio per noi è una data speciale.
Il 12 maggio a Roma, su ponte Garibaldi è stata uccisa Giorgiana Masi, durante il corteo che celebrava il terzo anno dalla vittoria del referendum sul divorzio .
Kossiga aveva vietato di manifestare e così la polizia sparò, lasciando in terra una ragazza di diciannove anni, che ogni 12 maggio le compagne e i compagni ricordano davanti alla targa su Ponte Garibaldi.

Le Ribellule hanno detto chiaramente quello che tante pensano: "avete sbajato giorno e epoca" e rilanciano un'assemblea pubblica giovedì 9 maggio alle 18 in piazza Sonnino.

Da giorni vado chiedendo invano al SindacoDegliAltri sul suo account twitter (@alemannoTW) se anche questa volta il Comune di Roma ha pensato bene di dare il patrocinio a una manifestazione fatta da fascisti (militia christi e fogna nuova, tanto per citare i primi due) e ultrà cattolici, che offendono, umiliano e minacciano le donne che vogliono vivere le proprie vite scegliendo per se stesse, senza dover chiedere il permesso a nessuno. 

Per quanto mi riguarda, vale quello che ho detto lo scorso anno: marciate affanculo.

Qui e qui qualche foto della marcia 2012.
Qui, qui e qui, le puntate precedenti.


AGGIORNAMENTO, che copio e incollo da Baruda.
La Questura di Roma vieta di ricordare Giorgiana Masi.

Comunicato stampa 8/5/2013
La Questura di Roma vieta il corteo in ricordo di Giorgiana Masi e contro il femminicidio.
Foto di Valentina Perniciaro _4 novembre 2007 Manifestazione nazionale di donne per le donne_
Dopo 2 giorni di trattativa con la Questura di Roma, i gruppi e le associazioni di donne, i collettivi autorganizzati e liberi individui, promotori della giornata del 12 maggio in ricordo di Giorgiana Masi, contro il femminicidio e in contestazione alla “Marcia per la vita” convocata dall’oltranzismo cattolico, ricevono il divieto di manifestare in qualsiasi luogo adiacente al percorso della marcia. Si tratta dell’ennesima dimostrazione di come l’operato delle forze dell’ordine sia asservito ai poteri del governo cittadino e allo stato del vaticano, nascondendo una marcia tutta politica sotto le vesti di manifestazione sportiva, e adducendo motivi di ordine pubblico.
Giorgiana Masi come centinaia di persone il 12 maggio del 1977 erano in strada sfidando, anche quella volta, il divieto di manifestare. Oggi come ieri saremo nelle strade del centro di Roma, partendo da Piazza Campo de Fiori fino ad arrivare a Ponte Garibaldi.
Con o senza autorizzazioni noi costruiremo la nostra giornata.
La nostre vite sono autodeterminate e la nostra rabbia non si placa.
Giovedì 9 maggio ore 18 assemblea pubblica a piazza Sonnino
Il 12 maggio tutti e tutte in piazza!

martedì 7 maggio 2013

Smettila di truccarti, sennò ti ammazzo.

Se non lo credessi uno stronzo, Toscani mi farebbe pure un po' pena.

Voglio dire, passi decenni a contare i soldi tra gli "osanna" dei tuoi fans per la foto del prete che bacia la suora, del bimbo bianco che abbraccia il nero e la madre che piange il figlio morente di AIDS, e poi arrivi all'età pensionabile senza più idee, al punto che per provocare decidi che non ci sia niente di meglio che fotografare dodici pubi per il calendario del Consorzio Pelle Conciata al Vegetale in Toscana.

Non deve essere facile, provate a mettervi nei suoi panni.

Certo che se poi qualcuna ti fa notare che hai perso la verve creativa e tu ti arrabbi e dici che "le donne fanno schifo" e che le "italiane in particolare" hanno "
culi bassi, gambe corte e ascelle pelose", fai pure la figura del ragazzino rosicone e non è una cosa molto "creativa".

L'oblio, comunque, deve terrorizzarlo, perché non ha potuto evitare di dirci il suo pensiero sul femminicidio.

"Le donne devono essere più sobrie, diano importanza all’essere più che al sembrare"
E detto da quello che si lamenta delle ascelle pelose è tutto dire.

