mercoledì 16 marzo 2011

Di ipocrisia, volgarità e pupazzi rossi.


A casa mia la televisione s'è sempre vista.
Siamo una di quelle famiglie che cena col televisore acceso.

Quando ero piccola vedevamo tutti insieme i cartoni delle 20 (tranne Milly un giorno dopo l'altro, che papà trovava -a ragione- eccessivamente palloso), poi io venivo mandata a letto e uno dei miei ricordi  più cari è la musica di
Lunedì Film, che ascoltavo dalla mia stanza e che per me era la musica che accompagnava chissà quali meraviglie.

Ora si cena guardando  Blob  e Un Posto Al Sole (siamo orfani  di Friends).

Ai tempi delle elementari il pomeriggio, se non andavo in piscina o ai giardinetti con qualche amico, potevo vedere Bim Bum Bam e mi sbudellavo dalle risate vedendo Paolo Bonolis (Piolo) che doveva fare lo spot per la Caciotta Fetecchia (che piace tanto alla vecchia).

Da quando vivo da sola mi accorgo di tenere quell'aggeggio acceso spesso molto più del dovuto.
Mi capita di accenderlo mentre lavo i piatti o mentre cucino, spesso quando mi sveglio la mattina, per il meteo e la rassegna stampa su La7.
Spesso mi rendo conto di accenderlo più per la pigrizia di collegare il pc allo stereo e scegliere la musica che per altro.

Sono comunque una che la tv la guarda anche  perché le piace farlo.
Sarò una sfigata, ma dopo una giornata passata al lavoro mi piace tornare a casa, levarmi le scarpe, mettere la tuta e svaccarmi sul divano con una birra e la tv.

Ovviamente guardo i tg (si, ok, lo ammetto solo il Tg3 e quello su Cielo) , Annozero e Ballarò. Guardo volentieri Presa Diretta e Report. E poi adoro i telefilm, sono una specie di tossica e se mi capita non mi perdo i cartoni animati.
Mi piacciono i programmi di cucina (Hell's Kitchen e Cuochi e Fiamme), quelli imbecilli sui giovani americani di MTV e se trovo SOS Tata non riesco a staccarmi dallo schermo.

Questo per dire che di tv ne vedo parecchia e non necessariamente "impegnata", visto che qua pare che se lo fai sei una specie di cerebroleso.
Il Dio Del Telecomando mi viene in aiuto quando c’è solo merda, internet è un’ottima scappatoia e poi c’ho i dvd e una libreria strapiena.

Purtroppo so che una larghissima fetta di popolazione subisce i palinsesti, anche perché internet e dvd sono un lusso e non tutti credono che leggere sia una valida alternativa.

Da anni mi incazzo quando vedo come le donne vengono rappresentate in tv.
E non è solo il fatto che siano praticamente sempre nude. È la continua umiliazione, sono le battute acide e feroci su chi è fuori dai “canoni”, è la presunzione del presentatore maschio di mezza età  alla Teo Mammuccari di essere migliore di tutte le donne che lo circondano (è entrato nella mia lista dell'odio dalla porta principale) e che quindi si sente autorizzato ad insultare, sghignazzare, umiliare.

Ho iniziato a leggere Il Corpo Delle Donne di Lorella Zanardo e lei si pone (in modo decisamente migliore) le  mie stesse domande: cosa veicolano queste immagini? Cosa pensa una bambina/ragazzina vedendo che le sole donne che sembrano avere successo sono imbecilli, oche e possibilmente pettorute e col tanga? E cosa pensa un bambino/ragazzino vedendo che un uomo può umiliare, offendere, toccare una donna senza che né lei né nessun’altro faccia alcuna obiezione?
Ieri Blob ha fatto vedere una signora dell’età di Nonnetta che si dimenava seminuda e truccatissima su una musica techno, mentre il pubblico rideva di lei. Cosa insegnano quelle immagini? Qual è il messaggio che vogliono mandare?

Quando ho visto il documentario
Il Corpo Delle Donne, ho pensato che quello era esattamente quello che pensavo io.
Il palese disagio degli autori davanti alle immagini di donne offerte dalla televisione (Rai o Mediaset, molto democraticamente e senza differenze) era anche il mio, il loro chiedersi se e cosa insegni la televisione agli spettatori era la mia stessa domanda.

