venerdì 16 luglio 2010

Devi soffrì.


E finalmente le meravigliose linee guida del nostro amatissimo governo sulla Ru486, l’orrida pillola del diavolo.

Ricovero ordinario, esclusione delle minori prive del consenso dei genitori, assunzione di responsabilità, "esame" di italiano per le straniere e qualche escamotage per evitare che le donne se ne vadano a casa subito dopo aver ingerito la prima delle due pillole abortive. [lo sto prendendo da
L’Espresso on line]

Uno potrebbe ingenuamente pensare che a parte la cazzata dell’esame di italiano e della necessità del consenso dei genitori, che sembrano fatti apposta per scongiurare l’uso della pillola e andare avanti con la chirurgia, magari la faccenda del ricovero ordinario sia stata pensata per le donne e non contro le donne.

Fortunatamente il dubbio lo scioglie Eugenia Roccella: "La donna rinuncia al perseguimento del trattamento abortivo scaricando da ogni responsabilità la struttura ospedaliera dove è avvenuto il ricovero".

Il che, tradotto, vuol dire che se decidi di non dormire in ospedale, ma di tornartene a casa tua, la procedura salta. Ti prendi la prima dose e poi te la pii nder culo, come si dice dalle mie parti.

Elisabetta Catalano, presidente dell’associazione
Vita di Donna (vi ricordo che hanno un numero di cellulare sempre attivo per ogni emergenza: 3339856046) spiega benissimo quale sia il senso delle linee guida: tentare di evitare che le donne usino la RU486.
L’aborto è una cosa seria e deve fare più male possibile. Niente scorciatoie, ragazze, avete voluto la bicicletta e mo' pedalate.
Chiedere poi una “prova di conoscenza” della lingua alle straniere vuol dire lasciare che la loro vita resti sommersa, clandestina, pericolosa.
Le donne straniere ricorrono agli aborti clandestini perché hanno paura di essere denunciate, arrestate, fermate e in effetti il modo migliore per occuparsi della loro salute è proprio evitare che entrino in una struttura ospedaliera.

Vogliono a tutti i costi boicottare una pillola che il resto del mondo civilizzato usa da anni, vogliono mantenerci schiave anche in un momento difficile e doloroso come un’interruzione di gravidanza.
Non dobbiamo permetterglielo.

giovedì 15 luglio 2010

L'uomo uccide e la colpa è tua.


Sembra molto infastidito il tono di Veneziani nell’incipit del suo articolo “L’uomo uccide: non è colpa del maschilismo” (adoro quei due punti, uno può leggere la frase in mille modi diversi e cercare la soluzione che preferisce).
Deve essere davvero dura, per un grande intellettuale di destra, dover leggere di tutte queste donne che "gira e rigira, tornano sempre al femminismo".
Eccheppalle! Non si rendono forse conto che è una cosa noiosa, obsoleta e non funziona per niente?

Ebbene, per illuminare il curioso lettore, forse un po' perplesso dalle decine di femminicidi degli ultimissimi giorni, lui tira fuori ben tre "cosette", che ci dimostreranno come questa tesi facile e ideologicamente comoda per le donne, non convince.

1- Obiezione Elementare:

Negli anni '70 la società era molto più maschilista e il femminismo molto più virulento e pare ben strano che delitti di questo genere con questa impressionante sequenza, si vedono invece quarant'anni dopo, quando molte di quelle rivendicazioni che all'epoca sconcertavano, sono diventate ormai orizzonte comune.
Non so, io non sono convinta.
Non è che magari prima i delitti di questo genere erano semplicemente nascosti? Non è che magari se ne parlava di meno? Che poi la faccenda del delitto d'onore in qualche modo li rendeva un altro tipo di delitto agli occhi della pubblica opinione.
Insomma, un padre che ammazzava la figlia beccata a fare sesso fino al 1981 aveva una specie di attenuante, data dall'offesa che la detta figlia gli avrebbe causato.
Idem per un marito troppo geloso.
Io avevo due anni e le donne potevano di fatto essere ammazzate da padri, mariti, fidanzati. E non sono mica così vecchia.

Ora che il delitto d'onore non c'è più magari fa più "scena" leggere di un fidanzato respinto che ammazza a sprangare la stronza che gli ha spezzato il cuore.
E nella mia ignoranza di non intellettuale (tantomeno di destra) penso che magari è anche per questo che delitti di questo genere con questa impressionante sequenza, si vedono invece quarant'anni dopo.