Dice che  "il problema della violenza sulle donne non dipende solo dalla mercificazione del corpo femminile negli spot pubblicitari ma di tutta la comunicazione e della televisione in genere". 
Roba che alcune di noi cercano di far capire da anni, col risultato di dover combattere con gli insulti di Oliviero e dei suoi simili, che ci chiamano -nella migliore delle ipotesi- moraliste, bacchettone e rosicone, nonché frigide censuratrici della bellezza altrui.

Togliere trucco, tacchi e minigonne è la vera soluzione. 
Niente di nuovo: preti e bigotti ce lo dicono da decenni.

Se ti stuprano è perché te la sei cercata, perché la tua gonna era corta e il rossetto troppo acceso.
Se ti uccidono è perché tu non ti volevi bene, quindi eri troppo truccata e portavi i tacchi alti.

Quando si dice che la creatività è in crisi...


martedì 30 aprile 2013

Le idee chiare.

Con tutto il dovuro rispetto per il Presidente del Consiglio, c'è "qualcosa" che mi stona.

Leggo dal suo discorso alla Camera :

Anche sull’occupazione femminile occorre fare molto di più. La maggiore presenza delle donne nella vita economica, sociale e politica dà già straordinari contributi alla crescita del paese, ma siamo lontani dagli obiettivi europei. Non siamo ancora un paese delle pari opportunità. La carenza di servizi scarica sulle donne compiti insostenibili, aggravati in alcuni casi da una crescita insopportabile delle violenze contro le donne.
Leggo e penso sì, è vero.

Le donne senza lavoro, quelle che nemmeno lo cercano più, quelle che "si arrangiano" lavorando in nero sono tantissime e nella maggior parte dei casi si caricano anche dei lavori di cura, data l'inesistenza di uno stato sociale degno di questo nome.

È vero, siamo lontani dagli obiettivi europei e dalla realtà di tanti paesi civili, dove l'avere una vagina non ti fa guadagnare meno del tuo pari livello col pene, dove quando firmi un contratto non devi firmare anche le tue dimissioni perché potresti rimanere incinta.

Poi però vado a vedere la lista dei Ministeri e dei Ministri.

http://governo.it/Governo/Ministeri/ministri_gov.html

E trasecolo.
Cosa c'entra lo sport?
Cos'è, le Pari Opportunità da sole sono troppo poco e tocca affiancarci qualcosa di più ludico?

 





mercoledì 10 aprile 2013

Sono femminista, e allora?

Tra chiacchiere e letture in rete mi sono convinta ancora di più che questi stereotipi siano la sola cosa davvero bipartisan e internazionalista: ovunque andrai ci sarà sempre chi ti dirà che le femministe sono brutte e pelose, che odiano i maschi, che sono lesbiche represse e un po' puttane e via dicendo. 
E a dirti certe cose saranno uomini e donne, indifferentemente di destra o di sinistra, impiegati e ricchi imprenditori, giovani e vecchi.

Uomini e donne, finalmente senza differenze sostanziali, si uniscono al coro dell'orrore per il femminismo, che  evidentemente è diventato la vera piaga del millennio.

Inutile spiegare che tra l'essere femminista e l'odiare gli uomini c'è un abisso talmente profondo che le due cose nemmeno si sfiorano, inutile dire che il femminismo non teorizza la distruzione degli uomini: ormai l'idea della maggioranza è quella e sono poche le persone che hanno voglia di stare a sentire, di informarsi e di aprire lo sguardo a ciò che non conoscono. Se poi provi a dire "patriarcato" ad alta voce, poi, il dramma. Certe parole non si devono nemmeno pensare, figuriamoci dirle ad alta voce. Sarai mica una di quelle? Una femminista?
Inutile rispondere a chi dice "io non sono femminista perché uomini e donne sono uguali" che parlare semplicemente di parità in qualche modo rischia di portare proprio la parte "debole" del paragone in una posizione ancora una volta subordinata ai giramenti di chi è stato sempre vincitore, che in un momento di grande magnanimità potrebbe concedere qualcosa persino a te, donna.