Ho continuato a sentirmi indignata e offesa, ma allo stesso tempo ho fatto come Lorella Zanardo che
apre i finestrini dell’autobus: ho cominciato a reagire.

Non essendo io una famiglia Auditel, non mi basta cambiare canale o spegnere l’apparecchio, quindi ho cominciato a mandare mail e mi sono accorta che intorno a me ci sono centinaia di persone, donne e uomini, che vivono lo stesso disagio e che reagiscono nel solo modo che abbiamo: comunicando.

E quindi ho conosciuto decine di nuovi blog e grazie a facebook decine e decine di persone che non si nascondono dietro al “be’, se è così è perché la gente lo vuole”.
Sono convinta che la gente vorrebbe di meglio, solo che c'è qualcosa che le impedisce di aprire il finestrino.

Io comunque non sono tra quelli che danno tutta la colpa al "velinismo" o alle maggiorate di Drive In. In un certo senso sarebbe meglio: eliminato quello, finito il problema, ma noto che la faccenda è ben più complicata.
Certo è un fatto che la televisione commerciale, con le sue bellissime donne sempre in mostra, sempre giovani, sempre seminude, ha contribuito ad abbassare di parecchio il livello di quella che -almeno a vedere dagli archivi e dai vecchi filmati su youtube- era una televisione niente male.
Ma il problema è perché.
Chi ha deciso e in base a cosa, che una televisione volgare e inutile potesse essere migliore di una televisione in grado di insegnare? Insomma, milioni di italiani hanno imparato a parlare in italiano e non più solo in dialetto grazie alla tv; il maestro Manzi ha insegnato alla gente a
scrivere in una trasmissione televisiva!

Quindi quando Antonio Ricci ha cominciato ad attaccare il lavoro della Zanardo, mi sono spaventata.
Si, spaventata. Perché credo che denigrare qualcosa sia un passo fondamentale per lasciare che venga accantonata e dimenticata.


Denigrando e irridendo Il Corpo delle Donne, Ricci sta tentando di salvarsi la faccia e di salvare chi gli riempie il piatto: io metto le donnine seminude perché il gruppo L’Espresso fa la stessa cosa e con le mie veline intendo farne parodia.

Insomma, secondo Ricci due poco più che adolescenti inginocchiate davanti a due sessantenni, con una telecamera che insiste su seni e glutei è fare parodia. Due giovanissime che si fanno la doccia ammiccando e i due sessantenni che fanno smorfie e battutine degne del peggior Alvaro Vitali sono parodia e condanna.


Davanti al documentario, Ricci fa quello che fa solitamente il suo padrone: è colpa della sinistra.
Le veline esistono perché L’Espresso mette le donne nude in copertina e La Repubblica c’ha l’inserto D il sabato.
La mercificazione del corpo femminile in televisione va bene perché c’è anche in pubblicità e sui giornali progressisti.

Addirittura Striscia la Notizia (programma che aborro da sempre) ormai dedica  uno spazio giornaliero alle donne sulla stampa di sinistra.
Tutto viene trattato con le solite risatine in studio, con battute da commedia sexy e col muto sorriso delle veline.

Un discorso serio, che riguarda sì le donne, ma anche il paese intero, diventa in questo modo  farsa, perdendo di significato.
Purtroppo milioni di persone continuano a credere che Striscia la Notizia faccia informazione e che il Gabibbo sia una specie di eroe del popolo contro quello che non va.
E Ricci questo lo sa benissimo, quindi sa anche come far cessare l’indignazione, come renderla vuota, come farla sembrare bigotta e incoerente.

Una delle obiezioni che mi sono state fatte dopo la risposta di Ricci, Il Corpo delle Donne 2, è stato: aho, ma pure te ce l'hai conm La Repubblica e le sue gallerie con le donne nude!

SI E' VERO.

Ma ogni volta che rompo le palle al prossimo con i miei attacchi ai giornali è perché voglio reagire a qualcosa che mi offende, perché credo che il problema vada posto ogni volta che si presenta e non certo per assolvere alri.
Quando io attacco La Repubblica (e per quanto mi riguarda continuerò a farlo se ce ne sarà bisogno) è perché pretendo coerenza.
Ricci, invece, attacca il gruppo L'Espresso per assolvere sé stesso e il suo modo di fare televisione, come dice giustamente
Giovanna Cosenza.

