Non ho intenzione di commentare le schifose parole pronunciate da Straquadanio.
Quello che mi "interessa" è cercare di capire cosa sia successo negli anni in questo paese.
Immaginate gli anni settanta. Anche allora il Parlamento era pieno di gentaccia, ma in qualche modo quella gentaccia conservava un briciolo di pudore.
Certe boiate non si dicevano con tanta nonchalance. E quando si dicevano, non passavano inosservate quasi fossero parte del gioco e soprattutto, venivano denunciate con forza.
Esternazioni come questa fanno parte di quelle cose che si possono anche pensare, ma che è bene non dire ad alta voce, se non altro per quel senso di vergogna che in fondo è in tutti noi.
Ma questo accadeva anche negli anni ottanta/novanta.
Perfino quelli lì, che siamo abituati a portare come termine di paragone col peggio, non mi pare siano arrivati a darci continuamente e con tale malcelato disprezzo dei coglioni perché guadagnamo poco, perché siamo precar*, perché siamo fuori corso. O delle cozze, perché siamo donne di sinistra. O chiamarci mignotte, froci, impotenti perché la pensiamo diversamente. Se ci pensate troverete altri mille esempi pertinenti.
Questo fino a quando il berlusconismo è entrato nel paese.
E non sto parlando di Berlusconi, ma di un modo di fare e di pensare che nel tempo è stato accettato e dato per normale a destra e a sinistra e che è nato e si è sviluppato con l'entrata in politica di Berlusconi e dei suoi.
E non sto parlando di Berlusconi, ma di un modo di fare e di pensare che nel tempo è stato accettato e dato per normale a destra e a sinistra e che è nato e si è sviluppato con l'entrata in politica di Berlusconi e dei suoi.
Il fatto che un tizio qualunque -perché fino a qualche tempo fa non sapevamo nemmeno che Straquadanio esistesse- si permetta di dire ad alta voce e pubblicamente che a guadagnare 500€ al mese sono "poche centinaia di migliaia di sfigati" e che non contento affermi che lui si è "stancato" di sentirsi dire "vai a dirlo a chi guadagna meno di 500€ al mese", è segno del declino ormai inarrestabile della politica italiana, che sta velocemente e inesorabilmente raggiungendo il suo punto più basso.