Come Laurie Penny, anche io sono femminista e non per la parità: 
In primo luogo perché una donna che cerca la parità manca di immaginazione. Non mi interessa la parità con gli uomini in un sistema di classi e di potere che sta lentamente togliendo ogni traccia di spirito combattivo alla maggior parte delle persone che non hanno avuto la fortuna di nascere ricche. Non mi accontento di vedere qualche donna in più nei consigli di amministrazione delle banche. Penso che il mondo sarebbe un posto migliore se non ci fossero né donne né uomini in quei consigli, soprattutto se le banche vogliono continuare a scaricare i debiti causati dalle loro irresponsabilità sulle spalle delle donne povere del mondo. Se questo vi sembra poco realistico, non lo è certo meno dell'idea che raggiungeremo la parità tra i sessi in questo sistema nell'arco delle nostre vite. [L. Penny, Femministe non pentite]
"Femminismo", insomma, è diventata una parolaccia.
Si è andata perdendo anche la "bonaria" (passatemi il termine, vi prego, diciamo che sono quasi certa che capirete cosa voglio dire) presa in giro che ha accompagnato il termine per tanti anni. 
Quando mi sono avvicinata all'UDI mio padre mi perculava come credo abbia fatto con le sue amiche negli anni d'oro del femminismo, ma mai si sarebbe permesso allora e si permetterebbe ora di dire che in quanto femminista ho solo una grande "rabbia nei confronti del sesso maschile" e sono una puttana radical chic che non ha niente da fare.

Ormai, dicevo, l'insulto più grave per una donna che ha qualcosa da dire sulla sua condizione di donna, sul mondo che la circonda, sui suoi desideri e le sue aspettative, è "sei una femminista" e per evitare la lettera scarlatta, sono tante quelle che si affrettano a ribadire che "io non sono femminista, però..."

E quindi ti ritrovi ogni giorno a dover combattere con stereotipi, insulti, ridicole stigmatizzazioni: parli di aborto, contraccezione, sessualità? Sei una femminista puttana che uccide i bambini.
Parli di femminicidio e violenza sulle donne? Sei una femminista che vuole distruggere i maschi con false accuse di violenza ed ha un pessimo gusto per i neologismi.

Sapete che c'è? Io sono femminista e non pentita.





giovedì 28 marzo 2013

tanto ti leggono solo donne con la tua stessa rabbia nei confronti del sesso maschile..*

Quindi Battiato ha detto che in Parlamento ci sono "troie disposte a tutto" e la gente che si dichiara di sinistra applaude felice e corre qua e là a spiegare il profondo significato delle sue parole.

Far notare che Battiato ha usato un linguaggio sessista è inutile.
La risposta più elaborata che ho ricevuto, se si escludono i vari "e allora Berlusconi che diceva che Merkel è una culona inchiavabile?" è stata "io quando penso alla Minetti mi viene in mente cagna e vacca". Possibilmente con un "troia" buttato qua e là, dopotutto il linguaggio sessista oltre che brutto è anche parecchio povero.

Spiegare il perché insultare chiunque (sì, basta, me lo avete detto, si riferiva anche ai maschi, bla bla bla) usando come stigma dell'orrore morale il termine "puttana" e sinonimi è inutile, non ci si arriva.
Parlare di uso sessista del linguaggio, poi, suscita risate e prese in giro, quasi fossimo delle aliene.
E pensare che ci sono fior di studi in merito.

"guarda per me il sessismo non c'entra nulla in questo caso...io vedo la Minetti e il primo termine che mi viene in mente è Vacca...o Cagna....e ti assicuro che le donne mi piacciono e le rispetto più di qualsiasi altra cosa...però sempre Cagna e Vacca mi viene in mente se vedo la Minetti..."
"linguaggio sessista....mmmm"
"mi fate solo ridere..."
"sinceramente anche un pò (sic) pena"  
"Battiato non ha insultato "le donne", Battiato ha insultato "donne" che meritano di molto peggio...
"
"si di molto peggio...il termine "troia" è una carezza"
Come rispondi a chi ti parla così e intanto si dice di sinistra e ci tiene a ribadire che "le donne mi piacciono e le rispetto più di qualsiasi altra cosa"?
Il fatto che si usino termini declinati al femminile per insultare il mondo intero evidentemente rientra nel rispetto. 