Per quanto riguarda le rivendicazioni che sarebbero diventate ormai orizzonte comune, mi pare che ci sia qualcosa da dire.
Orizzonte comune de che?
In Italia è decisamente raro vedere una donna ricoprire un ruolo importante, sia a livello pubblico che privato, e quando lo fa viene considerata una specie di aliena, una donna incompleta e una pessima madre e moglie., possibilmente lesbica e/o frigida.
Il fatto poi che di solito a parità di titoli e meriti una donna guadagni spesso meno di un uomo o che sappia dal giorno dell'assunzione che per lei sarà molto più difficile, mi sa che è un riflusso di veterofemminismo materno che mi fa pensare male.

2- Obiezione Razzista:

Solitamente tipica di lega e fascisti della peggior specie, l'obiezione razzista affascina molto gli intellettuali (anche di sinistra) che amano riempirsi la bocca di tradizioni e usanze che non conoscono, ma che quando ne parli in televisione fai un figurone di certo.

L'Obiezione Razzista è facile, proprio perché ci deve arrivare il leghista medio e non è che a uno che vota Borghezio si possono fare discorsi troppo elevati.

In pratica dice Veneziani che queste femministe che scrivono di femminicidio non considerano per ovvie ragioni ideologiche tipiche del politically correct, che un'influenza di questa brutalizzazione dei rapporti semmai è venuta dalla presenza nella nostra società di immigrati provenienti da mondi che non sono affatto portati a riconoscere diritti alle donne; la forza dell'emulazione non è da trascurare e non sono pochi i casi di violenze alle donne da parte di immigrati, anche se non sta bene dirlo.

Ecco, i nostri italici maschi adorano l'Obiezione Razzista, perché li distingue dalla feccia-ammazza-donne (possibilmente musulmana) e nella nuova versione di Veneziani li giustifica.
Insomma, gli uomini ci ammazzano o perché sono immigrati o perché li imitano.

Non credo sia di qualche utilità spiegare al noto intellettuale di destra che la maggior parte delle violenze sulle donne avvengono in casa. Chi ti stupra e/o ti uccide è nella stragrande maggioranza dei casi tuo padre, tuo nonno, uno zio, un compagno, un marito.
Non serve uscire di casa: la morte puoi trovarla tranquillamente nel tuo tinello.

In effetti però sarebbe bello se l'Obiezione Razzista fosse vera: basterebbe chiudere le frontiere e questo sarebbe un paese bellissimo, felice e noi donne saremmo finalmente libere di vivere.

3- Obiezione Impotente:

L'uomo, dice Veneziani, non uccide la donna per rimarcare la propria potenza, per dimostrare il suo diritto di vita e (appunto) di morte sulla propria vittima. L'uomo uccide perché è impotente.

L'uccisione della donna, nella gran parte dei casi, non è l'affermazione di un predominio ma di una disperazione, non è il segno della podestà maschile ma della sua impotenza, non indica possesso ma abbandono, non è maschilismo ma terrore della solitudine.

Quando una ragazzina di 16 anni viene ammazzata da un trentenne abbandonato, la colpa in fondo è sua, che non ha saputo comprendere il terrore della solitudine di quel poveretto.

E' la sindrome del bambino perduto che si vendica perchè crolla il suo mondo e la sua nutrice.
E la colpa, manco a dirlo, è delle lotte delle donne e di un femminismo aggressivo ed espansivo dei nostri anni, che ha intimidito i maschi li ha portati alla fuga, sulla difensiva, col timore di competere o in cerca di surrogati, come l'omosessualità o la transessualità. Ma li ha portati soprattutto a restar bambini, perchè avvertono il peso della fragilità e della dipendenza.
Chiedendo diritti e parità, abbiamo in realtà creato un mondo di froci, transessuali, piagnoni che diventano assassini perché li abbiamo abbandonati.

Colpa nostra, ancora una volta.