Subdolamente e paraculamente, attacca la stampa progressista per denigrarne il lavoro, per minarne la credibilità (è un caso che tutto sia nato dopo Ruby? Chiedo giusto perché il video della Zanardo è del 2009...).
E allo stesso modo attacca il lavoro della Zanardo, per giustificare un modo volgare di fare televisione, che vuole renderci tutti un po' più succubi e ignoranti.

E a proposito di reazioni, su facebook parte la mail bombing.

mercoledì 2 marzo 2011

Il sessismo non è un problema


Un'altra esilarante uscita di Toscani, il genio, il provocatore, quello che fotografa fiche da conciare al vegetale e che -come dice un'amica grafica- "è un vecchio uomo che ha perso la propria creatività e quindi usa la vagina senza una ragione".

L'intervista è delirante e spacciarla per una "provocazione" è quantomeno esagerato, visto che il tenore della stessa è di una volgarità e misoginia che nemmeno nei peggiori bar: "tutte troie, mi fate schifo. Avete le ascelle pelose, il culo basso e le gambe corte".
Pare lo sfogo di uno di quei vecchi arrabbiati con la vita che si sta inesorabilmente allontanando e c'è da chiedersi cosa mai abbiano fatto le donne a Toscani (oltre a farlo arricchire) per averlo fatto diventare tanto astioso.

Parlando di queste cose su facebook ho constatato una volta di più che il sessismo e le discriminazioni di genere non sono un problema per la stragrande maggioranza delle persone, anche per quelle che riconoscevo come simili a me.

So per certo che se Toscani avesse detto "gli ebrei sono tutti usurai, i negri puzzano e i rumeni sono tutti ubriachi stupratori", decine e decine di persone avrebbero gridato allo scandalo, al razzismo, al nazismo. Avrebbero tirato fuori l'olocausto, la segregazione razziale e il razzismo più becero.

Per le donne no. Le donne si possono insultare.

Non è considerato un problema leggere parole come "le donne sono tutte troie": è solo la provocazione di un genio della comunicazione.

Qualcuno è arrivato a dirmi che "in qualche modo" con quelle parole Toscani stesse parlando della condizione femminile e che sono io che voglio vederci il marcio, perché a dire che le donne sono tutte troie pelose col culo basso è stato "un pubblicitario e non un politico", come se il mestiere che uno fa potesse giustificare il sessismo e gli insulti misogini. Insomma, se a dirti che sei una puttana è un pubblicitario va bene, mica sta in Parlamento, no? Solo che io mi incazzo anche se me lo dice il mio vicino di semaforo e non mi è mai capitato di chiedere "scusi, lei che mi ha detto bocchinara perché non le piace come guido, mi dice cortesemente che lavoro fa?"

Ovviamente l'argomento più gettonato è il grande classico: "è pieno di mignotte ed è colpa loro se le donne sono discriminate".

Cito: "se oggi manca il rispetto per voi donne è colpa di quelle vostre illustri colleghe che per soldi se farebbero fa tutto.... e non funziona solo nelle alti classi sociali pure in quelle medie... te pensi davvero che prendi una de quelle femministe accanite je dai 5 000 000 di euro e quella se fa bandiera della donna moderna rifiutandosi??? è la competizione tra di voi che vi fotte.... non l uomo.... " (ovviamente "una di quelle femministe accanite" si riferisce alle compagne di
Femminismo A Sud)

Incapaci e soprattutto poco interessati a vedere quello che c'è dietro, è ben più comodo dare la colpa alle "zoccole" che si "farebbero fare tutto" anche per uno stipendio da commessa piuttosto che interrogarsi sui modi di comunicazione e sulla società in cui viviamo.
E ovviamente io non ragiono col mio cervello, sono ottenebrata dal femminismo e non sono capace di vedere quante troie ci sono in giro.