Rubo le parole ad Alessandra:
Non vi è un’apocalisse in atto. Succede semplicemente che un uomo pubblico, nello svolgimento delle proprie funzioni istituzionali (funzioni che per primo ha accettato di portare avanti, quindi casomai si interroghi sulle proprie decisioni personali di farne parte di quelle istituzioni e, soprattutto, di “come” ci vuole stare), afferma delle volgarità inaccettabili di cui si sarebbe dovuto scusare altrettanto pubblicamente. E non facciamo finta che le istituzioni contino niente giacché chi accetta un ruolo non può farsi le regole come gli pare, decide invece di aderire ad un preciso modo di stare dentro a un sistema; che sia giusto o sbagliato è un altro paio di maniche; quelle regole le deve rispettare accettandone tutte - e dico tutte – le conseguenze: nel bene e nel male. Che sia un eccellente artista non giustifica le sue dichiarazioni che, per quanto mi riguarda, non sono tanto gravi perché riferite alle istituzioni - seppure denotino una certa postura dissociata di intenti - quanto perché sono anzitutto sessiste, con tutto quel retroterra in cui attecchiscono violenza e sopraffazione – ma questo sembra sempre un discorso a latere rispetto alla ragion di stato e alla sacralità dei palazzi. Inoltre, visto lo sfacelo al quale siamo abituate e abituati sembra che si possa passare sopra ogni cosa. Visto cioè che la soglia della volgarità politica è diventata così alta allora perché sorprenderci? Per una "battutaccia"? Ma facciamogliela passare suvvia, in nome di altri individui/gesti ben più volgari? No. Bisogna invece cominciare a dire No, questo non passa. E tutto il resto si comporti di conseguenza. Non è una questione formale ma di sostanza. Parlare di corruzione non significa farlo con linguaggio sessista e misogino; allo stesso modo, esprimere dissenso, anche all'interno delle istituzioni, non significa farlo veicolando sessismo. Ma anche questo è difficile da ribadire, dunque ce la si prende per esempio con le varie deputate senatrici e ministre per dire che eh però, Battiato c'ha ragione. Peccato che quelle donne non siano mai criticate per meriti o demeriti politico-istituzionali. I piani si confondono, è uno sport molto diffuso. Poi intanto la scusa è sempre - ma si diceva così, era una "provocazione". Il fatto che l'insulto di Battiato sia stato rivolto sia alle donne che agli uomini presenti in Parlamento (ho visto vagheggiare anche la cosiddetta "prostituzione intellettuale") non è meno grave, denuncia invece una mentalità secondo cui il peggiore disprezzo debba riferirsi inerente alla sessualità. Detto questo, rimane un buon cantautore, nessuno credo glielo possa negare e poco me ne frega, pure, a dire la verità - a questa altezza; se in nome di questa sua sciamanica e istrionica presenza sulle scene artistiche lo si vuole giustificare, specifico che vi è un evidente salto logico; nessun merito pregresso e futuro significa che ce lo si debba sorbire in metafore infime. Non si vogliono distinguere i piani e gli si vuol condonare tutto? Bene: tenetevelo. Certo non ci lamentiamo se non si può parlare mai seriamente, con misura e responsabilità, di politica. Anche di quella che interessa chi ha deciso di far parte delle istituzioni.
E il commento di Lucia (Lucia e Alessandra sono due fantastiche compagne di Collettiva Femminista Sassari):
Qui non si tratta di femminismo di bandiera, ma di fare ordine. Delle donne per bene e delle donne per male abbiamo già detto, e lì si misura la nostra distanza con le donne di snoq. Nessuna di noi esprime una "biologia politica" che ci porta a riconoscerci in tutte le donne. Certamente distinguiamo fra le donne, e bene sappiamo riconoscere quelle che sono nostre interlocutrici e quelle che non lo sono. Fra le donne che fanno politica nei partiti, anche lì, sappiamo ben vedere quelle che, pur nella distanza di una poltica che non ci corrisponde (quella delle istituzioni), ci sono più vicine. Fra quelle distinguiamo e giudichiamo politicamente, sull'agire politico e non sul sesso o sul corpo. Ciò detto sulla tua affermazione che la politica italiana sia stata mortificata dalle donne non vorrei spendere parole, poiché è sotto l'occhio di tutt* quanto ciò sia falso e quanto questo sguardo sia abitato, forse incosciamente, di misoginia. Quello che penso della questione Battiato è ben spiegato nelle parole di Alessandra. Aggiungo soltanto che non si tratta di "politicamente corretto" ma di un uso sessista del linguaggio che non è accettabile, perché non è accettabile utilizzare lo stigma della prostituzione come termine di paragone massimamente infamante.
[Il maiuscolo è mio in entrambi i testi]

Ecco, quello che sfugge a chi ride e applaude un cantautore prestato alla politica, che si presenta da decenni  come una specie di guru e che nonostante "la grande cultura" non è stato in grado di andare oltre il più becero e abusato insulto sessista, è proprio questo.