Non è in discussione il ruolo della donna, ma al contrario, è una conseguenza del ruolo accresciuto della donna che produce questa dipendenza tossica fino al crimine, del bambino perduto. Abituati da una società fondata sulla centralità del desiderio e sulla permanenza del gioco infantile, a non dover rinunciare a niente, non possiamo accettare l'idea che chi ci tiene al mondo possa andar via e abbandonarci. Non è tanto il dramma della gelosia, e tantomeno il delitto d'onore a risalire dai meandri della nostra antica matrice, quanto questo trovarsi soli in mare aperto, dopo aver affidato alla donna il ruolo di barca, di skipper e di bussola.

Domanda scema: ma quando C. m'ha spezzato il cuore, io avrei dovuto ammazzarlo o la cosa vale solo per i maschi? Anche io mi sono sentita abbandonata e sola, ma al massimo gli auguravo di tornare da me quando mi sarei innamorata di un altro e sarei stata bellissima e lontana. Io non ho mai immaginato di prenderlo a coltellate.
Risposta alla domanda scema: si è trattato forse di una rivolta degli schiavi, i maschi, a cui è stato tolto il pane della loro vita. Loro possono, io no. Loro sono gli schiavi e se noi li lasciamo stanno senza pane. Chiaro.

Dice Veneziani che dobbiamo badare bene, che questi femminicidi (lui non li chiama così, ma io credo che a volte le parole siano davvero importanti) spesso finiscono con un suicidio (non so, non ho statistiche, quindi la prendo per buona), quindi qui è in gioco l'estrema fragilità di chi dice: se te ne vai tu è finita la mia vita, ti uccido e mi uccido.
Non dobbiamo in alcun modo sottovalutare, quindi, il fatto che solitamente il progetto di uccidere l'ex partner si accompagna al desiderio di uccidersi. Perchè non si sopporta l'idea del carcere e del vituperio generale, sì, è vero. Ma soprattutto perchè la mia vita senza di te non ha più senso, muoia Sansone con la filistea.
Colpa nostra, anche qui.
Accettare una vita senza amore, una vita che non ci piace, magari accettare botte, stupri (lo sapevate che se tuo marito ti obbliga a fare sesso si chiama "stupro" e non "dovere coniugale"?), minacce e violenze di qualsiasi genere per rimanere "vive".
Uh, che gran prospettiva.

Insomma, gli ultimi femminicidi si sarebbero potuti evitare se solo quelle donne avessero pensato di restare coi propri uomini.
Perchè mi hai abbandonato? È il grido che risuona nelle metropoli, nelle periferie e nei paesi e qui parlano ancora di maschilismo.

martedì 13 luglio 2010

Bollettino di guerra



Non mi ricordo su quale giornale on line oggi ho intraletto un titolo che suonava più o meno: "L'estate delle donne uccise". O una cosa simile.
Ecco, è "bello" che la stampa si accorga dei femminicidi, ma sarebbe forse il caso di fargli sapere che le donne non vengono stuprate picchiate e uccise solo d'estate col caldo.

E' che mi sembra una cosa simile a quello che è successo tempo fa coi cani: improvvisamente i cani diventato tutti cattivi e sui giornali ci sono tonnellate di articoli che descrivono ogni singolo morso.

Ora per un po' la nuova scoperta sono -appunto- i femminicidi e io tremo all'idea che prima o poi qualcos'altro distrarrà giornalisti e direttori e le donne dovranno ricominciare a lottare da sole.

C'è un bel blog, "
Bollettino di Guerra" che merita di essere diffuso. Immagino si chiami così proprio perché quelle cifre sono davvero roba da guerra.
E leggendo viene quasi l'impressione che la guerra la vinceranno i maschi per carenza di interpreti.

Quando saremo "finite", morte, annientate, "domate", la loro guerra sarà finita.

Ecco, non diamogliela vinta.
Non facciamoci addomesticare, non cediamo di un passo, continuiamo a lottare per noi stesse e per tutte quelle che non ce l'hanno fatta.

lunedì 12 luglio 2010

Donazioni.