A parte il fatto che -ebbene si- il mio cervello lo faccio lavorare parecchio, con risultati altalenanti e spesso discutibili senza dubbio, non riesco a capire questo terrore per il Femminismo, che pare stia sostituendo Barbablù e l'Uomo Nero nelle minacce ai bambini.

"Mangia la verdura, sennò viene la Femminista e ti porta via!"
"IIIIHHHHH! Quella brutta coi peli sotto le ascelle che odia i maschi e gli vorrebbe tagliare il pistolino? Si, mamma, ora finisco gli spinaci, anzi dammene ancora!"

Ma soprattutto non riesco a capire (e ad accettare) che il sessismo, le discriminazioni di genere e i generali insulti alle Donne siano non solo tollerati, ma non siano sentiti come indice di un problema generale.

Gli insulti sessisti non sono un problema.
L'uso e l'abuso del corpo delle donne è un problema solo per quattro femministe cozze.
Noi che ci indignamo non ragioniamo col nostro cervello e non capiamo le provocazioni.

Insomma, dire di una donna che è "una troia", che "fa schifo", che "non vale un cazzo", che "
se viene stuprata se l'è cercata" va bene, non è un problema.
Non c'è sessismo, non c'è discriminazione, non c'è insulto.
Cristo, manco quando siamo discriminate e insultate ci mettono sullo stesso piano dei nostri colleghi maschi!


 


[Update:
Mi ero scordata di dire che mentre Toscani dice che le donne sono tutte troie, tanto lui è un pubblicitario, non un politico e quindi può insultare le donne come meglio crede,
Dior manda affanculo Galliano, il suo direttore creativo, reo di aver pronunciato frasi antisemite. Non è un politico, ma lo mandano a casa uguale. Nei paesi civili si usa così. Vi ricordate i commentatori sportivi che perculavano la guardalinee donna perché si sa che le femmine non capiscono il fuorigioco? A casa pure quelli. Deve essere da brivido vivere in posti del genere...]



lunedì 14 febbraio 2011

Mai Stat@ Zitt@


Volevo scrivere un commento sulla manifestazione, ma non sono capace.
Quindi mi limito a fare una cronaca veloce, sperando che si intuiscano le mie impressioni e le emozioni che mi hanno accompagnata e che sono cominciate ben prima del 13 febbraio.

Ho già abbondantemente straparlato (la ridondanza è voluta) degli appelli della De Gregorio e delle foto de La Repubblica.
Per chi non mi conosce e per chi non ha voglia di leggere i miei deliri, faccio un piccolo riassunto.
Trovo opportunistico e ipocrita il richiamo alle donne quando volutamente di donne non si parla.
Credo che si debba distinguere bene tra il (presunto) "silenzio delle donne" e il terribile, colpevole e voluto "silenzio sulle donne".
Trovo assurdo chiederci foto indignate contro il bunga bunga presidenziale quando tette e culi campeggiano ogni giorno in homepage.
Quindi non ho firmato l'appello "Se non ora quando", perché per me la risposta è SEMPRE. Non c'è un momento per ascoltare le donne, non c'è un momento per lottare per i diritti di tutte noi. Si deve lottare e denunciare sempre. E tantomeno ho mandato il mio faccione a Repubblica.

Per tutti questi motivi ho aderito immediatamente e con gioia al
Critical Mass degli Ombrelli Rossi.

Grazie a facebook, che come ho già stradetto può essere usato per qualcosa di più utile che vedere le foto degli amici delle medie, sono entrata in contatto con Donne che da anni lavorano sul territorio, donne che lottano ogni giorno e non solo quando i media o gli intellettuali "amici" decidono che è ora.  Ho anche scoperto che una di loro scrive su
Femminismo a Sud, cosa che mi fa capire perché l'avessi sentita subito "amica".
Ci siamo organizzate, tra messaggi privati ed sms e ci siamo trovate a piazza del Popolo, senza manco sapere bene che faccia avesse la nostra compagna di lotta.
Niente bandiere, solo ombrelli rossi (io la parrucca, ché l'ombrello non lo uso manco quando piove).