Sembra impossibile far capire che la "cultura" che si dice di voler combattere, quella della "donna oggetto", della mercificazione, della violenza, degli stupri, dei femminicidi parte anche da qui, da un uso della lingua che veicola sempre e solo disprezzo.

L'abbiamo detto fino alla nausea: se i ragazzi e le ragazze crescono circondati da questo linguaggio, c'è poco da stupirsi se un uomo picchia la moglie a sangue e lei trova "giustificazioni" a quello che accade, se è incapace di reagire: lui è cresciuto sentendo dire che le donne sono puttane, merce da usare e lei sentendosi dire che le donne o sono tutte puttane (tranne la mamma) e che non valgono poi tanto.

Come fu per Neri Marcorè, si sono scatenati i difensori dell'idolo di sinistra e di nuovo nessuno di quelli che ridono ripetendo "troie" fino allo sfinimento ha il coraggio di ammettere che se quelle stesse parole fossero state dette da un qualsiasi uomo di destra, si sarebbe scatenato l'inferno (più o meno) e gli stessi/le stesse che ora difendono ad oltranza il "maestro" si sarebbero indignati e avrebbero blaterato qualche stronzata sulla "dignità delle donne".



*Così mi ha scritto il contatto fb cui ho detto che avrei usato le sue parole per questo post.
Strano che non mi abbia dato della puttana frigida, spesso è il passo successivo.

giovedì 21 marzo 2013

Di orrore e mancate ammissioni di colpa.

Orrore a Roma: bimbo trovato nel water di un fast food.
Orrore a Roma: partorisce e getta bimbo nel cassonetto.
Orrore a Roma: feto di 10 cm trovato in un cestino di un bar.

Leggo queste notizie, indubbiamente raccapriccianti, leggo e ascolto i commenti della gente, tra l'odio, il disgusto e l'incredulità.
"Ma come si fa?"
"Ma come puoi?"
"Che puttana!" (ci sta sempre bene quando si deve insultare una donna)
"Poteva darlo in adozione se proprio non lo voleva."
"Che vergogna."
"Che schifo!"

Sento che manca qualcosa.

Forse la voglia di aprire il cervello e provare a comprendere, ad andare oltre il senso di repulsione che ci provoca l'immagine di un bambin* tra l'immondizia che i giornali stanno descrivendo fin troppo bene.
Cercare di mettere da parte il giudizio e provare a capire.
Ma è una cosa che non si fa quasi mai, figuriamoci quando una stronza qualsiasi fa una cosa del genere "a suo figlio".

Soprattutto leggo e ascolto i commenti dei politici, di quell* che "ci governano".
Sono tutti tristi, sconvolti, addolorati, increduli.
Ma anche lì mi pare che manchi qualcosa.
Ma stavolta è più grave, credo. 
Manca da parte loro un po' di sana autocritica. 
Non mi pare di aver letto nessun* dire "è anche colpa nostra".


Forse -dico forse- se invece di tagliare i servizi, togliere il toglibile (e qualcosa in più) ai consultori, rendere sempre più difficile l'accesso alla contraccezione di emergenza e via dicendo, si facesse una sana e consapevole informazione/educazione, certe cose non capiterebbero.
È parecchio ipocrita distruggere ogni cosa e non prendersene mai la responsabilità.

Il fatto, poi, che gli ultimi due "casi" abbondantemente riportati dalla stampa vedano protagoniste due donne straniere, dovrebbe -sempre dico forse- far riflettere tutte e tutti e soprattutto chi sostiene di "governarci", su quella che è la situazione in cui tante di quelle donne si trovano a vivere in un paese che di accoglienza non sa davvero un cazzo di niente.

Forse,  se le donne, tutte le donne!, sapessero che possono (oddio, meglio il condizionale, temo) andare in ospedale e chiedere un'interruzione di gravidanza o che esiste la possibilità di partorire in sicurezza e in forma anonima e decidere di lasciare lì il bimbo/la bimba, se a tutte le donne fosse garantito l'accesso alla contraccezione di emergenza, se tutte le ragazze (e i loro ragazzi, perché la cosa dovrebbe interessare anche i maschi) sapessero di poter contare su una rete di consultori capillare e ben funzionante, forse, dicevo, certe cose non capiterebbero.

Ho questa strana idea che sarà l'educazione a salvarci e non me la tolgo dalla mente.