Avevo già parlato del rischio chiusura per il Museo Storico della Liberazione di Via Tasso.
Sulla pagina Facebook del Museo qualche giorno fa è stato scritta una cosa che più o meno ricordava a tutti noi che coi bla bla bla non si va da nessuna parte.
Insomma, dicevano, siete una marea di "fan" e i soldi non arrivano, possibile?
Mi sono sentita in colpa. Mi sono segnata il numero di c/c e l'ho lasciato marcire nella mia agenda. La pigrizia.
Così oggi tra senso di colpa e la consapevolezza che un simile Museo NON PUO' chiudere, sono andata alle poste e gli ho dato i miei 20€ di contributo.
Non è molto, ma se siamo più di cinquemila fans la cosa diventa un po' più seria, no?

ccp 51520005, Museo storico della Liberazione,
Via Tasso 145 00185 Roma
causale CONTRIBUTO DI SOILIDARIETA'




Fuori corso



Il Magnifico Rettore della Sapienza ha deciso che i fuori corso o vanno dal tutor o pagheranno il 50% di tasse in più.

Ok.
Io per gli altri non posso parlare, ma vorrei far sapere al caro Frati perché io sono fuori corso.

Da quando sono uscita dal liceo ho fatto i soliti mille lavoretti per potermi pagare le mie cose: babysitter, commessa, segretaria. I grandi classici, insomma. E mi sono presa la Laurea triennale, con tanto di lode.

Poi ho fatto l'errore di iniziare a lavorare sul serio. In un ufficio "prestigioso", a fare un lavoro di merda per 9 ore al giorno e poco più di mille euri al mese. Era il lontano 2005 e nel frattempo, a fatica, ho finito gli esami mantenendo una buona media e sto studiando per scrivere la tesi. Come me ci sono altre centinaia di studenti molto più bravi che nonostante il lavoro hanno fatto tutto nei tempi giusti. Io non ne sono stata capace, ma non mi sento in colpa né mi sento un'idiota fallita.

Io da un tutor che mi aiuti a scrivere la tesi e finire 'sta tortura ci andrei anche subito, solo che attacco a lavorare alle 8 e stacco alle 17 e non so quale simpatico tutor sarebbe disposto ad aspettarmi o ad incontrarmi solo nel finesettimana.  Poi ci sono quei giorni che c'è più lavoro del solito e magari stacco alle 18 e la sola idea di aprire un libro mi fa stare male.

Va bene in qualche modo far uscire i fuori corso dall'Università, ma magari sarebbe anche il caso di cercare di capire perché sono lì. Non siamo tutti dei coglioni.

Conosco una marea di gente che a trent'anni sta ancora a fare un cazzo, a giocare a tresette al baretto della facoltà e a seguire gli stessi noiosissimi corsi e ne conosco altrettanta che invece lavora da sempre e quindi è normale che abbia ancora qualche esame da fare.

Frati forse non sa che l'Università costa. E non sono solo le tasse. Il costo dei libri è spesso proibitivo e ci sono decine di professori che ti schifano se ti presenti all'esame con le fotocopie o un libro col tagliandino della biblioteca.
Un giorno un assistente stronzetto e probabilmente parecchio represso, alla mia domanda: "possiamo concordare un programma d'esame? Sa, io lavoro e non posso seguire le lezioni di mattina", m'ha risposto: "be', signorina, lei deve scegliere: o studia o lavora."
Ho provato a spiegargli nel modo più carino e tranquillo che conoscessi che non tutti possono fare "una scelta", ma non c'è stato verso.

Io, poi, ho scelto di lavorare per il mio personalissimo desiderio di indipendenza, visto che i miei avrebbero potuto mantenermi senza troppi drammi. Il fatto è che mi pareva eccessivo farmi pagare birra e cinema da chi mi stava già pagando tasse e libri. Ma ci sono amici che hanno dovuto lavorare, perché altrimenti non sarebbero mai andati nemmeno ad annusarla, l'aria viziata delle aule della Sapienza.

Questo però pare non conti e quindi mi toccherà pagare di più o trovare un tutor disposto a seguire i miei orari.

Quello che davvero mi brucia è essere accomunata ai mille nullafacenti figli di papà che non fanno un cazzo dalla mattina alla sera.
Mi spiace, magari sarò lenta, ma sentirmi dire da Frati che "non voglio fare niente" mi manda in bestia.

venerdì 9 luglio 2010

Crisi di astinenza.



Datemi un giornale, cazzo!
Una notizia qualunque.
QUALSIASI COSA!
Rischio di impazzire.
E la mia compagna di stanza parla con la zia di patate cotte nel forno termico, anzi no, in padella, ma col coperchio. Prima a fiamma alta, fai asciugare l'acquetta, poi...
A I U T O !