Io ero ArguziaSandwich: il cartello che vedete in foto e dietro suo fratello "Io manifestavo per i diritti delle donne anche quando i giornali si occupavano d'altro".
Il mio disertore preferito, nonché compagno, aveva appeso al collo il suo: "Sono abbastanza uomo da essere femminista" e c'è da dire che ha riscosso un certo successo.
L'Amica Strab "Se non ora quando? SEMPRE!" e decine di ombrellini da cocktail da distribuire in giro.
E la Furiosa l'ombrello, due zaini troppo pesanti e gli striscioni.
E le altre ancora ombrelli e rossetti e belle facce.

Ci siamo arrampicate sul muro -altisssssssimo- che costeggia la piazza, abbiamo urlato e riso tanto.
Ho provato a ballare quando è partita "
People have the power", ma ammetto che ero terrorizzata dall'altezza.
Sotto di noi c'era un mare di gente. La piazza strapiena. E strapiene le vie d'accesso. Un continuo muoversi di teste, impressionante.
C'erano anche Ma&Pa, che meno male che non m'hanno vista lassù, ché Mamma soffre di vertigini e le sarebbe venuto un colpo a vedere la sua unica figlia così in alto.

Una ragazza di
Donne da Sud ci ha dato un flyer e c'ha detto che loro stavano andando in corteo.
Giù di corsa, zaini in spalla e via anche noi sul lungotevere.
Un "giro de Peppe" per raggiungere le altre, ma è stato divertente camminare chi con l'ombrello chi col parruccone e coi nostri cartelli fuori dall'area "ufficiale".

Finalmente la macchia rossa: via del Corso completamente invasa da un corteo pieno di ombrelli rossi, di donne e uomini, di femministe e disertori, come recitava il nostro striscione.

Siamo arrivate fino a Montecitorio, proprio davanti al Parlamento.
E anche lì canti e slogan e dei pacchi regalo per i nostri governanti.
Gli abbiamo regalato le dimissioni in bianco, il collegato lavoro, la proposta Tarzia e via così.
E lì ho incontrato altre amiche, quelle che vedi solo ai cortei e che per questo è ancora più bello rivedere in piazza.

E poi di nuovo corteo su via del Corso, per tornare verso la piazza.

E gli automobilisti fermi che ci suonano perché non si passa e noi "lo vedi che succede a votà Silvio?!"
E un autobus pieno e immobile da cui ci applaudono TUTTI. Le donne, gli uomini, l'autista.
E la gente che si ferma sul marciapiede e ci saluta, canta, chiede. Qualcuno si unisce.

E tornare a casa distrutta e felice.

Se non ora quando? SEMPRE!

giovedì 10 febbraio 2011

Voglio TUTTO! (Ovviamente io vado con gli ombrelli rossi)


  Se non ora quando? Sempre! Diciamo noi


“Noi vogliamo tutto” è il nostro manifesto/volantino di partecipazione alla manifestazione, sottoscritto dal Comitato per i diritti delle prostitute [leggi il loro comunicato]. Per adesioni scrivere a femminismoasud@inventati.org oppure a ombrellirossi@grrlz.net. Chiunque stia realizzando uno spezzone dagli ombrelli rossi in qualunque città può farlo proprio (a destra potete leggere info sulle città in cui ci saranno spezzoni ribelli, liberi e indecorosi).


Potete scaricare il volantino in pdf per l’appuntamento a Roma dove noi, le femministe e i disertori e le sex workers saremo insieme. Da scaricare anche il logo, il banner per blog e siti, il volantino in .doc da riadattare per altre città.


Appuntamento a Roma, 13 febbraio, ore 14.00, Piazza del Popolo (pagina evento facebook).


>>>^^^<<<


NOI VOGLIAMO TUTTO 


  


 Ombrelli rossi per i diritti di tutte le donne 




 


 Siamo donne, uomini, femministe, sex workers, disertori del patriarcato. 
Viviamo sulla nostra pelle l’assenza di diritti, la precarietà, la mancanza di prospettive.
Vogliamo futuro. Vogliamo respirare. Vogliamo poter scegliere.



Siamo tutt* egualmente consapevoli dell’esistenza di regole economiche che favoriscono i ricchi e massacrano chiunque altr@.


 Siamo in vendita. 



Sono in vendita le nostre braccia, le nostre vite, la nostra testa, i nostri corpi.
Chi prova ad autodeterminare la propria vita diventa oggetto di repressione. Perché a pochi piace un mondo di soggetti liberi.



Si preferisce invece una società di operai, badanti, schiave, precarie, disoccupati, lavoratrici del sesso, alla mercé del primo manager pronto a cancellare diritti, reddito, casa, lavoro.


Nelle società decadenti, quelle in cui nessuno sa proporre una alternativa, chi ha poca fantasia ottiene potere attraverso iniziative autoritarie.



Perseguitare gli stranieri per fare finta di difendere la sicurezza economica degli italiani.
Perseguitare i gay e le lesbiche per fare finta di difendere il sacro valore della famiglia.
Perseguitare le donne per fare finta di difendere la continuità della specie, per fare finta di difenderne la dignità, il corpo, la vita.
Perseguitare chiunque esprima un libero pensiero per fare finta di difendere i potenti che governano.



Le vittime vengono descritte come carnefici. I carnefici si autodescrivono in quanto vittime.


Le donne lo sanno. Accade ogni giorno. In ogni luogo in cui un uomo uccide una donna mentre i media sono attenti a definirne la nazionalità o a giustificarlo affinché non si sappia che la violenza in famiglia è la prima ragione di morte violenta per tutte le donne.


Accade negli angoli bui in cui sono costrette le sex workers. Relegate nelle periferie fredde e insicure, da ordinanze di sindaci sceriffi armati a salvaguardia del decoro e della moralità. Ed è in quegli angoli che spesso le sex workers perdono la vita, mentre i media ignorano queste morti e nei titoli pronunciano chiara la parola “prostituta” e omettono di specificare che l’assassino è un cliente.



Accade alle straniere, lavoratrici del sesso, badanti, costrette ad obbedire ad un padrone, un uomo o lo Stato, per evitare di essere rinchiuse in un C.I.E.



Noi non ci riconosciamo nelle omissioni, nei moralismi, nelle bugie di chi consegna i nostri corpi autodeterminati allo Stato, alla nazione, in nome di una dignità che nessuno ci riconosce mai quando diciamo che non abbiamo patria, nazione, perché non abbiamo certezze economiche, prospettive di studio, libertà di scelta.



Noi non ci riconosciamo nella chiamata alle armi per una caccia alle streghe animata da misoginia e omertà a protezione dei veri responsabili del disastro italiano.



Non riuscirete a metterci le une contro le altre perché chi usa la guerra tra poveri in qualunque battaglia crea separazione sociale per dare credito a chi su quella separazione specula.


Vale per quelli che istigano la guerra tra stranieri e italiani.
Vale per quelle che istigano la separazione tra donne perbene e donne permale.



Scendiamo in piazza anche per dirvi questo.



Perché noi non vogliamo essere usat*.
Perché noi vogliamo di più.
Perché noi vogliamo tutto.

Femminismo a Sud (http://femminismo-a-sud.noblogs.org)
Comitato per i diritti delle prostitute (
http://www.lucciole.org)

Per adesioni: femminismoasud@inventati.org oppure ombrellirossi@grrlz.net

 





Copiato e incollato paro paro da Femminismo a Sud.

martedì 8 febbraio 2011

Se non ora quando? SEMPRE.


Se non ora quando? SEMPRE!


Sono giorni che vedo in giro per Roma decine di manifesti (e meno male, sia chiaro) che invitano in piazza dicendo "Se non ora quando", ma l'immagine che mi viene davanti è sempre la stessa: io che prendo un pantone e scrivo bello chiaro: SEMPRE.



Perché non mi piace affatto l'idea che "per la dignità delle donne" si debba manifestare solo ora che Berlusconi sta impicciato con i festini e l'Olgettina.
Come se non ci fosse un prima, come se Berlusconi fosse il solo problema, come se una volta cacciato a pedate lui il paese potesse diventare un "paese per donne".

A parte il fatto che non mi è del tutto chiaro il significato di una manifestazione "per la dignità" di qualcuno.
Sarà che io alla mia dignità ci tengo sempre tanto e vivo in modo che non possa essere macchiata mai, ma davvero non credevo che si potesse indire una manifestazione per questo.

Ecco, diciamo che una manifestazione per le donne si potrebbe fare ogni volta che una di noi viene
ammazzata: sei donne negli ultimi giorni, tanto per tirare fuori i numeri.
O magari ogni volta che una neo assunta deve firmare la lettera di dimissioni in bianco perché essendo femmina potrebbe diventare madre e noi non è che possiamo mantenere una menomata (si, è pieno di gente che pensa che una donna incinta sia malata e quindi inabile al lavoro).
O anche quando le migranti vengono stuprate nei CIE e lo stupratore viene miracolosamente assolto.
Ma si potrebbe anche scendere in piazza quando il
Global Gender Gap ci sbatte al 74° posto o quando a parità di titoli e di capacità le aziende preferiscono assumere i maschi, in base a pregiudizi da commediola anni '50.

Ma allo stesso tempo credo che sia miope e controproducente ignorare la manifestazione del 13, perché se anche la nostra assenza non si noterebbe, forse potremmo far notare la nostra presenza.

Quindi sono tra quelle (
qui l'evento su facebook, che spiega tutto molto meglio di me e che da le indicazioni per partecipare con noi) che il 13 febbraio saranno in piazza senza dividere le donne in Madonne e Puttane, senza venerare tutti quei politici e intellettuali (uomini o donne, qua cambia ben poco) che ignorano ogni giorno i problemi reali delle donne (consultori, asili nido, lavoro, salario, salute, solo per dire le prime cose che mi vengono in mente)  per poi sfruttarli in campagna elettorale o per vendere qualche giornale in più.

Il vero problema per le donne italiane non sono le abitudini sessuali di Berlusconi.
Il problema è quello che succede nelle case, nei luoghi di lavoro.
Il problema sono i media che ci ignorano o ci trattano come carne da mostrare e vendere e che spesso sono gli stessi che chiedono la nostra
fotografica indignazione.

Quindi io vado in piazza, ma a modo mio, per dire che io non sono mai stata zitta e che per me "se non ora quando" è sempre.






Immagine fregata senza pudore alcuno alla mia amica Gioggio!

mercoledì 2 febbraio 2011

L'ipocrisia è fotogenica


La Repubblica chiama all’adunata le sue lettrici (e poi anche i lettori): mandateci una foto contro il “postribolo” berlusconiano!

E sono già migliaia le adesioni. Decine e decine di foto di donne più o meno giovani, più o meno carine, spesso di tre quarti, che lo sanno tutti che la foto viene meglio.
Quasi tutte con un cartello, un post-it, un foglio di quaderno: Sono una donna e dico basta!
Quelle più brave hanno usato Photoshop.

Non so quante gallerie siano già disponibili, ma sono tante.

In fondo cosa c'è di meglio per combattere Berlusconi di una bella foto?
E ve lo dice una che a suo tempo abbracciò la Cuggia Lau per farsi la foto “orgogliose di essere coglione” (ed eravamo bellissime, non c’è che dire).

Quello che si chiede è dire che io non sono una puttana, che io sono una donna rispettabile, che mia figlia non la darò in pasto al drago.
Io donna per bene, tu troia, ovvero la divisione del mondo in categorie: donne per bene e donne per male, come se davvero si potesse liquidare il tutto in Madonne e Puttane, come se non ci fosse un
mondo nel mezzo (non so chi sia la ragazza che fa queste vignette, ma la ringrazio di esistere).

La stragrande maggioranza di quelle facce non scende in piazza con gli operai della FIOM, perché sono troppo estremisti.
Non va alle fiaccolate contro la violenza sulle donne, perché sono solo rigurgiti veterofemministi.
Non va ai presidi spontanei perché non c'è una solida base politica dietro.

Ma la foto su Repubblica si che cambierà il paese!

Un po’ come le firme del PD. Un milione di firme per cacciare Berlusconi, la tua foto contro un mondo di puttane e papponi.

Uhm, c’è qualcosa che non mi torna, però.

Non mi torna quello che di solito, quando l'attenzione sulle donne cala (e calerà, state certi), si vede sull'homepage e nelle gallerie fotografiche di Repubblica.it.

Piccoli assaggi:

UNO
DUE
TRE

Notato niente?

A casa mia si chiama ipocrisia e il fatto che oggi non ci siano donnine nude in prima pagina si chiama paraculaggine.